Marco Rubio a Monaco risveglia la pericolosa illusione dei neocon


Di Andrea Muratore

Il Segretario di Stato Marco Rubio ha parlato alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco rispondendo, nei fatti, al cancelliere tedesco Friedrich Merz e al suo appello a rilanciare su nuove basi l’ordine internazionale. Rubio, senza citare Merz ma rispondendo ai suoi pungoli sulla presunta incapacità americana di muoversi in solitaria in un mondo competitivo, ha sostanzialmente riadattato al secondo quarto di XXI secolo il messaggio che a inizio millennio le élite di stampo neoconservatore provarono a imporre durante le guerre mediorientali dell’amministrazione di George W. Bush tra Afghanistan e Iraq.

Ieri come allora: l’idea che il livello dello scontro non sia solo elevato oltre i termini politici, tra un “noi” che bisogna difendere a spada tratta e un “loro” minaccioso e assertivo. A cui si aggiunge un’idea sostanziale: quella di poter, con strumenti politici, militari e culturali, avviare un processo di trasfigurazione del mondo. Ai tempi si chiamavano “guerra al Terrore” o “esportazione della democrazia”. Oggi è la spinta occidentalista, una versione XXL della teoria dello scontro di civiltà.

L’Occidente secondo Rubio

Rubio, improvvisandosi storico, traccia un’idea dell’espansione dell’Occidente da Cristoforo Colombo in avanti e perora una missione di civiltà: tornare nuovamente a rendere tale espansione possibile. Ignorando le guerre intestine al campo del futuro Occidente, dalla Guerra dei Trent’Anni e quella dei Sette Anni al ciclo di conflitti napoleonici, Rubio ricorda che “per cinque secoli, prima della fine della Seconda Guerra Mondiale, l’Occidente si era espanso: i suoi missionari, i suoi pellegrini, i suoi soldati, i suoi esploratori si riversavano dalle sue coste per attraversare gli oceani, colonizzare nuovi continenti, costruire vasti imperi che si estendevano in tutto il mondo”. Ebbene, per l’ex senatore della Florida:

Nel 1945, per la prima volta dall’epoca di Colombo, si stava contraendo. L’Europa era in rovina. Metà viveva dietro una cortina di ferro e il resto sembrava destinato a seguirla di lì a poco. I grandi imperi occidentali erano entrati in un declino terminale, accelerato da rivoluzioni comuniste senza Dio e da rivolte anticoloniali che avrebbero trasformato il mondo e drappeggiato la falce e il martello rossi su vaste aree della mappa negli anni a venire. 

In questo contesto, allora come oggi, molti giunsero a credere che l’era del dominio dell’Occidente fosse giunta al termine e che il nostro futuro fosse destinato a essere una debole e pallida eco del nostro passato. Ma insieme, i nostri predecessori riconobbero che il declino era una scelta, e si rifiutarono di farla. Questo è ciò che abbiamo fatto insieme una volta, ed è ciò che il Presidente Trump e gli Stati Uniti vogliono fare di nuovo ora, insieme a voi. 

La retorica degli Usa di Trump e Rubio contro l’Europa

L’amministrazione di Trump, dunque, come riscattatrice dell’Occidente dal declino. E Rubio indica un bersaglio in particolare, l’Europa, come fatto l’anno scorso dal vicepresidente J.D. Vance. L’anno scorso l’Europa era indicata dall’amministrazione americana come potenzialmente antidemocratica. Oggi Rubio la invita a riscoprire la sua coesione all’Occidente collettivo, perché “non vogliamo un’Europa debole. Vogliamo alleati che sappiano difendersi, orgogliosi della loro cultura e del loro retaggio”. Sembra di tornare a quando gli apprendisti stregoni neoconservatori dividevano l’Europa in una componente marziale, riferita ai Paesi dell’Est postcomunista, e in una legata a Venere, molle e non avvezza ai tempi che corrono.

Rubio, che dieci anni fa sfidava Trump alle primarie repubblicane come uomo di punta erede del movimento neoconservatore, è ora il Segretario di Stato che, nota Bloomberg, fa da ponte tra neocon e mondo Maga nel plasmare una visione del mondo imperiale adattata alla logica di Trump. L’espansionismo geopolitico e territoriale si salda con l’occidentalismo spinto, i discorsi della destra populista sul declino della civiltà che verrebbe da woke, ambientalismo, migranti e il nativismo prendono la forma della critica a un’Europa imbelle e che dovrebbe conformarsi all’Occidente a guida americana, il mondo di ieri è riletto attraverso le chiavi politiche dell’oggi per far remare tutti in un’unica direzione: evitare quel declino americano che proprio la hybris neocon ha accelerato e per cui Rubio ora incolpa tutti, fuorché i repubblicani Usa.

Il “neoconservatorismo Maga” secondo Rubio

“Non possiamo anteporre l’ordine globale agli interessi vitali dei nostri popoli. Le istituzioni internazionali devono essere riformate, non usate contro di noi”, dice il politico conservatore, dimenticando che proprio gli Usa svuotarono sostanzialmente l’Onu nei decenni scorsi.

Abbiamo abbracciato una visione dogmatica del libero scambio senza restrizioni, mentre altre nazioni proteggevano le loro economie e indebolivano le nostre, deindustrializzando le nostre società e cedendo il controllo delle catene di approvvigionamento critiche”, aggiunge. Peccato che fu l’America a perorare questa narrazione al resto del mondo, guidandola in prima persona su molti dossier ma guardandosi bene dal far cadere le prescrizioni che tutelavano la sua sicurezza nazionale e beandosi dell’espansione dei servizi finanziari, tributari, consulenziali americani a tutto il mondo e al trionfo dell’innovazione e dell’economia dei servizi a stelle e strisce.

“Abbiamo imposto politiche energetiche che ci impoveriscono, mentre i nostri avversari sfruttano petrolio, carbone e gas naturale come leve contro di noi”, parla Rubio, capo della diplomazia di un Paese che è il primo produttore di gas e petrolio al mondo. E da anni usa proprio con l’Europa questa leva.

In sostanza, come dice Bloomberg, Rubio sta riaggiornando il glossario neoconservatore per l’era Maga. Contribuendo a un progetto geopolitico estremamente assertivo e interventista che parte da presupposti diversi da quello dell’era Bush (all’epoca si trattava di esaltare l’egemonia americana, ora di ritardarne il declino soprattutto di fronte all’ascesa cinese) ma è accomunato dalla prospettiva di aver reso il mondo più incerto e pericoloso. Parlano chiaramente operazioni come i dazi e la riscrittura delle regole commerciali globali, gli interventi in Iran e Venezuela, le picconate al multilateralismo. Il neoconservatorismo si fa Maga, lo scontro di civiltà si fa guerra culturale mondiale, il fil rouge non cambia: un’America divisa all’interno cerca l’affermazione esterna. E rischia di doverlo fare a scapito dell’intera stabilità del pianeta.

FONTE: https://it.insideover.com/nazionalismi/marco-rubio-a-monaco-risveglia-la-pericolosa-illusione-dei-neocon.html

Partecipa alla discussione

Nuova Vecchia

نموذج الاتصال