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Il testamento di Gheddafi



Tripoli 5 Aprile 2011, testamento di Muhammar Gheddafi:
<Per 40 anni, o forse di più, ho fatto tutto quello che ho potuto per dare al popolo case, ospedali, scuole.
E quando avevano fame, gli ho dato cibo. Ho trasformato Bengasi da un deserto in terra fertile, ho resistito agli attacchi del cowboy Reagan quando, tentando di uccidermi, ha ucciso un’orfana, mia figlia adottiva, una povera bambina innocente.
Ho aiutato i miei fratelli e le mie sorelle africani con denaro per l’Unione Africana. Ho fatto di tutto per aiutare il popolo a comprendere il concetto di vera democrazia, nella quale i comitati popolari governano il nostro paese.
Per alcuni tutto questo non bastava mai, gente che aveva case di 10 stanze, abbigliamento e mobilio ricchi. Egoisti come sono, chiedevano sèmpre di più a spese degli altri, erano sempre insoddisfatti e dicevano agli Statunitensi e ad altri visitatori che volevano “democrazia” e “libertà”.
Non si volevano rendere conto che si tratta di un sistèma di tagliagole, dove il cane più grosso divora tutto. Si facevano incantare da queste parole, non rendendosi conto che negli Usa non c’erano medicine libere, ospedali liberi, case libere, istruzione libera, cibo garantito. Per costoro non bastava nulla che facessi, ma per gli altri ero il figlio di Gamal Abdel Nasser, l’unico vero leader arabo e musulmano che avessimo avuto dai tempi di Saladino, un uomo che restituì il Canale di Suez al suo popolo come io ho rivendicato la Libia per il mio popolo. Sono state le sue orme che ho cercato di seguire, per mantenere il mio popolo libero dal dominio coloniale, dai predoni che ci vorrebbero derubare.
Ora sono sotto attacco della più grande forza militare della storia. Il mio piccolo figlio africano, Obama, vuole uccidermi, togliere la libertà al nostro paese, le nostre libere abitazioni, la nostra libera medicina, la nostra libera istruzione, il nostro cibo sicuro, e sostituirlo con il ladrocinio stile Usa chiamato “capitalismo”. Ma noi tutti, nel Terzo Mondo, sappiamo cosa ciò significhi. Significa che le imprese governano i paesi, il mondo, e che i popoli soffrono.
Così per me non c’è alternativa, devo resistere e, se Allah vorrà, morirò seguendone la via, la via che ha arricchito il nostro paese di campi fertili, viveri, salute e ci ha perfino consentito di aiutare i nostri fratelli africani e arabi a lavorare qui con noi, nella Giamahiria libica.
Non desidero morire, ma se dovessi arrivarci, per salvare questa terra, il mio popolo, le migliaia di miei figli, che allora sia.
Lasciate che questo testamento sia la mia voce al mondo. Dica che mi sono opposto agli attacchi dei crociati Nato, alla crudeltà, al tradimento, all’Occidente e alle sue ambizioni colonialiste. Che ho resistito insieme ai miei fratelli africani, ai miei veri fratelli arabi e musulmani.
Ho cercato di fare luce. Quando altrove si costruivano palazzi, ho vissuto in una casa modesta e in una tenda. Non ho mai dimenticato la mia gioventù a Sirte, non ho sprecato le nostre ricchezze nazionali e, come Saladino, il nostro grande condottiero musulmano che salvò Gerusalemme per l’Islàm, ho preso poco per me…
In Occidente qualcuno mi ha definito “pazzo” e “demente”. Conoscono la verità, ma continuano a mentire. Sanno che la nostra terra è indipendente e libera, non soggetta al colonialismo. Sanno che la mia visione e il mio cammino sono sempre stati onesti e nell’interesse del mio popolo. Sanno che lotterò fino all’ultimo respiro per mantenerci liberi. Che Dio ci aiuti>
“La verità arriva sempre sola,
La verità non ha bisogno mai di scuse”
FONTE E ARTICOLO COMPLETO: http://www.politicamentescorretto.info/2018/11/26/quel-testamento-di-gheddafi-che-nessun-giornalista-del-sistema-vi-ha-mai-mostrato/

La Russia ha un piano per la Libia, un altro Gheddafi


Di Henry Meyer , Samer Al-Atrush e Stepan Kravchenko

La Russia ha un nuovo potenziale leader per la Libia. Il suo nome è Gheddafi.
Il figlio dell'ex dittatore, Saif al-Islam, questo mese è diventato l'ultimo di una lunga serie di libici per chiedere il sostegno di Mosca mentre il presidente Vladimir Putin intensifica il ruolo della Russia nello stato nordafricano ricco di energia.

Con gli Stati Uniti quasi del tutto assenti, il Cremlino vede un'apertura per diventare il principale intermediario in Libia, senza timone e diviso dopo la caduta e la morte di Muammar Gheddafi nel 2011. Probabilmente la Russia sarà incoraggiata in tale obiettivo dai piani statunitensi di ritirarsi dalla Siria .
Mosca è stata finora vista lanciare il proprio destino a Khalifa Haftar, un militare forte che controlla la maggior parte della produzione petrolifera ad est della Libia. Eppure la Russia sta costruendo tranquillamente legami con tutte le fazioni in competizione, secondo due diplomatici europei che studiano la strategia del Cremlino. Ciò la mette in condizione di beneficiare più di altri poteri esterni che supportano l'una o l'altra parte.

"L'Occidente ha fatto tutto il possibile per immergere questo paese nel caos. Ora tutte le parti in conflitto si fidano di Mosca "
Mentre ci sono importanti problemi per la richiesta di potere da parte di Saif al-Islam, per i russi, "il loro scenario migliore è quello di sostenere qualcuno del regime precedente, perché si conoscono bene e hanno avuto decenni di rapporti durante il governo di Gheddafi ", Ha detto Mohamed Eljarh, co-fondatore di Libya Outlook for Research and Consulting, un pensiero basato su Tobruk, grazie.

Per Putin, che condannò con rabbia la campagna militare a guida NATO che rovesciò la regola di quattro decenni di Gheddafi come una "crociata", ripristinando la Russia come un giocatore chiave in Libia dopo il suo intervento di successo in Siria avrebbe sostenuto il peso del suo paese a spese degli Stati Uniti. Apre inoltre la strada a contratti di ricostruzione del valore di miliardi di dollari, una quota delle maggiori risorse petrolifere africane e una possibile nuova base navale sul Mediterraneo.

"L'Occidente ha fatto tutto il possibile per immergere questo paese nel caos", ha detto Alexander Dynkin, capo dell'Istituto per l'economia mondiale e le relazioni internazionali, un gruppo di ricerca statale che consiglia il Cremlino. "Ora tutte le parti in conflitto si fidano di Mosca".


La Russia ha cambiato strategia in Libia lo scorso anno, secondo i diplomatici. Oltre a sostenere Haftar, Mosca ha fatto un sacco di sforzi nel corteggiare il governo rivale appoggiato dall'ONU a Tripoli e in altri centri di potere, compresa la regione occidentale di Misurata, hanno detto. Haftar è stato un assiduo frequentatore di Mosca dal 2016, ma il primo ministro Fayez al-Sarraj e altri alti funzionari libici si trovano regolarmente nella capitale russa.


La strategia del Cremlino sembra dare i suoi frutti. La Russia è in trattativa con la Libia per il riavvio di un contratto da 2,2 miliardi di euro ($ 2,5 miliardi) per costruire una linea ferroviaria ad alta velocità da Bengasi a Sirte, sospesa dalla scomparsa di Gheddafi. Anche i produttori russi della difesa che hanno perso 4 miliardi di dollari in accordi di armi in Libia stanno guadagnando terreno. La Libia sta invece acquistando 1 milione di tonnellate di grano russo per 700 milioni di dollari.

Anche gli interessi energetici russi stanno avanzando. Il CEO di Libyan National Oil Corp. Mustafa Sanalla si è recato a Mosca in ottobre per i colloqui con Gazprom PJSC e Tatneft PJSC sul rilancio di progetti libici risalenti all'era di Gheddafi. Rosneft PJSC ha accettato di investire in esplorazione e produzione in Libia e di acquistare greggio. Tutti si occupano esclusivamente di NOC di Tripoli, nonostante i legami Haftar di Mosca, perché solo lui ha il diritto di stipulare accordi stranieri.

"Il sostegno mostrato da NOC dai leader politici e commerciali russi dimostra la forza delle nostre prospettive future", ha detto Sanalla a Bloomberg.
Mentre la Russia approfondisce il suo impegno, il ritiro globale del presidente Donald Trump, il più recente in Siria, rischia di lasciare alla deriva gli Stati Uniti. Né la Russia né gli Stati Uniti hanno ambasciate funzionanti in Libia, le operazioni americane sono state sospese dopo che l'ambasciatore americano è stato ucciso nel 2012 durante un attacco armato contro il complesso diplomatico a Bengasi. Eppure il mese scorso, mentre l'amministrazione Trump lavorava a una  nuova strategia per l'Africa , gli Stati Uniti  inviò  il segretario alla vicepresidenza per gli affari del Vicino Oriente David Satterfield a una conferenza sulla Libia ospitata dal governo italiano; La Russia ha inviato il primo ministro Dmitry Medvedev.

Il coinvolgimento della Russia in Libia risale al 1969, quando Gheddafi salì al potere come un ufficiale militare di 27 anni in un colpo di sangue contro la monarchia sostenuta dall'Occidente. L'Unione Sovietica e il suo stato successore russo armarono il regime di Gheddafi, ma dopo il suo rovesciamento la Libia si disintegrò in fazioni rivali con il governo centrale incapace di controllare persino la capitale.
Durante il salasso, Saif al-Islam, 46 anni, che ha studiato alla London School of Economics and Political Science, è stato catturato, processato e poi liberato a metà 2017 dai ribelli che hanno fatto cadere e ucciso suo padre.
"Nessuna delle due parti può permettersi di opporsi o di rifiutarsi di parlare con la Russia"

I rappresentanti russi sono entrati in contatto con l'erede un tempo poco dopo il suo rilascio e hanno parlato con video-link, con lui che parlava da una località segreta, ha detto una persona a Mosca con la conoscenza della politica libica. Il ministero degli Esteri ha rifiutato di commentare.
Un rappresentante del figlio di Gheddafi ha incontrato il vice ministro degli Esteri Mikhail Bogdanov all'inizio di dicembre, consegnando una lettera a suo nome con saluti a Putin e al governo russo, spiegando la sua visione politica per la Libia e chiedendo sostegno politico.

La visita del suo emissario non fu la prima. Il figlio di Gheddafi sta cercando in Russia l'aiuto finanziario e la mediazione con altri centri di potere libici per sostenere la sua offerta di diventare presidente, ha detto la persona.
Saif al-Islam potrebbe scegliere di candidarsi alle elezioni nazionali che le Nazioni Unite vogliono tenere l'anno prossimo sotto il suo ultimo piano per unificare il paese, anche se è ricercato dalla Corte penale internazionale con accuse dal 2011 tra cui  due capi di crimini contro l'umanità . Haftar ha anche le sue ambizioni presidenziali come altri politici libici, e la Russia non ha ancora deciso di sostenere un particolare candidato, ha detto la persona.
Dati i vincoli legali, con i procuratori di Tripoli che stanno cercando il suo arresto, "è difficile vedere come Saif al-Islam possa tornare in patria" a meno che la questione non venga risolta attraverso un più ampio processo di riconciliazione nazionale, ha detto Eljarh of Libya Outlook. I russi però stanno "mantenendo aperte le loro opzioni", ha detto.

Con Haftar di 75 anni e in cattive condizioni di salute, il figlio di Gheddafi potrebbe ottenere il sostegno della Russia se vi è un consenso tra i libici, ha detto Maria Al Makahleh, un'esperta del Medio Oriente presso il Valdai Club supportato dal Cremlino. Lev Dengov, un inviato russo in Libia, ha detto a novembre che il suo governo era in contatto con Saif al-Islam, descrivendolo come "un partecipante al processo politico" che ora è "molto ottimista" riguardo alle sue prospettive.

Un'altra speranza, Aref Ali Nayed, un politico libico visto vicino a Haftar che ha dichiarato la sua candidatura alla presidenza, ha visitato Mosca due volte da settembre per colloqui con alti funzionari. L'obiettivo era "incoraggiare i russi a svolgere un ruolo attivo", ha detto Nayed, ex ambasciatore libico negli Emirati Arabi Uniti, al telefono da Londra. "Sento veramente di essere in una situazione di stallo nel processo politico. Credo di poter essere una figura unificante. "

All'interno della Libia, Ramzan Kadyrov, leader della regione cecena principalmente musulmana, ha promosso contatti non ufficiali da quando ha assicurato il rilascio di marinai russi detenuti nel paese nel 2015. È in contatto sia con Tripoli che con importanti forze tribali in altre parti della Libia.
Nell'est, dove domina l'esercito nazionale libico di Haftar, il personale militare russo sta fornendo addestramento e manutenzione delle armi, mentre ci sono indicazioni che le forze speciali russe sono state inviate e hanno preso parte alle operazioni lì, hanno detto due funzionari occidentali. Nella competizione per il futuro del Paese, "la Russia ha un vantaggio principale - Haftar", ha detto Konstantin Malofeev, un uomo d'affari russo e Putin alleato con contatti in Libia.

La Russia deve ancora affrontare ostacoli significativi nel trattare con fazioni armate libiche incapaci di concordare su come condividere il potere. Il quadro è ulteriormente confuso da altri attori esterni, con l'Italia e il Qatar visti scommettere su Tripoli, e gli Emirati Arabi Uniti, l'Egitto e la Francia schierati con Haftar.

Sfruttando le sue scommesse e mantenendo aperti i canali di comunicazione a tutte le parti, la Russia sta assicurando che beneficerà "indipendentemente dal vincitore del conflitto o dall'accordo di pace in atto", ha affermato Riccardo Fabiani, esperto in Medio Oriente e Nord Africa presso Energy Aspects . In Libia "nessuna delle due parti può permettersi di opporsi o rifiutarsi di parlare con la Russia", ha detto.


Bloomberg, 20 Dicembre 2018

TRADUZIONE DI OSSERVATORIO EUROASIATICO

LIBIA,liberato il figlio di Gheddafi Saif

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Di Salvatore Santoru

In Libia è stato recentemente liberato Saif Gheddafi.
Stando ai media internazionali,tra cui "La Stampa"(1),le "milizie di Zintan, che lo detenevano in un carcere nella cittadina a Sud-ovest di Tripoli, lo hanno rilasciato dopo che il Parlamento di Tobruk ha votato un’amnistia che riguarda anche i famigliari di Gheddafi."

NOTA E PER APPROFONDIRE:

(1)http://www.lastampa.it/2017/06/11/esteri/libia-il-figlio-di-gheddafi-stato-liberato-MDhfh32ki432e1C43mG3eM/pagina.html

Libia, la miopia di quelli che gioivano per la caduta di Gheddafi

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Di Domenico Ferrara

"Se non aiutate la Libia, voi avrete Al Qaeda a 50 km dai confini dell’Europa". Ancora una volta, l'ultima profezia di Gheddafi rimbomba nelle orecchie di coloro che hanno voluto la sua caduta.
Ora che la strage di Manchester ha messo in luce un filo rosso che la collega a Tripoli e che mette in relazione il kamikaze Abedi con il network jihadista di Al Qaeda, il dubbio che qualche errore (almeno di miopia) sia stato commesso riaffiora. Anche il ministro dell'Interno, Marco Minniti, è stato esplicito: "Emerge per la prima volta un link diretto con la Libia". Nel marzo 2015 l'allora ministro degli Esteri sentenziava: "La Libia è il focolaio del terrorismo". Adesso, tutti a dire che bisogna intervenire lì, non solo contro la piaga del terrorismo ma anche contro l'invasione di migranti.
Eppure, quando venne decretata la fine di Gheddafi erano tutti a brindare e a festeggiare la nuova era del paese. Nel 2011 i vertici Ue, il presidente della Commissione Josè Manuel Barroso e il presidente permanente del Consiglio Herman Van Rompuy a ''riferita morte'' del raìs chiosavano: “È la fine di un'era di dispotismo e repressione della quale il popolo libico ha sofferto troppo a lungo''. È la stessa Ue che per anni non ha mosso un dito per aiutare i paesi colpiti dall'invasione dei barconi e che ora prova a sanare le ferite. Il principale artefice dei bombardamenti in Libia, Nicholas Sarkozy, parlava di “una nuova pagina per il popolo libico, quella della riconciliazione nell'unità e nella libertà, la liberazione di Sirte deve segnare, insieme con gli impegni presi dal Consiglio nazionale di transizione, l'inizio del processo avallato dal Cnt per stabilire in Libia un regime democratico nel quale tutte le componenti del paese avranno il loro posto e in cui le liberta' fondamentali saranno garantite''.
L'altra artefice, Hillary Clinton, gli faceva eco: “Inizia una nuova era per la Libia. La nostra speranza è che la nuova democrazia voluta dai libici possa realizzarsi seriamente''. Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, inviava al presidente del Consiglio Nazionale Provvisorio della Libia, Mustafa Abd Al-Jalil, il seguente messaggio: ''Ho appreso con soddisfazione la notizia della formazione di un governo transitorio in Libia, nel pieno rispetto del calendario previsto dal Consiglio Nazionale Provvisorio con l'obiettivo di aprire il paese ad un futuro prospero e democratico. L'Italia è vicina all'amico popolo libico in questa decisiva fase della sua storia, nello spirito di un rinnovato impegno a operare assieme per lo sviluppo delle relazioni fra i nostri due paesi e per la stabilita' e la crescita della comune regione mediterranea''. Prima aveva spinto (per non dire obbligato) il nostro paese a entrare nella coalizione anti Gheddafi spiegando che l'Italia non può rimanere indifferente alla repressione della libertà in Libia e non può lasciar calpestare il risorgimento arabo. L'allora presidente della Camera, Gianfranco Fini, era della stessa opinione: "Inizia un nuovo assetto politico, una nuova fase di collaborazione tra Libia, gli altri paesi e il nostro paese. Bisgogna essere fiduciosi ma anche tenere presente che ci sono molte incognite su quello che, esaurita la parentesi gheddafiana, sarà il futuro della Libia”. Angela Merkel gongolava: “'La strada è libera adesso per un nuovo inizio politico nella pace''. Di pace non si vede l'ombra. Anzi, la Libia è diventata un terreno fertile per jihadisti, fazioni e scafisti. "Il mio più grande errore è stato di non aver avuto un piano per cosa fare in Libia", ammise Barack Obama un anno fa.

QUELLA 'PROFEZIA' DI GHEDDAFI SUL TERRORISMO ISLAMISTA: 'CI SARA' LA JIHAD IN EUROPA'

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Di Salvatore Santoru

La strage di Manchester riporta alla mente la situazione dell'attuale Libia e la guerra del 2011.
Ciò sia perché lo stragista Salman Abedi è di origine libica e sia perché Gheddafi aveva previsto questa situazione, e bisogna tener presente che lo stesso Abedi è cresciuto e si è formato in un'ambiente islamista radicalmente ostile a Gheddafi.

Per intendersi,certamente Gheddafi non era un santo o un presidente modello della democrazia e sicuramente ne ha fatto di cotte e crude ma bisogna dire che aveva assai ragione sulla situazione che si sarebbe creata dopo la guerra e sul fatto che la Libia sarebbe potuta passare dalla padella alla brace.



Su questo punto,è interessante ricordare un'intervista che lo stesso rais libico lasciò al Corriere Della Sera a marzo del 2011 e che venne nuovamente diffusa nel 2015 dai media e dal web,compreso questo blog(1).

Nell'intervista Gheddafi sostenne che la guerra in Libia avrebbe portato a una forte avanzata del terrorismo islamista e che,inoltre, vi sarebbe stata "una jihad nel Mediterraneo", e si sarebbe tornato "ai tempi di Barbarossa, dei pirati, degli Ottomani che imponevano riscatti sulle navi".

NOTA:

(1)https://informazioneconsapevole.blogspot.it/2015/02/le-profezie-di-gheddafi-sul-futuro.html

I 10 MOTIVI PER CUI E' STATA FATTA LA GUERRA CONTRO LA LIBIA DI GHEDDAFI

1) – Il primo satellite africano RASCOM-1
Fu la Libia di Gheddafi ad offrire la prima vera rivoluzione in Africa dei tempi moderni: assicurando la copertura universale del continente per telefonia, televisione, radio e molte altre applicazioni come telemedicina e istruzione a distanza; per la prima volta, una connessione a basso costo diventava disponibile nel continente, anche nelle zone rurali, con il sistema del ponte radio WMAX. La storia inizia nel 1992, quando 45 Paesi africani crearono la società RASCOM per avere un satellite africano e ridurre i costi di comunicazione nel continente. Le chiamate da e verso l’Africa allora avevano le tariffe più costose del mondo, perché c’era una tassa di 500 milioni di dollari che l’Europa incassava ogni anno dalle conversazioni telefoniche, anche all’interno dei Paesi africani, per il transito dei satelliti europei come Intelsat. Il satellite africano costava solo 400 milioni da pagare una sola volta, senza mai più pagare 500 milioni di affitto all’anno. Quale banchiere non finanzierebbe un progetto del genere, ma l’equazione più difficile fu: come lo schiavo si sbarazza dello sfruttamento servile dal padrone se cerca aiuto da quest’ultimo per raggiungere questo obiettivo? Così, Banca mondiale, Fondo monetario internazionale, Stati Uniti, Unione europea ingannarono questi Paesi per 14 anni. Nel 2006, Gheddafi pose fine all’inutile agonia dell’elemosina dai presunti benefattori occidentali che praticano prestiti a tassi usurari; la Guida libica mise sul tavolo 300 milioni di dollari, la Banca di Sviluppo africana 50 milioni, la Banca per lo Sviluppo dell’Africa occidentale 27 milioni, così l’Africa dal 26 dicembre 2007 ebbe il suo primo satellite per telecomunicazioni della storia. Nel processo, Cina e Russia s’inserivano, questa volta vendendo la loro tecnologia e permettendo il lancio di nuovi satelliti sudafricani, nigeriani, angolani, algerini e anche di un secondo satellite africano, lanciato nel luglio 2010. Ci aspettiamo per il 2020 il primo satellite al 100% tecnologicamente costruito sul suolo africano, in particolare in Algeria. Il satellite competerà con i migliori del mondo, ma a un costo 10 volte inferiore, una vera e propria sfida. Ecco come un piccolo semplice gesto simbolico di 300 milioni può cambiare la vita di un intero continente. La Libia di Gheddafi è costata all’occidente non solo 500 milioni di dollari all’anno, ma miliardi di dollari di debito ed interessi che tale debito avrebbe generato all’infinito e in modo esponenziale, mantenendo il sistema occulto per spogliare l’Africa.
2) – Base monetaria dell’Africa, Banca centrale africana, Banca di investimenti africana
I 30 miliardi di dollari sequestrati da Obama appartengono alla Banca centrale libica, previsti dalla Libia per la creazione della federazione africana attraverso tre progetti faro:3) – Banca di investimenti africana a Sirte, in Libia e creazione nel 2011 del Fondo monetario africano con capitale di 42 miliardi di dollari a Yaounde,
4) – Banca centrale africana ad Abuja, in Nigeria, la cui prima emissione monetaria africana significava la fine del franco CFA attraverso cui Parigi domina alcuni Paesi africani da 50 anni.
5) – E’ comprensibile dunque ancora una volta la rabbia di Parigi contro Gheddafi. Il Fondo monetario africano doveva sostituire eventualmente tutte le attività sul suolo africano con cui il Fondo monetario internazionale, con solo 25 miliardi di dollari di capitale, ha saputo piegare un intero continente con privatizzazioni discutibili, obbligando i Paesi africani a passare dai monopoli pubblici a quelli privati. Sono gli stessi Paesi occidentali che chiesero di divenire membri del Fondo monetario africano e, unanimemente, il 16-17 dicembre 2010 a Yaounde gli africani respinsero tali lussuriosi, decidendo che solo i Paesi africani fossero membri del FMA.
I cinque fattori che motivarono Nicolas Sarkozy a combattere la guerra contro la Libia, secondo David Ignatius del Washington Post, “Blumenthal ricevette le informazioni sulla Libia da un ex-agente della CIA:
6) – Desiderio di una maggiore quota di petrolio libico;
7) – Aumentare l’influenza francese in Nord Africa;
8) – Migliorare la situazione politica interna in Francia;
9) – Offrire all’esercito francese la possibilità di ripristinare la sua posizione nel mondo;
10) – Rispondere alle preoccupazioni dei suoi consiglieri sui piani a lungo termine di Gheddafi per soppiantare la Francia come potenza dominante in Africa occidentale”.
Su quest’ultimo punto, il memorandum menziona l’esistenza del tesoro di Gheddafi, 143 tonnellate d’oro e quasi altrettanto di argento, trasferite da Tripoli a Sabha nel sud della Libia, una quindicina di giorni dopo l’avvio dell’operazione militare. “Quest’oro fu accumulato prima della ribellione e aveva lo scopo di creare della valuta panafricana supportata dal dinaro d’oro libico. Questo piano doveva fornire ai Paesi africani francofoni l’alternativa al franco CFA“.
Traduzione di Alessandro Lattanzio per https://aurorasito.wordpress.com

PRODI BOCCIA L'UE SUI MIGRANTI E RIABILITA GHEDDAFI

Di Gabriele Bertocchi
L'Unione Europea, di fronte al problema e alla sfida dell'immigrazione, "deve avere una politica unica : l'immigrazione c'era anche prima delle guerre, ma era in qualche modo guidata, un fenomeno gestito , adesso con le guerre di Siria e Libia ha creato paura, è diventata una tragedia": lo ha detto l'ex premier Romano Prodi a margine della visita alMeeting di Rimini. Non solo: "L'Europa sul tema immigrazione grande parte del futuro se lè già giocato".
"Quando penso che la guerra di Libia sta durando più della seconda guerra mondiale , ci rendiamo conto dei ritardi che abbiamo - ha fatto notare l'ex premier - mentre su un problema così concentrato un'Europa unita avrebbe potuto costruire qualcosa di nuovo. Oggi - ha ribadito - penso a questo" . "Sulla Siria, la Germania è riuscita in qualche modo a gestirla - ha spiegato ancora il presidente della Commissione Europea - l'Europa ha abbandonato noi Italia: adesso - ha concluso Prodi - c'è un'unica via di transito non regolata e noi abbiamo questa enorme responsabilità umana , perchè è il nostro prossimo, ma è un peso molto difficile da portare sulle spalle"

"Quando c'era Gheddafi, c'era uno Stato"

Sembra addirittura rimpiangere il governo del Rais Gheddafi: "Quante volte Gheddafi ha minacciato di mandare i barconi? - ha ricordato Prodi - Tantissime volte, ma non lo ha mai fatto perchè c'era uno Stato, si discuteva, si gestiva il problema. Oggi dobbiamo fare questa pace e cominciare a gestirla e poi c'è il problema di investire in Africa, investire non dare aiuti ma coinvolgere l'Africa in un cammino economico". Secondo Prodi, "l'immigrazione è sempre stata parte del mondo, lo è ancora. Oggi c'è in più una immigrazione incontrollata. Abbiamo avuto due guerre, Siria e Libia e la gente ha paura: c'è immigrazione - ha concluso - e c'è paura insieme".

Gheddafi, la richiesta di auto ad Israele e il rifiuto del sostegno: alcune riflessioni geopolitiche

 

Di Salvatore Santoru

Secondo quanto rivelato dal "Times of Israel", Gheddafi avrebbe richiesto aiuto ad Israele per fermare i raid della coalizione atlantica in Libia ma la sua proposta fu rifiutata(1). 
Il defunto leader libico sperava in un'aiuto diplomatico da parte delle autorità israeliane, che avrebbero potuto fermare i raid utilizzando le relazioni diplomatiche con USA e Francia, i due paesi maggiormente coinvolti nell'intervento libico. 

Analizzando la ragione di tale rifiuto, non si può non pensare a questioni di interesse geopolitico e diplomatico.
Difatti, non è improbabile che il rifiuto operato dalle autorità dello stato ebraico sia stato motivato da un'eventuale "paura" di perdere il supporto degli Stati Uniti e al venir meno di un buon rapporto con la Francia(paese con cui Israele ha ultimamente diverse frizioni), tenendo conto che sia il supporto statunitense che un buon rapporto con la Francia risultano fondamentali per la stabilità geopolitica dello stato ebraico.

NOTE:
(1)http://informazioneconsapevole.blogspot.it/2016/04/prima-di-essere-ucciso-gheddafi-aveva.html

FOTO:http://www.fanpage.it

Prima di essere ucciso, Gheddafi "aveva chiesto aiuto a Israele"

(askanews)Il defunto leader libico Muhammar Gheddafi aveva chiesto aiuto a Israele per fermare i raid aerei della Francia e degli Stati Uniti durante la rivolta del 2011 che ha portato alla caduta del regime di Tripoli e l'uccisione dello stesso colonnello. E' quanto rivela il quotidiano "Times of Israel" che cita un servizio della Radio dell'esercito israeliano trasmesso mercoledì scorso.
Secondo queste rivelazioni, Gheddafi avrebbe inviato a Israele un emissario "di un paese terzo", che non viene indicato, per chiedere a nome del colonnello "un aiuto diplomatico". Insomma, Gheddafi, secondo la Radio "voleva che il governo israeliano ricorresse alle sue relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti e la Francia per fermare la campagna aerea lanciata dal patto atlantico contro le forze armate del regime libico".
L'emissario di Gheddafi avrebbe anche "avveritito" gli israeliani che "la caduta del regime avrebbe potuto esporre la Libia e l'Europa a pericoli".
Secondo quanto scrive Times of Israele "Dopo una rapida valutazione, le autorità israeliane hanno deciso di non agire".

Obama: caos in Libia colpa della Gran Bretagna e della Francia

Obama: caos in Libia colpa della Gran Bretagna e della Francia

Barack Obama critica David Cameron e Nicolas Sarkozy per l'operazione in Libia contro Gheddafi nel 2011 inserendo, per questo brutto capitolo, Regno Unito e Francia tra gli alleati "scrocconi" degli Usa. Il leader Usa dice che il Paese nordafricano è "nel caos" e definisce un "errore" il suo sostegno all'intervento Nato, dovuto all'erronea convinzione che Londra e Parigi si sarebbero presi una maggiore responsabilità nella gestione post militare.

Obama: caos in Libia colpa della Gran Bretagna e della Francia
Ma Cameron, afferma Obama in una intervista all'Atlantic magazine, fu distratto da altre questioni mentre Sarkozy "voleva strombazzare la sua partecipazione alla campagna aerea nonostante il fatto che avevamo spazzato via tutte le difese aeree".

"Quando torno indietro e mi chiedo cosa è andato storto, c'è spazio per le critiche perché avevo più fiducia che gli europei, data la vicinanza alla Libia, investissero nel follow-up (assistenza)".

Obama ritiene che gli Usa abbiano eseguito quel piano "al meglio di quanto potevo aspettarmi: abbiamo ottenuto un mandato Onu, costruito una coalizione, costataci un miliardo di dollari, che non è molto quando affronti operazioni militari. Abbiamo evitato vittime civili su larga scala, prevenuto quello che quasi sicuramente sarebbe stato un conflitto civile prolungato e sanguinario".

"E nonostante tutto ciò, la Libia è un caos", ammette Obama, riconoscendo che il piano di intervento, suggerito dal suo entourage, compresa Hillary Clinton, "non ha funzionato". Gli Usa pagarono l'intervento anche con l'attacco alla loro ambasciata a Bengasi nel quale rimasero uccisi quattro americani, tra cui l'ambasciatore.

I motivi dell'intervento Usa - Ma perché Washington decise di invischiarsi in Libia vista la reticenza del presidente a farsi coinvolgere militarmente quando la sicurezza nazionale non è minacciata direttamente? "L'ordine sociale in Libia era andato in fumo", risponde Obama, facendo riferimento alla situazione di allora. "L'opzione numero uno era non fare nulla e c'era qualcuno nell'amministrazione che disse che non era un nostro problema per quanto la situazione libica fosse tragica. Il modo a cui guardai alla situazione allora fu che sarebbe diventato un nostro problema se fossero esplosi in Libia un caos totale e una guerra civile".
Le divisioni interne nel Paese - Obama punta poi il dito anche contro dinamiche interne alla nazione nordafricana: "Il grado di divisione tribale in Libia si è rivelato maggiore di quanto i nostri analisti si attendessero e la nostra capacità di avere delle strutture in loco per avviare attività di training e per fornire risorse è venuta rapidamente meno". La Libia insomma ha dimostrato come gli Usa debbano evitare il Medio Oriente: "Non dovremmo impegnarci a governare il Medio Oriente e il Nord Africa", ha detto recentemente Obama a un senatore. "Sarebbe un errore di base", ricorda l'Atlantic.
Insomma, gli Usa "non devono essere sempre quelli che stanno in prima linea". E in Libia "l'ironia è che, proprio per evitare che gli Stati europei e arabi ci tirassero per la giacca mentre portavamo avanti la lotta abbiamo insistito che, per definizione," fossero loro a guidare la missione per rimuovere Gheddafi.

FONTE:http://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/obama-caos-in-libia-colpa-della-gran-bretagna-e-della-francia_2164492-201602a.shtml

Clamorosa intercettazione: la guerra di Sarkozy a Gheddafi e all’Italia

Sono oramai note – ai più avveduti – le vere ragioni dell’attacco a Gheddafi del 2011 da parte di Sarkozy e Blair e della NATO, al fianco di una titubante ma obbediente Italia, attacco militare che portò alla morte del dittatore libico e all’attuale caos di tipo ‘irakeno’ alle porte di casa nostra. Ragioni che non vengono certo spiegate sui TG e sulla stampa mainstream, in questo vergognoso regime europeo che sacrifica le nostre libertà e i nostri interessi nazionali in nome dell’ideologia e degli interessi di un’élite transnazionale.
Elite che non esitano a scatenare guerre con centinaia di migliaia di morti, a fabbricare prove e creare pretesti per abbattere governi stranieri, a bombardare per lustri popolazioni civili in plaghe remote, a creare imperi del male per procura come Daesh e poi ritirarsi magari a vita privata senza rendere conto a nessun tribunale. Nuove potenze coloniali, ancora peggiori se possibile di quelle ottocentesche.
Le vere ragioni dell’ennesimo disastro geopolitico in terre di petrolio – in sintesi, un attacco all’Italia e ai nostri interessi per mano degli ‘alleati’ francesi e inglesi – sono però note oggi in maniera completa attraverso alcune delle 3.000 email di Hillary Clinton pubblicate dal Dipartimento di Stato il 31 dicembre scorso su ordine di un tribunale.
Email che delineano con chiarezza il quadro geopolitico ed economico che portò la Francia e il Regno Unito alla decisione di rovesciare un regime stabile e tutto sommato amico dell’Italia: due terzi delle concessioni petrolifere nel 2011 erano dell’ENI, che aveva investito somme considerevoli in infrastrutture e impianti di estrazione trattamento e stoccaggio. Ricordiamo che la Libia è il maggior paese produttore africano, e che l’Italia era la principale destinazione del gas e del petrolio libici.
Non troverete traccia di queste mail, come detto, nella stampa di regime eurocolonizzatrice né in quella eurosottomessa di casa nostra. E nemmeno delle telefonate di Blair, nelle quali  Gheddafi aveva messo in guardia del rischio di un nuovo Iraq alle porte dell’Europa in caso di sua caduta. Profezia puntualmente avverata.
Scenari Economici ve ne dà notizia in anteprima italiana.
La email UNCLASSIFIED U.S. Department of State Case No. F-2014-20439 Doc No. C05779612 Date: 12/31/2015  inviata il 2 aprile 2011 dal funzionario Sidney Blumenthal (stretto collaboratore prima di Bill e poi di Hillary) alla allora segretaria di stato USA Hillary Clinton, dall’eloquente titolo “France’s client & Qaddafi’s gold”, racconta i retroscena dell’intervento franco-inglese.
Li sintetizziamo qui.
  • La Francia ha chiari interessi economici per l’attacco alla Libia.
  • Il governo francese ha organizzato le fazioni anti-Gheddafi alimentando inizialmente i capi golpisti con armi, denaro, addestratori delle milizie (anche quelle sospette di legami con Al-Qaeda), intelligence e forze speciali al suolo.
  • Le motivazioni dell’azione di Sarkozy sono soprattutto economiche e geopolitiche, e il funzionario USA  le riassume in 5 punti:
1. Il desiderio di Sarkozy di ottenere una quota maggiore della produzione di petrolio della Libia (a danno dell’Italia, NdR),
2. Aumentare l’influenza della Francia in Nord Africa
3. Migliorare la posizione politica interna di Sarkozy
4. Dare ai militari un’opportunità per riasserire la posizione di potenza mondiale della Francia
5. Rispondere alla preoccupazione dei suoi consiglieri circa i piani di Gheddafi per soppiantare la Francia come potenza dominante nell’Africa Francofona.
Ma la stessa mail illustra un altro pezzo dello scenario dietro all’attacco franco-inglese, se possibile ancora più stupefacente, anche se alcune notizie in merito circolarono già all’epoca.
La motivazione principale dell’attacco militare francese fu il progetto di Gheddafi di soppiantare il Franco francese africano (CFA) con una nuova valuta pan-africana.
In sintesi Blumenthal dice:
  • Le grosse riserve d’oro e argento di Gheddafi, stimate in “143 tonnellate d’oro e una quantità simile di argento”, pongono una seria minaccia al Franco francese CFA, la principale valuta africana.
  • L’oro accumulato dalla Libia doveva essere usato per stabilire una valuta pan-africana basata sul dinaro d’oro libico
  • Questo piano doveva dare ai paesi dell’Africa Francofona un’alternativa al franco francese CFA
  • La preoccupazione principale da parte francese è che la Libia porti il Nord Africa all’indipendenza economica con la nuova valuta pan-africana.
  • L’intelligence francese scoprì un piano libico per competere col franco CFA subito dopo l’inizio della ribellione, spingendo Sarkozy a entrare in guerra direttamente e bloccare Gheddafi con l’azione militare.

SarkoLibia

La nobile dottrina del “Responsibility to Protect” (R2P) diffusa a beneficio del pubblico europeo fu quindi – secondo Blumenthal – solo uno schermo per coprire la vera motivazione dell’attacco a Gheddafi: l’oro delle sue riserve e gli interessi economici francesi in Africa. Si noti infatti che la “protezione di vite civili” è totalmente assente dai rapporti diplomatici. Altra mail rilevante qui soprattutto sugli aspetti militari.
Sarebbe interessante capire dove sono le riserve auree di Gheddafi, insieme a valuta e diamanti.
Per finire con un dettaglio minimo ma significativo notiamo l’accenno di Sid Blumenthal  a “l’occasionale emissario di Sarkozy, intellettuale e auto-promotore Bernard Henri-Levy, considerato dagli esponenti della NLC (National Libyan Council, fazione libica anti-Gheddafi finanziata e addestrata dalla Francia, NdR) un personaggio a metà utile e a metà ridicolo”. La triste vicenda del fondatore della Nouvelle Philosophie, auto-proclamato difensore dei diritti umani, come parabola dell’estinzione dell’intellighenzia progressista europea sostituita dagli ideologi del mercato e dell’iperfinanza e degli interessi delle élite.

Le mail segrete sulla morte di Gheddafi



Di Mario Valenza

Il 31 dicembre scorso, su ordine di un tribunale, sono state pubblicate 3000 email tratte dalla corrispondenza personale di Hillary Clinton, transitate sui suoi server di posta privati anziché quelli istituzionali, mentre era Segretario di Stato.
Da queste mail emergerebbero alcuni particolari sulla fine di Gheddafi. A rivelare il contenuto delle mail è il blog Scenari Economici.
Ecco qui il sunto di quelle mail: "La Francia ha chiari interessi economici in gioco nell’attacco alla Libia. Il governo francese ha organizzato le fazioni anti-Gheddafi alimentando inizialmente i capi golpisti con armi, denaro, addestratori delle milizie (anche sospette di legami con Al-Qaeda), intelligence e forze speciali al suolo". Le motivazioni dell’azione di Sarkozy sono soprattutto economiche e geopolitiche, che il funzionario USA riassume in 5 punti:
"Il desiderio di Sarkozy di ottenere una quota maggiore della produzione di petrolio della Libia (a danno dell’Italia, NdR), aumentare l’influenza della Francia in Nord Africa, migliorare la posizione politica interna di Sarkozy, dare ai militari francesi un’opportunità per riasserire la sua posizione di potenza mondiale Rispondere alla preoccupazione dei suoi consiglieri circa i piani di Gheddafi per soppiantare la Francia come potenza dominante nell’Africa Francofona".
Ma la stessa mail illustra un altro pezzo dello scenario dietro all’attacco franco-inglese, se possibile ancora più stupefacente, anche se alcune notizie in merito circolarono già all’epoca.
La motivazione principale dell’attacco militare francese fu il progetto di Gheddafi di soppiantare il Franco francese africano (CFA) con una nuova valuta pan africana.
In sintesi Blumenthal dice: "Le grosse riserve d’oro e argento di Gheddafi, stimate in 143 tonnellate d’oro e una quantità simile di argento, pongono una seria minaccia al Franco francese CFA, la principale valuta africana. L’oro accumulato dalla Libia doveva essere usato per stabilire una valuta pan-africana basata sul dinaro d’oro libico. Questo piano doveva dare ai paesi dell’Africa Francofona un’alternativa al franco francese CFA. La preoccupazione principale da parte francese è che la Libia porti il Nord Africa all’indipendenza economica con la nuova valuta pan-africana. L’intelligence francese scoprì un piano libico per competere col franco CFA subito dopo l’inizio della ribellione, spingendo Sarkozy a entrare in guerra direttamente e bloccare Gheddafi con l’azione militare".

QUANDO GHEDDAFI DISSE A BLAIR: "SE CADE IL MIO REGIME, IL PAESE CADRÀ NELLE MANI DEI JIHADISTI"



http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Libia-Gheddafi-Blair-Se-cade-il-mio-regime-il-Paese-passera-nelle-mani-dei-jihadisti-f55957e2-24f8-494c-9545-f050ae353a94.html

Il collasso del suo regime avrebbe consegnato la Libia agli estremisti islamici. A pronunciare queste parole, cinque anni fa, in due drammatiche telefonate con l'ex premier britannico Tony Blair, è stato Muammar Gheddafi. Era il 25 febbraio 2011 e la Libia, allora, era scossa dalla guerra civile. Le trascrizioni delle telefonate, riportate dal Telegraph, sono state rese note oggi dalla Commissione Esteri del Parlamento britannico che sta indagando sul collasso della Libia. Gheddafi e Blair, legati da un'amicizia personale, in quei giorni erano in contatto diretto poiché l'ex premier stava tentando di negoziare con il colonnello la sua partenza da Tripoli, per mettere fine alle violenze in corso nel Paese nordafricano. Tre settimane dopo, una coalizione di Paesi Nato, alla quale parteciparono anche Italia e Gran Bretagna, diede inizio all'azione militare che portò alla caduta del regime. Gheddafi venne sconfitto ad agosto ed ucciso durante la sua cattura ad ottobre. Nella prima telefonata, risalente alle 11.15 del mattino, Gheddafi disse a Blair: "Loro (i jihadisti, ndr) vogliono controllare il Mediterraneo e poi attaccheranno l'Europa". Nel corso della conversazione, durata circa mezz'ora, il colonnello libico sostenne tra l'altro che stava tentando di difendere la Libia da Al Qaeda, che aveva impiantato delle cellule nel Paese e in tutto il Nordafrica: "Non siamo noi che li combattiamo, sono loro che ci attaccano", le parole di Gheddafi. Al Qaeda, dopo il collasso del regime, sarebbe poi stata soppiantata dallo Stato Islamico.       In una seconda telefonata, avvenuta quattro ore dopo, il colonnello incalzò nuovamente Blair: "Dovrò armare il popolo libico e prepararmi alla lotta. I libici moriranno, ci saranno danni per il Mediterraneo, l'Europa e il mondo intero. Questi gruppi armati stanno usando la situazione (in Libia, ndr) come giustificazione e li combatteremo". Blair tentò una mediazione per convincere Gheddafi ad abbandonare la scena e favorire una soluzione pacifica del conflitto civile. 

Mali: l'uccisione di Gheddafi ne ha fatto l'inferno per la Francia



Di Gian Micalessin

Fosse un film s'intitolerebbe la «settimana della nemesi». Una settimana in cui la Francia sconta tutti gli errori commessi da Nicolas Sarkozy e Francoise Hollande. Se i massacri di venerdì 13 derivano dalla decisione di appoggiare quella rivolta siriana diventata la grande levatrice dello Stato Islamico, l'assalto al Radisson Hotel di Bamako è figlio invece dell'eliminazione del dittatore libico Muhammar Gheddafi.
Per comprenderne il perché bisogna tornare al gennaio del 2012. In quel mese la rivolta delle tribù tuareg del nord del Mali si risveglia dopo un letargo di cinque anni. Dietro quel risveglio c'è il destino riservato dal presidente francese Sarkozy al Colonnello. Per decenni il dittatore libico ha garantito, a modo suo, una sorta di limacciosa stabilità alle regioni settentrionali del Mali arruolando i guerrieri tuareg e trasformandoli in una sorta di guardia personale ospitata dentro i confini libici. Conosciuti come i «curdi d'Africa» i tuareg spaziano su cinque nazioni, ma non sono mai riusciti a dar vita ad un proprio stato. Le loro indiscutibili doti militari li trasformano però nei mercenari del Colonnello che li utilizza, fin dagli anni '70, per le proprie campagne ai quattro angoli del continente. Questa forma d'interessata adozione, pagata con i soldi del greggio libico, impedisce ad Al Qaida e alle altre fazioni jihadiste, infiltratesi nel nord del Mali sin dal 2001, di conquistare la piena egemonia sui cosiddetti «uomini blu» che preferiscono di gran lunga i compensi del Colonnello ai miraggi islamisti di Al Qaida Maghreb. La guerra a Gheddafi voluta dalla Francia d'intesa con il Qatar ribalta questo panorama geostrategico. Alla morte del Colonnello i Tuareg devono scegliere se diventare bersagli della vendetta «rivoluzionaria» o porsi al servizio dei nuovi vincitori. E così i Tuareg, dopo aver saccheggiato i depositi di armi del Colonnello decidono di non aver più alcun motivo per restare in Libia né per mantenere le distanze dal contagio islamista. E così quando, nel gennaio 2012, le colonne di fuoristrada tuareg armate di missili, cannoni e mitragliatrici lasciano la Libia alla volta del Mali la rivolta per l'indipendenza da Bamako ha una brusca accelerazione. Un'accelerazione accompagnata dalla deriva islamista di Ansar Dine (partigiani della religione) la formazione che - sotto la guida di Yyad Ghali comandante delle rivolte tuareg degli anni novanta - s'allinea con Al Qaida nel Maghreb Islamico. Il dilagare della rivolta seguita dalla caduta di Timbuctu e dell'intero nord costringe Francoise Hollande a dare il via libera ad un massiccio intervento armato per evitare la caduta dell'intera ex colonia in mani islamista, garantire l'eliminazione dei gruppi jihadisti e consentire la riconquista del nord. Il traballante accordo di pace tra il governo del Mali e le tribù tuareg del nord del giugno 2013 non estirpa però il contagio integralista. Così mentre Parigi mette fine all'intervento armato e affida la lotta ai gruppi jihadisti del Sahel ad un contingente di 3mila uomini basato nel Chad i protagonisti della rivolta del nord del Mali tornano in azione. E tra i primi a ripresentarsi c'è Mokhtar Belmokhtar il terrorista fuoriuscito da Al Qaida Maghreb responsabile, nel gennaio 2013, del sanguinoso assalto al centro petrolifero di Amenas del sud dell'Algeria costato la vita a decine di occidentali. Grazie a lui prende forma quel movimento dei «Mourabitoun», responsabile dell'assalto al Radisson Hotel identificato come una propaggine maliana dello Stato Islamico. Una propaggine che conferisce ulteriore profondità strategica ad un Califfato già esteso su Iraq, Siria, Sinai e Libia. E proprio quella profondità strategica, estesasi da ieri fino all'ex colonia del Mali, rischia d'impedire alla Francia d'impegnarsi da sola in conflitto a tutto campo. Costringendola, inevitabilmente, ad attendere l'aiuto di Europa e America per dare il via alla vendetta promessa dal presidente Hollande. Un'imbarazzante forma d'impotenza figlia anch'essa degli errori su scala globale commessi da Parigi negli ultimi quattro anni.

FONTE:http://www.ilgiornale.it/news/politica/aver-ucciso-gheddafi-ha-trasfomato-mali-nellinferno-parigi-1197025.html

FOTO:http://www.antoniopanzeri.it

Quando Gheddafi avvertiva del pericolo del jihadismo in Europa



Di Salvatore Santoru

Prima e durante la guerra in Libia del 2011 Gheddafi aveva avvertito sul pericolo che anche in Europa l'islamismo radicale avrebbe rappresentato se fosse caduto il suo regime(1).
Gheddafi disse che "ci sarà un Jihad islamica di fronte a voi, nel Mediterraneo", e che "quello che voglio farvi capire è che la situazione è grave per tutto l’Occidente e il Mediterraneo. Come fanno i leader europei a non vederlo? Il rischio che il terrorismo si estenda a livello globale è evidente", eppure i suoi avvertimenti non vennero minimamente presi in considerazione,tutt'altro(2).
Quando venne ucciso, addirittura Hillary Clinton esultò in diretta(3), Obama se ne compiacque e la Casa Bianca riportò che gli altri leader occidentali, tra cui Sarkozy e Cameron, definirono il giorno dell'uccisione "un giorno straordinario per la coalizione a guida Nato e soprattutto per il popolo libico"(4).
Eppure, tra chi beneficiò della situazione ci furono anche le milizie jihadiste di Al Qaeda e di formazioni simili, che all'occorrenza erano diventate "paradossalmente alleate" nella lotta contro Gheddafi(5) e nella costruzione della "nuova Libia", ben lungi dal diventare un paese egemonizzato dai rivoltosi e dalle forze politiche democratiche come era stato propagandato, e tutt'ora sempre più nel caos.


Il seguito della storia è nota, così come la situazione in Siria, dove per un soffio si è evitata la stessa fine della Libia quando Russia e Cina(6) hanno messo il veto all'intervento militare che i paesi del Golfo,la Turchia e gli USA avevano preparato contro il pur controverso e discutibile regime di Assad, intervento che se fosse andato in porto avrebbe molto probabilmente dato ancora più potere all'Isis e ai miliziani di Al Qaeda.

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