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Sinisa Mihajlovic, il messaggio dello youtuber Nicoforza: “Disgustoso augurargli del male”


“Anche se si hanno idee e posizioni completamente diverse, non è tollerabile e non può esser consentito a nessuno di offendere ed augurare il male a chi combatte tra la vita e la morte. E’ disgustoso e disumano”.
E’ il messaggio di Niccolò Basta, un ragazzo di 15 anni di Foggia, che attraverso un video su youtube commenta le offese ricevute da Sinisa Mihajlovic, l’allenatore del Bologna malato di leucemia, per alcune sue dichiarazioni politiche.
Il ragazzo foggiano, tifoso del Foggia calcio, quasi due anni fa ha scoperto, anche lui, di avere la leucemia.
Appassionato di YouTube, Nicoforza il suo nickname, in un video registrato da una stanza dell’ospedale Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo, dopo aver informato gli amici delle sue condizioni di salute, si sofferma sulla vicenda Mihajlovic.
“Anche se si hanno idee e posizioni completamente diverse – dice il ragazzino foggiano – non è tollerabile e non può esser consentito a nessuno di offendere ed augurare il male a chi combatte tra la vita e la morte. E’ disgustoso e disumano. Per questo auguro ancora a Sinisa la vittoria rispetto la sua malattia e gli esprimo la mia solidarietà perché sentirsi dire certe cose, in questi momenti di debolezza, fa davvero male”.
Fonte: Agi, YouTube.

Steve Cutts - The Turning Point


Di Salvatore Santoru

L'illustratore ed animatore britannico Steve Cutts ha recentemente pubblicato un nuovo video.
In tale video, postato il primo gennaio 2020, viene ribaltato il rapporto tra l'essere umano e la natura

In esso, riporta Ecopost(1), Cutts ha espresso una decisa critica rivolta alla società contemporanea e alla sua relazione con l'ambiente e il mondo animale.

NOTA:

(1) https://lecopost.it/cambiamento-climatico/the-turning-point-il-nuovo-capolavoro-di-steve-cutts/

Il continente perduto sotto l’Europa: la Grande Adria, che ha dato vita a parte dell’Italia


Ricostruzione tettonica della regione mediterranea degli ultimi 240 milioni di anni. 
I dettagli sono descritti nella relazione di Douwe van Hinsbergen e i suoi colleghi di Gondwana Research.



Scoperto continente perduto sotto l’Europa: la Grande Adria ha dato vita a parte dell’Italia *


Di Andrea Centini


Chiamato “Grande Adria”, aveva le dimensioni della Groenlandia e si staccò dal supercontinente Gondwana circa 240 milioni di anni fa.

Sprofondando lentamente sotto al Vecchio Continente ha dato vita a numerose catene montuose, come gli Appennini e le Alpi in Italia.

Sepolto sotto l'Europa meridionale c'è un continente perduto, che gli scienziati hanno deciso di chiamare la “Grande Adria”. Quando sprofondò nel mantello terrestre, scivolando lentamente sotto la placca tettonica euroasiatica, gli strati superiori del continente si staccarono e diedero vita a catene montuose come le Alpi e gli Appennini. 


Le vestigia della Grande Adria hanno così influenzato la geografia di una trentina di Paesi del Vecchio Continente, e l'Italia ne è praticamente permeata, dal Nord fino alla porzione superiore della Puglia ...


Il continente perduto è stato scoperto da un team di ricerca internazionale guidato da scienziati dell'Università di Utrecht, Paesi Bassi, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi del Center for Earth Evolution and Dynamics (CEED) dell'Università di Oslo (Norvegia); dell'università sudafricana del Witwatersrand; dell'Istituto di Geofisica presso l'ETH di Zurigo (Svizzera) e di altri atenei sparsi per il mondo.

I ricercatori, coordinati dal professor Douwe van Hinsbergen, a capo del Dipartimento di Scienze della Terra dell'ateneo olandese, hanno impiegato dieci anni per ricostruire la storia e l'evoluzione della Grande Adria.

Tutto ebbe inizio centinaia di milioni di anni fa, quando sulla Terra era presente un unico supercontinente chiamato Pangea. 

Questa enorme massa di terra emersa si separò in due continenti più piccoli, la Laurasia a nord e la Gondwana a sud: la prima diede vita all'Europa, al Nord America e all'Asia, la seconda all'Australia, all'Africa, all'Antartide, al Sud America e alla Grande Adria, fino ad oggi rimasta “nascosta”. 

Il continente perduto, grande quanto la Groenlandia, originò 240 milioni di anni fa, si staccò dall'Africa 20 milioni di anni dopo e 40 milioni di anni più tardi si separò anche dalla Penisola Iberica (Spagna e Portogallo).

A causa dei movimenti delle placche tettoniche, tra i 100 e i 120 milioni di anni fa il continente perduto iniziò a sprofondare lentamente nel mantello terrestre, per centinaia e centinaia di chilometri, come detto dando vita a importanti catene montuose in Europa. Oggi la parte più profonda della Grande Adria si trova sotto la Grecia, a 1.500 chilometri di profondità.

Gli autori della ricerca indicano che la Grande Adria, 140 milioni di anni fa, non era completamente emersa, ma formava una serie di affascinanti arcipelaghi che spuntavano qua e là nel cuore dell'oceano. Gli scienziati hanno potuto ricostruire la sua storia grazie all'orientamento di minerali magnetici incastonati nelle rocce, che possono indicare movimenti e posizione di grandi masse di terra. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica specializzata Gondwana Research.


* ARTICOLO DEL 25 SETTEMBRE 2019

VISTO SU: https://crepanelmuro.blogspot.com/2020/01/scoperto-continente-perduto-sotto.html

Salvataggio Popolare, parla Paragone: 'Salvati tutti coloro che non si erano accorti del buco'


Di Salvatore Santoru

Il governo ha recentemente deciso di salvare la Banca Popolare di Bari(1).
Tale decisione non è affatto piaciuta a Gianluigi Paragone, che ha reso noto il suo dissenso in un video pubblicato su Facebook.

Tale video, riporta il Giornale(2), è stato postato poco prima del suo intervento a In mezz'ora(3).
Paragone ha fatto nomi e cognomi degli uomini ritenuti responsabili di non essersi accorti del buco.




NOTE E PER APPROFONDIRE:

(1) https://www.informazioneconsapevole.com/2019/12/il-governo-salvera-la-banca-popolare-di.html

(2) http://www.ilgiornale.it/news/economia/banca-popolare-bari-paragone-tutti-promossi-uomini-che-non-1799700.html

(3) https://www.facebook.com/gianluigi.paragone/videos/468407240530132/

Piazza Fontana, lo speciale di Atlantide sulla strage che inaugurò la ''strategia della tensione''



ANTIMAFIA DUEMILA

Mezzo secolo. Tanto è passato da quel pomeriggio di dicembre del 1969 in cui tutta l’Italia si paralizzò per la tragica esplosione di un ordigno piazzato nella Banca Nazionale dell’Agricoltura, nel cuore della città di Milano. La strage di piazza Fontana provocò 17 morti e 88 feriti e fu il primo atto di una lunga serie di attentati eversivi che caratterizzarono la famosa “strategia della tensione”.


Un eccidio del quale ancora oggi, a distanza di 50 anni, emergono pezzi di verità. Una pagina nera del Paese. "Neri" erano gli autori dell'attentato appartenenti a cellule del movimento neo-fascista di Ordine Nuovo(collegati a doppio filo ai servizi segreti del SID), e "neri" erano i vari omissis, depistaggi e segreti di Stato posti in essere sul complesso lavoro d’indagine. 
Ciò che emerse dalla strage fu che l’Italia non avesse ancora fatto fino in fondo i conti con gli uomini del regime fascista. Un sentimento diffuso negli apparati dei servizi, dell’esercito e dei carabinieri. I servizi segreti alleati infatti si sono serviti dei nostalgici del Duce per il loro obiettivo: soffocare la minaccia comunista nel mediterraneo come avvenne in Grecia con la Dittatura dei Colonnelli e in Spagna con il regime di Francisco Franco


Su questa linea parve chiaro solo col passare del tempo che quella tragedia avvenne proprio in quel contesto che vede l’Italia, una delle potenze uscite sconfitte dalla seconda guerra mondiale, come una democrazia a sovranità limitata da accordi militari e alleanze strategiche dipendenti dall’egemonia statunitense. 
Il giornalista Andrea Purgatori, nello speciale di Atlantide “Piazza Fontana, la strage”, ha riavvolto il nastro della storia passando per le trame nere di quegli anni, rivelandone, con interviste esclusive, gli aspetti più oscuri di quella che ormai appare chiaro essere stata una “Strage di Stato”.

MITTAL, IL VOLTO NASCOSTO DELL’IMPERO


Di Francesco Cecchini

L’acquisto dell’Ilva da parte dell’ Arcelor Mittal è stata un disastro, che ancora continua.
A Taranto l’ Associazione PeaceLink, Isde Massafra, Giustizia per Taranto, Associazione Giorgio Forever, Palazzo Ulmo, FLMUniti-CUB Taranto hanno organizzato la proiezione del documentario Mittal, il volto nascosto dellImpero, che racconta l’ascesa di Lakshmi Mittal nel capitalismo modiale, esplorando i meccanismi di funzionamento della maggiore multinazionale mondiale dellacciaio e la biografia economica del suo capo.

Attraverso testimonianze dirette di dirigenti ed ex dirigenti del gruppo, uomini daffari, economisti, giornalisti specializzati, politici e sindacalisti, il regista, Jérôme Fritel, ha raccontato questa vicenda. Le attività di Lakshmi Mittal, un indiano di origine parsi, iniziano in India a metà degli anni 70, quando entra nell’azienda famigliare specializzata nella commercializzazione del rottame e ne ampia l’attività nella produzione di beni siderurgici. Approfitta della svendita di industrie siderurgiche di ex paesi socialisti. Nel 1995 acquisisce dal governo del Kazakistan la Karmet Steel, a sua volta proprietaria di uno dei più grandi stabilimenti siderurgici dellex URSS: quello di Temirtau. Comprimendo i costi ed esasperando i ritmi produttivi, Mittal riesce a prodotti di qualità medio-bassa a prezzi molto concorrenziali: una combinazione perfetta per le esigenze dei consumatori dei paesi emergenti, la cui domanda di beni siderurgici nel corso del decennio successivo è destinata a crescere a ritmi rapidissimi.
 In quello stesso frangente Mittal acquisisce imprese anche in Germania dellEst, Polonia, Repubblica Ceca e Romania, consolidando la sua presenza sui mercati dellex blocco sovietico. Lacquisto della Karmet Steel rivela i tre aspetti fondamentali del modello Mittal: 1) una gestione delle attività votata alla massimizzazione del profitto nel breve periodo, che garantisce significativi dividendi agli azionisti; 2) solidi rapporti con la comunità finanziaria che trova buoneo pportunità di investimento; 3) legami disinvolti con la politica, che consentono a Mittal di fare affari in un mercato dove il rapporto fra imprese e governi è stretto, considerato il ruolo strategico della siderurgia in ogni economia nazionale. 

Allinizio degli anni 2000 Mittal punta al mercato statunitense ed ha bisogno dell’ appoggio degli operatori di Wall Street che controllano le principali società siderurgiche USA. Nel 2005 Mittal si accorda con Wilbur Ross e compra Bethlem Steel e la U.S. Steel. Il principio sul quale convergono è reso chiaro da Wilbur Ross stesso: lobbiettivo dellimpresa è creare valore per gli azionisti ed è quello che ispira l’attività di Mittlal, che si beneficia del rapporto con la grande finanza per alimentare ed espandere il suo impero, mentre gli investitori godono dei lauti dividendi distribuiti dalle aziende del gruppo. Ciò introduce inevitabilmente delle condizioni precise allazione dellimpresa sia nella gestione delle sue attività che nel rapporto col mercato.
Mittal infatti responsabilizza al massimo i suoi dirigenti, al punto da renderli a loro volta mprenditori, la cui carriera viene fatta dipendere strettamente dai risultati economici realizzati dagli impianti che dirigono. Al di là della retorica aziendale, questo implica un drastico ridimensionamento delle prospettive gestionali: come denuncia Philippe Lamberts, europarlamentare belga del gruppo verde, lorizzonte delle imprese di Mittal è il singolo trimestre. Tale indirizzo condiziona gli investimenti la cui priorità è il guadagno degli azionisti nel breve periodo.
Nel rapporto col mercato, lobiettivo di massimizzazione dei profitti porta Mittal a costruire una posizione di dominio, quasi da monopolista.
 Completa, a monte, lintegrazione verticale del gruppo, acquistando miniere in diverse parti del mondoe finendo così per inglobare lintera filiera produttiva: dal minerale al prodotto finito ; al contempo, cerca di estendere ulteriormente lintegrazione orizzontale lanciandosi nellacquisizione dei principali concorrenti. Sotto questo profilo, loperazione più importante — di portata epocale per lintero settore — è la scalata ad Arcelor, il colosso europeo dellacciaio costituito nel 2002 dalla fusione fra la lussemburghese Arbed, la spagnola Aceralia e la francese Usinor. Arcelor è il concorrente numero uno di Mittal: nel 2005 i due gruppi si contendono lacquisizione dellucraina Kryvorizhstal, vince Mittal. Lo scontro diventa frontale. Mittal propone ai dirigenti di Arcelor unintesa, ma questi rifiutano per differenze culturali come afferma il presidente di Arcelor, Guy Dollé.
Mittal inizia l’azione per acquistare Arcelor. E il 2006 e Mittal ha l’appoggio della grande finanza, e di capi di Stato e di governo dei paesi europei coinvolti nelloperazione, come il presidente francese Jacques Chirac e il primo ministro lussemburghese Jean Claude Junker . Questultimo cede per pressioni della finanza dalla quale leconomia lussemburghese dipende in quanto paradiso fiscale e per la proposta di Mittal di stabilire a Lussemburgo la sede dellintero gruppo, poiché le tasse sono poche. Seguono rapporti anche altri governi europei, ai quali Mittal promette investimenti e salvaguardia dei livelli occupazionali. Nellestate del 2006, Mittal acquista Arcelor e diventa Arcelor Mittal. 

La fase felice fra Mittal e l’Europa non dura molto. Con la crisi economica mondiale e la sovracapacità nel mercato siderurgico mondiale edeuropeo il modello Mittal scricchiola. Il crollo della produzione e del fatturato infatti mettono a rischio i rendimenti e la fiducia degli investitori. Mittal risponde in maniera drastica, tagliando gli stabilimenti ritenuti marginali, tra i quali Grandrange e Florange in Francia, Liegi e Charleroi in Belgio, scatenando la protesta operaia. E qui si inserisce la vicenda dell’Ilva di Taranto ed il fatto che coloro che l’hanno venduta a Mittal non avevano, per ignoranza o malafede, ben analizzato la sua storia, passata e, innanzitutto, recente.
Il link con il trailer del documentario è il seguente:
https://www.youtube.com/watch?v=xysBEnOQ2ZQ

“Wind of Change”, l'hit degli Scorpions diventata simbolo della caduta del Muro di Berlino


Di Salvatore Santoru

30 anni fa, il 9 novembre del 2019, cadeva il Muro di Berlino.
Una delle canzoni che è stata considerata tra le più rappresentative del periodo è indubbiamente 'Wind of Change', una ballata degli Scorpions(1).

Tale hit del gruppo hard rock, originario di Hannover, si ispirava ai cambiamenti politici e sociali che stavano interessando la Germania Orientale.
Inoltre, il brano è riconosciuto come una delle canzoni simbolo della riunificazione della Germania(2).

Wind of Change fu considerata anche una canzone simbolo della fine della Guerra Fredda e, al contempo, un'inno di speranza e libertà nonché di desiderio verso la costruzione di un mondo più libero e migliore.

NOTE:

(1) https://it.wikipedia.org/wiki/Wind_of_Change

(2) https://www.informazioneconsapevole.com/2016/01/wind-of-change-degli-scorpions-25-anni.html

'Io sono Giorgia', anche la Meloni canta il 'tormentone'


Di Salvatore Santoru

Giorgia Meloni ha apprezzato il 'remix' virale di un suo discorso, intitolato 'Io sono Giorgia' e noto anche come 'Genitore1, Genitore 2'.

La segretaria di Fdi ha sostenuto di apprezzare il pezzo e lo ha anche cantato, come riporta il Messaggero(1), durante un'intervista concessa al programma di Rai Radio 1 Un Giorno da Pecora.

Durante la trasmissione radiofonica, la politica di Fratelli D'Italia ha anche detto che il brano ti 'entra in testa e non ti lascia più'.


NOTA:


(1) https://www.ilmessaggero.it/video/giorgia_meloni_io_sono_giorgia_video-4849931.html

Roma, rogo alla Baraka Bistrot: aveva dato solidarietà alla Pecora Elettrica


Altro rogo in un locale a Roma, vicino alla libreria incendiata


LA STAMPA

Altro incendio di un locale a Centocelle dove alcuni giorni fa un rogo aveva distrutto la libreria antifascista “La Pecora elettrica”, già data alle fiamme mesi fa. Ad andare a fuoco il Baraka Bistrot in via dei Ciclamini. Dai primi accertamenti l'atto potrebbe essere doloso: la serranda è stata divelta e ci sono tracce di liquido infiammabile. Sul posto polizia e carabinieri. Con questo sono quattro i locali andati a fuoco nel quartiere di Centocelle in pochi mesi.

Distrutti dalle fiamme gli arredi interni del pub. Evacuata a scopo precauzionale la palazzina in cui si trova il locale.  L'incendio divampato intorno alle 4.30, è stato domato dai vigili del fuoco e non ha creato danni strutturali all'edificio. Nessuno è rimasto ferito o intossicato. Sulla vicenda indagano i carabinieri della compagnia Casilina e della stazione Centocelle.  Nei giorni scorsi sulla pagina Facebook del locale erano stati pubblicati post di solidarietà alla libreria antifascista «La Pecora Elettrica» distrutta per la seconda volta in pochi mesi da un rogo, alla vigilia della riapertura.

Diritto e Rovescio, lo scontro tra Vauro e 'er Brasile'


Di Salvatore Santoru

Scontro e rissa sfiorata tra Vauro e 'Er Brasiliano'.
Più specificatamente, lo scontro è avvenuto durante una puntata del programma condotto da Paolo Del Debbio 'Diritto e Rovescio'.

Entrando nei dettagli, Vauro è intervenuto prendendo le difese della giornalista Francesca Fagnani, che ha avuto un battibecco con lo stesso 'Brasile'.
Difatti, come ricostruisce Next Quotidiano(1), Del Debbio aveva fatto intervenire dal pubblico 'Er Brasile', che aveva sostenuto che nella sua borgata di Roma vige ordine e disciplina 'perché comanda lui' e la Fagnani lo aveva interrotto dicendo che ciò non corrisponde al vero e che in tali borgate vengono sempre i carabinieri.

In seguito Er Brasile, noto tra l'altro per il suo fisico estremamente palestrato e per i suoi tanti vistosi tatuaggi (tra cui alcuni con simboli e frasi di ispirazione nazifascista), ha affermato alla giornalista 'Te li faccio vedere io' e Vauro è intervenuto sostenendo che il giovane avrebbe minacciato la giornalista.

In seguito, il 'Brasiliano' ha detto a Vauro che puzzerebbe di vino e lo stesso vignettista ha dato del 'fascista di m....' a Massimiliano Minnocci(2).

NOTE:

(1) https://www.nextquotidiano.it

(2) https://www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_tv/massimiliano-minnocci-alias-er-brasiliano-ultra-roma-194300.htm

Memory – The origins of Alien, tutto quello che non sapete sulla genesi del film e del mito


Di Davide Turrini
Alien, 40 anni dopo. Ma quello xenomorfo chi l’ha creativamente davvero partorito? Il documentarista Alexandre O.Philippe con Memory – The origins of Alien (in questi giorni nelle sale del Trieste Science+Fiction Festival) offre un’osservazione trasversale, sinuosa e ipnotica sulla possibile origine del mito. Già, perché in questa atipica raccolta di testimonianze, di documenti d’archivio e supposizioni sull’Alien, manca intanto, parecchio volontariamente, Ridley Scott. Mentre a farla da padroni sono Dan O’Bannon (ufficialmente sceneggiatore del film) e H. R. Giger (il creatore della figura aliena e del clamoroso inquietante chestburster).
Di O’Bannon parla principalmente la vedova, Diane, che ricorda della fervida immaginazione grafica del marito mostrando bozzetti in cui si delinea ben prima degli anni settanta l’immagine di quello che diventerà il mostruoso protagonista del film. La tesi di una primogenitura pressoché totale di O’Bannon sull’intera operazione Alien si rinforza quando la donna mostra la sceneggiatura di 29 pagine datata 1971 scritta dal marito (intitolata proprio Memory), e poi si arriva al contatto diretto di O’Bannon con H.R.Giger: “Io, i produttori, e il futuro regista Walter Hill vorremmo te”, scrive lo sceneggiatore. E Giger in un raro filmato d’epoca conferma che O’Bannon gli fece vedere i suoi bozzetti e gli diede delle dritte, che lui seguì per poi comporre una delle icone più riconosciute universalmente del cinema di fantascienza. TCGMpj2F[Jwplayer]

Altro aneddoto interessante: l’ispirazione narrativa per Alien proviene dell’ossessione per gli insetti che l’O’Bannon ragazzino, isolato in una fattoria del Missouri, aveva provato per decenni. Altro aneddoto davvero immersivo e totalizzante, spiegato dall’attrice Veronica Cartwright, è che tutti gli attori del film, che Scott piazza spesso in un’unica inquadratura, poco prima che il petto di John Hurt/Kane esploda sotto la pressione della testa dello xenomorfo, si dovettero sorbire il puzzo infernale della protesi dell’attore riempita di vere frattaglie che poi sarebbero esplose, ma che nel frattempo sotto i fari del set si erano putrefatte.
Philippe gira largo rispetto alle polemiche personali, assegnando comunque paternità e gerarchie creative, poi mescola le carte persuasive provando ad elencare un substrato cultural/antropologico collettivo su cui la creatura mostruosa ha preso corpo. Secondo gli intervistati di Philippe c’è davvero di tutto: dai deliri di Lovercraft all’arte di Francis Bacon, da Hieronymus Bosch ai draghi medioevali, dalle figure dell’antico Egitto alle Erinni greche, fino, appunto alla paranoia degli insetti dello stesso O’Bannon. Una suggestione iconica ed estetica dietro l’altra che prova a traghettare l’esplorazione, a dire il vero in modo un po’ confusionario, sui significati politici dirompenti nel film. “Spero che dopo aver visto Memory il pubblico non sia mai più in grado di guardare Alien allo stesso modo. Spero che gli spettatori pensino al cinema come ad un moderno canale per parlare del mito in maniera diversa e più profonda, o come ad un misterioso meccanismo del nostro inconscio collettivo”.

Il mistero della morte di Jeffrey Epstein, il patologo Baden: 'Forse è stato un omicidio'


Di Salvatore Santoru

Secondo un noto medico e patologo statunitense, Dr. Michael Baden, la morte di Jeffrey Epstein potrebbe non essere stata causata da un suicidio.

Stando a quanto riportato da alcuni media statunitensi tra cui il 'Miami Herald'(1), Baden ha affermato che le ferite di Epstein risulterebbero essere maggiormente compatibili con uno strangolamento piuttosto che con un suicidio.

Intervistato recentemente da Fox & Friends, il Dr. Michael Baden ha rivelato che l'autopsia ha provato che lo stesso Epstein aveva, tra l'altro, due fratture sul lato sinistro e destro della faringe(2).


Epstein era un noto magnate e criminale ben inserito in certi circoli dell'establishment statunitense e, a seguito della sua stessa 'misteriosa morte', sono sorte alcune teorie che sostengono che l'ipotesi di un suo omicidio sarebbe plausibile.

Epstein è morto il 10 agosto del 2019 ed era legato o aveva conosciuto alcune potenti ed influenti personalità degli States, anche della politica come Bill Clinton e per un periodo lo stesso Donald Trump(3).

NOTE:



Il dibattito sul liberalismo tra Bernard Henri Lévy e Aleksandr Dugin


Di Salvatore Santoru

Il 21 settembre 2019 il prestigioso Istituto Nexus ha festeggiato il 25° anniversario con il simposio "The Magic Mountain Revisited: Cultivating the Human Spirit in Dispirited Times", il cui titolo allude al romanzo di Thomas Mann La montagna incantata.

Per l'occasione l'istituto, che ha l'obiettivo di custodire i valori dell'umanesimo europeo, ha organizzato un incontro tra il filosofo francese Bernard Henry Levy e il filosofo russo Aleksandr Dugin.

Tale incontro è stato moderato dallo scrittore e filosofo olandese nonché fondatore dello stesso Nexus InstituteRob Riemen, ed era incentrato sul tema del liberalismo e sull'opposizione ad esso.

A favore delle tesi liberali ha argomentato Levy ( anche se su 'Agenzia Radicale' Silvio Pergamani ha ricordato che vi sono dei dubbi sul fatto che il filosofo francese sia proprio un liberale), e contro ha argomentato Dugin(1).

Su Youtube (video in alto) l'istituto Nexus ha pubblicato alcuni giorni fa il video dell'interessante dibattito, di cui in Italia si è parlato molto poco.

Su ciò, c'è da dire che a riguardo sono usciti due articoli sulla già citata 'Agenzia Radicale' e uno su 'Geopolitica.ru'.

PER APPROFONDIRE:

LINK ALLA TRASCRIZIONE DEL DIALOGO: 

http://www.agenziaradicale.com/index.php/rubriche/rimandi/6017-materiali-berrnard-henri-levy-vs-alexander-dugin-liberalismo-si-liberalismo-no,

 https://www.geopolitica.ru/it/article/il-ritorno-di-settembrini-e-naphta-nel-ventunesimo-secolo

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NOTA:

'How Dare You', è virale la 'versione death metal' del discorso di Greta Thunberg. Il ricavato andrà a Green Peace


Di Salvatore Santoru

Su Internet è diventato virale la 'versione death metal' del discorso di Greta Thunberg alle Nazioni Unite.
Più specificatamente, il discorso della giovane attivista è stato mixato dallo youtuber John Mollusk e ora il video ha superato le 4 milioni di visualizzazioni.

Inoltre, la 'Despostz Records' ha registrato lo stesso singolo 'How Dare You'? e il ricavato andrà alla nota organizzazione ambientalista Green Peace.



Entrando nei particolari, il brano è basato su sonorità influenzate dal death e dal black metal nordeuropeo.

GRETA IN LACRIME ALL'ONU: 'Avete rubato la mia infanzia' - VIDEO


Di Salvatore Santoru

Recentemente Greta Thunberg ha fatto un discorso al Palazzo di Vetro dell'Onu, durante il summit sul clima
In tale discorso, la giovane ragazza di origine svedese ha sostenuto che i 'grandi della terra' avrebbero rubato l'infanzia di lei e della sua generazione e non si starebbero impegnando abbastanza nella lotta contro i cambiamenti climatici.

I toni della giovanissima attivista ambientalista sono stati sia indignati che visibilmente emozionati e, inoltre, la stessa Greta ha pianto durante il discorso.
Il video del discorso è diventato virale e il mondo del web, così come dell'opinione pubblica in generale, si è diviso tra i sostenitori e i critici della Thunberg.

Area 51, l'invasione è un flop: dovevano essere 2 milioni, si presentano solo in 150



Alla fine, il raid dell'Area 51 è avvenuto, ma non come ci si attendeva in questi mesi. Sono state circa 150 le persone che si sono presentate nei pressi dell'area militare statunitense. Più che un'invasione, quella dell'Area 51 è stata una festa. Nessuno dei presenti è riuscito ad entrare nella base: la marcia è stato un tripudio di colori e di costumi.



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