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In Germania ci sono 12mila estremisti di destra pronti potenzialmente alla violenza

In Germania ci sono 12mila estremisti di destra pronti alla violenza

Di Francesco Boezi

La marcia organizzata in Germania dal partito “Terza via”, quella che si è svolta a Plauen, in Sassonia, pochi giorni fa, ha stimolato il dibattito politologico europeo: stiamo assistendo o no al ripresentarsi di certe istanze? Poi sono emersi alcuni numeri, che segnalano come l’estremismo di destra travalichi i confini simbolici e identitari di cori, divise tamburi. Il ministero dell’Interno teutonico – come riportato dall’Agi – stima l’esistenza di 12.700 militanti pronti a fare uso di violenza. Non sono cifre tirate a caso.1
La stima è stata fatta, come racconta Repubblica, sulla base di un macro dato complessivo: le persone considerate ascrivibili a simpatie neonaziste sono il doppio dei possibili violenti, cioè 24mila. Ma bisogna stare attenti a non fare confusione. Radicalismo ideologico e populismo sono molto diversi. Il secondo differisce dal primo anche per via della connotazione post – ideologica. Gli estremismi sono ancorati al novecento e a piattaforme idealistiche desuete. Il populismo, al contrario, ha fatto del superamento di quel secolo uno dei suoi principali punti di forza.
Sarebbe sbagliato e pressapochista accostare Alternative für Deutschland a certi nostalgismi. Alice Weidel è una leader laica, ha una formazione economicista ed è una donna omosessuale. Niente a che vedere con la narrativa dell’uomo solo al comando. Perché, allora, fenomeni politici come “Terza via” attecchiscono nel Vecchio continente? Lo ha spiegato tempo fa il professor Marco Tarchi. Si può ancora leggere un’intervista a L’Espresso in cui il professore di Scienza Politica dell’Università di Firenze ha elencato le sfide della modernità cui il populismo potrebbe non rispondere in modo esaustivo.
Al centro del ragionamento del politologo c’è lo “sconvolgimento” sociale conseguente alla globalizzazione. Fatto sta che questi 12.700 neonazisti, al di là di tutte le analisi possibili, sono stati individuati. L’attenzione dei tedeschi sugli sviluppi della destra riguarda persino le dinamiche parlamentari, dove ad Afd, che nazista non è, è stato impedito di ottenere, attraverso delle votazioni, lo scranno di vicepresidente del Bundestag, che gli sarebbe spettato de facto. In Germania non ci tengono ad assecondare processi istituzionali che i partiti tradizionali ritengono pericolosi, ma l’ostruzionismo minaccia di produrre un effetto uguale e contrario?
I populisti potrebbero svolgere una funzione d’incubazione, normalizzazione e trasformazione degli estremismi, mentre la costante cacciata dei sovranisti dalle logiche istituzionali polarizza ancora di più il clima. Questa è una delle analisi che, specie la stessa parte populista, presenta. Ma sarà vero? Vedremo, intanto, il responso delle urne la mattina del 27 maggio. Chi si professa antidemocratico, di solito, non prende parte agli appuntamenti elettorali. 

Germania, AfD già si spacca. Frauke Petry lascia il partito. Ne farà uno concorrente?

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Germania, AfD già si spacca. Frauke Petry lascia il partito. Ne farà uno concorrente? Frauke Petry lascia il partito Afd. Lo ha detto a Dresda la ex leader, che ieri aveva annunciato di non voler entrare nel gruppo parlamentare. Che ci fosse aria di burrasca ai vertici di Alternative für Deutschland, era trapelato da tempo. Ma nessuno poteva immaginare che il ‘redde rationem’ si sarebbe consumato davanti alle telecamere, in conferenza stampa, il giorno dopo il più grande risultato elettorale mai ottenuto dal partito.
Ieri, pochi minuti dopo aver preso la parola, Frauke Petry, co-portavoce federale dell’Afd, ha annunciato a sorpresa: “Non entrerò a far parte del gruppo parlamentare”. Poi si è alzata, ha preso le sue cose e se n’è andata. Il moderatore della conferenza stampa l’ha richiamata al suo posto, invano. Il suo collega, l’altro co-portavoce del partito, Joerg Meuthen, si è scusato con i giornalisti. La conferenza stampa è proseguita.
Quando è arrivato il suo turno, Alice Weidel, candidata alla cancelleria per l’Afd insieme ad Alexander Gauland, ha tagliato corto: “E’ un peccato che un talento come Petry prenda questa decisione”, ma “lei non vuole parlare con noi da mesi”. Poco più tardi, ai microfoni di Ard, Frauke Petry ha regalato un altro colpo di scena: si è proposta come figura di riferimento “per un nuovo inizio di stampo conservatore”.
I giornalisti le hanno chiesto se parlava di un nuovo partito: “A questa domanda risponderò nei prossimi giorni o nelle prossime settimane”, si è schermita. I commentatori immaginano che Frauke Petry, in rotta con Weidel e Gauland da quando il congresso di aprile la mise in minoranza, voglia dar vita ad un gruppo parlamentare autonomo, oppure ad una corrente. Per un gruppo parlamentare autonomo, sarebbero necessari 34 deputati.
Poche ore più tardi, Alice Weidel ha assestato il colpo definitivo: “Dopo l’uscita eclatante di Frauke Petry, propongo che la portavoce si dimetta per non provocare altri danni”. Prima ancora di cominciare il lavoro parlamentare, dunque, l’Afd si spacca. Il trionfo elettorale – come il 27% in Sassonia e il 12,4% in Baviera – potrebbe uscire molto depotenziato dalla probabile divisione interna. Oggi i neo-deputati si riuniranno per la prima volta. Sarà questo il primo momento per contarsi, e capire se e come inizieranno a darsi battaglia.

Alice Weidel, la leader di Afd è lesbica e sposata con una cingalese: profilo molto lontano dalla rappresentazione stereotipata del partito che si ha nell'opinione pubblica

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Di Maurizio Stefanini
È lesbica. Risiede in Svizzera. È unita civilmente con una cittadina svizzera originaria dello Sri Lanka, con cui ha adottato due bambini. Ha lavorato con Goldman Sachs, con Allianz e con Bank of China, prima di divenire consulente free lance. Ha vissuto sei anni in Cina, e parla un cinese fluente.


La 38enne Alice Weidel è tutto questo, e contemporaneamente la leader di Alternative für Deutschland (Afd) il partito che a queste elezioni tedesche ha sbancato, entrando per la prima volta al Bundestag con il 12,6% dei voti e 94 deputati. E un partito che, stando allo stereotipo, sarebbe contrario a gay, cosmopolitismo, immigrati, adozioni di bambini stranieri, strapotere di banche e grande finanza, invasione economica della Cina.

Incoerenza? L’accusa le è stata ovviamente fatta, anche perché è saltato fuori pure che in Svizzera faceva lavorare in nero come colf una rifugiata siriana. Su questo punto in particolare la Weidel ha fatto smentire dal suo avvocato: la rifugiata era a casa sua come ospite, non come cameriera. Potrebbe dunque rispondere che ha messo in pratica lo slogan «se davvero tenete tanto ai problemi dei profughi, perché non li ospitate a casa vostra?». Per la serie: Alice 1, Capalbio 0, palla al centro.
Ma durante un comizio ha pure spiegato: «non sono qui nonostante la mia omosessualità, ma anche per la mia omosessualità». E qui il riferimento d’obbligo è Pim Fortuyn: il leader anti-immigrati olandese, che era omosessuale dichiarato, e che spiegava la sua opposizione all’«islamizzazione» strisciante dell’Europa proprio paventando l'omofobia feroce della cultura islamica. Lui fu poi assassinato, e il suo partito è scomparso. Ma alle ultime elezioni olandesi al secondo posto è arrivato il Partito per la Libertà (Pvv) di Geert Wilders: un leader euroscettico e anti-immigrati, che però iniziò la carriera politica come fidato assistente del Frits Bolkestein autore di una direttiva simbolo dell'integrazione europea, ha una nonna indonesiana, ha sposato una ungherese e ha lavorato in un moshav israeliano. A sua volta il leader della Brexit, Nigel Farage, ha avuto una prima moglie irlandese e una seconda tedesca.
Proprio mentre si votava in Germania, d’altronde, dall'altra parte del mondo anche le elezioni in Nuova Zelanda davano il terzo posto a un partito anti-immigrati: New Zealand First, senza i cui 9 deputati non si fa nessun governo. E il leader e fondatore di New Zealand First è Winston Peters. Un meticcio maori, il cui padre gli ha lasciato in eredità l’affiliazione all’antico iwi, lignaggio tribale, degli Ngati Wai. Sua madre però era scozzese, e lui è pure membro del clan dei McInnes.
Difficile essere più multiculturali di così, e in effetti Peters iniziò la sua carriera politica candidandosi in uno dei seggi che la legge elettorale neozelandese riservati ai deputati maori. La sua veemente opposizione alla massiccia immigrazione asiatica è appunto così motivata: «Tra un po’ gli asiatici diventerebbero più numerosi dei maori». 

Afd terzo partito, l'ascesa del populismo tedesco

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Di Francesco Boezi

L'Afd è il terzo partito tedesco. Dai dati emersi dagli exit poll, infatti, il partito sovranista e populista è volato nei consensi sino a raggiungere oltre il 13% dei voti totali.

Le percentuali in quella che una volta era la Germania Est, poi, arrivano a toccare punte del 20%. L'effetto primario di questo risultato è lo storico ingresso all'interno del Bundestag. I seggi che dovrebbero spettare all'Alternative fur Deutschland sono 87. Nel quadro dei sondaggi elettorali svoltisi durante la campagna elettorale, ai sovranisti tedeschi è sempre stata assegnata una percentuale sufficiente per l'ingresso in parlamento, ma in pochi si sarebbero aspettati un exploit di queste dimensioni dell'estrema destra. Dalla rinuncia alla candidatura di Frauke Petry fino alle polemiche giornalistiche e politiche sollevate nelle ultime settimane a causa della mail che sarebbe stata scritta da Alice Weidel, quella nella quale gli attuali governanti tedeschi sarebbero stati definiti "maiali", tutto lasciava presagire un rallentamento dell'ascesa elettorale di questo partito. Il duo Gauland-Weidel, però, ha retto, facendo sì che la categoria politica del "populismo" tornasse d'attualità in Europa.
Dopo il crollo di Marine Le Pen e la sconfitta di Wilders in Olanda, molti commentatori avevano dato per morto il "pericolo populista", festeggiando il ritorno dello status quo istituzionale. I circa 13 milioni di elettori che si sono recati alle urne in Germania per votare l'Afd, però, mostrano come alcune delle tendenze elettorali delle passate elezioni siano tutt'altro che in via di scomparizione. Come il Front National in Francia, del resto, l'Afd ha cercato (ed è riuscito) di incarnare due anime spesso incompatibili: quella eurocritica e focalizzata su questioni di carattere monetario e quella apertamente contraria alle politiche migratorie, promosse, in questo caso, dalla Merkel. I destinatari del messaggio dell'Afd sono rintracciabili, anche se per un'interpretazione esaustiva bisognerà aspettare le mappe dei flussi elettorali, in quella classe media che da qualche anno a questa parte guarda con grande interesse alle proposte restrittive in materia di flussi migratori. Gauland, insomma, ha svolto il ruolo che in Francia è di Marine Le Pen. La Weidel, invece, una donna con un curriculum tutto economico-finanziario, ha assunto un profilo comunicativo rassicurante, che sta contribuendo a portare fuori dalle accuse di "neonazismo" un movimento che in Germania e non solo, non è un mistero, è visto con grande sospetto. Che i sovranisti arrivino in doppiacifra in Germania, in effetti, è forse una notizia ancor più inaspettata rispetto all'avvento degli stessi in altre nazioni europee. Sia per la storia teutonica sia per i buoni fondamentali economici di cui sono piene le statistiche. Mai, infatti, dopo la seconda guerra mondiale, era accaduto che un movimento politico genericamente ascrivibile nell'insieme dei "nazionalisti" fosse riuscito ad entrare nel parlamento federale. L'Afd, tuttavia, in questi anni è profondamente mutato: se negli anni della fondazione la leadership era nelle mani di economisti e professori universitari, adesso l'Euro è solo uno dei temi attenzionati da dirigenti ed elettori. Dopo le elezioni del 2014, infatti, la sfera d'azione programmatica si è allargata alle issues tipiche del populismo: migranti e riforma del welfare. 

Elezioni Germania: Merkel vince ma cala, boom dei populisti

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Angela Merkel vince, ma prende una batosta. Volano i populisti. Crolla l’Spd. E i liberali tornano in Parlamento. E’ questo l’esito elettorale in Germania, secondo quanto emerge dalle prime proiezioni. In particolare, avranno 87 seggi in Parlamento i populisti tedeschi di Afd. La Cdu-Csu avrà la maggioranza dei seggi, e cioè 220, e i socialdemocratici 137. Rispetto al 2013, la Cdu ha visto un calo dell’8,2%, l’Spd ha segnato un -4,9, Afd vede un +8,5%, Fdp +5,3%, Verdi +0,8% e Linke +0,3%.
La cancelliera non nasconde un po’ di delusione per il risultato elettorale. “Non ci gireremo attorno, avremmo voluto naturalmente un risultato migliore”, ha afferma la Merkel, la quale, tuttavia aggiunge: “Siamo la forza maggiore del Paese, e contro di noi non può essere formato alcun governo”.
“È una pesante sconfitta per l’SPD, oggi finisce per noi la grande coalizione”, ha detto Manuela Schwesig, una delle esponenti di spicco dell’SDP, alla ZDF.  Annunciando che andranno all’opposizione.
I liberali festeggiano il ritorno in Parlamento. “La scorsa legislatura è stata la prima in cui i Liberali non sono stati presenti in Parlamento, e sarà anche l’ultima”. Lo ha detto il leader dei Liberali Chrstian Lindner, alla sede dell’FDP, parlando alla folla esultante dei suoi colleghi di partito e degli elettori.

Verdi già avvertono che i colloqui per il governo saranno difficili. “Ci saranno colloqui difficili, faremo soltanto quello in cui crediamo”, ha detto la candidata di spicco dei Verdi, Catrin Goering-Eckardt, commentando il risultato del partito e la prospettiva di colloqui per una possibile coalizione Giamaica con Unione (Cdu-Csu) e liberali.

Alla luce dei risultati di oggi, gli scenari possibili sono due: la Grosse Koalition, che però l’SPD ha già escluso, affermando di voler andare all’opposizione, o la cosiddetta Giamaica, costituita da Unione Liberali e verdi.

Germania, accusa dell'Afd: "Google censura i partiti di destra". La replica di Google: "Siamo imparziali"

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Di Ivan Francese

È la terza forza politica della Germania, grande incognita alle prossime elezioni presidenziali ma il partito di estrema destra Afd si sente penalizzato.


E punta il dito contro Google: il motore di ricerca più potente del mondo, accusa il coordinatore della campagna elettorale Thor Kunkel, starebbe "censurando" parte del materiale di propaganda della formazione guidata da Frauke Petry, nazionalista e violentemente anti-europeista.
Secondo Kunkel si tratterebbe di un vero e proprio "sabotaggio" dei candidati dell'Afd, che "su Facebook e su Twitter non avviene." In particolare fra il materiale che risulterebbe penalizzato nell'ordine dei risultati che appaiono sul browser dopo una ricerca online ci sarebbero alcuni video caricati sul web lo scorso 11 settembre. Video dal contenuto molto forte, che accusano fra l'altro la cancelliera in carica Angela Merkel di essere una "traditrice" e in cui il volto del capo del governo viene accostato alle immagini dell'attentato dello scorso 19 dicembre ai mercatini di Natale di Berlino, suggerendo indicibili connessioni.
Nello specifico Kunkel spiega che l'Afd avrebbe investito molto denaro perché questi video comparissero in cima alla classifica dei risultati più visibili in base a due chiavi di ricerca elementari: "Angela Merkel" e "cancelliera Merkel". Digitando queste parole, nelle intenzioni del partito di destra, gli internauti sarebbero stati immediatamente condotti ai video, proprio fra i primi risultati.
Qualcosa però è andato storto. Se si tratta effettivamente di sabotaggio, come sostiene Kunkel, è però ancora da accertare.

La replica di Google: "Siamo imparziali"

In giornata è arrivata la replica di Google: "Ogni partito politico registrato in Germania può fare pubblicità su Google nel rispetto delle nostre norme pubblicitarie e qualsiasi pretesa di discriminazione politica è infondata - comunica in una nota un portavoce dell'azienda di Mountain View - Applichiamo le nostre norme in modo deciso, tutti gli annunci pubblicitari passano attraverso un processo di approvazione automatizzato e possiamo esaminare in maniera più approfondita casi limite".

La mappa dell’ultradestra europea

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Di Alessandra Benignetti
Con la sconfitta di Hofer, la marcia della destra nazionalista ed euroscettica ha subito una battuta d’arresto. Ma secondo il leader dell’FPÖ, Heinz-Christian Strache, quello ottenuto da Hofer è comunque un risultato che “ha fatto storia”. E in effetti, il dato che rimane è quello della crisi dei partiti tradizionali. In Austria, il partito Popolare austriaco e il partito Socialdemocratico, dopo queste elezioni, si scoprono sempre meno influenti. A sconfiggere il candidato presidente dell’FPÖ, è stato, infatti, un candidato indipendente, Van Der Bellen, non riconducibile all’establishment tradizionale. Nel primo turno delle elezioni presidenziali, infatti, lo scorso 24 aprile, il 35% degli austriaci votò per il candidato dell’ FPÖ, che, resta, dunque, il partito più votato in Austria. I candidati del partito Popolare e dell’Spd austriaco, non sono andati oltre l’11%, mentre Van Der Bellen, ottenne, al primo turno, soltanto il 21% delle preferenze. Per questo, il capo del gruppo parlamentare dell’Spd, Thomas Oppermann, oggi ha ricordato all’agenzia tedesca Dpa, che non bisogna sottovalutare il fatto che “oltre il 48% degli austriaci abbiano votato per i populisti di destra”.
Partiti come l’FPÖ, sottolinea il New York Times, sono in crescita in tutta Europa. E in alcuni Paesi, come l’Austria, puntano a sfidare direttamente l’establishment liberale, proponendo soluzioni alternative e radicali su migranti, crisi economica e disoccupazione, con cui guadagnano sempre maggiore consenso nella classe media, tra i giovani e tra i lavoratori. Ecco una mappa dell’ultradestra euroscettica in Europa, Paese per Paese. 
Germania

A Berlino uno degli “incubi” di Angela Merkel, ha quarant’anni, gli occhi verdi e un fisico minuto. Si chiama Frauke Petry ed è la leader di Alternative für Deutschland, il  partito nazionalista ed euroscettico, a metà fra Tea Party e Front National, che punta a vincere le elezioni in Germania nel settembre del 2017. La chiusura delle frontiere, l’uscita dall’euro, un minore interventismo statale in economia, una politica a favore della natalità e la ripresa del dialogo con la Russia, sono alcuni degli elementi chiave nella ricetta politica dell’AfD. Che, complice la crisi migratoria, cresce sempre di più nei sondaggi. Anche se la Cdu resta in vantaggio nelle rilevazioni, seguita dall’Spd, Alternative für Deutschland, a tre anni dalla sua nascita, è diventato il terzo partito in Germania, con il 15% delle preferenze. Una crescita testimoniata anche dai risultati ottenuti negli ultimi appuntamenti elettorali, come quello nel Länder di Meclemburgo-Pomerania, dove l’AfD ha ottenuto il 20,8% dei consensi, superando di due punti il partito della Cancelliera, o quello nella città-Stato di Berlino, dove il partito anti-Islam e anti-migranti guidato dalla Petry, ha superato il 14%.

Francia

Era già successo nel 2002, quando suo padre, Jean-Marie Le Pen, candidato del Front National, si giocò la partita per la presidenza, sfidando al ballottaggio Jacques Chirac. Ora sua figlia Marine, ci riprova. Ma, secondo alcuni analisti, questa volta potrebbe essere lei ad avere la meglio, e battere il candidato repubblicano, conservatore, Francois Fillon, al ballottaggio per le presidenziali del prossimo 7 maggio. Con Marine, infatti, il FN fondato nel 1972 da Jean-Marie Le Pen, si è rifatto il look, e in breve tempo, si è trasformato nel partito delle periferie, degli emarginati, dei disoccupati, degli esclusi. È diventato, insomma, il partito dei francesi e, cinque anni dopo l’inizio dell’era Marine, il primo partito di Francia. La Francia della crisi economica, del terrorismo jihadista e delle banlieu musulmane, che, con Marine Le Pen, punta a recuperare la propria  sovranità nazionale. Il programma politico con cui la leader del FN correrà alle presidenziali del 2017 verrà reso pubblico soltanto il prossimo febbraio. Ma tra i punti cardine del programma di Marine Le Pen ci saranno sicuramente l’uscita dall’euro, dall’Ue e dalla Nato, in favore di un asse Parigi-Berlino-Mosca, il rifiuto dell’austerity e della globalizzazione, la chiusura delle frontiere e la difesa dell’identità europea contro l’Islam.

Olanda

In Olanda il Partito delle Libertà di Geert Wilders, secondo gli ultimi sondaggi, sarà il più votato nelle elezioni politiche che si terranno il 15 marzo del prossimo anno. Ammiratore di Donald Trump e schierato contro l’Islam e l’immigrazione, Geert Wilders è attualmente sotto processo per aver detto di volere “meno marocchini nei Paesi Bassi”. Segnali euroscettici da Amsterdam erano arrivati, del resto, già lo scorso aprile, quando più del 60% degli olandesi aveva votato, con un referendum, contro l’accordo fra Ue e Ucraina.

Grecia

Sull’onda delle proteste per la crisi economica e l’austerity, Alba Dorata, il movimento fondato nel 1980 dall’attuale leader Nikólaos Michaloliákos, fa il suo ingresso nel parlamento di Atene, per la prima volta, nel 2012. Partito nazionalista che si ispira all’ideologia di Ioannis Metaxas, Alba Dorata è il terzo partito in Grecia, con oltre il 6%. Ha ottenuto, dopo le elezioni del 2015, 18 seggi nel Parlamento greco e, nel 2014, 3 seggi al Parlamento Europeo. A seguito all’omicidio del rapper Pavlos Fissas, avvenuto nel settembre del 2013, per mano di un simpatizzante del partito Giorgos Roupakias, reo confesso, l’intera leadership di Alba Dorata fu arrestata con l’accusa di associazione a delinquere. Il processo, per 69 imputati, iniziò solo dopo le elezioni politiche del 2015. Nel novembre del 2013, due militanti ventenni del partito, Giorgos Fountoulis e Manolis Kapelonis, furono uccisi a colpi di pistola da un commando all’esterno di una delle sedi del partito ad Atene. Ad oggi sono ancora sconosciuti i responsabili dell’omicidio dei due ragazzi. A votare Alba Dorata, per le sue posizioni anti-austerity, contro i migranti, il crimine e l’illegalità, sono i greci più poveri, messi in ginocchio dalla crisi economica.


Ungheria

Nonostante Viktor Orbán, pur vantando un passato politico da liberale, sia considerato un radicale a Bruxelles, a sfidare il premier, in Ungheria, c’è un partito che si attesta su posizioni ancora più radicali di quelle del partito di governo, Fidesz. Con il 25% dei consensi Jobbik è, infatti, il primo partito di opposizione in Ungheria. Contro l’immigrazione e per la chiusura delle frontiere, è stato il partito di Gabor Vona a chiedere, nel 2015, la costruzione del muro anti-migranti, poi realizzato dal governo di Budapest al confine con la Serbia. Tra le battaglie politiche di Jobbik c’è quella per la protezione delle minoranze ungheresi all’estero e per la difesa della famiglia tradizionale. Sul fronte delle relazioni internazionali il partito è a favore di una politica equilibrata, che passa per il dialogo con i grandi vicini strategici, Russia e Turchia, fino all’apertura recente verso l’America. Congratulandosi con il presidente americano Trump dopo la sua elezione, Jobbik ha, infatti, auspicato per il futuro “una crescita nelle relazioni tra Budapest e Washington”.

FONTE:http://www.occhidellaguerra.it/la-mappa-dellultra-destra-in-europa/

GERMANIA, la Merkel vira a destra

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Di Simone Zoppellaro
Preoccupata dalla vittoria di Donald Trump e dal clima sempre più surriscaldato che si respira in Germania, la Merkel sceglie un cambio di rotta radicale e vira a destra: linea dura su rifugiati e velo integrale in pubblico, regole più ferree sull’immigrazione per chi già si trova in Germania. Finiti i tempi delle porte aperte per tutti. “Gli eventi dell’anno passato non si devono ripetere” si legge nero su bianco sul documento che illustra le nuova linee guida del partito, con un chiaro riferimento al milione di rifugiati giunti in Germania nel 2015. La Cdu si prepara così a inaugurare la campagna elettorale, puntando a strappare voti alla destra di Alternativa per la Germania, data in continua crescita. La Merkel, paladina inflessibile dell’austerity in Europa, dimostra ancora una volta all’interno del suo Paese tutte le sue capacità di reiventarsi cercando il compromesso. Ma questa volta, sono in molti a scommetterlo, potrebbe non bastare.
Difficile dirlo. Mancano molti mesi prima delle elezioni, che si terranno in una data ancora da decidersi fra fine agosto e ottobre 2017. Quel che è certo è che la Germania non è più quella di una volta. Il ritmo con cui sta cambiando – per chi, come me, ci vive – è travolgente. Un Paese sempre più diviso al suo interno, con una nuova destra che emerge incontrastata nel vuoto lasciato dalla coalizione centrista fra il partito della Merkel e la sinistra delle Spd. Per capirlo, basta leggere i risultati sorprendenti di uno studio, appena pubblicato dalla Fondazione Friedrich Ebert e dall’Università di Bielefeld. Ne sta parlando tutta la Germania, ed è facile capire il perché.
Questi alcuni dei risultati: il 34,7% dei tedeschi dice di sentirsi straniero nel proprio Paese. Il 15% che è necessario impedire l’immigrazione di musulmani. Se soltanto il 4,4% auspica il ritorno di una dittatura di destra, quasi il triplo – il 12,2%  – sogna un “leader (ma la parola tedesca è ‘Führer’) che governi con il pugno duro”. In totale, sempre secondo questo studio, sarebbe il 28% dei tedeschi ad avere un orientamento politico di estrema destra. Il 35% degli intervistati, infine, sostiene lo stato faccia di più per gli immigrati che per i cittadini tedeschi bisognosi. Molto più aperte, invece, le idee nei confronti di chi è in fuga da un conflitto: l’86,1% pensa infatti che sia giusto accogliere chi arriva da un Paese in guerra.

GERMANIA, FRAUKE PETRY LANCIA LA SFIDA ALLA MERKEL: 'LA CANCELLIERA SI ROVESCIA DA SOLA'

Balzo in avanti della destra in Germania che nelle elezioni in Meclemburgo ha superato la Cdu. A guidare al successo il partito Afd è Frauke Petry che nelle sue prime dichiarazioni ha messo in evidenza il duro colpo subito dalla Cancelliera Angela Merkel. "Merkel si rovescia da sola - ha detto Petry -. La Cancelliera e l'Spd illudono i cittadini, che si tratti di finanza o di crisi dei migranti sono sul punto di liquidare questo Paese e per questo le persone votano Afd".
Capelli corti, lineamenti graziosi, 41 anni, è ai vertici di 'Alternativa per la Germania' dal 2013 ma è dal luglio dell'anno scorso che si è imposta alla guida del partito anti-euro e anti-immigrati tedesco vincendo una lotta di potere con il cofondatore e leader della prima ora Bernd Lucke, il quale se ne è andato lamentando un'Afd diventata troppo xenofoba.
Petry viene ascritta all'ala nazional-conservatrice del partito 'Alternative für Deutschland' che resta attraversato da forti tensioni le quali però non sembrano disaffezionare gli elettori: quest'anno, in tre elezioni regionali, l'Afd di Petry è andata sempre sopra il 10% con una clamorosa punta del 24,3% in Sassonia-Anhalt nel marzo scorso. A livello nazionale un sondaggio 'Emnid' pubblicato nelle ultime ore attribuisce al partito populista un 12% che la rende terza forza politica del paese.
Nata a Dresda, nell'allora Ddr, Petry ha studiato chimica ma questa è l'unica analogia con Angela Merkel, dato che la questione migratoria le contrappone. Mentre la cancelliera un anno fa aprì le frontiere per risolvere la crisi dei migranti bloccati in Ungheria e vede nei flussi di giovani migranti ancora "chance" e benefici per l'invecchiata società tedesca, Petry ha auspicato che i profughi cui viene negato il diritto di asilo vengano portati su due non meglio precisate "isole fuori dall'Europa protette dall'Onu" sulla falsariga di quanto fa l'Australia in Micronesia. Per fermare i clandestini, a suo dire, la polizia di frontiera dovrebbe usare le armi quale "ultima ratio". E fra le sue dichiarazioni che hanno avuto più risalto negli ultimi mesi c'è la comprensione espressa per quei tedeschi che vogliono armarsi per autodifesa: in modo indiretto per sottolineare che la politica in favore dei migranti porta criminalità e terrorismo. Non a caso oggi ha definito "catastrofica" la politica della Merkel sull'immigrazione.

GERMANIA, SECONDO GLI EXIT POLL L'ESTREMA DESTRA SUPERA LA CDU DELLA MERKEL NEL MECLEMBURGO

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http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/09/04/germania-exit-poll-elezioni-regionali-populisti-di-destra-superano-cdu-di-angela-merkel/3012732/

populisti di destra superano la Cdu diAngela Merkel, diventano il secondo partito dei LaenderMeclemburgo-Pomerania e per la prima volta entrano al Parlamento regionale. È un duro colpo quello incassato dal partito della cancelliera tedesca, sconfitta proprio nel land che le ha dato le origini. Secondo la proiezione diffusa dalla rete Zdf, elaborata dopo alcuni exit poll, l’Afd, l’Alternativa per la Germania, conquista il 21,5% dei voti nelle elezioni regionali di Meclemburgo-Pomerania, piazzandosi al secondo posto dietro i socialdemocratici della Spd, che conquistano il 30,5%, in calo rispetto al 35,6% del 2011. Soltanto terza la Cdu, l’Unione cristiano-democratica con il 20% dei voti: sarebbe il peggior risultato da quando si vota in Meclemburgo dopo la caduta del Muro. Il land, infatti, faceva parte della ex-Ddr ed è da qui che proviene la stessa Mekel.
Una sconfitta, quella della Cdu, che per il segretario generale del partito Peter Tauber, è da attribuire “alla diffusa rabbia e protesta nella popolazione” e ha a che fare “chiaramente con la discussione sui profughi”. “Ma siamo una squadra – ha aggiunto sempe Tauber- vinciamo insieme e perdiamo insieme”.
“Per Angela Merkel è un tonfo non solo a Berlino ma anche nel suo collegio elettorale del Meclemburgo” e “la sua catastrofica politica sull’immigrazione” ha oscurato tutti gli altri campi della politica, ha invece commentato la leader di Afd Frauke Petry. “Gli altri partiti sono stati bocciati perché per troppo tempo non hanno ascoltato gli elettori”, ha aggiunto Petry. La leader del partito nazional-populista ha peò spiegato che il suo patito farà “un buon lavoro di opposizione” e non “un’opposizione di tipofondamentalista“.
Nonostante la crescita dei populisti di desta, infatti, Spd e Cdu “potrebbero continuare”, sulla base nei numeri, a governare il parlamento regionale del Meclemburgo: lo scrive il sito dellaFrankfurter Allgemeine Zeitung. Le proiezioni dei canali pubblici Ard e Zdf – riportate dall’agenzia Dpa -assegnano alla Spd da 24 a 25 seggi e alla Cdu da 15 a 16, quindi almeno 39 dei 71 mandati disponibili nel Landtag di Schwerin: finora i due partiti ne avevano 45.
Alta l’affluenza che è cresciuta di circa il tre % rispetto al 2011 l’affluenza alle urne, come ha reso noto la portavoce della commissione elettorale Doris Petersen-Goes, citando i risultati delle due di questo pomeriggio, quando avevano votato il 32,8 % degli 1,3 milioni di aventi diritto. Secondo gli exit poll Linke conquisterebbe il 12,5 %, Verdi 5 %, Fdp %, Npd 3 %, altri 5 %.
Negli ultimi mesi la politica del governo Merkel di fronte alla crisi dei migranti è stata contestata sia all’interno del suo partito sia dall’Unione socialdemocratica di Baviera (Csu), partito gemello della Cdu. Già in Sassonia-Anhalt,  l’ascesa dell’Afd aveva portato alla perdita della maggioranza parlamentare per Cdu e Spd, che si erano visti costretti ad allearsi ai Verdi.

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