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Piazza Della Loggia, Mattarella ricorda la strage del 1974


Di Salvatore Santoru

Il 28 maggio del 1974 Brescia fu interessata da un attacco terroristico, che fece otto caduti e centodue feriti.
Il capo dello Stato, Sergio Mattarella, ha ricordato la tragedia sostenendo, tra l'altro, che la reazione dei cittadini della città lombarda era stata decisiva nel bloccare la 'catena eversiva' che minacciava la democrazia.

L'attacco avvenne nella centrale piazza della Loggia e fu legato al terrorismo di matrice neofascista e, inoltre, permangono ancora alcuni misteri sul triste evento e sugli intrecci che vi sarebbero stati.

La vicenda è da collocarsi nel contesto degli anni di piombo e della strategia della tensione che, in quegli anni, interessava violentemente l'Italia.

PER APPROFONDIRE- ARTICOLO SU BLASTING NEWS :

https://it.blastingnews.com/politica/2020/05/nel-1974-la-strage-di-piazza-della-loggia-mattarella-brescia-coraggiosa-oggi-come-ieri-003147059.html

La difesa degli asset strategici italiani dal Quirinale al Copasir


Di Andrea Muratore

Quando Christine Lagarde ha espresso le sue dichiarazioni goffe e dannose sulla risposta della Bce alla crisi del coronavirus in molti in Italia sono stati presi in contropiede, ma in ben pochi hanno creduto all’ipotesi di una “gaffe”, di un mero inciampo comunicativo. La compattezza con cui la politica e le autorità italiane hanno reagito alle parole della governatrice Bce è stata notevole e con pochi precedenti nella storia recente del nostro Paese.

Durissimo il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, rigorosamente critiche le forze di maggioranza e opposizione, estremamente attento e pronto a prendere iniziative il Copasir, che si è immediatamente rivolto alla Consob per “eventuali atti speculativi in connessione con le dichiarazioni rese dalla presidente della Bce”, ricevendo come risposta un’attestazione di smarrimento per le uscite dell’ex direttrice del Fondo monetario internazionale. L’autorithy guidata da Paolo Savona ha immediatamente bloccato le pratiche di vendita allo scoperto su 85 titoli di aziende quotate a Piazza Affari, compresi asset strategici e marchi storici nazionali.
Quello che non era stato possibile fare lunedì scorso, data l’improvvisa e dura franata delle borse in tutta Europa, è diventato realtà giovedì, contribuendo al positivo rimbalzo del 7% dei mercati, resi più stabili dal freno alla speculazione, nella giornata di venerdì. Il problema è capire come si sia mosso il mercato nella giornata di giovedì e, soprattutto, se sia stata possibile l’eventualità di una scalata straniera ad imprese nazionali finite nella buriana dei ribassi maggiori della storia di Piazza Affari. In giornate in cui gruppi come Poste ItalianeLeonardo e Salini-Impregilo hanno visto evaporare oltre un quinto del proprio valore il rischio di manovre di attacco finanziario e di scalata a grandi gruppi italiani, potenzialmente in grado di rendere necessario l’esercizio del golden power da parte del governo, non è da escludere.
Il presidente del Copasir, il leghista Raffaele Volpi, ha dichiarato: “Ci permettiamo di sollecitare e sostenere qualsiasi azione di maggior vigilanza verso azioni, speculative o aggressive tendenti a modificare, in questo particolare momento, assetti di controllo e di governance di società quali quelle dei settori bancario-assicurativi, telecomunicazioni, energia e difesa che debbono rimanere nell’alveo dell’interesse nazionale. È il momento della responsabilità collettiva ed è inderogabile difendere le risorse strategiche, finanziarie ed industriali, del nostro grande Paese”.
L’unità di intenti pare trasparire rafforzata anche dalle dichiarazioni raccolte a un anonimo ministro del governo Conte da Francesco Verderami del Corriere della Sera: “Se qualcuno dall’estero pensa di sfruttare questa situazione per fare lo shopping dei nostri ‘gioielli di famiglia’, come accadde nel 1992 e nel 2010, ha sbagliato bersaglio”. Nell’ottica del Copasir e del governo vi è scetticismo per il fatto che gli unici grandi Paesi a non aver bloccato la vendita allo scoperto in borsa nelle ultime sessioni siano stati Francia e Germania. I cui grandi gruppi industriali ed economici sono, oggi come in passato, indiziati speciali per sessioni di “shopping” massiccio dei nostri gioielli di famiglia.
Sulla sua pagina Facebook Adolfo Urso, esponente di Fratelli d’Italia ed ex viceministro con delega al Commercio Estero che ha lavorato fianco a fianco con la Lagarde quando quest’ultima ricopriva il ruolo di ministro del governo francese, ha rincarato la dose sospettando una connivenza tra le dichiarazioni rese alla stampa sull’impossibilità della Bce a “contenere gli spread” e precisi interessi economici e finanziari di Parigi. “Non è affatto una sprovveduta, ma una convinta assertrice degli interessi francesi”, scrive Urso.
Nelle prossime settimane la vigilanza del Copasir e del governo dovrà farsi sempre più decisa e attiva: interessi economici e strategici cruciali del sistema-Paese saranno messi in gioco nel corso della futura altalena finanziaria, in attesa che la tempesta sanitaria ed economica del coronavirus faccia comprendere la sua reale portata in tutta Europa. La catena di comando dovrà neutralizzare ogni attacco esterno ai comparti strategici nazionali, dimostrando leadership e responsabilità. L’unità d’intenti delle ultime giornate lascia però ben sperare: nel momento del cimento, l’Italia si riscopre unita sugli interessi fondamentali e sulla tutela dei suoi campioni nazionali.

Meloni a Mattarella: «Onorificenza a italo-siriana è una sottomissione all’Islam». Poi cancella il tweet


Di Felice Florio
«Chiedo formalmente al Presidente della Repubblica di sospendere il conferimento e rivedere la sua decisione, perché tale gesto sarebbe un clamoroso atto di sottomissione all’Islam radicale». Giorgia Meloni, sui social, si rivolge a Sergio Mattarella chiedendogli di non consegnare il cavalierato alla giornalista italo-siriana Asmae Dachan.
La giornalista riceverà il 2 giugno l’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica per il suo lavoro di giornalista dai luoghi di guerra: i suoi reportage dalla Siria, insieme all’attivismo per la pace e al suo blog Diario di Siria, hanno acceso la luce sulle storie e sui luoghi martoriati dalla guerra.

L’accusa di Giorgia Meloni

«Lascia increduli la notizia che la Prefettura di Ancona consegnerà il 2 giugno prossimo l’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito che il Presidente della Repubblica ha conferito con decreto del 27 dicembre 2018 alla giornalista italo-siriana Asmae Dachan, vicina agli integralisti islamici – scrive Meloni -. Chiedo formalmente al Presidente della Repubblica di sospendere il conferimento e rivedere la sua decisione, perché tale gesto sarebbe un clamoroso atto di sottomissione all’Islam radicale».
Poi, la leader di Fratelli d’Italia fa un elenco di colpe che, secondo Meloni, sarebbero riconducibili al padre della giornalista: «Asmae Dachan è figlia di Nour Dachan, Imam di Genova, nonché già leader dei Fratelli Musulmani, coloro i quali volevano trasformare la Siria in una nazione islamica salafita e che alimentano l’integralismo islamico nel mondo. Asmae Dachan stessa non ha mai negato i suoi legami con Haisam Sakhanh e Ammar Bacha, due militanti jihadisti noti alle cronache mondiali perché ripresi in un filmato in cui sono impegnati a uccidere a colpi di kalashnikov alla nuca un gruppo di militari siriani».



Meloni conclude la sua accusa rivolgendosi direttamente alla giornalista: «La signora Dachan è stata ripresa mentre partecipava ad una manifestazione a Milano al fianco di Haisam Sakhanh, oggi detenuto in Svezia con una condanna all’ergastolo. In ultimo Asmae Dachan è nota anche per le sue posizioni sul hijiab definito ‘carezza protettiva’: il conferimento dell’onorificenza sarebbe non solo un grave errore, ma anche un clamoroso sfregio alle donne e alle conseguite libertà delle donne. Questi meriti valgono per il Cavalierato in un Califfato Jihadista, non nella Repubblica Italiana».

La carriera di Dachan

Asmae Dachan, giornalista professionista e scrittrice italo-siriana, è esperta di Medio Oriente, Siria, religione islamica. Vive nelle Marche e si occupa di dialogo interreligioso e immigrazione, temi sui quali ha scritto per AvvenirePanoramaIl Sole 24 Ore e The Post Internazionale. Nel 2013, Asmae Dachan ha ricevuto la nomina a vita di “ambasciatrice di pace” dell’Università per la Pace della Svizzera.
Giorgia Meloni ha rimosso l’invettiva da Facebook e da Twitter. Abbiamo salvato uno screenshot.

Grillo contro il Quirinale, protestano le opposizioni. E il M5S lo scarica: "No riforma"


Di Giovanna Stella

Per Beppe Grillo ci sono troppi poteri, troppe cariche e quindi tutto va cambiato.
E tra una battuttina e l'altra, dove di mezzo ci finisono Matteo Salvini, Luigi Di Maio e Giuseppe Conte, Grillo non perde occasione di attaccare il Quirinale. "Bisognerebbe togliere i poteri al Capo dello Stato, dovremmo riformarlo - ha urlato -. Un Capo dello Stato che nomina 5 senatori a vita, presiede il Csm, è a capo delle forze armate, non è più in sintonia col nostro modo di pensare". Un attacco che ovviamente ha fatto scattare in piedi tutte le opposizioni che si sono schierate dalla parte di Sergio Mattarella.

La reazione del Pd

Dal Pd a Forza Italia, quasi tutte le forze che esulano dalla maggioranza gialloverde bloccano Grillo e la sua sparata. A dare il via alle reazioni è il segretario del Pd Maurizio Martina, che pochi minuti dopo l'intervento di Grillo attacca il comico in difesa del Colle. "Il comico miliardario prenda in giro chi vuole - dice - non c'è alcun problema a farsi due risate al circo di domenica, ma lasci stare la Costituzione e il ruolo di garanzia del Quirinale. Il Capo dello Stato non si tocca caro Grillo".

La reazione di FI

Anche Forza Italia blocca la sparata di Grillo e subito Mariastella Gelmini difende il Capo dello Stato: "‪Gli attacchi sguaiati di Beppe Grillo alla Presidenza della Repubblica dimostrano ancora una volta la natura primordiale eversiva del Movimento Cinque Stelle. Stanno al governo ma sognano di sovvertire le regole democratiche e costituzionali del nostro Paese. Irresponsabili al potere".
Da FI arrivano anche le parole di Mara Carfagna: "L'attacco ai poteri del Capo dello Stato è un grande classico di chi non ha niente da dire. Pensare di poter intimidire Sergio Mattarella è l'ennesimo errore politico del Movimento 5 Stelle, che ha un atteggiamento sempre più anti-italiano. Capiamo l'esigenza di Beppe Grillo di dover parlare d'altro dal momento che dal condono alla Tap, il governo di cui è azionista di maggioranza non è riuscito a mantenere la parola data su un solo tema. Sul palco insieme a lui c'era del resto un Presidente del consiglio nominato, mai eletto da nessuna parte. Altro che togliere poteri al Presidente della Repubblica: noi pensiamo che il nostro Paese abbia bisogno di un Capo dello Stato più forte, eletto direttamente dagli italiani e per questa ragione proponiamo da tempo una riforma dello Stato in senso presidenziale".
Ovviamente, si è creato un vero caos intorno alle parole di Beppe Grillo. C'era da aspettarselo. E ora il M5S tenta di tamponare le ferite con una nota: "Nè le forze di maggioranza nè il governo intendono riformare i poteri del Presidente della Repubblica. Tale proposito non è infatti presente nel contratto di governo, si sottolinea e si fa inoltre notare che Grillo non riveste ruoli istituzionali".
Dal MoVimento, quindi, ribadiscono piena fiducia nel ruolo di garante della Costituzione del Presidente Sergio Mattarella. E scaricano Grillo.

Mattarella: “Il Capo dello Stato è la voce della Costituzione contro ogni smarrimento verso i valori della Carta”


I presidenti della Repubblica sono “custodi della Costituzione” e svolgono “una funzione di responsabile vigilanza costituzionale”. In questo senso, si può dire che “la Costituzione parla attraverso di essi”. Sono le parole del Capo dello Stato, Sergio Mattarella, a Pontedera, alla cerimonia commemorativa per il quarantesimo anniversario della morte diGiovanni Gronchi, terzo presidente della Repubblica italiana dal ’55 al ’62.
Mattarella, nel suo discorso, ha citato sia Piero Calamandrei siaGiovanni Galloni, spiegando che il Quirinale è “un punto di incontro, di supplenza, gestore non già di una politica di governo, che non gli compete, bensì degli indirizzi fondamentali della Costituzione e rispetto ai quali i programmi di governo sono una espressione”. In più, ha aggiunto, “contro ogni smarrimento costituzionale, contro ogni inerzia, il presidente della Repubblica può essere, se vuole, attraverso i suoi ammonimenti, la viva vox costitutionis”.
Gronchi, ha ricordato Mattarella, di fronte all’instabilità politica seguita alla crisi delle formule dei governi centristi, individuò “un ruolo istituzionale sino ad allora non sperimentato nella figura presidenziale, utilizzando la ‘cassetta degli attrezzi‘ contenuta nella Carta fondamentale. I costituzionalisti furono largamente concordi in un giudizio positivo; non altrettanto alcuni commentatori politici”.

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Via libera della Vigilanza, Foa è il nuovo presidente della Rai: “Chiedo scusa a Mattarella”

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Di Andrea Carugati

La collaborazione con la Bbc e le docenze universitarie. E poi il gran finale, con le scuse a Mattarella e il capo coperto di cenere per via di un tweet dello scorso maggio in cui esprimeva «disgusto» per un intervento del Capo dello Stato. Il giorno più lungo di Marcello Foa, neopresidente della Rai, ha il suo epicentro all’ora di pranzo, quando gli tocca la «deposizione» (suo il lapsus su Twitter) davanti alla commissione di Vigilanza Rai che in serata, con i due terzi e il voto decisivo di Forza Italia, lo incorona a capo della tv pubblica (27 sì su 40, il Pd non ha partecipato al voto).  


Una audizione che Foa vive un passaggio cruciale dopo «due mesi difficili» trascorsi in silenzio. «Sono un liberale di cultura antica - ricorda più volte -, non ho mai inciso sulla linea delle testate del gruppo che guidavo in Svizzera», «sono abituato a discernere tra le mie opinioni e il dovere di chi svolge un ruolo di garante». «Non ho mai avuto tessere di partito, né mai ho cercato appoggi politici per fare carriera». Poi un altro lapsus: «Dal governo non ho avuto un mandato politico ma professionale». E’ uno dei punti deboli della nuova vita di Foa a viale Mazzini, quei ringraziamenti a Conte, Salvini e altri big del governo a luglio, quando fu chiamato per la guida della Rai. «Ho detto governo, intendevo il ministero dell’Economia che mi ha indicato», replica Foa ad Antonello Giacomelli del Pd, che gli domanda «in che senso lei ha avuto un mandato dal governo?». 

Mattarella ricorda Frizzi: "Conduttore, sensibile ed entusiasta"

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Di Franco Grilli
Le parole del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella hanno colpito tutti.
Il Capo dello Stato intervenendo alla cerimonia per l'apertura dell'anno scolastico sull'isola d'Elba ha voluto ricordare con poche parole anche il conduttore Fabrizio Frizzi. Per anni è stato infatti è stato sempre presente alla cerimonia conducendo la serata con gli ospiti presenti. Questa volta Frizzi non c'è. Una malattia che non gli ha lasciato scampo se l'è portato via in pochi mesi lasciando un vuoto pesante nel mondo dello spettacolo e della tv. E così il Capo dello Stato l'ha voluto ricordare con parole cariche di emozione che di fatto hanno emozionato tutti i presenti alla cerimonia sull'Isola d'Elba: "Desidero ricordare Fabrizio Frizzi, che, per molti anni, è stato il conduttore, sensibile ed entusiasta, della festa d'avvio dell'anno scolastico".
Un lungo applauso ha accompagnato le parole del presidente della Repubblica e di certo queste parole sono state apprezzate da tutti i fan del conduttore che hanno commentato sui social le parole del Capo dello Stato. Recentemente era stato Carlo Conti a ricordare il conduttore recentemente scomparso. Durante l'apertrura della prima serata di "Tale e quale show" il conduttore toscano ha affermato: "Vi saluto dagli studi Fabrizio Frizzi da cui parte questa nuova edizione del programma". Il nome di Frizzi dunque resterà per sempre legato a viale Mazzini. Un tributo doveroso a un prfessionista che è diventato un simbolo del servizio pubblico.

Mattarella: “I migranti sono la nuova schiavitù, non si può guardare altrove”

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«La schiavitù ha rappresentato una delle maggiori vergogne dell’umanità. Oggi, Giornata mondiale contro la tratta di esseri umani ci impone di ribadire la condanna e la battaglia contro ogni forma di schiavitù, vecchia e nuova». Lo afferma il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ponendo l’accento sul fatto che «terreno agevole per queste nuove forme di schiavitù è il fenomeno migratorio». «Nessun Paese - avverte - è immune da questa sistematica violazione della dignità umana» e nessuno deve avere «la tentazione di guardare altrove».  

«La schiavitù - si legge nel testo della dichiarazione del Capo dello Stato - ha rappresentato una delle maggiori vergogne dell’umanità. Oggi, la Giornata mondiale contro la tratta di esseri umani ci impone di ribadire la condanna e la battaglia della comunità internazionale contro ogni forma di schiavitù, vecchia e nuova. L’Organizzazione Internazionale del Lavoro - osserva - denuncia che sono circa 40 milioni le persone vittime; di queste, quasi 25 milioni sono costrette al lavoro forzato e 15 milioni a forme di matrimonio forzato. Numeri impressionanti che hanno spinto le Nazioni Unite ad adottare l’obiettivo di eliminare il traffico di esseri umani entro il 2030». 

«Si tratta - prosegue Mattarella - di degenerazioni della nostra società, piaghe da eradicare con fermezza che interrogano le nostre coscienze e ci chiamano a una reazione morale, a una risposta adeguata con un maggiore impegno culturale e civile. Terreno agevole per queste nuove forme di schiavitù è il fenomeno migratorio. Ogni giorno migliaia di persone pongono a rischio la propria vita e quella dei propri cari per mare e per terra, in condizioni disperate; una tragedia figlia delle guerre, della povertà, dell’instabilità dello sviluppo precario, alimentata e sfruttata da ignobili trafficanti di esseri umani, che li avviano a un futuro di sopraffazioni: sfruttamento lavorativo, adozioni illegali, prelievo di organi, reclutamento da parte della criminalità organizzata, sfruttamento sessuale. Nessun Paese è immune da questa sistematica violazione della dignità umana che interpella la responsabilità della comunità internazionale nella sua interezza, rifuggendo la tentazione di guardare altrove. Soltanto la cooperazione - conclude - può sconfiggere questo fenomeno, con una Unione Europea consapevole dei propri valori e delle proprie responsabilità». 

Nave Diciotti, dopo intervento del Colle sbarcati i 67 migranti. Di Maio: “Rispettare le decisioni di Mattarella”


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I 67 migranti che erano stati soccorsi dal rimorchiatore Vos Thalassa e poi trasbordati sulla nave della guardia costiera sono scesi giovedì sera dalla nave Diciotti della Guardia costiera italiana. I primi a mettere piede sul molo del porto di Trapani, scortati da uomini della Digos, sono stati i due indagati in stato di libertà per violenza privata continuata ed aggravata in danno del comandante e dell’equipaggio del rimorchiatore. Sono il sudanese Ibrahim Bushara e il ganese Hamid Ibrahim. Al vaglio della Procura di Trapani, guidata da Alfredo Morvillo, c’è l’informativa consegnata dallo Sco sui presunti scontri avvenuti a bordo della nave privata prima del trasferimento sulla Diciotti.
Per lo sblocco della situazione, dopo giorni di stallo, è stato determinante l’intervento del Colle: giovedì sera, poco prima dell’annuncio dello sbarco, Sergio Mattarella ha chiamato il premier Giuseppe Conte. Il Viminale guidato da Matteo Salvini ha espresso “stupore” per i solleciti arrivati dal Quirinale. L’altro vicepremier, Luigi Di Maio, venerdì mattina ad Agorà su Rai Tre ha detto che “se il presidente è intervenuto bisogna rispettare le sue decisioni”. A quel punto Salvini ha precisato che “il Presidente Mattarella non si è mai intromesso in quello che abbiamo fatto, sono sereno e tranquillo. Faccio e farò tutto quello che garantisce la sicurezza degli italiani. Non mi scontro con nessuno, se Mattarella vuole capire cosa ho fatto e cosa farò sono a disposizione”. Ma, ha aggiunto, “l’unica cosa che mi farebbe arrabbiare è che tutti gli sbarcati della Diciotti finissero a piede libero, qualcuno deve pagare, ci deve esser certezza della pena. Mi auguro la procura faccia in fretta, non può finire a tarallucci e vino. A bordo di quella nave c’erano delle persone che, stando a testimonianze, avrebbero minacciato e aggredito marinai di un’altra nave. Prima di piazzare in albergo a 35 euro al giorno personaggi che hanno aggredito marinai volevo che le indagini spiegassero agli italiani cosa è accaduto”. E ancora: “Nessuno mi farà cambiare idea sul fatto che la lotta ai trafficanti di uomini per me è una priorità del Paese”.

Se Salvini “abbia esagerato o meno non me ne frega niente, la cosa importante è che con l’intervento del presidente si sia sbloccata la situazione”, ha aggiunto Di Maio.
“Io penso che abbia competenza la magistratura, ma deve esserci un messaggio chiaro: i cittadini si aspettano che la giustizia trionfi sempre e in questi casi bisogna accertare che (se ci sono stati degli illeciti ndr) le persone siano individuate e perseguite”. Sulla Diciotti “andrò fino in fondo fino a quando qualcuno non verrà assicurato alla giustizia“, ha sottolineato Salvini.

Nave Diciotti, Mattarella chiama Conte. Poi il premier ordina lo sbarco dei migranti. Viminale: “Stupore”

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Giuseppe Conte ha ordinato lo sbarco dei 67 migranti a bordo della nave Diciotti, a cui nelle scorse ore era stata data l’autorizzazione a entrare nel porto di Trapani. Poco prima il presidente del Consiglio aveva ricevuto la chiamata di Sergio Mattarella. Secondo fonti del governo, nel corso della telefonata il premier ha rassicurato il Capo dello Stato spiegandogli di avere “la situazione sotto controllo e costantemente monitorata”. Di fatto il Colle, proprio nelle stesse ore in cui si preparava a firmare il decreto Dignità, ha voluto essere informato del caso. E soprattutto avrebbe sottolineato la situazione dei minorenni, delle donne e delle persone con problemi di salute che si trovano a bordo, ribadendo l’opportunità che fossero fatti sbarcare dalla nave. Conte ha quindi chiamato i ministri dell’Interno e dei Trasporti Salvini e Toninelli e, ha fatto sapere, “ha comunicato loro la decisione, già assunta, di far sbarcare le persone a bordo della nave della Guardia costiera italiana“. I due ministri sono stati informati da Conte anche dei contatti con il Colle. Dal Viminale hanno fatto sapere di accogliere con “stupore” l’intervento di Mattarella e con “rammarico” la scelta della procura. Poco dopo il leader del Carroccio ha comunque esultato: “Due indagati, scafisti individuati, tutti fermati e interrogati. È finita la pacchia!”.

Intorno alle 23.15 è iniziato lo sbarco. A bordo è salita la polizia scientifica, accompagnata da personale della squadra mobile, con lo scopo di eseguire rilievi. In particolare sono stati effettuati controlli su due giovani: secondo le prime ipotesi si tratta dei due migranti indagati dalla Procura per violenza privata continuata ed aggravata in danno del comandante e dell’equipaggio del rimorchiatore Vos Thalassa: il sudanese Ibrahim Bushara e il ganese Hamid Ibrahim.
La vicenda non solo ha portato nei giorni scorsi all’accesa dialettica tra Salvini e il ministro responsabile dei porti Danilo Toninelli, ma viene additata dall’opposizione come un’ingerenza del titolare del Viminale in prerogative che sono proprie della magistratura, chiamata a verificare se ci sia stata un’aggressione di alcuni migranti ai danni dei marinai che li avevano salvati. E’ solo l’ultima puntata sulle tensioni tra il titolare del Viminale e il Colle. “Se qualcuno autorizza lo sbarco al mio posto se ne assumerà la responsabilità”, aveva dichiarato Salvini. Con toni che sempre secondo fonti parlamentari riportate dall’agenzia Ansa, poco possono aver fatto piacere al Quirinale. Il ministro solo lunedì è stato ricevuto da Mattarella per un incontro da lui fortemente voluto. Un incontro che aveva rischiato di saltare per toni e richieste del leader della Lega, che dal capo dello Stato auspicava un intervento a difesa del partito contro la sentenza sui fondi da restituire. Ora la vicenda della nave Diciotti ha di nuovo fatto finire le mosse del ministro all’attenzione del capo dello Stato. E ha indotto il presidente del Consiglio, chiamato più volte negli ultimi giorni a mediare tra i suoi ministri, a far valere la sua autorità nel governo.

Eurointelligence sulla decisione di Mattarella: bentornati nella Germania di Weimar

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Nella sua rassegna stampa di oggi, il sito Eurointelligence, diretto dall’editorialista del Financial Times Wolgang Munchau, commenta la decisione di Mattarella di porre il veto sul governo “populista” che stava per formarsi come un avvenimento molto grave e denso di conseguenze forse impreviste. Non era infatti mai accaduto nella storia delle democrazie europee che un presidente impedisse la formazione di un governo dotato di una solida maggioranza parlamentare. Il risultato sarà sicuramente una sfiducia diffusa del popolo italiano nel sistema democratico del proprio paese, e per alcuni aspetti appare una riedizione della miopia politica che portò alla tragedia di Weimar,  ma questa volta sotto forma di farsa.  


28 Maggio 2018

Nelle ultime dodici ore ha continuato a girarci nella mente l’idea che la storia si ripete, prima come tragedia poi come farsa. Il presidente Sergio Mattarella ha deciso di staccare la spina al governo 5 Stelle/Lega. La ragione apparente è stata la sua obiezione a Paolo Savona come ministro delle finanze, viste le sue opinioni scettiche sull’eurozona. Il suo veto su Savona ha provocato l’immediata decisione di Giuseppe Conte di rimettere il suo mandato alla formazione del governo. Il risultato sarà di inasprire il popolo italiano con una sensazione di sfiducia nel gioco democratico.

Il veto di Mattarella porterà quindi a nuove elezioni, probabilmente nella seconda metà dell’anno. Ma, a differenza delle ultime elezioni, queste saranno di fatto un referendum sull’appartenenza dell’Italia all’euro, date le ragioni per cui questo governo non è riuscito a formarsi. Nel frattempo, Mattarella ha deciso di dare l’incarico di Presidente del consiglio a Carlo Cottarelli, ex membro del FMI, per calmare i mercati. Cottarelli è un tecnocrate alla Mario Monti, mai eletto. Ma, a differenza di Monti, non avrà nemmeno una maggioranza parlamentare alle spalle.

Il Parlamento rimane il limite ultimo della politica italiana – ed è il motivo per cui questo espediente messo in atto dal Presidente difficilmente riuscirà. Non vediamo in alcun modo come questo Parlamento possa approvare un bilancio proposto da un’amministrazione Cottarelli. Si aspettano forse che i 5 Stelle o la Lega votino a favore? Più aumenta il caos nel paese, più voti otterranno.

Questi sono avvenimenti politici molto gravi, perché possono avere delle conseguenze importanti, alcune delle quali non intenzionali.

Per la prima volta a nostra memoria in uno stato europeo democratico, un presidente ha usato i suoi poteri per impedire l’insediamento di un governo con una solida maggioranza in parlamento. L’idea originale alla base del conferimento al Presidente di poteri così forti (di nomina, ndt) subito dopo le elezioni era proprio l’opposto: dare al Presidente il diritto di imporre un compromesso quando non c’è una maggioranza. La decisione di Mattarella susciterà in Italia la percezione diffusa che il sistema politico è guasto. Un primo assaggio è arrivato la scorsa notte quando Luigi Di Maio, il leader dei 5 Stelle, ha chiesto l’impeachment di Mattarella. È improbabile che possa aver successo, perché nel merito dovrebbe decidere la Corte costituzionale. Mattarella è stato uno dei giudici della Corte. Ma non è importante che l’impeachment abbia successo o fallisca. Rafforza comunque l’impressione di un sistema politico a pezzi.

Fonte e articolo completo:

Traduzione di Carmenthesister per Voci Dall'Estero

Sergio Mattarella, il clamoroso errore su Paolo Savona: "Un veto politico dietro il suo no, e ora..."

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Libero

Dietro il no di Sergio Mattarella a Paolo Savona ci sarebbe stato secondo Italia Oggi un calcolo sbagliato del presidente della Repubblica. Pensava di spaccare il patto di Luigi Di Maio e Matteo Salvini, magari con la convinzione di poter sostituire il governo politico con un governo di tregua già pronto, e invece ha ottenuto l'effetto inverso: "Saldare l'intesa tra i due leader populisti, all'inizio diffidenti e sospettosi l'uno dell'altro". 

Un capolavoro, insomma, che pare essere l'antipasto di quanto potrebbe accadere alle prossime elezioni, con un fronte sovranista M5s-Lega in grado di papparsi il Parlamento "con una maggioranza schiacciante, forse anche superiore a quella dei due terzi richiesta per cambiare la Costituzione senza referendum confermativo". 

FONTE E ARTICOLO COMPLETO: http://www.liberoquotidiano.it/news/politica/13344907/sergio-mattarella-paolo-savona-veto-politico-obiettivo-spaccare-alleanza-m5s-lega-matteo-salvini-luigi-di-maio.html

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