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SEQUESTRO NAVE DELLA ONG PROACTIVA, L'ACCUSA DELLA PROCURA DI CATANIA: 'Favoreggia l'immigrazione irregolare'

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Di Salvatore Santoru

Recentemente è stata sequestrata una nave della ONG spagnola 'ProActiva Open Arms'. L'imbarcazione della ONG aveva ormeggiato nel porto di Pozzallo e in precedenza i suoi membri si erano rifiutati di consegnare i migranti alla Guardia Costiera della Libia.

Secondo il procuratore di Catania Carmelo Zuccaro la ONG si sarebbe macchiata di 'favoreggiamento dell'immigrazione clandestina'.

PER APPROFONDIRE: https://it.blastingnews.com/cronaca/2018/03/sequestrata-nave-della-ong-proactiva-favoreggia-limmigrazione-clandestina-002445539.html .

Tutte le anomalie di alcune Ong su Libia e migranti svelate dai magistrati

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Di Stefano Vespa
Singoli appartenenti a Ong sono sotto inchiesta a Trapani per il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Il procuratore facente funzioni della città siciliana, Ambrogio Cartosio, ha confermato così davanti alla commissione Difesa del Senato quanto scritto la settimana scorsa dal settimanale Panorama, che nel prossimo numero torna sul tema specificando che su una decina di membri di Medici senza frontiere sarebbero in corso accertamenti da parte della Polizia. Cartosio ha sottolineato che l’indagine riguarda persone fisiche e non Ong in quanto tali.
ALCUNE ONG SANNO DOVE ANDARE A SALVARE
Il procuratore è stato chiaro sia nel definire certe modalità di intervento sia nell’esprimere dubbi sulla possibilità di polizia giudiziaria a bordo delle imbarcazioni umanitarie, come ipotizzato dal procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro. Innanzitutto anche a Trapani risultano interventi di Ong senza informare la Guardia costiera (come invece ogni Ong audita ha garantito al Parlamento), inoltre “registriamo casi in cui soggetti a bordo di navi delle Ong sono al corrente del luogo e del momento in cui si troveranno imbarcazioni di migranti: evidentemente ne sono al corrente da prima e questo pone un problema relativo alla regolarità di questo intervento”. Cartosio ha spiegato che non gli risultano contatti telefonici diretti tra le organizzazioni umanitarie e i trafficanti. Nello stesso tempo, “la presenza di navi delle Ong in un determinato fazzoletto di mare sicuramente costituisce un elemento indiziario forte per dire che evidentemente sono al corrente del fatto che in quel tratto di mare arriveranno imbarcazioni, ma questo da solo non è sufficiente per incriminare qualcuno per il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina”.
L’OBBLIGO DI SALVARE VITE 
La difficoltà di individuare responsabilità dipende anche dall’obbligo giuridico (oltre che morale) di salvare chi in mare rischia di affogare. Cartosio ha ricordato l’articolo 54 del Codice penale che regola lo stato di necessità e dunque un’imbarcazione che sta naufragando va soccorsa a prescindere dal luogo in cui si trova, “un principio che travolge tutto”. Se quindi “l’intervento è fatto nei confronti di persone che corrono pericolo di vita, siamo in stato di necessità e concordo al 100 per cento con l’azione dell’Ong che salva la vita. Sul piano tecnico-giuridico è un intervento legittimo”. Il procuratore ha escluso finanziamenti illeciti a favore delle Ong, le cui finalità sono solo umanitarie, e per questo nutre seri dubbi sulla possibilità che consentano l’imbarco della polizia giudiziaria, anche perché operano in acque internazionali nei pressi di Paesi con legislazioni diverse nei quali qualche volta certi reati non sono riconosciuti tali come in Italia. Sostegno alle indagini della magistratura e indignazione verso certe polemiche politiche sono stati espressi dalle Ong dell’Aoi (l’associazione delle organizzazioni italiane di cooperazione), del Cini e di Link 2007 perché va evitata ogni generalizzazione.
AGENTI LIBICI CORROTTI
Altro punto dolente è la corruzione nella polizia e nella guardia costiera libica. A Trapani alcuni migranti hanno dichiarato di essere partiti “con l’ausilio di un gommone e soggetti con la scritta ‘polizia’ sulle spalle che hanno scortato il natante in mare aperto. Durante la navigazione è intervenuta un’imbarcazione della guardia costiera libica, un soggetto ha sparato in aria e ha cominciato a discutere: chiedeva denaro per far proseguire il viaggio” ha detto Cartosio. Sarebbe concussione, ma “noi non siamo competenti”. Un problema ben noto da anni e che preoccupa in una fase in cui l’Italia sta cedendo imbarcazioni alla guardia costiera libica per pattugliare le loro acque territoriali.
LE MANI DELLA MAFIA
Soggetti legati o imparentati con esponenti mafiosi si erano inseriti nel business dell’accoglienza e il procuratore di Trapani ha detto che alcune autorizzazioni sono state revocate. Nelle stesse ore la Direzione distrettuale di Bari ha emesso 15 misure cautelari a carico di altrettanti somali per un traffico di migranti. Otto di loro sono ricercati anche all’estero. Il flusso di denaro era notevole: attraverso money transer ogni migrante “valeva” 900 dollari. Non viene contestata l’accusa di terrorismo, ma la Digos e Squadra mobile hanno documentato contatti indiretti con un gruppo somalo filo jihadista. Sarebbe la conferma che il flusso di denaro legato al traffico di migranti contribuisce a finanziare gruppi terroristici.

GLI SCAFISTI IN AFFARI CON LA POLIZIA LIBICA: IL RAPPORTO DEGLI 007 SUL TRAFFICO DEI MIGRANTI – LA GUARDIA COSTIERA DI TRIPOLI FERMA I BARCONI E SE NON PAGANO IL PIZZO SEQUESTRA I MOTORI – IL PM DI TRAPANI CONFERMA ZUCCARO: LA MAFIA HA MESSO LE MANI SUI CENTRI D’ACCOGLIENZA


1. GLI 007: «FUNZIONARI LIBICI FAVORISCONO IL TRAFFICO DI MIGRANTI»

Valentino Di Giacomo per “il Messaggero”

Sono tre i principali gruppi di trafficanti di esseri umani attivi in Libia nel mirino degli 007 europei. Gruppi che riescono ad alimentare il flusso di migranti verso le nostre coste con la complicità della Guardia costiera del governo di Tripoli. Secondo fonti dell'intelligence austriaca, sarebbero queste connivenze, più che l'attività svolta in mare dalle navi delle ong, ad aver agevolato il recente flusso di sbarchi.

barconi in partenza da SabratahBARCONI IN PARTENZA DA SABRATAH
I contatti tra le Ong e gli scafisti, più volte documentati dalla Marina e dalle maggiori agenzie di sicurezza europee, è un fenomeno che è esistito, ma che, in base alle informazioni, avrebbe un impatto sulla quantità di sbarchi significativamente inferiore rispetto ai loschi rapporti imbastiti, sulla terraferma, tra scafisti e guardie libiche compiacenti.

LE ORGANIZZAZIONI
Un rapporto dell'Hna una delle tre agenzie d'intelligence austriache fa luce proprio sull'enorme giro di danaro tra i mercanti di uomini e i delegati del governo di Tripoli che, teoricamente, sarebbero preposti a tenere sotto controllo il flusso migratorio in partenza dalle coste nordafricane.

A Sabratah, la città a 80 chilometri a Ovest di Tripoli da cui salpano gran parte dei barconi, il capo del Dipartimento locale anti-migrazione irregolare, che opera sotto il ministero degli Interni del provvisorio governo Sarraj, appartiene a una potente tribù. È l'uomo che decide, in accordo con i trafficanti sotto un adeguato compenso, chi e quando deve partire. Secondo il rapporto, in questa città esistono due potenti organizzazioni che gestiscono il business dei migranti, la prima fa capo ad Ahmed Dabbashi, che nel 2011 si contraddistinse nella lotta all'ex regime di Gheddafi.
migranti in attesa di imbarcoMIGRANTI IN ATTESA DI IMBARCO

Grazie alla notorietà acquisita in battaglia Dabbashi ha messo in piedi una delle più potenti milizie locali che depreda e schiavizza i migranti prima di lasciarli partire sempre più spesso in accordo con i delegati libici verso l'Italia. L'altra organizzazione, specializzata nel business dei barconi, è gestita da Mussab Abu Ghrein, che si occupa prevalentemente di sudanesi e altri migranti subsahariani. Per i propri traffici Ghrein ha sfruttato invece i saldi rapporti di sangue tra la propria tribù d'appartenenza e quelle al confine con il Niger.

LA CORRUZIONE
Un giro di affari e connivenze, documentato da informative d'intelligence di più Paesi europei, mostra come i controllori (i delegati del governo) e i controllati (i trafficanti) anziché essere in conflitto, siano riusciti ad alimentare un sistema economico ben strutturato.

Libia Guardia CostieraLIBIA GUARDIA COSTIERA
È lo stesso fenomeno che avviene a trenta chilometri a Est di Sabratah, nella città di Ez Zauia dove si trova un altro hub del Mediterraneo. Anche qui i delegati del governo, che dovrebbero controllare la frontiera occidentale, fanno affari d'oro con i trafficanti e, quando invece non riescono a giungere ad un accordo, passano alle maniere forti. A Ez Zuia le organizzazioni degli scafisti sono costretti a pagare tangenti ai capi della marina libica, altrimenti, una volta partiti i barconi, gli uomini del governo fermano in mare le imbarcazioni e molto spesso si impossessano dei motori per poi rivenderli al mercato nero.

migranti 3MIGRANTI 3
Qui il capo dei trafficanti si chiama Abdurhaman Milad, da tutti conosciuto come «al-Bija» che ha parentele con chi gestisce il centro di detenzione per migranti della città. La «prigione degli stranieri», aperta lo scorso anno, è gestita dalla famiglia Nasser che appartiene alla tribù Abu Hamayra, la stessa di cui fa parte al-Bija. A Ez Zuia la situazione è ancora più paradossale: oltre al centro dei Nasser, c'era un altro campo dove venivano rinchiusi i migranti, quello di Abu Aissa sotto la diretta gestione del governo di Tripoli.

Ma gli uomini delle milizie di Nasser, grazie a continui raid armati di kalashnikov, hanno provocato la chiusura della struttura di Abu Aissa per accaparrarsi più migranti. E si ricorre a sparatorie ed esecuzioni anche tra le due potenti organizzazioni di Sabratah e quella di Ez Zuia che sono spesso in conflitto tra di loro su chi deve avere il controllo delle partenze. Il predominio viene risolto attraverso regolamenti di conti proprio come avviene tra clan della camorra o della mafia.

I VIAGGI
migranti 2MIGRANTI 2
Il dossier austriaco spiega che la maggior parte dei migranti arriva dalla Nigeria, dal Gambia, dalla Somalia e dall'Eritrea. I disperati fuggono da guerre e carestie affrontando ogni genere di sopruso pur di arrivare in Libia e poi giungere in Europa attraverso i barconi. I migranti sono motivati ad arrivare in Libia perché, prima della caduta del regime di Gheddafi, il Paese nordafricano era considerato uno Stato ricco e con buone possibilità per reperire mezzi di sostentamento da procurarsi prima di navigare verso l'Italia.


2. PM TRAPANI: ONG INDAGATE PER FAVOREGGIAMENTO ALL’IMMIGRAZIONE

Alessandra Ziniti per la Repubblica

"Alla Procura di Trapani risulta che in qualche caso navi delle Ong hanno effettuato operazioni di soccorso senza informare la centrale della Guardia costiera". Davanti ai componenti della commissione Difesa del Senato, il procuratore Ambrogio Cartosio da risposte secche e dirette pur non scendendo in alcun particolare dell'inchiesta aperta dalla sua procura sull'ipotesi di reato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina  - ha precisato " che coinvolgono non le Ong come tali ma persone fisiche delle Ong".
ONG MIGRANTI2ONG MIGRANTI2

Il procuratore si è trincerato dietro il segreto istruttorio sul contenuto della sua indagine specificando solo che "la presenza delle navi delle Ong in un fazzoletto di mare potrebbe costituire, non da solo, ma con altri elementi, un elemento indiziario forte per dire che sono a conoscenza che in quel tratto di mare arriveranno imbarcazioni di migranti e dunque ipotizzare il reato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Soggetti a bordo delle navi sono evidentemente al corrente del luogo e del momento in cui arriveranno i migranti.

Andrea TarondoANDREA TARONDO
“Ma - ha anche osservato il procuratore di Trapani - la risposta a questo quesito deve arrivare tenendo conto della legislazione italiana che prevede una causa di giustificazione. Se una nave qualsiasi viene messa al corrente del fatto che c'è il rischio che un'imbarcazione possa naufragare ha il dovere di soccorrerla in qualsiasi punto e questo principio travolge tutto. Insomma, per la legislazione italiana si potrebbe dire che viene commesso il reato di favoreggiamento di immigrazione clandestina ma non è punibile perché commesso per salvare una vita umana"

zuccaroZUCCARO
Il sostituto procuratore Andrea Tarondo ha poi riferito un recentissimo episodio che proverebbe il doppio gioco delle forze di polizia libiche. Due migranti algerini arrivati a Trapani il 28 marzo scorso hanno raccontato di essere saliti su un gommone in Libia scortati da un altro gommone con a bordo uomini in divisa con la scritta polizia. Dopo alcune miglia una nave della polizia libica avrebbe fermato le due barche sparando e ci sarebbe stata una lite in mare tra le due unita libiche. Probabilmente la nave che aveva fermato il gommone chiedeva soldi per lasciar passare i migranti scortati da un altro gommone della polizia evidentemente d'accordo con i trafficanti.

centri di accoglienza 8CENTRI DI ACCOGLIENZA 8
Il procuratore Cartosio ha quindi sottolineato che la sua indagine non ipotizza affatto comportamenti che possano far pensare a reati di associazione per delinquere e dunque non di competenza della Direzione distrettuale antimafia di Palermo.

A conclusione della sua audizione il procuratore di Trapani ha escluso di avere elementi per dire che i finanziamenti delle Ong possano avere origini illegittime è che le finalità dei soccorsi in mare delle navi umanitarie possano avere obiettivi diversi. Cartosio ha invece confermato le affermazioni del collega di Catania Zuccaro sugli interessi mafiosi nei centri di accoglienza. "Qui - ha detto - la cosa è ben diversa. Dalle nostre indagini è emerso che soggetti contigui alle organizzazioni mafiose erano inseriti nel business dell'accoglienza e in qualche caso le autorizzazioni sono state revocate".

LA NUOVA DENUNCIA DEL PROCURATORE ZUCCARO: 'INTERESSI DELLE MAFIE DIETRO L'EMERGENZA IMMIGRAZIONE,LO PROVANO LE INDAGINI'

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Di Salvatore Santoru

Il procuratore Carmelo Zuccaro è tornato a parlare degli aspetti non chiari dell'attuale emergenza immigrazione.
Secondo Zuccaro vi sarebbero determinati e precisi interessi delle mafie che sfrutterebbero l'attuale immigrazione di massa diretta verso l'Italia, e ciò risulta da alcune indagini.
Come riportato da "Rai News"(1) e da altre testate e media, secondo il procuratore "C'è una massa di denaro destinata all'accoglienza dei migranti che attira gli interessi delle organizzazioni mafiose e dico questo sulla base di alcune risultanze investigative".

NOTE:

(1)http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/migranti-zuccaro-indagini-provano-interesse-mafie-6e16ba26-e6e3-41e9-883c-19984279dea3.html?refresh_ce

Zuccaro: "Polizia sulle navi delle Ong"

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Di Luca Romano

Il procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro torna a parlare delle Ong e dei migranti che sbarcano sulle nostre coste durante un'audizione davanti alla Commissione antimafia
Zuccaro fa subito una proposta che potrebbe essere utile per il controllo del personale a bordo delle Ong: "Se a bordo delle navi delle Ong ci fossero delle unità di polizia giudiziaria sarebbe stato ad esempio possibile assicurare subito alla giustizia i trafficanti che nei giorni scorsi hanno ucciso un giovane migrante, subito prima di essere soccorso, solo per non essersi voluto togliere il cappellino". E ancora: "Tale presenza consentirebbe un’azione più incisiva - ha spiegato Zuccaro - nei confronti di trafficanti che si rendono autori di violenze inaudite e del tutto gratuite". A questo punto Zuccaro torna anche a parlare dei trafficanti: "I trafficanti in qualche modo stanno ricattando chi agisce per fini umanitari esponendo i migranti a condizioni di rischio sempre più estreme". Sui presunti finanziamenti da parte dei trafficanti alle Ong, afferma: "È una mera ipotesi di lavoro quella che qualche Ong possa essere stata finanziata dai trafficanti. La Procura chiede di essere messa nelle condizioni di poter chiarire questo punto per contrastare più efficacemente il traffico. Ma non ho alcun elemento probatorio di tali finanziamenti, nè ho mai detto di averne". Poi Zuccaro chiede nuovi strumenti per le indagini: "Non esiste attività illecita che non possa essere perseguita. Se si dispone di risorse straordinarie, se si decide di mettere in mare polizia giudiziaria e numeri di mezzi performanti riusciamo a portare avanti indagini adeguate".
Zuccaro ha anche parlato anche del rapporto tra la mafa e il business sui migranti: "La massa di denaro finalizzata all’accoglienza è davvero troppo ampia per non attirare gli interessi delle organizzazioni mafiose. E quando ho parlato di questi appetiti, l’ho fatto sulla base di alcune risultanze investigative". "Sarebbe però sbagliato - ha aggiunto il procuratore - ritenere che la mafia operi ovunque e sia dappertutto, che controlli tutto quanto avviene in Sicilia: così facendo non solo commetteremmo un errore di prospettiva ma faremmo anche un grave errore di sopravvalutazione del fenomeno. Nel contrasto alla mafia è sbagliato giocare in difesa, bisogna sempre giocare in attacco anche quando appare più debole ma non bisogna nemmeno rischiare di accrescere l’aura di onnipotenza che circonda le organizzazioni mafiose".

IL CAPO DEGLI ARMATORI DELLA PESCA STA CON IL PROCURATORE ZUCCARO E CONFERMA I SOSPETTI: “PRIMA ARRIVAVANO BAGNAROLE, ORA GOMMONI FABBRICATI IN SERIE: È TUTTO ORGANIZZATO”

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Di Paolo Giovannelli per la Verità(ripreso su "Dagospia")

Lui ascolta le voci del popolo.Fa base a Catania, gira per i porti della Sicilia. Alfio Fabio Micalizzi, 44 anni, è da 2 anni e mezzo al timone della Federazione armatori siciliani della pesca. È anche presidente regionale di Consitalia, associazione di consumatori attiva a livello nazionale. Micalizzi difende a spada tratta il procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro, l' uomo che ha messo in dubbio la correttezza dell' operato di alcune Ong che si occupano di salvataggi dei migranti fra le coste africane e quelle italiane.

Lei chiede per il procuratore Zuccaro «maggiore tutela e sicurezza». In che senso?
«Credo che la sua carriera sia in pericolo, che qualcuno voglia fermare la sua azione.
Si è messo contro un giro d' affari colossale, con molti soldi facili in mezzo. Diciamocela tutta: se pensiamo che gli immigrati vengano trattati dignitosamente nei centri di accoglienza, come il Cara di Mineo, allora non conosciamo la realtà. A volte ci "sorprendiamo" di qualche rivolta, o facciamo finta di farlo, ma tutti sappiamo che i servizi che vengono erogati sono scadenti, spesso pessimi. Siamo ormai consapevoli di non accogliere questa gente "col cuore", ma per soldi. Ammiro Zuccaro per il coraggio e l' alta professionalità che ha dimostrato, per aver sollevato una questione complessa, difficile da trattare e dove essere mal interpretati è facile».

Che idea si è fatto, lei che conosce da una vita il Mediterraneo?
«Lo dico a scanso d' equivoci: siamo uomini di mare e la vita, soprattutto al largo, è sacra due volte. I pescatori hanno salvato molti migranti, è fuori dubbio. Il punto non è, quindi, salvare o non salvare chi sta per annegare».

E qual è il punto?

«Negli anni, abbiamo notato un costante e forte aumento del numero dei salvatori e, conseguentemente, di stranieri che sbarcano a terra. I quali, una volta usciti dai centri che li accolgono, fuori dalla rete dei cosiddetti "servizi", non si sa bene dove vadano a finire».

ALFIO FABIO MICALIZZI
ALFIO FABIO MICALIZZI

Quindi, in base al vostro «occhio», qualcosa non torna?
«Difendiamo Zuccaro e siamo d' accordo con la sua richiesta di maggiori poteri e strumenti d' indagine proprio perché è indispensabile saperne di più, a fondo, su chi gestisce ogni tipo di servizio rivolto ai migranti».

Ad esempio?
«Andando per mare, ad un certo punto, ci siamo accorti che gli stranieri non giungevano più a bordo dei vecchi e grandi barconi libici o comunque africani, quelli in legno, colorati. Erano su imbarcazioni più leggere, gommoni, molte delle quali identiche, fabbricate dalle stesse aziende. Da questi particolari abbiamo compreso che qualcosa era cambiato, che le fughe da nazioni difficili erano meno spontanee. Più organizzate, direi. Magari un po' troppo».

E poi?
«Vanno assolutamente indagati anche altri tipi di servizi per i migranti. Dai servizi funebri alle cure dei sopravvissuti, dalla quantità e qualità del cibo distribuito, all' arrivo ai porti. Una cosa interessante è comprendere, nave per nave, come viene stabilito il porto di sbarco, che dovrebbe essere sempre quello più vicino al luogo dell' imminente naufragio, alla logica secondo cui vengono distribuiti i migranti nelle varie località».

C' è altro?
«Mi permetto di suggerire alle Procure che da anni ricevono nostre segnalazioni, in particolare quelle di Roma e Napoli, d' indagare su come e a chi vengono assegnate le dismissioni e demolizioni delle imbarcazioni degli immigrati e, soprattutto, sulle modalità di smaltimento dei "rifiuti speciali", tipo il carburante e gli oli che restano all' interno dei natanti».
ONG E MIGRANTIONG E MIGRANTI

A metà del 2016, in un suo esposto alla Procura di Catania volto ad aprire un' indagine conoscitiva, chiedeva lumi sul lavoro delle Ong e il traffico dei migranti.
«L' ho fatto perché ci sono certamente Ong sane, però possono esserci anche le mele marce. In tal caso, bisogna aiutare Zuccaro e altri procuratori a individuarle. La mafia siciliana, interessata al controllo del traffico e all' accoglienza degli immigrati, è in grado di infiltrare il mondo del volontariato che effettua salvataggi in mare. Sotto la regia di "Mafia capitale", in connubio coi suoi referenti in Calabria, Puglia e Campania, l' ha già fatto sul versante accoglienza».

Secondo voi Zuccaro ci ha visto giusto, quindi.

«Vogliamo essere solidali ma nella chiarezza e nella trasparenza dei fatti, nell' interesse degli stessi migranti e dei siciliani. Insieme al presidente nazionale dell' associazione Nuovi consumatori europei, Nunzio Vasta, in tempi non sospetti, già chiedevamo nei nostri esposti denuncia "se i salvataggi e gli arrivi dei migranti avessero un legame anomalo col business dell' accoglienza e dell' assistenza".

Adesso, per difendere le intuizioni di Zuccaro, siamo pronti a organizzare manifestazioni di popolo.

Ong e migranti, Travaglio su Zuccaro: “I politici prima lo chiamano per capire, poi gli dicono stai zitto”

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Di Mario Ventriglia

“Il problema dell’immigrazione non si risolverà con l’inchiesta del pm di Catania Carmelo Zuccaro” – Così il direttore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio a Otto e mezzo (La7), commenta il clamore suscitato dall’intervista del pm catanese. “I politici chiamano i procuratori per farsi spiegare quel che succede nel mediterraneo, poi quando il magistrato parla gli dicono di stare zitto, di parlare solo con gli atti. Il procuratore” – prosegue Travaglio – “Ha semplicemente detto che è in possesso dei rapporti di Frontex, in cui si evidenzia un crollo di richieste alle capitanerie di porto perché gli scafisti chiamerebbero direttamente alcune Ong, mettendosi d’accordo. Se adesso i trafficanti non si bagnano nemmeno i piedi perché dalla Libia chiamano l’Ong e a poche miglia c’è la consegna del carico, succede che il traffico rimane intoccabile e impossibile arrestare gli scafisti”

FONTE:http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/05/05/ong-e-migranti-travaglio-su-zuccaro-i-politici-prima-lo-chiamano-per-capire-poi-gli-dicono-stai-zitto/3564166/

La Guardia costiera libica dà ragione a Zuccaro: "Ong responsabili dell'aumento del flusso migratorio"

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Le organizzazioni non governative fanno credere ai migranti in Libia che verranno comunque soccorsi e questo li spinge a imbarcarsi aggravando la crisi. E le navi delle ong hanno più volte violato le acque territoriali libiche senza avvertire le autorità competenti. Sono le accuse alle ong formulate dal capo della Guardia Costiera libica per la regione centrale, Rida Aysa, che nel corso di un'intervista esclusiva ad Aki-Adnkronos International parla di "centinaia di migliaia di migranti clandestini" pronti a imbarcarsi per l'Europa, anche se "non esistono cifre precise. La maggior parte di questi migranti proviene dai Paesi dell'Africa orientale e occidentale, come Eritrea e Somalia".
Scrive Aki-Adnkronos International:
Aysa esprime "irritazione" nei confronti di queste ong affermando che "le organizzazioni presenti nel Mar Mediterraneo con la missione di salvare i migranti hanno dato loro ad intendere che saranno inevitabilmente soccorsi e questo ha aggravato la crisi, aumentando il numero di migranti". Il funzionario libico spiega quindi che "abbiamo comunicato tutto questo sia all'Ue sia ai comandanti dell'Operazione Sophia, che hanno manifestato irritazione verso queste organizzazioni, ma finora non hanno preso alcuna misura al riguardo".
Il militare aggiunge che "la Guardia Costiera libica ha fermato alcuni gommoni all'interno delle acque territoriali libiche, per poi imbattersi in alcune organizzazioni umanitarie che si sono lamentate del fatto che quei gommoni appartenevano a loro, benché non l'avessero comunicato alla Guardia Costiera, violando così le acque territoriali libiche".
Aysa ricorda l'episodio di un "gommone tedesco fermato a nord di al-Zawiyah (30 chilometri a ovest di Tripoli, ndr) che poi si è rivelato di proprietà di un'organizzazione umanitaria chiamata 'Sea Watch'", oppure del caso di "una nave allontanata con alcuni colpi di avvertimento per aver violato le acque territoriali libiche. Dopo essere saliti a bordo e averla ispezionata - prosegue Aysa - è emerso che apparteneva a 'Medici senza Frontiere'".
Quanto alle accuse rivolte alla Guardia Costiera libica di aver attaccato le navi delle ong, Aysa risponde che "tali imbarcazioni entrano in acque territoriali libiche senza avvisare la Guardia Costiera, che è l'organo preposto ad autorizzare questo e di conseguenza è logico rispondere per proteggere le nostre acque e le nostre coste".
"Quando le navi delle organizzazioni si fermano a 12 miglia dalla costa libica, in una zona visibile dalla costa, le loro luci notturne segnalano ai trafficanti che possono iniziare a imbarcare i migranti e questa è una delle cause delle ondate migratorie cui si assiste periodicamente", conclude Aysa.

Ong e trafficanti, il Csm sta con il pm di Catania Zuccaro: “Sostegno alle indagini”

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Il Csm: da noi ogni sostegno alle indagini di Zuccaro su migranti e Ong


Il Csm assicurerà «ogni sostegno possibile» al procuratore di Catania Carmelo Zuccaro perchè le sue indagini «possano svolgersi con la massima efficacia e celerità». Lo ha garantito il vice presidente Giovanni Legnini, dando conto delle decisioni del Comitato di presidenza. 

Il Comitato di presidenza «non intende affatto incidere sullo svolgimento delle investigazioni» da parte della procura di Catania, sottolinea una nota che riassume le decisioni prese. «Anzi intende impegnare l’organo di governo autonomo a offrire al procuratore Zuccaro ogni sostegno possibile (attingendo a tutte le risorse di cui dispone il Csm, compreso il ricorso a eventuali applicazioni), affinchè le indagini condotte dalla procura di Catania, così come quelle svolte da altri uffici inquirenti sulle medesime ipotesi investigative, possano svolgersi con la massima efficacia e celerità». 

Nondimeno, a fronte del «frequente ripetersi» di «dichiarazioni ed esternazioni» da parte di magistrati che hanno creato «sconcerto» nell’opinione pubblica, il Comitato di presidenza del Csm ha disposto l’apertura di pratiche per «definire con urgenza linee guida nel rapporto con i media» e regole che consentano di intervenire «con efficacia» contro chi viola i doveri di «moderazione e continenza».  

Zuccaro potrebbe essere chiamato a spiegare al Csm le sue parole sui presunti rapporti tra trafficanti di esseri umani e ong. Ma, almeno per ora, non corre il rischio di un trasferimento d’ufficio. Il Comitato di presidenza ha disposto l’acquisizione di atti, ma non l’apertura di una pratica per verificare l’eventuale incompatibilità di Zuccaro con il suo ruolo o con la sede in cui opera. Sulla convocazione del pm deciderà la Prima Commissione. In particolare, la Prima Commissione, secondo le indicazioni del Comitato di presidenza, «potrà valutare accuratamente i profili concernenti la modalità e i termini delle esternazioni del procuratore di Catania». E «in particolare, mediante l’eventuale audizione del procuratore Zuccaro si potranno attentamente vagliare l’opportunità e le scelte di comunicazione da questi compiute nei giorni scorsi». 

Il dossier di Frontex che accusa le Ong: "Chiamate dirette dai barconi". La replica: "Solo falsità"

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"Nel 90 per cento dei salvataggi eseguiti dalle navi delle Organizzazioni non governative nel 2017, le imbarcazioni coinvolte sono state individuate direttamente dalle Ong e soltanto in seguito è stata data comunicazione al centro operativo della Guardia costiera a Roma". Sarebbe questa una delle accuse contenute nel rapporto riservato di Frontex su cui sta indagando il procuratore di Catania,Carmelo Zuccaro, secondo quanto scrive il Corriere della Sera. Si tratta di 20 pagine, allegate al dossier principale, che si concentrano sull'attività svolta nel Mediterraneo da otto navi "private": "Sono i trafficanti che operano in Libia e la Guardia costiera operativa nell'area di Sabrata e di Az Zawiya a contattare direttamente le navi delle Ong che operano vicino alle acque territoriali della Libia".
Le associazioni, ricorda il quotidiano, hanno già respinto come "infamie" le contestazioni dell'organismo dell'Unione Europea specificando di aver "come unico obiettivo il salvataggio delle vite umane", ma proprio su questo si concentrano le verifiche disposte dal magistrato.
Nella relazione sono indicati i mezzi e le relative Ong: Sea Watch diSeaWatch.org che batte bandiera olandese e porta fino a 350 persone; Aquarius di Sos Mediterraneo/Medici senza frontiere di Gibilterra con una capienza di 500 persone; Sea Eye di Sea Watch.org dall'Olanda, fino a 200 persone; Iuventa di Jugendrettet.org bandiera olandese con 100 persone; Minden di Lifeboat Project tedesca per 150; Golfo Azzurro di Open Arms da Panama che porta fino a 500 persone; Phoenix di Moas con bandiera del Belize che ne imbarca 400; Prudence di Medici senza frontiere con bandiera italiana che è la più grande visto che ha 1.000 posti.
Gli analisti di Frontex - riporta il quotidiano - hanno esaminato le rotte seguite nel 2017 e si sono soffermati sulle modalità di avvicinamento alle acque libiche monitorando in particolare il periodo che va dal 13 al 27 marzo 2017. Ma hanno utilizzato anche "le informazioni provenienti dagli interrogatori dei migranti appena sbarcati, i report provenienti dagli apparati di intelligence di alcuni Stati". E sostengono che proprio in quell'arco di tempo "prima e durante le operazioni di salvataggio, alcune Ong hanno spento i transponder per parecchio tempo".
Secondo Frontex, in alcuni casi le modalità di salvataggio con cui agiscono le Ong possono interferire con le indagini. In particolare, il rapporto segnala il rischio che gli scafisti possano confondersi tra i migranti. L'accusa più pesante, però, resta quella delle chiamate dirette:
"I telefoni satellitari consegnati agli scafisti contengono la lista dei contatti con i numeri diretti delle navi delle Ong e i migranti vengono istruiti dai trafficanti a segnalare la propria posizione". Un'affermazione che i responsabili delle associazioni liquidano sdegnati: "I nostri obiettivi sono esclusivamente umanitari".
La pubblicazione - da parte del Corriere della Sera e del Messaggero - di alcuni passaggi del dossier di Frontex arriva parallelamente alla notizia - anticipata da Panorama e riportata oggi dal Fatto Quotidiano - della notizia di un'inchiesta aperta dalla Procura di Trapani su una Ong in particolare, indagata per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina per missione navale "umanitaria" non richiesta.
M5S: "Abbiamo ragione sulle Ong, chiedeteci scusa"
"Oggi due importanti quotidiani nazionali (Corriere e Messaggero) pubblicano stralci del rapporto su cui si basa l'indagine della Procura di Catania. Si tratta di un documento riservato di 20 pagine, datato 10 aprile e proveniente ancora una volta dall'agenzia europea Frontex. Il dossier dimostra che il MoVimento 5 Stelle ha ragione: sulle ONG bisogna continuare a indagare e bisogna rispettare e tutelare il lavoro di magistrati coraggiosi come il procuratore di Catania Zuccaro". Lo scrive il MoVimento 5 Stelle sul blog di Beppe Grillo. "Non solo. La Procura di Trapani avrebbe messo sotto inchiesta un'altra Ong aprendo un'indagine per favoreggiamento all'immigrazione clandestina per missione navale 'umanitaria' non richiesta. Il sospetto è che un'imbarcazione sarebbe entrata in azione senza un SOS dei potenziali naufraghi o una richiesta di intervento delle autorità italiane", prosegue il M5S. "Questi due episodi confermano una volta per tutte sia le denunce mosse dal procuratore di Catania Carmelo Zuccaro, sia le perplessità sollevate dal MoVimento 5 Stelle sull'argomento", conclude.

Moas, ecco conti e attività della Ong nel mirino del magistrato Zuccaro

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Di Lorenzo Bernardi
Come operano le Ong che soccorrono i migranti nel Mediterraneo centrale? Chi le finanzia? Dietro le loro attività ci sono davvero soltanto motivi umanitari oppure si nascondono interessi diversi? Sono le domande che in questi giorni si pongono politici e addetti ai lavori dopo le recenti dichiarazioni del procuratore catanese Carmelo Zuccaro (in foto), non troppo differenti e di minore portata rispetto al testo dell’audizione parlamentare tenuta a fine marzo dallo stesso magistrato nell’ambito dell’indagine conoscitiva avviata dal comitato Schengen. Zuccaro in particolare ha puntato i fari sulle entrate della ong Moas. Ecco tutti i dettagli della vicenda di sistema e sulla organizzazione non governativa in questione
I SOSPETTI DELLA PROCURA DI CATANIA
L’ipotesi della procura catanese, ribadita lo scorso 22 marzo dall’audizione di Zuccaro Parlamento, è che ci possano essere contatti diretti fra i trafficanti di uomini e le Ong. Più che un’ipotesi, per Zuccaro quei contatti sono una certezza. L’ha dichiarato apertamente ad Agorà, su Rai 3, aggiungendo che “a mio avviso alcune Ong potrebbero essere finanziate dai trafficanti. Un traffico che oggi sta fruttando quanto quello della droga. Forse la cosa potrebbe essere ancora più inquietante, il perseguimento da parte di alcune Ong di finalità diverse: destabilizzare l’economia italiana per trarne dei vantaggi”. Quali siano questi vantaggi non è stato specificato, e Zuccaro ha sottolineato di non avere elementi giudiziari per avviare un procedimento, anche perché le informazioni – provenendo da servizi segreti di Germania, Italia e Olanda – non sono utilizzabili dalla procura. Però è evidente che il ruolo delle Ong è da chiarire, come ha chiesto lo stesso ministro dell’Interno, Marco Minniti.
COME OPERANO LE ONG?
Tanto per cominciare, secondo un rapporto di Frontex, l’agenzia europea che si occupa di garantire la sicurezza ai confini dell’Ue, le Ong battono in maniera massiccia il Mediterraneo centrale a ridosso delle acqua libiche da poco, più o meno dallo scorso autunno. Sono nove: Save the children, Medici senza frontiere, Proactiva open arms, Sos Mediterranée, Jugend Rettet, Life Boat, Sea watch foundation, Sea-eye e Moas. Operano sostanzialmente pattugliando il mare alla ricerca di gommoni e carrette del mare. Una volta individuati, procedono ai soccorsi, anche se la modalità varia dai mezzi di cui dispongono. Le Ong che lavorano con grosse imbarcazioni caricano i migranti e li portano in salvo. Altre, più piccole, distribuiscono giubbotti di salvataggio e affiancano le barche in difficoltà in attesa di navi più grandi. Il problema, ha denunciato Zuccaro, è che sembra che alcune Ong si spingano in acque libiche, e pare che per farlo spengano il trasponder per evitare di venire individuate. Poi, una volta imbarcati i migranti, dalla Libia si dirigono verso l’Italia. L’altro problema è stato evidenziato anche Fabrice Leggeri, direttore esecutivo di Frontex. Il quale, qualche settimana fa, al quotidiano tedesco Die Welt, ha spiegato come gli scafisti, in alcuni casi, contattino direttamente le Ong. Le richieste di aiuto in teoria dovrebbero arrivare alla sala operativa della Guardia costiera, che dovrebbe inviare sul posto l’imbarcazione più vicina, non necessariamente di un Ong. In realtà i trafficanti, consapevoli della presenza delle Ong, punterebbero alla creazione di quello che Zuccaro chiama “un corridoio sicuro”. “La volontà di creare corridoi sicuri è certamente un dato oggettivo – ha argomentato il procuratore – Loro stanno creando oggi un corridoio che consente un accesso in Italia, che sicuramente è del tutto anomalo. Allora, io mi chiedo: è consentito a delle organizzazioni private di sostituirsi alle forze politiche e alle volontà delle nazioni nel creare questi corridoi e nello scegliere le modalità per creare questi corridoi?”. Una tesi, quella dei contatti diretti coi trafficanti, che comunque i rappresentanti delle Ong hanno smentito. E la portavoce di Frontex, ai microfoni di Rainewsha smentito anche che l’agenzia abbia mai accusato le organizzazioni di operare con i trafficanti.
CHI METTE I SOLDI?
C’è poi una seconda questione che gli inquirenti catanesi vogliono approfondire. E cioè: chi finanzia le Ong? La domanda, va da sé, è centrale per chi vuole far luce sulla presunta collaborazione fra Ong e trafficanti. Rispondere però è complicato, perché una consistente fonte di introiti delle organizzazioni arriva dal cinque per mille dei contribuenti. Eppure, questa è la convinzione degli inquirenti, capire chi sono i finanziatori delle Ong è un tassello importante per avere un’idea della situazione.
Ha detto Zuccaro al quotidiano la Repubblica: “Dai bilanci delle Ong che abbiamo acquisito è evidente che abbiano una disponibilità finanziaria enorme. Ora, se è giustificato che organizzazioni di comprovata solidità come Msf o Save the children possano contare su questa disponibilità, lo è molto di meno per altre. Stiamo lavorando per sapere chi sono questi finanziatori, se oltre quelli dichiarati ce ne sono altri e da dove provengono questi soldi. Che un’organizzazione come Moas possa spendere 400mila euro al mese è un dato che merita un approfondimento”.
FOCUS SU MOAS
“Fondata nel 2013, ha sede a Malta e dispone di due unità (navali, ndr) – ha detto Zuccaro al comitato Schengen – La Phoenix che batte bandiera del Belize, la Topaz Responder, che batte bandiera delle isole Marshall. Sono certamente sospetti i Paesi che danno bandiera a questi assetti navali”, ha detto Zuccaro in Parlamento. Sospetti derivanti dal fatto che i paesi in questione, citando sempre Zuccaro “non sono propriamente in prima fila per la collaborazione con le autorità giudiziarie”.
UNITA’ E COSTI
E poi, sempre su Moas, c’è il tema dei costi. “I costi mensili che si affrontano, compresi i soli costi di noleggio di due droni di ricognizione (usati per pattugliare i mari, ndr) ammontano a circa 400.000 euro – ha dichiarato Zuccaro – In questi costi non sono compresi, ovviamente, quelli per l’acquisto delle navi. Questi sono dati piuttosto approssimativi, ma che hanno un’approssimazione abbastanza affidabile”.
FONDATORI E FINANZIATORI
Zuccaro in Parlamento ha aggiunto: “Per quanto riguarda il MOAS, sappiamo che quelli che hanno finanziato questa ONG sono degli imprenditori italo-americani, Christopher e Regina Catrambone, i fondatori del MOAS. Sappiamo anche quali sono i loro principali sponsor, la stessa Schiebel, l’azienda austriaca che produce i droni di cui quest’organizzazione si avvale, Caritas Germany, Unique Maritime Group e così via. Sono i principali sponsor del MOAS”.
Sempre a proposito di finanziatori, si trova online un approfondimento del Giornale, secondo cui Moas avrebbe “ricevuto 500mila euro da Avaaz.org, la comunità riconducibile a Moveon.org, che a sua volta fa capo al “filantropo” George Soros”. Riscontri di questa donazione si trovano effettivamente su Avaaz.org.
LA REPLICA DEI VERTICI DI MOAS
Regina Catambrone, fondatrice di Moas, ha risposto in un’intervista sul Corriere. “Andate sul nostro sito (www.moas.eu). Ci sono tutti i conti degli anni precedenti pubblicati, con i costi delle varie missioni. Moas è finanziata privatamente. In primo luogo da mio marito e da me, che all’inizio abbiamo investito i nostri danari per l’acquisto della nave e non solo. Ma anche e soprattutto da moltissimi donatori che credono in quello che facciamo, nella nostra professionalità e correttezza, e che per questo decidono di contribuire alla nostra missione”.
Sul sito ci sono effettivamente i rendiconti degli anni scorsi. Si trovano, anche se con una certa difficoltà e tramite Google, quelli del 2015. Ma i finanziatori non sono indicati. Ci sono invece le entrate complessive, che ammontano a 5 milioni 704 mila euro, e le spese complessive, 4 milioni e 396mila euro.
Regina Catambrone, comunque, nell’intervista al Corriere ha rispedito al mittente ogni sospetto di collaborazione con gli scafisti. Sottolineando di essere mossa, come il marito, dalla volontà di aiutare i migranti disperati, ha ribadito che le operazioni di Moas “si sono sempre svolte sotto il coordinamento della Guardia costiera, nel pieno della legalità. Ben vengano le indagini della magistratura perché è giusto che le procure facciano il loro lavoro se c’è qualcosa di sospetto. Noi ci siamo sempre detti pronti a prestare la massima collaborazione e a rispondere a tutte le domande, quando queste arriveranno”.