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L’influenza strategica di Mosca si espande in Medio Oriente


Di Andrea Walton

La Federazione Russa continua ad espandere la propria influenza strategica in diverse aree del globo e sembra aver messo gli occhi, negli ultimi anni, anche sul Medio Oriente, un’area dove, tradizionalmente, Mosca ha avuto meno voce in capitolo che altrove. Sono stati finalizzati, infatti, una serie di accordi che garantiranno forniture di armi russe a diversi Paesi, spesso considerati (almeno in passato) più vicini all’Occidente. L’intesa più sorprendente è quella che ha portato all’acquisto, da parte della Turchia, del sistema di difesa missilistico S-400: Ankara è giunta fino alla conclusione delle trattative malgrado gli avvertimenti dissuasivi lanciati da Washington che, di certo, non vede di buon occhio un possibile riavvicinamento tra le parti. Il presidente Recep Tayyip Erdogan ha affermato che la Turchia utilizzerà questa tecnologia militare e che i missili saranno dispiegati ed operativi entro aprile del 2020.

Accordi variegati

L’iperattivismo di Mosca non è limitato alla Turchia: l‘Egitto ha firmato un’intesa, dal valore di due miliardi di dollari, che porterà il Paese all’acquisto di una flotta di aerei militari Su-35 mentre anche l’Arabia Saudita si è dimostrata interessata all’acquisto dell’S-400. La recente crisi nei rapporti tra Stati Uniti ed Iraq, in seguito all’uccisione del Generale iraniano Qassem Soleimani, potrebbe portare ulteriori benefici agi interessi russi nell’area: Baghdad potrebbe essere interessata ad acquistare il sistema S-400 o similari e colloqui in materia avevano avuto inizio lo scorso mese di agosto, in seguito ad un raid israeliano condotto sul territorio iracheno. Qais al-Khazali, figura di vertice delle Forze di Mobilitazione Popolare (una milizia irachena sciita), ha inoltre recentemente suggerito come Cina e Russia potrebbero sostituire gli Stati Uniti nel fornire supporto militare a Baghdad. Non bisogna infine dimenticare quella che è, a tutti gli effetti, la roccaforte dell’influenza russa in Medio Oriente: la Siria di Bashar al-Assad che, dopo aver praticamente sconfitto gli avversari sul campo, contribuirà a consolidare la presa strategica di Mosca sulla regione.

Le prospettive

La Russia di Vladimir Putin ha dimostrato di riuscire a muoversi piuttosto bene in diverse aree del globo: in Africa, ad esempio, ha espanso progressivamente la propria penetrazione ed è riuscita ad intessere legami sempre più stretti con diversi Paesi del continente. La Federazione Russa aspira, senza dubbio, al ruolo di superpotenza globale e sta lentamente adoperandosi per tornare ad occupare quel posto che aveva perso in seguito alla disgregazione dell’Unione Sovietica. Le strategie russe si sono rivelate particolarmente efficaci anche grazie alla sostanziale stabilità politica di cui può godere Mosca: il presidente Vladimir Putin, infatti, è al potere da oltre un ventennio e ha potuto così perseguire un piano di espansione coerente in diverse aree del mondo. Il Cremlino potrebbe puntare, in seguito, ad allargare le sue mire strategiche anche all’Asia Centrale: in primis rafforzando i legami con l’Afghanistan dopo il probabile ritiro del contingente americano dalla nazione ed indipendentemente dagli equilibri che si verranno a formare dalle parti di Kabul. In questo caso, però, potrebbe scontrarsi con la Cina che, sebbene più focalizzata sull’aspetto economico, mira ad espandere la propria penetrazione verso l’esterno.

APPELLO PER UN VERTICE D'EMERGENZA TRA TRUMP, PUTIN E XI PER SALVARE LA PACE MONDIALE!


Ricevo e pubblico *
Vertice di emergenza tra Trump, Putin e Xi per salvare la pace mondiale!

Con l'assassinio del generale iraniano Qassem Soleimani, comandante della brigata Quds della Guardia Rivoluzionaria ed eroe nazionale in Iran, e di Abu Mahdi al-Muhandis, vice comandante delle Forze di Mobilitazione Popolare in Iraq, con un attacco drone vicino all'aeroporto internazionale di Bagdad, il mondo rischia un'escalation di rappresaglie e contro-rappresaglie che potrebbe condurre non solo ad una guerra in tutto il sud ovest asiatico, ma anche oltre. Il Pentagono ha rilasciato una dichiarazione, che accompagna l'ordine firmato da Trump per l'attacco, secondo cui Soleimani “stava attivamente sviluppando piani per attaccare diplomatici americani in Iraq e in tutta la regione”.

 La dichiarazione sostiene che il Gen. Soleimani e la sua brigata Quds fossero responsabili della morte di centinaia di americani e del ferimento di migliaia di loro e che l'attacco mirasse a impedire ulteriori piani di attacco iraniani. Come ha spiegato la portavoce del Ministero degli Esteri russo Maria Zakharova, è competenza del Consiglio di Sicurezza dell'ONU fare una valutazione legale degli attacchi alle ambasciate straniere, e Washington non aveva richiesto una riunione di emergenza del Consiglio di Sicurezza dell'ONU su questo. Ovviamente, il Pentagono non ha ritenuto necessario farlo, dato che l'AUMF del 2001 consente alle truppe americane di attaccare gruppi armati ritenuti una minaccia terroristica. 

La definizione ufficiale di “terrorista” data all'IRGC nell'aprile 2019 dal Dipartimento di Stato, mossa sostenuta fortemente allora del consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton e dal Segretario di Stato Mike Pompeo, consente alle forze armate americane di attaccare individui associati all'IRGC, in qualsiasi circostanza avvengano. A quel punto il Colonnello in congedo Pat Lang scrisse sul suo blog: “I deficienti neoconservatori (Pompeo, Bolton, Hannah, ecc.) potranno anche pensare che la reazione dell'Iran alla loro dichiarazione di guerra sarà la sottomissione alla loro volontà, ma secondo me è molto improbabile. Secondo me è più probabile che l'IRGC assorba la nuova realtà e si prepari ad una guerra con gli Stati Uniti”. 

Disgraziatamente, con l'assassinio di Soleimani, il monito di Lang che la definizione di organizzazione terroristica straniera possa condurre ad una guerra con l'Iran diventa sempre più veritiero. Quindi, anche se Bolton è fuori dall'amministrazione, la sua politica di scontro ha creato una trappola molto pericolosa per Trump, che potrebbe condurre alla guerra. Non sorprende che Bolton abbia scritto oggi in un tweet “congratulazioni a tutti coloro che erano coinvolto nell'eliminare Qassem Soleimani. Da tempo dovuto, questo è stato un colpo decisivo contro le malvagie attività della Forza Quds in tutto il mondo. Spero che questo sia il primo passo verso un cambio di regime a Teheran”. Come c'era da aspettarsi, il Leader Supremo iraniano Ali Khamenei ha promesso una “dura vendetta” e in varie città iraniane si sono radunate folle inferocite che minacciano di morte Trump ed esprimono il proprio odio per gli americani. 

4 gennaio 2020.
 Helga Zepp-LaRouche- Fondatrice e presidente dello Schiller Institute

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* COMUNICATO COMPLETO SU https://movisol.org/helga-larouche-vertice-di-emergenza-tra-trump-putin-e-xi-per-salvare-la-pace-mondiale/

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FOTO: https://janatarbangla.com

Russia, il premier Medvedev e il governo rassegnano le dimissioni


Di Veronica Di Benedetto Montaccini

Medvedev annuncia le dimissioni del governo russo

Il governo della Federazione Russa, presieduto da Dmitry Medvedev, ha rassegnato le proprie dimissioni oggi, mercoledì 15 gennaio. L’annuncio è avvenuto proprio nel giorno del discorso del presidente russo Vladimir Putin alla nazione davanti alle Camere riunite.
Il motivo della crisi politica sarebbe la riforma costituzionale proposta dal presidente Vladimir Putin.

Le dimissioni del governo russo

Il presidente Putin, accettando le dimissioni, ha chiesto di “adempiere ai compiti politici fino alla formazione di un nuovo governo”.
Le agenzie di stampa russe hanno affermato che Putin ha ringraziato Medvedev per il suo servizio, ma ha osservato che non ha raggiunto nessuno degli obiettivi prefissati.
“Da parte mia – ha detto Putin nel corso di una riunione del Consiglio dei ministri – voglio anche ringraziarvi per tutto ciò che è stato fatto in questa fase del nostro lavoro congiunto, voglio esprimere soddisfazione per i risultati che sono stati ottenuti”.

Le motivazioni delle dimissioni

Le dimissioni servirebbero per permettere a Vladimir Putin di portare avanti le riforme costituzionali annunciate durante l’annuale discorso.
Dmitri Medvedev ha commentato di “ritienere giusto, sulla scia delle proposte di modifica della costituzione, che il governo rassegni le dimissioni”.
“Dopo l’adozione di tali emendamenti (e si è detto che è probabile che ciò avvenga dopo un dibattito) si avranno cambiamenti significativi non solo in una varietà di articoli costituzionali, ma nell’equilibrio del potere, in particolare in quello esecutivo, legislativo e rami del potere giudiziario”, ha detto il primo ministro.
“In questo contesto, è evidente che noi, in quanto governo della Federazione Russa, dovremmo offrire al presidente del nostro Paese l’opportunità di prendere tutte le decisioni necessarie in queste condizioni. Credo sia giusto che il governo della Federazione Russa si dimetta in conformità con l’articolo 117 della Costituzione russa”, ha aggiunto Medvedev.

Il discorso di Putin sul referendum costituzionale

Durante il suo discorso davanti ai membri dell’Assemblea federale, il leader russo aveva proposto di modificare la costituzione tramite un referendum per aumentare i poteri dei primi ministri e dei membri del governo.
Spetterebbe ai deputati della Duma, la Camera bassa del Parlamento, e non più al presidente, il potere di confermare la candidatura del premier del Paese nonché di altri alti esponenti istituzionali. Il neo premier così designato dovrebbe poi sempre sottoporre al voto del Parlamento la lista dei componenti della sua squadra di governo.
Il referendum sarebbe il primo a tenersi in Russia dopo quello del 1993, con cui venne approvata l’attuale Costituzione, e nelle intenzioni di Putin dovrebbe servire a dare al Parlamento il potere di scegliere il primo ministro e i membri del governo.
La mossa proposta è vista come parte degli sforzi di Putin per ritagliarsi una nuova posizione di potere per rimanere al timone dopo la fine del suo attuale mandato di presidente che scade nel 2024.
Con la modifica della Costituzione Putin chiede dunque maggiore potere esecutivo.

Cosa succede ora

Secondo i media russi, ora Putin ha intenzione di nominare Medvedev come deputato del Consiglio di sicurezza presidenziale.
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Impeachment, Putin difende Trump: 'Accuse inverosimili'


Di Salvatore Santoru

Il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, ha detto la sua sull'impeachment di Donald Trump(1).
Entrando maggiormente nei particolari e stando ad un articolo del Corriere Della Sera(2), Putin ha difeso dalle accuse il presidente statunitense.

Tali accuse, sempre secondo il leader russo, sarebbero 'inverosimili'.
Putin ha detto ciò durante la conferenza stampa di fine anno, la 15esima da quando è al potere.

NOTE:

(1) https://www.informazioneconsapevole.com/2019/12/incriminato-trump-verso-lo-scontro.html

(2) https://www.corriere.it/esteri/19_dicembre_19/putin-difende-trump-impeachment-accuse-totalmente-inventate-c895e24e-224e-11ea-8e32-6247f341a5cc.shtml

Intelligenza artificiale, Putin: 'Bisogna garantire la massima libertà per le aziende impegnate nella ricerca'


Di Salvatore Santoru

Il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, ha detto la sua sulla tematica dell'intelligenza artificiale.
Più precisamente, riporta Urdupoint(1), Putin ha sostenuto che c'è la necessità di garantire la massima libertà per le aziende impegnate nella ricerca sull'IA.
Inoltre, riporta Agenzia Nova(2), il presidente russo ha affermato che la corsa allo sviluppo dell'IA risulterebbe simile a quella per l'esplorazione dello spazio.

NOTE:

Putin: "Metteremo in servizio armi moderne che altri paesi non hanno ancora"



Tuttavia, il presidente russo ha sottolineato che l'obiettivo di Mosca non è quello di "minacciare nessuno"


Il presidente della Russia, Vladimir Putin, ha dichiarato che il suo Paese metterà in servizio armi che non sono ancora disponibili per altre nazioni, ma ha affermato che Mosca non lo farà con l'obiettivo di "minacciare" nessuno e ha sottolineato intenzione di fare tutto il possibile per "dare impulso al processo di disarmo".

"Il nostro esercito e la marina hanno dimostrato la loro grande preparazione [per agire] e intendiamo costruire capacità di difesa, mettere in servizio i moderni sistemi ipersonici, laser e di altre armi che nessun altro paese ha ancora", ha spiegato oggi nel quadro di un incontro con alti militari.

Tuttavia, in tale contesto, il presidente russo ha affermato che non è "un motivo per minacciare nessuno".
"Al contrario, siamo pronti a fare tutto ciò che ci corrisponde per promuovere un processo di disarmo, anche tenendo conto dei nostri sistemi di armi innovativi, il cui compito è solo quello di garantire la sicurezza, tenendo conto delle crescenti minacce per noi", ha ribadito Putin.

Allo stesso tempo, il capo dello stato russo ha sottolineato che anche il livello di addestramento delle forze armate è di grande importanza per le capacità difensive del paese.

Le principali differenze di pensiero tra Aleksandr Dugin e Konstantin Malofeev


Di Salvatore Santoru

Una recente puntata di Report si è incentrata sui legami tra la Lega Nord e alcune influenti personalità russe, tra cui Konstantin Malofeev e Aleksandr Dugin.

Malofeev e Dugin collaborano e condividono alcuni 'punti fermi', tuttavia vi sono delle notevoli e forti differenze di pensiero tra i due.

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Per chi fosse interessato a una breve e sintetica descrizione dei due, rimando all'articolo su Malofeev(1) e su Dugin(2)  che ho fatto pochi giorni fa.


Il pensiero di Dugin, tra Quarta Teoria Politica e il recupero del neo-tradizionalismo 'universale'


Entrando nei dettagli, Dugin è un noto filosofo e politologo con alle spalle diversi libri, tra cui 'La Quarta Teoria Politica'.

Il pensiero di Dugin è decisamente eclettico ed è incentrato su una forte critica dell'unipolarismo geopolitico a guida statunitense.

Il politologo sostiene la creazione di un 'modello multipolare' globale e, al contempo, il rafforzamento geopolitico della Russia e dell'area euro-asiatica.

Inoltre, Dugin ritiene che il XXI secolo sarà segnato dalla fine delle vecchie narrazioni ideologiche moderne e post-moderne e dall'affermazione di una nuova teoria politica.

Oltre a ciò, il pensatore russo è molto critico nei riguardi dell'ideologia e del modello 'liberal e liberista' che sarebbe egemone nell'Occidente contemporaneo.

In contrasto ad esso e alle sue diverse forme Dugin ritiene necessario il recupero di un certo tradizionalismo (culturale, religioso, filosofico etc), che sostiene essere fondamentale  nel superamento dell'attuale società contemporanea modernista e post-modernista.

Dugin ha parlato più volte del suo essere ortodosso e di voler difendere la tradizione del cristianesimo ortodosso, ma tuttavia il suo neo-tradizionalismo non è assolutamente limitato all'Ortodossia ma abbraccia diverse religioni (da alcune forme di Cristianesimo ad alcune correnti del'Islam e dell'ebraismo, alle tradizioni orientali, al paganesimo etc).


Inoltre, Dugin è un grande appassionato di esoterismo e misticismo e spesso tratta di queste tematiche nei suoi articoli e scritti.


Il 'cristianismo' conservatore e neo-zarista di Malofeev


Malofeev ha una visione del mondo diversa da Dugin e rientrante nell'alveo della destra cristiana russa.

Più precisamente, il finanziere soprannominato 'oligarca di Dio' è un sostenitore di un'interpretazione molto conservatrice dell'Ortodossia e vede di buon occhio l'ideologia neo-zarista.

Inoltre, Malofeev crede e sostiene in un'alleanza internazionale tra diversi movimenti e organizzazioni legate alla destra cristiana occidentale e globale.

D'altronde, l'uomo d'affari russo ha notoriamente contatti con alcune personalità e gruppi della destra statunitense ed europea di matrice protestante e cattolica.

I legami e il 'sostegno strategico' nei confronti del governo russo e del sovranismo europeo: le differenze 


Sia Malofeev che Dugin sono considerati vicini al governo russo, o almeno ad alcune sue fazioni.

Più specificatamente, la vicinanza risulta essere presente nei riguardi di alcuni circoli militari ( compresa l'intelligence), culturali e imprenditoriali ( specialmente Malofeev in quest'ultimo campo, mentre quelli più culturali sono legati a Dugin).

Detto questo, entrambi sono considerati sostenitori dello stesso Putin e del putinismo.

Tuttavia, bisogna dire che il loro è un sostegno più 'strategico' che tout court.

Per essere più chiari, entrambi apprezzano il nuovo corso della Russia e Malofeev apprezza specificatamente l'evoluzione conservatrice e nazional-conservatrice della Russia putiniana.

D'altro canto, anche Dugin sostiene più o meno essa ma predilige ancor di più le scelte di carattere geopolitco e geostrategico, quindi essenzialmente politica estera, adoperate dal governo.

Inoltre, sia Malofeev che Dugin sostengono il trend sovranista e populista europeo.

Tuttavia, il finanziere e filantropo ritiene che tale ondata potrà essere fondamentale per la creazione e il consolidamento di un'Europa e un'Eurasia maggiormente conservatrici e incentrate su un cristianesimo di stampo conservatore e tradizionalista ( non disdegnando modelli teocratici).

Quindi, il sostegno e la simpatia di Malofeev vanno a quei partiti e movimenti sovranisti che si rifanno esplicitamente al populismo di destra e di destra radicale, al nazionalconservatorismo, al conservatorismo sociale e specialmente alla stessa destra di matrice cristiana o se vogliamo "cristianista".


Invece, Dugin approva il sostegno verso quest'area politica ma allo stesso tempo ritiene che debbano essere sostenuti tutti quei movimenti e partiti che vanno contro l'ideologia globalista e liberal/liberista, siano essi di destra come di destra radicale ma anche di sinistra e sinistra radicale.


Difatti, come già accennato, l'obiettivo di Dugin e del dughinismo è quello di contrastare l'egemonia globalista ed atlantista e, al contempo, costruire un grande spazio continentale(l'Eurasia) forte, sovrano militarmente ed energeticamente e allo stesso tempo incentrato culturalmente sulla riscoperta identitaria dei valori neo-tradizionali e il loro coesistere con politiche di stampo  sociale. 


NOTE:


(1) https://www.informazioneconsapevole.com/2019/10/chi-e-konstantin-malofeev-loligarca-di.html


(2) https://www.informazioneconsapevole.com/2019/10/aleksandr-dugin-il-filosofo-russo.html

Siria, l'intervento pro-curdi e il 'ruolo mediatore' della Russia nel Medio Oriente


Di Salvatore Santoru

Da alcuni giorni la Siria del Nord è stata invasa dall'esercito turco.

Tale situazione ha causato sdegno internazionale e, inoltre, gran parte dell'opinione pubblica occidentale e mondiale si è schierata con la lotta dei guerriglieri curdi.

A seguito del disimpegno degli Stati Uniti nell'area, allo scopo di fronteggiare i soldati di Erdogan gli stessi guerriglieri curdi hanno deciso di allearsi con l'esercito siriano di Bashar al-Assad.


L'intervento di Mosca a Manbij


Come riportato da un recente articolo del Corriere Della Sera, il presidente della Federazione Russa Vladimir Putin ha deciso l'invio di un contingente militare russo in Siria del Nord(1).

Più precisamente, lo stesso governo ha annunciato che ora i militari russi sono impegnati nel pattugliamento nei dintorni di Manbij, una cittadina che si trova al confine tra Siria e Turchia.

Inoltre, gli stessi soldati russi hanno preso posizione nelle basi militari che sono state abbandonate dagli States così come dalla Francia e dalla Gran Bretagna.

Il 'ruolo mediatore' della Russia e il suo rafforzamento geopolitico nell'area mediorientale


A seguito dell'intervento russo, alcuni analisti ed opinionisti hanno sostenuto che esso simboleggia il 'ruolo mediatore' e 'stabilizzatore' che la stessa nazione euroasiatica sta avendo in Medio Oriente.

Difatti, durante il conflitto siriano il governo guidato da Vladimir Putin ha decisamente rafforzato il suo peso geopolitico nell'area ed è diventato uno degli interlocutori privilegiati per le forze e i paesi coinvolti nel conflitto(2).

D'altronde, ultimamente lo stesso Putin è impegnato nella ricerca di accordi con i paesi arabi del Golfo ed è nota la sua vicinanza nei confronti dell'entourage di Assad e dell'Iran.

Oltre a ciò, c'è da segnalare che il governo russo svolge relativamente anche un'attività di mediazione nell'ambito del conflitto israelo-palestinese e ha avuto relazioni generalmente conflittuali con quello turco, anche se negli ultimi mesi la situazione pareva essere decisamente cambiata.

NOTE:


(1) https://www.corriere.it/esteri/19_ottobre_15/siria-putin-interviene-frenare-l-avanzata-turca-3172597c-ef8d-11e9-9951-ede310167127.shtml


(2) http://www.affaritaliani.it/politica/geopolitica/siria-trump-lascia-posto-erdogan-putin-kingmaker-del-medio-oriente-631195.html

Siria, Putin critica l'intervento anti-curdo della Turchia: 'Rischio fuga dei miliziani dell'Isis'


Di Salvatore Santoru

Il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, ha recentemente espresso perplessità sull'intervento militare dell'esercito turco nella Siria del Nord.

Più specificatamente, riporta l'Adnkronos(1), Putin ha sostenuto che c'è il rischio di una maxi-fuga dei miliziani dell'ISIS fatti prigionieri dai guerriglieri curdi.
Più precisamente, durante il vertice della Csi*Ashgabat, Putin ha testualmente detto che:

"Arriva l'esercito turco, i curdi abbandonano questi campi, i combattenti possono semplicemente fuggire in tutte le direzioni. Non so quanto velocemente la Turchia può arrivare a controllare questa situazione, una minaccia reale per tutti noi".

* Comunità degli Stati Indipendenti, l'organizzazione internazionale formata da nove repubbliche post-sovietiche.

NOTA:

Putin al Valdai Club: 'Impossibile contenere la Cina, chi ci prova rischia di farsi male'


Di Salvatore Santoru

Durante la sessione plenaria del meeting annuale del 'Valdai Club' il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, ha detto la sua sull'ascesa della Cina.
Più precisamente, riporta Aska News(1), secondo Putin il contenimento della Cina sarebbe praticamente impossibile.

Inoltre, il presidente russo ha affermato che chi tenterebbe di farlo potrebbe farsi del male.

NOTA:

(1) https://www.askanews.it/esteri/2019/10/03/putin-impossibile-contenere-la-cina-chi-ci-prova-si-far%C3%A0-male-pn_20191003_00329/

Putin su Greta: 'Ragazza gentile e sincera, ma nessuno le ha spiegato che il mondo moderno è più complesso'


Di Salvatore Santoru

Il presidente della Federazione Russa Vladimir Putin ha detto la sua su Greta Thunberg e sul movimento 'Friday for Future'. Secondo Putin, riporta Open(1), Greta sarebbe "una ragazza gentile e molto sincera" e "gli adulti devono fare di tutto per non portare adolescenti e bambini in situazioni estreme".
Inoltre, il presidente russo ha affermato di non condividere "l’eccitazione comune per il suo discorso" e ha ribadito che "nessuno ha spiegato a Greta che il mondo moderno è complesso e diverso" e che "le persone in Africa o in molti Paesi asiatici vogliono vivere allo stesso livello di ricchezza della Svezia".
Oltre a ciò, Putin ha dichiarato che i giovani di 'Friday for Future' andrebbero sostenuti e che qualcuno starebbe utilizzando tali proteste per il suo interesse personale.
NOTA:

Maduro vola a Mosca. E trasloca l’azienda petrolifera in Russia (Putin ringrazia)


Di Rossana Miranda

Sono passati mesi dall’ultimo viaggio internazionale di Nicolás Maduro a dicembre del 2018. I giornalisti locali spiegano la repentina sedentarietà del leader del regime venezuelano con il timore di un tradimento da parte dei suoi “compagni”, civili ma soprattutto militari, come accaduto a inizio del 2019 durante la mossa del presidente del Parlamento, Juan Guaidó.

Ma “l’alleato strategico e amico” Vladimir Putin – come lo definisce Maduro – ben vale il rischio. Il leader socialista ha annunciato che partirà per Mosca: “Tra poche ore stasera andrò alla Federazione russa per una visita ufficiale dove incontrerò il nostro amico, il presidente Vladimir Putin. […] Sto per andare in Russia con l’obiettivo di continuare a fortificare i rapporti internazionali multilaterali”.

IL VIAGGIO DI MADURO

In diretta tv, Maduro ha detto che l’agenda russa prevede incontri con importanti società russe per studiare tutte le strade di cooperazione bilaterale tra i due Paesi, nonché il rinnovo di alcuni accordi di cooperazione economica, sociale e culturale.

Da quanto si legge sul sito della tv pro-governativa Telesur, “gli incontri di Maduro fanno parte di un Programma di Recupero, Crescita e Prosperità Economica per ridurre gli effetti delle sanzioni e l’embargo economico imposto illegalmente dal governo degli Stati Uniti”.

Settimana scorsa il Cremlino aveva annunciato la visita di Maduro, senza però dare una data precisa. Maduro avrebbe dovuto assistere all’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York per intervenire durante la sessione pomeridiana del 26 settembre, ma all’ultimo momento ha rimandato per occuparsi della crisi interna del Venezuela. A rappresentarlo al summit il vicepresidente Delcy Rodriguez e il ministro degli Esteri, Jorge Arreaza. I due hanno come compito consegnare le 12 milioni di firme raccolte contro le sanzioni dell’amministrazione Trump.

LA STRATEGIA DIETRO IL TRASFERIMENTO

Putin resta uno dei principali (e pochi) alleati internazionali del regime venezuelano. Venezuela e Russia hanno diversi accordi di cooperazione in materia di difesa, infrastruttura ed energia.

Per stringere ancora di più i rapporti – e riuscire ad aggirare eventuali sanzioni europee – il governo di Maduro ha deciso di trasferire la sede europea della petrolifera statale Petróleos de Venezuela (Pdvsa) da Lisbona, Portogallo a Mosca, Russia.

L’insegna della compagnia nel palazzo di via Arbat nella capitale russa è stata scoperta la settimana scorsa e, secondo il sito Sputnik, gli uffici sono operativi.

Andréi Grisháev, responsabile di Pdvsa Russa, ha confermato che la sede di rappresentanza è aperta ed è stata già iscritta nei registri pubblici. Da quanto si legge sul Registro Statale Unificato di Persone Giuridiche di Russia, la società è stata registrata il 6 agosto come compagnia che offre servizi di consulenza in commercio e gestione in ambito di petrolio e gas. L’ufficio è costituito da Pdv Euro-Asia S.A. del Venezuela, con il 98% della partecipazione e la sussidiaria Pdvsa Cuba S.A. con il 2%.

La strategia di “traslocare” a Mosca ha come obiettivo sostituire lo storico rapporto commerciale del Venezuela con gli Stati Uniti con la Russia, come ha dichiarato esplicitamente il ministro del Petrolio venezuelano, Manuel Quevedo. Ugualmente, a marzo il vicepresidente venezuelano Rodríguez aveva annunciato il trasferimento della sede europea di Pdvsa da Lisbona a Mosca perché, tra altri motivi, l’Europa non può garantire l’integrità degli asset attivi  del Venezuela.

FONTE: https://formiche.net/2019/09/maduro-mosca-pdvsa/

L'intervista del presidente russo Putin con l’editore Lionel Barber del “Financial Times”


Traduzione a cura di Emilio di Somma (FSI Torino)
NdR: l’intervista risale al 27 giugno 2019
Lionel Barber: Signor Presidente, lei si sta dirigendo ad Osaka come statista di alto livello al G20. Nessun’altro è stato in così tanti incontri internazionali di questo gruppo e del G7 negli ultimi 20 anni mentre lei era a capo della Russia. Prima di parlare del programma del G20 e di ciò che spera di ottenere, sappiamo che ci sono crescenti tensioni tra America e Cina nel commercio, il rischio di conflitti nel Golfo. Le sarei molto grato se potesse parlare un po’ di come ha visto il mondo cambiare negli ultimi 20 anni mentre era al potere.
Presidente della Russia Vladimir Putin: Primo, non sono stato al potere per tutti questi 20 anni. Come forse sapete, sono stato Primo Ministro per quattro anni, e questa non è la massima autorità della Federazione Russa. Tuttavia, sono in giro da molto tempo nel governo e nelle alte sfere, quindi posso giudicare cosa sta cambiando e come. In effetti, l’ha appena detto lei stesso, chiedendo cosa è cambiato e come. Ha menzionato le guerre commerciali e gli sviluppi del Golfo Persico. Direi con cautela che la situazione non è cambiata in meglio, ma rimango ottimista in una certa misura. Ma, per dirla in parole povere, la situazione è decisamente diventata più drammatica ed esplosiva.
Lionel Barber: Crede che il mondo ora sia diventato più frammentato?
Vladimir Putin: Certo, perché durante la Guerra Fredda, la cosa brutta era la Guerra Fredda. È vero. Ma c’erano almeno alcune regole che tutti i partecipanti alla comunicazione internazionale seguivano o tentavano di seguire più o meno. Ora, sembra che non ci siano regole. In questo senso, il mondo è diventato più frammentato e meno prevedibile, che è la cosa più importante e deplorevole.
Lionel Barber: Torneremo su questo tema del mondo senza regole, frammentato, più transazionale. Ma prima, signor Presidente, ci dica cosa vuole raggiungere ad Osaka, in termini di rapporti con queste altre parti? Quali sono i suoi obiettivi principali per il summit?
Vladimir Putin: Mi piacerebbe molto che tutti i partecipanti a questo evento, e il G20, a mio parere, sia oggi un forum di sviluppo economico internazionale chiave, quindi vorrei che tutti i membri del G20 riaffermassero la loro intenzione – almeno un’intenzione – per elaborare alcune regole generali che tutti dovrebbero seguire e mostrare il loro impegno e dedizione al rafforzamento delle istituzioni finanziarie e commerciali internazionali.
Tutto il resto sono dettagli che completano gli argomenti principali in un modo o nell’altro. Sicuramente sosterremo la Presidenza giapponese. Per quanto riguarda lo sviluppo della tecnologia moderna, il mondo dell’informazione, l’economia dell’informazione e l’attenzione dei nostri colleghi giapponesi su questioni come la longevità e l’ambiente, tutto ciò è estremamente importante e sicuramente lo sosterremo e parteciperemo a tutte queste discussioni Anche se è difficile aspettarsi scoperte o decisioni importanti nelle condizioni attuali; oggi possiamo a malapena sperare in esse. Ma in ogni caso, c’è speranza almeno che durante queste discussioni generali e incontri bilaterali saremo in grado di appianare i disaccordi esistenti e gettare le basi, una base per un movimento positivo in avanti.
Lionel Barber: incontrerà Mohammad bin Salman ad Osaka. Possiamo aspettarci un’estensione dell’attuale accordo sulla produzione di petrolio? Limitazioni?
Vladimir Putin: Come sa, la Russia non è un membro dell’OPEC, anche se è tra i maggiori produttori mondiali. Credo che la nostra produzione giornaliera sia stimata in 11,3 milioni di barili. Gli Stati Uniti sono saliti davanti a noi, però. Tuttavia, riteniamo che i nostri accordi di stabilizzazione della produzione con Arabia Saudita e OPEC in generale abbiano avuto un effetto positivo sulla stabilizzazione del mercato e sulle previsioni.
Credo che sia i produttori di energia, in questo caso, i paesi produttori di petrolio, sia i consumatori siano interessati a questo, perché attualmente la stabilità è decisamente scarsa. E i nostri accordi con l’Arabia Saudita e altri membri dell’OPEC rafforzano indubbiamente la stabilità.
Per quanto riguarda l’estensione dell’accordo, lo scopriremo nei prossimi giorni. Ho avuto un incontro su questo tema con i massimi dirigenti delle nostre più grandi compagnie petrolifere e membri del governo proprio prima di questa intervista.
Lionel Barber: Sono un po’ frustrati. Vorrebbero produrre di più. È corretto?
Vladimir Putin: hanno una politica intelligente. Non si tratta di aumentare la produzione, anche se questa è una componente importante nel lavoro delle grandi compagnie petrolifere. Riguarda la situazione del mercato. Hanno una visione completa della situazione, nonché delle loro entrate e spese. Certo, stanno anche pensando di rilanciare il settore, investimenti tempestivi, modi per attirare e utilizzare la tecnologia moderna, oltre a rendere questo settore vitale più attraente per gli investitori.
Tuttavia, forti aumenti o crolli dei prezzi non contribuiranno alla stabilità del mercato e non incoraggeranno gli investimenti. Questo è il motivo per cui abbiamo discusso di tutti questi problemi nella loro totalità oggi.
Lionel Barber: Signor Presidente, lei ha osservato quattro presidenti americani da vicino e forse cinque, lei ha avuto esperienza diretta. Allora, come è diverso il signor Trump?
Vladimir Putin: Siamo tutti diversi. Non ci sono due persone uguali, proprio come non ci sono serie identiche di impronte digitali. Chiunque ha i suoi vantaggi e lascia che gli elettori giudichino i loro difetti. Nel complesso, ho mantenuto relazioni sufficientemente buone e stabili con tutti i leader degli Stati Uniti. Ho avuto l’opportunità di comunicare più attivamente con alcuni di loro.
Il primo presidente degli Stati Uniti con cui entrai in contatto fu Bill Clinton. In generale, ho considerato questa esperienza positiva. Abbiamo stabilito legami sufficientemente stabili e professionali per un breve periodo di tempo perché il suo mandato stava già volgendo al termine. All’epoca ero solo un giovane presidente che aveva appena iniziato a lavorare. Continuo a ricordare come abbia stabilito relazioni di partenariato con me. Gliene sono molto grato per questo.
Ci sono stati altri tempi e abbiamo dovuto affrontare vari problemi con tutti gli altri colleghi. Sfortunatamente, questo spesso ha comportato dibattiti e le nostre opinioni non coincidevano su alcune questioni che, a mio avviso, possono essere chiamate aspetti chiave per la Russia, gli Stati Uniti e il mondo intero. Ad esempio, questo include il ritiro unilaterale degli Stati Uniti dal Trattato sui missili anti-balistici che, come abbiamo sempre creduto, e di cui sono ancora convinto, era la pietra angolare dell’intero sistema di sicurezza internazionale.
Abbiamo discusso a lungo questa questione, abbiamo discusso e suggerito varie soluzioni. In ogni caso, ho fatto dei tentativi molto energici per convincere i nostri partner statunitensi a non ritirarsi dal Trattato. E, se la parte statunitense voleva ritirarsi dal Trattato, avrebbe dovuto farlo in modo tale da garantire la sicurezza internazionale per un lungo periodo storico. L’ho suggerito, l’ho già discusso in pubblico, e ripeto che l’ho fatto perché ritengo che la questione sia molto importante. Ho suggerito di lavorare insieme su progetti di difesa missilistica che avrebbero dovuto coinvolgere Stati Uniti, Russia ed Europa. Stabilivano parametri specifici di questa cooperazione, definivano pericolosi approcci missilistici e prevedevano scambi di tecnologia, l’elaborazione di meccanismi decisionali, ecc. Quelle erano proposte assolutamente specifiche.
Sono convinto che il mondo sarebbe un posto diverso oggi, se i nostri partner americani avessero accettato questa proposta. Sfortunatamente, questo non è accaduto. Possiamo vedere che la situazione si sta sviluppando in un’altra direzione; nuove armi e tecnologie militari all’avanguardia stanno venendo alla ribalta. Bene, questa non è la nostra scelta. Ma, oggi, dovremmo almeno fare di tutto per non aggravare la situazione.
Lionel Barber: Signor Presidente, lei è uno studente di storia. Ha avuto molte ore di conversazione con Henry Kissinger. Quasi certamente legge il suo libro, World Order. Con il signor Trump, abbiamo visto qualcosa di nuovo, qualcosa di molto più transizionale. È molto critico nei confronti di alleanze e alleati in Europa. Questo è qualcosa che è a vantaggio della Russia?
Vladimir Putin: Sarebbe meglio chiedere quale sarebbe il vantaggio dell’America in questo caso. Il signor Trump non è un politico di carriera. Ha una visione del mondo distinta e una visione degli interessi nazionali degli Stati Uniti. Non accetto molti dei suoi metodi quando si tratta di affrontare i problemi. Ma sa cosa penso? Penso che sia una persona di talento. Sa molto bene cosa si aspettano i suoi elettori da lui.
La Russia è stata accusata e, per quanto strano possa sembrare, è ancora accusata, nonostante il rapporto di Mueller, di mitiche interferenze nelle elezioni americane. Cosa è successo nella realtà? Trump ha esaminato l’atteggiamento dei suoi avversari nei suoi confronti e ha visto dei cambiamenti nella società americana, e ne ha approfittato.
Io e lei stiamo parlando prima dell’incontro del G20. È un forum economico e indubbiamente avrà discussioni sulla globalizzazione, il commercio globale e la finanza internazionale.
Qualcuno ha mai pensato a chi ha effettivamente beneficiato e quali benefici sono stati ottenuti dalla globalizzazione, lo sviluppo della quale abbiamo osservato e ne abbiamo partecipato negli ultimi 25 anni, a partire dagli anni ’90?
La Cina ha fatto ricorso alla globalizzazione, in particolare, per liberare milioni di cinesi dalla povertà.
Cosa è successo negli Stati Uniti e come è successo? Negli Stati Uniti, le principali società statunitensi – le società, i loro manager, azionisti e partner – hanno fatto uso di questi benefici. La classe media non ha quasi beneficiato della globalizzazione. Coloro che vivono del loro stipendio, negli Stati Uniti (probabilmente parleremo più tardi dei redditi reali in Russia, che richiedono un’attenzione particolare da parte del governo), la classe media negli Stati Uniti non ha beneficiato della globalizzazione; è stata lasciata fuori quando questa torta è stata divisa.
La squadra di Trump ha percepito questo molto acutamente e chiaramente, e lo hanno usato nella campagna elettorale. È dove dovreste cercare le ragioni dietro la vittoria di Trump, piuttosto che in qualsiasi presunta interferenza straniera. Questo è ciò di cui dovremmo parlare qui, incluso quando si tratta di economia globale.
Credo che questo possa spiegare le sue decisioni economiche apparentemente stravaganti e persino i suoi rapporti con i suoi soci e alleati. Crede che la distribuzione delle risorse e dei benefici della globalizzazione negli ultimi dieci anni sia stata ingiusta verso gli Stati Uniti.
Non ho intenzione di discutere se sia giusto o meno, e non dirò se ciò che sta facendo è giusto o sbagliato. Mi piacerebbe capire le sue motivazioni, che è quello che mi hai chiesto. Forse questo potrebbe spiegare il suo comportamento insolito.
Lionel Barber: Voglio assolutamente tornare all’economia russa. Ma quello che ha detto è assolutamente affascinante. Ecco qui, il presidente della Russia, a difendere la globalizzazione insieme al presidente Xi mentre il presidente Trump sta attaccando la globalizzazione e sta parlando di America First. Come spiega questo paradosso?
Vladimir Putin: Non penso che il suo desiderio di mettere l’America al primo posto sia un paradosso. Io voglio che la Russia sia la prima, e questo non è percepito come un paradosso; non c’è niente di strano lì. Per quanto riguarda il fatto che sta attaccando alcune manifestazioni della globalizzazione, ho già sottolineato questo punto. Sembra credere che i risultati della globalizzazione potrebbero essere stati molto migliori per gli Stati Uniti di quanto non siano. Questi risultati della globalizzazione non stanno producendo l’effetto desiderato per gli Stati Uniti, e lui (Trump) sta iniziando questa campagna contro alcuni elementi della globalizzazione. Ciò riguarda tutti, specialmente i principali partecipanti al sistema di collaborazione economica internazionale, compresi gli alleati.
Lionel Barber: Signor Presidente, lei ha avuto molti incontri con il presidente Xi, e la Russia e la Cina si sono decisamente avvicinate. Sta mettendo troppe uova nel cestino della Cina? Perché la politica estera russa, anche sotto la sua guida, ha sempre ritenuto una sua virtù il parlare con tutti.
Vladimir Putin: Prima di tutto, abbiamo abbastanza uova, ma non ci sono molti cesti in cui queste uova possono essere collocate. Questo è il primo punto.
Traduzione di Emilio di Somma per http://appelloalpopolo.it

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