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Dazi, Trump: «L’accordo con la Cina è storico. Così raddrizziamo gli errori del passato»



«Dure, oneste e rispettose». Così il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha definito le le trattative che hanno portato alla firma dell’intesa sui dazi con la Cina, e di fatto a una tregua nella guerra commerciale in atto. Con questo accordo «raddrizziamo gli errori del passato», ha affermato il capo della Casa Bianca nel corso della cerimonia riferendosi agli accesi scontri sul tema degli ultimi mesi.
L’intesa prevede che Pechino acquisti ulteriori 200 miliardi di dollari di prodotti e servizi americani. Con la firma di oggi la Cina si impegna anche a non lanciarsi in svalutazioni valutarie, a comunicare regolarmente e a consultarsi sul mercato valutario. In base all’intesa, a partire dall’1 aprile la Cina consentirà il pieno controllo da parte di società finanziarie straniere.
La fase uno del mini-accordo tra Usa e Cina è dunque incassata e per Trump è certamente «un importante passo in avanti verso scambi commerciali corretti» con il Paese asiatico. Il presidente si è mostrato molto positivo nel corso della cerimonia, ha definito l’intesa «un’occasione straordinaria», e ha ringraziato il presidente cinese Xi Jinping. Poi ha promesso che in un futuro non lontano andrà in visita in Cina.
Per Trump si tratta dunque di un accordo «storico»: «Con l’intesa ci stiamo occupando dei nostri agricoltori». E a nessuno dei presenti è passato inosservato il fatto che il presidente Usa abbia monopolizzato il palco della East Room per oltre 40 minuti mentre la delegazione cinese, guidata dal vice premier Liu He, è rimasta in silenzio ed assistere al suo speech.
Quando il vicepremier cinese ha poi preso la parola ha letto una lettera di Xi Jinping: «L’accordo è buono per la Cina, gli Stati Uniti e il mondo intero: è un’intesa vantaggiosa per tutti». Quindi il vicepremier Liu He ha assicurato che la Cina onorerà il mini accordo sul commercio.

Guerra dei dazi, gli interessi economici e geopolitici dietro lo scontro tra gli USA e l'UE


Di Salvatore Santoru

Negli ultimi giorni si sta parlando molto della 'guerra dei dazi' che sta interessando gli Stati Uniti e l'Unione Europea.
Tale 'guerra commerciale' sta interessando anche l'Italia, verso cui gli States hanno imposto una tariffa del 25% su alcuni prodotti di eccellenza.

La decisione del WTO e lo scontro Boeing-Airbus

Alla base dei dazi statunitensi vi è la 'guerra' tra la Boeing e l'Airbus.
Gli stessi dazi USA sono stati autorizzati dal WTO e, d'altronde, sono stati considerati come un risarcimento per gli aiuti che l'Unione Europea ha elargito alla stessa Airbus, che è un'industria controllata da Germania e Francia.

Il conflitto geopolitico tra l'asse franco-tedesco e gli USA trumpiani

La 'guerra dei dazi' rientra nello scontro geopolitico tra gli USA guidati da Trump e l'asse franco-tedesca dell'UE.
Entrando nei dettagli, gli States vorrebbero indebolire l'attuale UE e contrastare il consolidamento della potenza economica della Germania.

Dall'altra parte, sia la Germania che la Francia risultano decisamente critiche nei confronti degli States trumpiani e vorrebbero un'Unione Europea meno dipendente dagli attuali USA e ancora più incentrata sullo stesso asse franco-tedesco.

Dazi USA, portavoce della Commisione UE: 'Ci saranno contromisure'


Di Salvatore Santoru

Stanno facendo discutere i dazi statunitensi nei confronti dei paesi facenti parte dell'Unione Europea.
Recentemente, riporta l'ANSA(1), la stessa UE ha fatto sentire la sua voce in merito.

Più specificatamente, un portavoce della commissione dell'Unione Europea ha fatto sapere che a breve potranno esserci delle contromisure e che la stessa Ue deplora la decisione degli States

NOTA:

(1) http://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2019/10/03/dazi-ue-a-usa-ci-saranno-contromisure_31b38bad-cc2c-495a-ad8b-5ab0640f6477.html

Dazi USA all'Italia, Giorgia Meloni: 'Non è colpa di Trump, il sovranismo pericoloso è quello di Germania e Francia'


Di Salvatore Santoru

La leader di Fratelli D'Italia, Giorgia Meloni, ha detto la sua sui recenti dazi statunitensi per l'Italia.
Più precisamente, la politica di centrodestra si è espressa durante l'intervista condotta dalla giornalista Lilli Gruber per il programma di La7 'Otto e Mezzo'(1).

La Meloni: 'Semplicistico dare la colpa dei dazi al sovranismo di Trump'

Durante l'intervista della Gruber, la Meloni ha sostenuto che la causa dei dazi non è dovuta unicamente e principalmente al sovranismo dell'amministrazione Trump.
Secondo la leader di Fdi, in realtà gli stessi dazi statunitensi sono legati alla contesa che è in corso tra la Boeing e l'Airbus. 

La politica di centrodestra: 'Il sovranismo franco-tedesco crea problemi all'Italia'

La Meloni ha spiegato che il Wto ha autorizzato i dazi USA all'Unione europea, dazi intesi come un risarcimento per gli aiuti della stessa UE nei confronti di Airbus, un'industria controllata da Germania e Francia.
Oltre a ciò, la politica di centrodestra ha dichiarato che il 'vero sovranismo pericoloso' per l'Italia sarebbe proprio quello francese e tedesco.

NOTA:

(1) https://www.la7.it/otto-e-mezzo/video/dazi-giorgia-meloni-il-sovranismo-pericoloso-e-quello-di-francia-e-germania-03-10-2019-285440

Dazi USA del 25% per l'Italia: tra i prodotti colpiti anche il Parmigiano e il Pecorino romano


Di Salvatore Santoru

I dazi degli USA colpiscono l'economia italiana. 
Entrando nei dettagli, la 'stangata a stelle e strisce' sarà basata su una tariffa del 25% sui prodotti di eccellenza italiani.

Ecco quali saranno quelli colpiti e quelli 'graziati'.

Parmigiano reggiano, prosciutti cotti, Pecorino e Provolone nella 'black list'

Stando a quanto riportato dai media nazionali, tra cui il Corriere Della Sera(1), tra i prodotti colpiti dai dazi statunitensi vi sono anche il Provolone, i prosciutti cotti così come il Pecorino romano e il Parmigiano reggiano.
Indubbiamente, tutto ciò si traduce in un conto alquanto pesante per i 'produttori tricolore', i quali ora rischierebbero di finire fuori mercato negli stessi Stati Uniti D'America.

Tra i prodotti 'graziati' anche il prosciutto di Parma, l'olio di oliva e la mozzarella di bufala campana

Come già scritto in precedenza, alcuni prodotti di eccellenza sono stati risparmiati dai dazi targati States.
Tra questi, vi è l'olio di oliva, la mozzarella di bufala campana così come il prosecco e il prosciutto di Parma e di San Daniele.

Come riportato dal Fatto Quotidiano, i dazi dovrebbero partire ufficialmente il 18 ottobre 2019(2).

NOTE:

(1) https://www.corriere.it/economia/consumi/cards/tassa-25percento-parmigiano-prosciutto-liquori-lista-prodotti-colpiti/impatto-formaggio-italiano_principale.shtml

(2) https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/10/03/dazi-la-mannaia-degli-usa-su-parmigiano-pecorino-prosciutto-e-provolone-tariffa-del-25-salvi-prosecco-e-olio/5493950/

Trump annuncia nuovi dazi su 200 miliardi di prodotti cinesi


Di Federico Giuliani

La pace commerciale tra Cina e Stati Uniti è di nuovo in pericolo. Donald Trump ha minacciato l’aumento dei dazi su 200 miliardi di dollari di prodotti made in China. Quello del presidente americano è un avvertimento nemmeno troppo velato. Il suo tweet è un inequivocabile attacco alla Cina a poche settimane da quello che sarebbe dovuto essere l’incontro risolutivo con Xi Jinping.

I tweet di Trump

“Per 10 mesi – inizia il primo tweet al veleno di Trump – la Cina ha pagato agli Stati Uniti tariffe del 25% su 50 miliardi di dollari di prodotti tecnologici e il 10% su 200 miliardi di dollari di altri beni. Questi pagamenti sono parzialmente responsabili dei nostri grandi risultati economici”. Ma Trump non si ferma qui e rilancia il provvedimento choc: “Venerdì la tariffa salirà dal 10% al 25%”.

Le borse asiatiche crollano

Trump ha fatto intuire come 325 miliardi di dollari di beni aggiuntivi inviati dalla Cina rimangano non tassati ma lo saranno a breve con un tasso del 25%. “L’accordo con la Cina – conclude il presidente americano – prosegue ma troppo lentamente mentre loro tentano di rinegoziare. No!”. I due tweet del tycoon hanno provocato il crollo del petrolio a New York, in calo di oltre il 2%. Peggio è andata alle borse asiatiche con gli indici della Cina in rosso: -6% per Shanghai, -7,3% Shenzen e -3,2% Hong Kong. Male anche le borse europee, in perdita tra l’1% e il 2%.

Pace commerciale lontana?

La mossa di Trump arriva pochi giorni prima dell’arrivo a Washington del vice premier cinese Liu He. Venerdì Stati Uniti e Cina avrebbero dovuto trovare il tanto atteso accordo. Ma per quel giorno la Casa Bianca sta invece pensando di aumentare le sanzioni. Certo, al momento esiste solo un annuncio fatto tramite Twitter. È possibile che i cinguettii di Trump siano solo un modo per mettere pressione sulla Cina e indurre il Dragone a no tirarsi indietro.

Si attende la risposta di Xi Jinping

C’è attesa per capire come Xi Jinping risponderà all’uscita di Trump. Il Presidente cinese ha più volte mostrato la volontà di voler raggiungere un accordo con il suo omologo americano. Ma è anche vero che né Xi né Trump vogliono passare per leader “morbidi”. Nessuno vuole fare la parte del perdente. Forse per questo Trump ha minacciato di colpire con i dazi tutte le merci cinesi. E tutto poco dopo la stretta su Cuba. Strategia o mossa a sorpresa?

Borse da sprofondo rosso

Le dichiarazioni di Trump hanno colpito in pieno le borse e non solo. In Asia il segno meno e il colore rosso sono ovunque. Nell’aria aleggia la paura che possa saltare l’accordo sui dazi fra Cina e Stati Uniti. Il timore si abbatte con la furia di un uragano sui mercati, in particolare quelli asiatici.  Le borse cinesi hanno bruciato più del 6%. L’indice Composite di Shanghai è crollato del 5,58% fino ad arrivare i 2.906,48 punti. Shenzen è arrivato a 1.515,80 con un – 7,58% che ha quasi toccato il record di -8%. Hong Kong perde oltre il 3%, l’Asx australiano lo 0,9%. Male anche le borse europee, dove in negativo si segnalano Parigi (-2%), Francoforte (-1,7%) e Madrid (-1,4%). Nell’occhio del ciclone sono finite anche le valute. Lo yuan ha ceduto 58 punti base sul dollaro, con parità bilaterale a 6,7344. Va a picco anche il petrolio, che a New York perde più del 2%.

FONTE: http://www.occhidellaguerra.it/cina-stati-uniti-trump-annuncia-nuovi-dazi-su-200-miliardi-di-prodotti-cinesi/

Dazi, guerra commerciale tra Trump e la Ue. Nel mirino anche il made in Italy

Di Sergio Rame
La guerra commerciale continua. E il livello dello scontro si alza pensantemente.
Il rappresentante al Commercio americano ha, infatti, proposto di applicare tariffe su una lista di prodotti europei. Un lunghissimo elenco dal valore di 11 miliardi di dollari che va dagli aerei ai prodotti alimentari, dal formaggio roquefort all'olio d'oliva. A pagare potrebbero essere anche numerosi prodotti del made in Italy, come il Prosecco e il pecorino. Quella del presidente Donald Trump è una rappresaglia contro gli aiuti pubblici versati dall'Unione europea agli aerei Airbus. Una mossa che penalizza la compagnia statunitense Boeing alle prese con la crisi scoppiata dagli incidenti di cui è stato protagonista il jet 737 Max.

Lo scontro tra Stati Uniti e Europa

L'ultima mossa di Trump è una significativa escalation della tensione tra Washington e Bruxelles e arriva in un momento particolarmente delicato per il futuro dell'Unione europea, con le elezioni al Parlamento europeo fissate per il prossimo mese e coi vertici alle prese con un difficile negoziato sulla Brexit. I prelievi proposti dagli Stati Uniti sui prodotti europei si aggiungono alle tariffe americane già imposte sulle importazioni europee di acciaio e alluminio e alla minaccia dell'amministrazione statunitense di incrementare anche le tariffe sui prodotti automobilistici per ragioni di sicurezza nazionale. Lo scorso luglio, durante una visita a Washington, il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, aveva stretto un accordo con il numero uno della Casa Bianca per avviare negoziati commerciali e astenersi dall'imporre ulteriori dazi. Quei negoziati non sono mai iniziati ufficialmente e le trattative preliminari non hanno fatto molti progressi. Gli Stati Uniti si sono sempre lamentati della riluttanza dell'Unione europea a includere l'agricoltura nei colloqui. Da ultimo gli aiuti alla Airbus hanno creato nuovi mal di pancia spingendo Washington a una nuova rappresaglia.
The World Trade Organization finds that the European Union subsidies to Airbus has adversely impacted the United States, which will now put Tariffs on $11 Billion of EU products! The EU has taken advantage of the U.S. on trade for many years. It will soon stop!
24.700 utenti ne stanno parlando

Bruxelles al contrattacco

La Commissione europea giudica "ampiamente esagerato" il livello delle contromisure minacciate da Washington in risposta all sovvenzioni accordate alla Airbus. E fa subito sapere che non rimarrà inerme dinnanzi all'aggressione commerciale di Trump. Stando a quanto fatto trapelare dal portavoce Daniel Rosario, sarebbero stati avviati "i preparativi" per misure analoghe di rappresaglia nel caso degli aiuti americani alla Boeing"Mettere i dazi è stupido", commenta il ministro italiano alle Politiche agricole Gian Marco Centinaio"Trump mette i dazi, e noi li metteremo sugli Stati Uniti, e di nuovo Trump li metterà su vari prodotti - continua - ci saranno problemi per tutti coloro che importano ed esportano""Così si fa uno sgarro all'Italia che non è fatta di stupidi - conclude il leghista - se qualcuno mette i dazi sui nostri prodotti vorrà dire che andremo a cercare altri mercati. Poi, però non si lamentino...".

Il made in Italy sotto attacco


Le esportazioni negli Stati Uniti sono senza alcun dubbio il principale mercato del vino made in Italy. Un giro d'affari da 1,5 miliardi di euro che nel 2018 ha avuto un aumento record del 4%. I nuovi dazi di Trump, secondo un'analisi della Coldiretti, colpirebbero in particolar modo gli spumanti italiani e il Prosecco. Ma non solo. Nella black list sono finite anche altre etichette come il Marsala e persino i superalcolici. Poi, c'è tutto il comparto dell'agroalimentare nazionale, a partire dall'olio di oliva e dai formaggi come il pecorino. E ancora: gli agrumi, l'uva, le marmellate, i succhi di frutta e l'acqua. Il valore complessivo di queste esportazioni è pari a 4,2 miliardi e rappresenta circa il 10% del totale delle esportazioni nazionali che nel 2018 è stato di 42,4 miliardi. Per questo il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini, spera che Trump e le istituzioni europee facciano il possibile per "evitare uno scontro dagli scenari inediti e preoccupanti che rischia di determinare un pericoloso effetto valanga sull'economia e sulle relazioni tra Paesi alleati".

Conte vola da Trump per evitare i dazi sulle auto di lusso

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Di Ilario Lombardo

Solo fino a un certo punto Giuseppe Conte potrà contare sulla «simpatia umana» che si vanta di avere con Donald Trump. Perché il presidente americano, dopo aver fatto gli onori della Casa Bianca, vorrà passare all’incasso su un po’ di questioni aperte con l’Italia. Dietro il sorriso d’intesa di Trump con Conte, c’è tutto il pragmatismo del tycoon che intende capitalizzare l’amicizia con il primo governo populista d’Europa per mettere al riparo gli interessi degli Stati Uniti. L’elenco dei dossier è lungo e il presidente del Consiglio lo ha affrontato durante i briefing preparatori di questo viaggio a Washington che inizia stasera e si concluderà domani pomeriggio. 
Le intese sul commercio
Conte ha aspettato che Jean Claude Juncker tornasse dalla Casa Bianca per ricalibrare la strategia italiana. La pace commerciale, seppur fragile, strappata dal presidente della Commissione europea all’umorale presidente Usa è una buona notizia anche per l’Italia. Conte era già pronto a chiedere un trattamento speciale all’amico americano per salvaguardare i prodotti agroalimentari italiani. Per ora, almeno, non sembra che sarà necessario. Restano nubi minacciose sul settore automobilistico. E qui il presidente del Consiglio è pronto a chiedere di escludere da possibili maxi-imposte commerciali le auto di lusso, che vedono l’Italia tra i leader mondiali.  
Il gasdotto delle polemiche
Conte entrerà alla Casa Bianca già certo di sentirsi rivolgere questa domanda: «Sul Tap sei con noi, vero?». La risposta sarà sì: il gasdotto delle polemiche, che il M5S aveva promesso di smantellare e che sta lacerando la compagine governativa, sarà completato. L’approdo del Trans Adriatic Pipeline, il corridoio meridionale del gas che servirà ad alleggerire l’Italia dalla dipendenza dalla fonte energetica russa, resterà in Puglia. Da Palazzo Chigi confermano che Conte potrebbe avanzare la proposta di modificare il progetto e spostare il luogo scelto per completare l’opera considerata troppo strategica dagli americani.  

Parte la "guerra" dei dazi. Ue porta Usa e Cina davanti al Wto

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La Commissione Ue porta oggi davanti al Wto sia gli Usa che la Cina, i primi per i dazi su acciaio e alluminio e la seconda per la violazione delle regole sui diritti sulla proprietà intellettuale. Lo ha annunciato la commissaria Ue al commercio Cecilia Malmstroem. "Questo dimostra che non scegliamo di stare dalla parte di nessuno, stiamo solo dalla parte delle regole del sistema commerciale multilaterale", ha avvertito. "Non siamo in una guerra commerciale ma in una situazione molto difficile causata dagli Usa", per cui "la situazione è molto preoccupante, potrebbe esserci un'escalation". Perché "gli Usa stanno giocando un gioco molto pericoloso".
Sono gli albori di una "guerra commerciale", con Francia e Germania che annunciano di voler reagire in modo "robusto" alle tariffe Usa su acciaio e alluminio decise dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. I dazi sono "illegali" e l'Unione europea risponderà, ha detto il presidente francese Emmanuel Macron rivolgendosi a Trump. L'Ue "risponderà in modo duro e proporzionato", ha detto Macron a Trump secondo quanto reso noto dall'Eliseo. Macron ha parlato con Trump al telefono, come era stato preannunciato, e lo ha esortato ad avviare negoziati con l'Ue, la Cina e il Giappone per rafforzare le regole dell'Organizzazione mondiale del commercio. I dazi sono "sbagliati e illegali", ha sottolineato il ministro delle Finanze tedesco, Olaf Scholz. "Questo non è un buon giorno per le relazioni transatlantiche", ha affermato Scholz, ricordando che la Commissione europea "ha già preparato le reazioni che saranno messe in atto secondo le regole internazionali". "La Ue - ha assicurato il ministro delle Finanze tedesco, preannunciando un incontro con l'omologo americano Steve Mnuchin - reagirà in maniera robusta e intelligente". "La decisione degli Stati Uniti di innescare le tariffe in modo unilaterale è sbagliata - ha affermato ancora Scholz - E dal mio punto di vista anche illegale, dal momento che abbiamo regole chiare su come le tariffe debbano essere determinate. E questa è una violazione di quelle regole".
Intanto un rapporto della Camera di Commercio americana, secondo quanto riporta il Wall Street Journal, rivela che le politiche commerciali del presidente Donald Trump e i dazi all'import in particolare potrebbero mettere a repentaglio 2,6 milioni di posti di lavoro negli Stati Uniti.
"Le crescente lista di tariffe proposte o imposte dal nostro governo così come la persistente incertezza sul futuro del Nafta, rischiano di minare i progressi economici fatti", ha avvertito il Ceo della Camera di Commercio Usa, Tom Donohue. Il documento è stato diffuso dopo che il ministro del Commercio di Trump, Wilbur Ross, ha annunciato l'intenzione di trasformare in realtà la minaccia di imporre dazi sull'acciaio e l'alluminio importati anche dall'Unione europea, il Canada e il Messico, questi ultimi due partner degli Usa nell'accordo di libero scambio Nafta che Trump ha chiesto di rinegoziare. Sempre Donohue ha avvertito come il ritiro degli Usa dal Nafta potrebbe costare 1,8 milioni di posti di lavoro a stelle e strisce.

Dazi, fra Usa e Cina scoppia la pax commerciale

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Dopo mesi di crescenti tensioni, distensione - quantomeno dichiarata - tra i due giganti del sistema produttivo mondiale. Washington e Pechino hanno siglato la 'pax economica' sui dazi. "Le due parti hanno raggiunto un consenso, non combatteranno una guerra commerciale e smetteranno di aumentare le tariffe l'una all'altra", ha annunciato il vice-premier Liu He, che ha guidato i negoziatori cinesi nella capitale Usa, dove si sono tenuti colloqui di alto livello. Un accordo che Liu ha definito una "necessità", ma senza nascondere pragmatismo: "Bisogna rendersi conto che lo scongelamento del ghiaccio non può essere fatto in un giorno, la risoluzione dei problemi strutturali nelle relazioni economiche e commerciali tra i due Paesi richiederà tempo". In una dichiarazione congiunta a Washington, Pechino si è impegnata ad aumentare "significativamente" i suoi acquisti di beni americani, anche se però non sono stati offerti molti altri dettagli.
Trump negli ultimi tempi ha ripetutamente puntato il dito contro il deficit commerciale nei confronti della Cina, descrivendolo come un pericolo per la sicurezza nazionale americana e minacciando di imporre tariffe su importazioni cinesi per 50 miliardi di dollari. I colloqui a Washington tra le delegazioni sono state guidate dal segretario al Tesoro Usa, Steven Mnuchin, e da Liu, che si sono visti giovedì con Trump. Le parti si erano già incontrate a Pechino. "C'è stato un consenso sull'adozione di misure efficaci per ridurre sostanzialmente il deficit commerciale degli Stati Uniti con la Cina", si legge nella dichiarazione congiunta, "per soddisfare le crescenti esigenze di consumo del popolo cinese e la necessità di uno sviluppo economico di alta qualità, la Cina aumenterà in modo significativo gli acquisti di beni e servizi degli Stati Uniti".
L'anno scorso gli Stati Uniti hanno avuto un deficit commerciale col colosso asiatico per 375,2 miliardi di dollari, un'arma per i politici populisti, che incolpano la Cina dell'emorragia dei posti di lavoro americani negli ultimi decenni. Washington avrebbe chiesto di ridurre il deficit di almeno 200 miliardi di dollari entro il 2020, ma la dichiarazione congiunta non contiene nessuna indicazione precisa sull'impegno della Cina. Si parla in generale di "aumenti significativi" nelle esportazioni statunitensi di prodotti agricoli ed energetici. Liu ha poi spiegato all'agenzia di stampa statale cinese Xinhua che la nuova cooperazione commerciale si estenderà alle cure mediche, ai prodotti high-tech e alla finanza. Accordo anche sul rafforzamento della cooperazione sulla protezione della proprietà intellettuale, da tempo fonte di malcontento negli States. Sullo sfondo delle trattative, il vertice a Singapore tra Trump e il leader nordcoreano Kim Jong-Un, di cui la Cina è il principale partner commerciale, e le elezioni legislative di novembre, col tycoon attento a non urtare gli Stati agricoli repubblicani e a non mostrarsi debole su commercio ed economia, soprattutto prima del voto.

Trump ha sospeso i dazi verso l'UE, è la seconda volta che succede

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Di Salvatore Santoru

Per la seconda volta il presidente statunitense Donald Trump ha deciso di sospendere l’introduzione di dazi sull’importazione di alluminio e acciaio dall’Unione Europea(1).
La prima volta è stata a fine marzo(2) e l'attuale sospensione durerà un mese.

Difatti, il primo giugno del 2018 ci sarà la decisione definitiva sul da farsi e tale sospensione darà il tempo ai funzionari europei e statunitensi di scongiurare una 'guerra commerciale'.

NOTA:

(1) https://www.ilpost.it/2018/05/01/trump-dazi-unione-europea/

(2) https://tg24.sky.it/mondo/2018/03/23/dazi-donald-trump-ue-cina.html

I DAZI DI TRUMP? SONO STATI DECISI DURANTE L'ERA OBAMA

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Di Salvatore Santoru
Sta facendo discutere la proposta del governo statunitense di introdurre dazi su alcuni marchi europei.
Secondo quanto riportano diversi media internazionali, tra le cause di tale proposta vi sarebbe anche una sorta di "vendetta" statunitense nell'ambito della disputa tra USA e Unione Europea sulla questione delle carni statunitensi trattate con ormoni.
La proposta dei dazi ha fatto molto discutere negli USA e nel mondo e sulla questione è intervenuta anche Facebook, che ha annunciato che: «Protezionismo è mezzo disastro».

I dazi di Trump, voluti dal governo Obama ?

Sulla questione dei dazi, c'è da segnalare che stando ad un articolo d'approfondimento di Emanuele Rossi su "Formiche"(1) già durante l'era Obama e più precisamente nel 2015 era stata votata una legge dal Congresso (su spinta repubblicana) "che permette di attaccare per rappresaglia prodotti che hanno come massimo valore di 100 milioni – e questo è rivelatore che la volontà di ri-bilanciare americana non è una novità assoluta introdotta da Trump."
Inoltre, secondo un articolo di Mario Sechi su Il Foglio(2),citato anche da "Gli Occhi Della Guerra(3): “La notizia è una non notizia e se proprio vogliamo cercarne una, di notizia, è il riflesso pavloviano dei levrieri da tastiera democratica nell’azzannare l’amministrazione Trump anche quando l’origine del problema – se di problema si tratta – è da un’altra parte."
Continua Sechi: "La lista dei prodotti oggetto della contesa non è uscita dopo una riunione alla Casa Bianca tra Steve Bannon e Kellyanne Conway, ma era stata depositata nell’atto del 26 dicembre scorso. […] Questa lista è un aggiornamento di una serie di prodotti europei che erano soggetti a tassazione rafforzata già nel 1999 e sottoposti a regime speciale di importazione, in tutto o in parte, fino al 2011. Presidenze Bush, Clinton e toh! sempre Obama“.
NOTE:

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