Spiragli per Gaza (e cenni di distensione globale)


Di Davide Malacaria

Netanyahu ha comunicato alle famiglie degli ostaggi che ha accettato il cessate il fuoco proposto dall’inviato degli Stati Uniti Steve Witkoff. Il fatto di averlo comunicato alle famiglie segnala che stavolta è diverso da altre e tornare indietro gli sarà più difficile (anche se non impossibile).

La proposta prevederebbe una tregua di 60 giorni in cambio della liberazione di dieci ostaggi vivi e dei corpi di 18 ostaggi defunti, scambio che dovrebbe essere attuato in due fasi.

Non si tratta, quindi, di un cessate il fuoco permanente, come richiesto dall’inizio delle ostilità da Hamas, in cambio del quale si era detto disposto a liberare tutti gli ostaggi – proposta lasciata cadere dalle autorità israeliane – ma Stati Uniti e Israele reputano di poter convincere Hamas che in questi 60 giorni di tregua si possa convergere su un’intesa che preveda tale prospettiva a lungo termine. Hamas potrebbe rigettare perché l’opzione di riprendere la guerra resta sul tavolo, ma vediamo.

Da quanto è trapelato da fonti israeliane, Witkoff ha faticato a far accettare tale proposta a Israele, tanto che il suo incontro con Ron Dermer, il consigliere strategico di Netanyahu incaricato delle trattative con Hamas, è stato descritto come “difficile” (blando eufemismo per celare il burrascoso contrasto). Lo stesso Witkoff, dopo aver piegato le resistenze israeliane, ha accennato di avere un “buoni presentimenti” circa la finalizzazione dell’intesa.

FONTE E ARTICOLO COMPLETO: https://www.piccolenote.it/mondo/spiragli-per-gaza-e-cenni-di-distensione-globale

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