Colpire il Venezuela per colpire la Cina: la strategia Usa e la contromossa di Pechino

gen 11, 2026 0 comments

Di Federico Giuliani

La reazione cinese al blitz statunitense in Venezuela è stata decisa ma pacata. Pechino ha subito condannato l’intervento di Washington, definendolo “un atto di bullismo che viola gravemente il diritto internazionale, lede la sovranità del Venezuela e compromette i diritti del popolo venezuelano”.

Il gigante asiatico ha inoltre fatto sapere di non accettare che certi Paesi agiscano come “giudici del mondo”, ribadendo che la sovranità di tutte le nazioni “deve essere protetta”, ma non si è spinto oltre questi interventi istituzionali. 

Nessun sostegno concreto ed esplicito per Nicolas Maduro e Caracas. E questo nonostante i media Usa scrivano che l’amministrazione Trump avrebbe chiesto alla presidente ad interim del Venezuela, Delcy Rodriguez, di tagliare i legami economici con Cina, Russia, Iran e Cuba, nonché di collaborare esclusivamente con gli Stati Uniti per la produzione di petrolio.

Xi Jinping preferisce adottare un’altra strategia: quella dell’attesa. Un’attesa che, secondo la leadership cinese, da sola sarà sufficiente a far emergere il grave danno d’immagine che l’amministrazione Trump si sarebbe auto-inflitto.

Attesa, diritto internazionale e prestiti

Allo stesso tempo, la portavoce del ministero degli Esteri di Pechino, Mao Ning, ha specificato che i diritti e gli interessi legittimi degli altri Paesi in Venezuela, compresi quelli della Cina, dovranno essere protetti dal diritto internazionale.

“Vorrei sottolineare che la cooperazione tra Cina e Venezuela si svolge tra Stati sovrani ed è protetta dal diritto internazionale e dalle leggi di entrambi i Paesi”, ha dichiarato Ning, in risposta alle domande dei media venezuelani su come la Cina intenda garantire la propria sicurezza energetica, dato che Pechino e Caracas sono partner nella produzione e nell’approvvigionamento di petrolio.

Certo, la Cina è di gran lunga il più grande cliente petrolifero del Venezuela, ma quest’ultimo rappresenta una frazione minima delle importazioni cinesi di oro nero (secondo alcuni dati non rientra nemmeno nella top 10 per il 2024: meno del 2%).

In ogni caso, Xi si trova costretto a misurare il suo peso diplomatico e a tentare di difendere la “partnership cooperativa per tutte le stagioni” firmata nel 2023 con Caracas. Tra il 2007 e il 2015, inoltre, Pechino ha erogato prestiti al Venezuela per 60 miliardi di dollari, da rimborsare in petrolio venduto a prezzi scontati. Per AidData, nel 2016 il governo venezuelano doveva alla Cina oltre 105 miliardi di dollari

La Cina non vuole perdere la faccia

La Cina probabilmente non verserà troppe lacrime per la cattura di Maduro, ma farà comunque di tutto per proteggere i propri investimenti in Venezuela.

Sul piano diplomatico ed economico, infatti, Pechino aveva puntato in modo consistente nelle relazioni con quel Paese, così come Xi aveva coltivato un rapporto personale con lo stesso Maduro. Oggi, però, con gli Stati Uniti che intendono “mettere sotto tutela” Caracas, gli interessi economici e la sicurezza energetica della Cina nel territorio venezuelano, seppur limitati, risultano sempre più esposti a rischi.

Non solo: Xi dovrà trovare un modo per non “perdere la faccia“, ossia per evitare di essere accusato di non aver mosso un dito per scongiurare la caduta di Maduro, o peggio, di non esser stato in grado di prevedere il raid statunitense attraverso l’intelligence. Da qui il ricorso al diritto internazionale e il paragone dell’azione Usa a un atto di bullismo.

Last but not least, l’entrata a gamba tesa di Washington sul dossier venezuelano crea un non trascurabile problema diplomatico per la Cina e per le sue ambizioni di farsi garante di un ordine globale alternativo a quello occidentale. Detto altrimenti, senza Maduro Pechino ha perso un anello della sua catena. E per giunta, da quanto emerso, in maniera inaspettata.

FONTE: https://it.insideover.com/politica/colpire-il-venezuela-per-colpire-la-cina-la-strategia-usa-e-la-contromossa-di-pechino.html

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