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Mentana: "Ecco come i poteri forti hanno disarcionato il Cav"

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Di Luca Romano

Enrico Mentana in un'intervista al Fatto Quotidiano parla di Silvio Berlusconi e di quanto accaduto negli utlimi anni.

Il direttore di Tg La/ ripercorre le vicende del 2011 e la caduta del governo guidato dal Cavaliere. Mentana ha le idee molto chiare su quanto accaduto e afferma: "Per questo hanno disarcionato Silvio Berlusconi. Un equilibrio tra imprenditoria, istituzioni e partiti, dove quest'ultimi decidevano, tanto è vero che a un certo punto il mondo dell'economia e della finanza ha creato un suo partito intorno a Enrico Cuccia. Si è sempre trattato, però, di una "forza residuale, anche quando è arrivato Berlusconi".

Da qui lo scontro tra due parti. Una, quella guidata dal Cavaliere, con l'obiettivo di cambiare il sistema semplificandolo, dall'altra quella della classe dirigente che mirava a conservare il potere: Berlusconi prima di entrare in politica - spiega Mentana - aveva ben chiaro un punto: doveva semplificare. E quando ha vinto le elezioni, lo choc per la classe dirigente di allora è stato di perdere i posti di controllo. Anche per questo l'hanno disarcionato".

Infine il direttore di Tg La7 si lascia andare ad una frase che lascia intendere quali possano essere i meccanismi del potere dietro le quinte: "In un grattacielo di 30 piani la figura più importante non è chi abita nell'attico, ma il tecnico dell'ascensore...".

Fonte: http://www.ilgiornale.it/news/politica/mentana-ecco-i-poteri-forti-hanno-disarcionato-cav-1544548.html

LE CONTROVERSE RELAZIONI DI MACRON CON I POTERI FORTI, DAI ROTHSCHILD AI PAESI DEL GOLFO



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Di Salvatore Santoru

Diversi analisti e opinionisti hanno messo in evidenza i legami di Emmanuel Macron con i cosiddetti 'poteri forti' internazionali, dall'alta finanza occidentale ai paesi arabi.
Tra gli aspetti più citati, c'è quello del legame che il politico ebbe con il mondo delle banche e in particolare con quelleadei Rothschild, per cui lavorò nel 2008.
Inoltre, un'altro aspetto citato è quello delle relazioni che Macron ebbe e potrebbe avere con i paesi arabi del Golfo, come l'Arabia Saudita e il Qatar.
Come scritto da Fulvio Scaglione su Famiglia Cristiana(1): “Macron è stato ministro dell’Economia e dell’Industria tra il 2014 e il 2016 e in tale veste ha partecipato, nel 2015, alla visita ufficiale di Stato (la terza in quell’anno) che il premier Valls condusse in Arabia Saudita. Con loro c’erano 200 imprenditori francesi e il risultato fu la stipula di contratti per un valore di 10 miliardi di euro, vendita di un lotto di armi compresa”.

Inoltre, come scritto da Giorgio Nigra sul "Primato Nazionale"(2) bisogna ricordare che "l’avvocato francese del Qatar, Jean-Pierre Mignard, è membro del comitato politico di En marche e che proprio Macron, quando lavorava per la banca Rothschild, ha seguito la negoziazione per vendere il gruppo editoriale Lagardère a Qatar Investment Authority, sussidiaria dei fondi sovrani dell’emirato del Qatar. Nell’aprile del 2016, inoltre, l’ambasciatore del Qatar in Francia così parlava dell’allora ministro: “Una personalità affabile, creativa e innovativa. Ho incontrato il ministro dell’Economia durante il lancio di Qadran, un circolo di cooperazione economica tra uomini d’affari di Qatar e Francia. Ho trovato in lui un uomo di vasta cultura e di conoscenza profonda degli argomenti trattati. L’avvenire, quindi, è suo e io auguro al ministro Macron tutti i successi al servizio del suo Paese e nel rafforzamento delle relazioni della Francia con i Paesi amici”.

NOTE:

(1)http://m.famigliacristiana.it/articolo/francia_71.htm


(2)http://www.ilprimatonazionale.it/esteri/63006-63006/

Il potere della Commissione Trilaterale


Di Mario Di Giovanni

Cos'è la Commissione Trilaterale
La Commissione Trilaterale è un "potere forte", o per dir meglio: la somma dei poteri forti dell'Occidente. E' un'organizzazione semi-ufficiale (le notizie fornite dalla pubblica informazione sono sempre state rare e discontinue) creata nel 1973, che riunisce altissime personalità della finanza e della politica, docenti universitari, esponenti sindacali e giornalisti. Questi personaggi provengono da Stati Uniti, Europa e Giappone.
Il nome rimanda all'idea di un'azione comune delle élites (ma non elette dal popolo) delle tre grandi aree del mondo industrializzato in vista di un "nuovo ordine": né più e né meno che un governo del mondo in seduta permanente. Ispiratore e creatore dell'organizzazione è stato David Rockefeller.
Nel 1973, all'atto della fondazione, il direttore operativo era Zbigniew Brzezinski, che sarebbe poi divenuto consigliere speciale per la sicurezza degli Stati Uniti sotto la presidenza di Carter. Quest'ultimo personaggio è il simbolo vivente di cosa sia e come operi la Trilateral: Carter - la cosa era del tutto risaputa, al tempo - era letteralmente una "creatura" del gruppo Rockefeller, un servitore docile e puntuale dei progetti della Commissione.
Naturalmente non è il solo. Una decina d'anni fa il periodico americano F.R.E.E. pubblicò l'organigramma degli uomini del CFR e della Trilateral operanti all'interno delle istituzioni americane. Sotto il titolo "1992 Presidential Candidates" figura Bill Clinton, uomo sia del CFR che della Trilateral.
In economia, la divisa della Trilateral è la globalizzazione, cui essa mira riunendo soggetti "privati"- finanzieri, banche e multinazionali - che rappresentano da soli più della metà del potenziale economico dell'intero pianeta.
In politica, la divisa del potentato è quella "liberal": anglofila, massonica, cosmopolita.
La logica d'azione è quella, classica, dei "poteri forti": una conduzione discreta e silenziosa dell'economia e della politica occidentali.
La nascita della Trilateral Commission
Nel 1972, nell'ambito del Council on Foreign Relations (CFR), David Rockefeller abbozzò l'idea di una nuova organizzazione, che avrebbe dovuto perpetuare la staffetta dei poteri forti cosmopoliti che dall'inizio del secolo avevano eletto gli Stati Uniti come "patria".
L'anno successivo l'organizzazione fu ufficialmente presentata in Giappone.
Nel 1975 contava circa 200 membri.
La nascita della Trilaterale ebbe una funzionalità ben precisa. Gli altri potentati, CFR e Bilderberg, erano stati strumenti di un'egemonia americana che fino agli anni sessanta appariva incontrastata. Ma gli anni 70 segnarono la fine della ledaership economico-militare, non meno che "morale" degli Stati Uniti d'America.
Non solo la sconfitta in Vietnam e lo scandalo Watergate avevano fortemente agito in tal senso, ma il crescente sviluppo economico-finanziario di Europa e Giappone indicavano chiaramente che gli Stati Uniti non sarebbero mai più stati i soli padroni del mondo. La Trilateral servì quindi a riqualificare il potere statunitense, che strinse alleanza con quelle aree che non era più in grado di controllare.
Ma i progetti della Trilateral, andavano al di là dell'economia, fino ad un orizzonte "globale" del potere.
Sin dalla fondazione la Trilateral ha esteso il suo controllo a segmenti della pubblica informazione americana (CBS, Time Magazine, Foreign Policy), giapponese (Japan Broadcasting Incorporated), italiana (Arrigo Levi della Stampa), tedesca ( Die Ziet), del mondo sindacale (United Steelworkers of America, United Automobile workers, AFL-CIO ), della politica, della ricerca scientifica.
Scriveva Gianni Agnelli, della "Trilateral": " Un gruppo di privati cittadini, studiosi, imprenditori, politici, sindacalisti, delle tre aree del mondo industrializzato...che si riuniscono per studiare e proporre soluzioni equilibrate a problemi di scottante attualità internazionale e di comune interesse".
Forse sfugge, all'avvocato Agnelli, che il "comune interesse", nel mondo industrializzato è già rappresentato e garantito dai governi eletti dal popolo. In quale veste i "privati" di cui egli parla si affiancano all'azione economica e politica dei poteri legittimamente costituiti attraverso elezioni?
Osserviamo le direttrici di marcia di questo potere "privato", che con grande evidenza altro obiettivo non si prefigge se non quello di sostituire i poteri "pubblici".
La Trilateral mostra una divisa economica, una divisa politica e una divisa culturale.
La Trilateral in economia
La Commissione Trilaterale è il centro motore della globalizzazione.
Richard Falk ( dal periodico Monthly Review di New York, gennaio 1978): "Le idee della Commissione Trilaterale possono essere sintetizzate come l'orientamento ideologico che incarna il punto di vista sovranazionale delle società multinazionali, che cerca di subordinare le politiche territoriali a fini economici non territoriali".
Un ordine di idee, quello dei fini economici "non territoriali", che ha avuto modo di esprimersi pienamente attraverso l'operato delle due grandi istituzioni che presiedono alla globalizzazione: la Banca Mondiale e il Fondo Monetario, entrambi sotto lo stretto controllo, come è noto, del "Sistema" liberal della Costa Orientale americana. Entrambe le istituzioni agiscono a tutto campo nell'emisfero meridionale del pianeta, impegnate nella conduzione e nella "assistenza" economica ai paesi in via di sviluppo.
Ebbene, la logica del "mercato unico" mondiale, della movimentazione delle merci regolate dal solo criterio della "competitività" dei prezzi, hanno indotto Banca Mondiale e Fondo Monetario a orientare interamente all'esportazione la produzione alimentare del Sud, facendo leva sul ricatto del debito contratto dai paesi poveri col Nord ( la Banca Mondiale ai paesi in via di sviluppo: noi teniamo sotto controllo il vostro debito e voi accettate di "ristrutturare" le vostre economie secondo le nostre direttive) Il primo risultato è stato - il fenomeno dura ormai da decenni - la distruzione delle economie agricole di sussistenza, interamente sacrificate alle esportazioni verso il Nord, sotto il rigoroso controllo delle multinazionali.
Ecco perché, ormai, la remissione del debito del Terzo Mondo non basterebbe più per risollevarne le sorti. E' dalla dittatura delle multinazionali, del Fondo Monetario e della Banca Mondiale che il Sud del mondo deve liberarsi.
Diversamente, con le sue economie alla catena, non potrà che perpetuarsi una situazione che il più recente rapporto FAO ha indicato con sufficiente chiarezza: nel 1998 30 milioni di esseri umani morti per fame nell'emisfero meridionale del pianeta.
Le più importanti multinazionali legate alla Trilateral: Coca Cola, IBM, Pan American, Hewlett Packard, FIAT, Sony, Toyota, Exxon ( già Standard Oil, la capostipite delle compagnie petrolifere americane, di personale proprietà Rockfeller), Mobil, Dunlop, Texas Istruments, Mitsubishi.
La Trilateral in politica
La "Trilateral" colloca i suoi uomini nei governi occidentali per realizzare i suoi programmi.
Da una rassegna stampa, qualche nome dei suoi emissari italiani.
"il Giorno", 16 aprile 1983: "Per la prima volta a Roma la misteriosa Trilateral: 320 big dell'economia mondiale". Sottotitolo: "Tra essi Kissinger, Rockefeller, Agnelli e i potenti del Giappone" Da "il Giornale", 18 aprile 1983: "..il professor Romano Prodi, presidente dell'Iri e membro della Trilaterale...".
Non sarà inutile gettare uno sguardo anche sul sodalizio che ha generato la Trilaterale, e che tuttavia continua a vivere di vita propria (è caratteristica la doppia o tripla appartenenza, per i personaggi più influenti del "Sistema", tra CFR, Bilderberg e Trilateral.).
"il Giorno" del 24 aprile 1987, nel servizio su una riunione del Bilderberg che si era tenuto presso la Villa d'Este di Cernobbio, registrò, tra gli altri, la presenza di Carlo Azeglio Ciampi.
La vita organizzativa del sodalizio è scandita da riunioni plenarie, da gruppi di studio condotti dai responsabili delle tre aree, da "rapporti" che di volta in volta palesano il pensiero dell'organizzazione su questioni di particolare rilevanza.
Nel 1975 il Rapporto di Kyoto presentava un titolo ammiccante, ricco di promesse per il futuro: "La crisi della democrazia", pubblicato in Italia con la prefazione di Gianni Agnelli.
Lo studio denunciava una debolezza strutturale delle democrazie uscite dagli anni sessanta (cioè dalle crisi, a partire dal 68, organizzate e dirette dai poteri forti): debolezza degli esecutivi, perdita di credibilità e di autorità. La Trilaterale auspicava , come rimedio, una maggiore dose di autorità.
Una maggiore autorità dei governi controllati da "loro". Gianni Agnelli, da un'intervista rilasciata al "Corriere della Sera" il 30 gennaio 1975.
"Probabilmente dovremo avere dei governi molto forti, che siano in grado di far rispettare i piani cui avranno contribuito altre forze oltre a quelle rappresentate in parlamento; probabilmente il potere si sposterà dalle forze politiche tradizionali a quelle che gestiranno la macchina economica; probabilmente i regimi tecnocratici di domani ridurranno lo spazio delle libertà personali. Ma non sempre tutto ciò sarà un male. La tecnologia metterà a nostra disposizione un maggior numero di beni e più a buon mercato".

FONTE E ARTICOLO COMPLETO:http://globalorder.8k.com/trilateral.htm

Gioele Magaldi:Enrico Letta , un Para-Massone al servizio delle oligarchie sovranazionali e tecnocratiche


Di Gioele Magaldi

Nella generale ignoranza e confusione dei media a proposito del reale funzionamento dei circuiti massonici e para-massonici, cerchiamo di fare un po’ di chiarezza e di fornire qualche chiave di comprensione utile tanto per i giornalisti

Lobby internazionali e interessi “locali”, i soliti noti dietro alla corsa per il Colle



Di Costanza Iotti

Poteri forti e poteri deboli dietro la corsa per il Quirinale. Già perché per ogni nome proposto c’è una storia. E una lobby che si muove a sostegno della candidatura alla massima carica dello Stato: finanza internazionale, politica, imprese, massoneria, clero, schieramenti di sinistra e di destra spostano le proprie pedine in Parlamento con l’obiettivo di avere i numeri per conquistare la poltrona del Presidente della Repubblica. Tutte le candidature hanno però in comune l’appartenenza ad un sistema politico-economico che da quarant’anni domina l’Italia.

PRODI E IL SOTTILE FILO DI GOLDMAN SACHS. Il Romano Prodi che piacerebbe al segretario Pd, Pierluigi Bersani e che ha dalla sua gli effetti benefici sul pil dei suoi brevi governi, porta con sé il sostegno indiretto dell’Unione europea. Come pure quello della finanza internazionale dal momento che l’ex presidente dell’Iri, che ha dato il via alla stagione delle privatizzazioni, è stato consulente della banca d’affari americana Goldman Sachs dal 1990 al 1993 e dopo il 1997. Negli anni Prodi ha costruito una solida amicizia con il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, ex vicepresidente della stessa Goldman dopo che, nel 1991, era stato Direttore del Tesoro a Roma, prima di diventare presidente del Comitato privatizzazioni e, poi, numero uno di Bankitalia. E naturalmente con il premier uscente Mario Monti, anche lui ex consulente di Goldman tra il 2005 e il 2011. Un filo, quello della banca Usa, che chiama in causa anche il presidente di Impregilo, Claudio Costamagna, che è marito di quella Linda nella lista dei finanziatori dell’ultima campagna elettorale di Prodi e che in Goldman è entrato nel 1988 come responsabile dell’investment banking italiano per uscirne nel 2006 come presidente dello stesso settore per l’Europa, il Medio Oriente e l’Africa. Si arriva così dritti all’affare del panfilo Britannia, sul quale il 2 giugno del 1992, all’ormeggio di Civitavecchia, si consumò la svendita del comparto produttivo italiano alla presenza di Draghi e con il sostegno, appunto, della finanza angloamericana. Una vicenda su cui si sprecarono fiumi d’inchiostro in interrogazioni parlamentari e che diede il là ai governi tecnici come quelli di Ciampi e Amato.

AMATO TRA LA FINANZA MITTELEUROPEA E SIENA. Proprio Giuliano Amato, detto Mr 31mila euro, che oggi lancia il prelievo di solidarietà sulle pensioni più alte, ma che gli italiani ricordano piuttosto per il prelievo forzoso del 1992 pari al 6 per mille dai conti correnti bancari giustificato da un “interesse di straordinario rilievo” in relazione a “una situazione di drammatica emergenza della finanza pubblica”, è in corsa per il Colle. Forte anche lui di un appoggio della finanza che conta grazie ai legami con i cugini francesi e al lavoro da consulente svolto per conto di Deutsche Bank dal 2010 con l’obiettivo di supportare la banca tedesca in Europa, principalmente in Italia, fornendo “un focus sugli scenari politici e macro economici di rilievo, monitorando gli interventi governativi e normativi e sostenendo i clienti già esistenti e quelli potenziali”, come spiegò l’istituto all’epoca della nomina. Ma il dottor Sottile è più orientato alle trame nazionali: nominato deputato nel collegio di Grosseto e con un passato vicino a Bettino Craxi, Amato, secondo molti avrebbe aiutato Carlo De Benedetti a mettere le mani sulla rete telefonica ferroviaria, ma soprattutto è stato tra i padrini politici della nomina dell’ex numero uno del Monte dei Paschi di Siena, Giuseppe Mussari, alla guida della Fondazione prima e della banca poi. E da sempre è sostenuto dalla finanza rossa.

LE “MERCHANT BANK” DI D’ALEMA E LETTA. Come del resto lo stesso Massimo D’Alema, la cui esperienza da premier ben descrisse il giurista Guido Rossi sottolineando che “a palazzo Chigi c’è l’unica merchant bank dove non si parla inglese”. Erano i tempi in cui D’Alema, nel febbraio 1999, a Borsa aperta, dava la sua benedizione all’imminente scalata ostile di Roberto Colaninno a Telecom Italia. Un’operazione che il direttore generale del Tesoro, Mario Draghi, avrebbe potuto stoppare, ma viene bloccato da un ordine scritto D’Alema come ricorda il Corriere della Sera del 21 febbraio 2005. Poi sono arrivati i giorni della Unipol di Giovanni Consorte, cui D’Alema consiglia vivamente attenzione sulle comunicazioni. Quelli in cui la compagnia assicurativa rossa puntava alla Banca Nazionale del Lavoro resi celebri dalla telefonata in cui l’attuale sindaco di Torino, Piero Fassino chiedeva a Consorte: “Abbiamo una banca?”.

La fotografia della Merchant bank di palazzo Chigi fu così felice che venne poi ripresa quando, nel 2005, premier Silvio Berlusconi, per gli affari bisogna passare per Gianni Letta, altro candidato al Colle e altro consulente di Goldman Sachs con compiti di “consulenza strategica per le opportunità di sviluppo degli affari, con focus particolare sull’Italia”, ma figlio del Polo delle Libertà. Oltre che, su nomina dell’emerito Benedetto XVI, Gentiluomo di Sua Santità. Nel 1984 il presidente Italstat Ettore Bernabei lo chiamò in causa a proposito dei fondi neri Iri davanti al giudice Gherardo Colombo. Poi a Milano nel ’93 confessò all’allora pm Antonio Di Pietro di aver versato una mazzetta di 70 milioni al segretario Psdi Antonio Cariglia nel 1989, reato poi coperto da amnistia. Di recente, poi, è stato tirato in ballo da Luigi Bisignani, il faccendiere al centro dello scandalo P4, con cui ammette di intrattenere ”rapporti di amicizia che io gestisco in modo istituzionale e corretto come ogni altro”. Un caso fortuito che nella stessa rete di amici ci fossero anche l’Opus Dei, l’Eni e i ministri, la Rai e i giornali, le Ferrovie e i Servizi segreti.

LE MANI DI MARINI NELLA CROSTATA. Insomma, meglio forse l’ipotesi lanciata da Marco Pannella dell’ex sindacalista Franco Marini, che, pur essendo uomo di sinistra, ha sempre mantenuto buoni rapporti con il Cavaliere. Punto di riferimento del Pd in Abruzzo, Marini ha dimostrato di avere le doti del pacificatore evitando una faida interna al partito sulla scia dello scandalo sulla sanità abruzzese con focus sull’ex governatore Ottaviano Del Turco. Sostenitore, nel 2006, dell’inutilità di una commissione d’inchiesta sui fatti del G8 di Genova al grido di: “Vedrei bene che questo problema venisse chiuso. Le polemiche non fanno bene al Paese”, anche se di lui si ricordano fatti più antichi. Come l’inchiesta del 1995 sull’ipotesi di concussione per un episodio del 1992 legato alla Sme, che avrebbe visto l’allora ministro del Lavoro del governo Andreotti attivarsi per far ottenere alla finanziaria dell’Iri gli ammortizzatori sociali richiesti a patto che la Sme comprasse della pubblicità sul settimanale il Sabato vicino al “suo” Partito Popolare.

Lui si è sempre dichiarato estraneo ai fatti, ma non è stato possibile verificarlo visto che l’inchiesta si è arenata sul nascere con il no della Camera all’autorizzazione a procedere. E’ invece del 1997 la partecipazione alla firma del cosiddetto patto della crostata tra D’Alema, Berlusconi e Fini in casa Letta. Mentre risale all’estate del 1998 la proposta che l’ex Presidente del Senato, all’epoca segretario dei Popolari, lanciò dal palco della Festa dell’Unità: “Penso che sia maturo un intervento specifico per la depenalizzazione del reato di finanziamento illecito ai partiti. Bisogna parlarne nelle prossime settimane e trovare una soluzione”, disse annunciando un’iniziativa ad hoc targata Ppi. La figura resta comunque fuori dai giochi della finanza, con l’appoggio della sinistra, ma anche quella del sindacato e potrebbe piacere anche ai moderati cattolici visti i trascorsi tra le fila della Democrazia Cristiana, delle Acli e di Azione Cattolica, prima di approdare alla Cisl. Ma che ha già raggiunto l’età di ottant’anni.

LE QUOTE ROSA ALLA FINESTRA. Magari come vorrebbe il leghista Roberto Maroni una donna: la pd Anna Finocchiaro, il cui marito è stato coinvolto in un’inchiesta per l’assegnazione di un appalto pubblico senza gara. O il ministro dell’interno uscente, Anna Maria Cancellieri, il cui figlio, Piergiorgio Peluso, ha guidato la Fondiaria Sai dei Ligresti intascando il compenso record, buonuscita inclusa, di 5,01 milioni di euro, prima di diventare direttore finanziario di Telecom Italia, società controllata dalle principali banche del Paese. O la superfavorita Emma Bonino, la cui nomina a Commissario Ue nel 1995 avvenne grazie al sostegno del primo governo Berlusconi e che ora trova il supporto, tra gli altri, dell’ex ministro Mara Carfagna. Anche lei bocconiana, ma laureata in lingue e non proprio allineata alle posizioni dei cattolici, sconta la posizione radicale in tema di amnistia.

Fonte:http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/09/lobby-internazionali-e-interessi-locali-soliti-noti-dietro-alla-corsa-per-colle/555797/

Gli scandali di corruzione politica come armi di distrazione di massa


Di Martino
http://www.iljester.it
Fiorito, Belsito, Lusi, ecc., cosa sono? I nostri media li dipingono come l’apice della corruzione italiana nel ventunesimo secolo. La verità è che sono esempi di come un bambino possa rubare le caramelle al negoziante, e uno straccione rubi le briciole dalla tavola del padrone.
La verità è che gli scandali di cui sopra sono le ennesime armi di distrazione di massa a beneficio degli italioti, pronti a lasciarsi distrarre dagli eventi che giorno dopo giorno erodono la nostra sovranità e ci piegano alla volontà di entità sovranazionali antidemocratiche. In particolare parlo dell’istituzione del Fondo Salva Stati che muove miliardi di euro che non vengono contabilizzati nel debito pubblico.

Ma gli scandali hanno anche un’altra funzione: alterare, cambiare e condizionare il futuro della politica italiana, a ridosso delle elezioni, con un obiettivo non tanto malcelato: consegnare il paese a chi si è fatto garante dei poteri forti europei, di quei signori burocrati che ogni giorno ci tolgono potere decisionale, per il “nostro bene”.

Non da molto, il nostro Presidente della Repubblica si è speso a favore della cessione di altre quote di sovranità nazionale a favore dell’Europa. Le sue parole lasciano a dir poco sgomenti:

Le innovazioni comportano ulteriori trasferimenti di poteri decisionali e di quote di sovranità.
Capito? Per poterci salvare – ormai è questa la tiritera – è necessario cedere sovranità all’Europa e ai suoi organismi non eletti da nessun cittadino europeo. È necessario cancellare l’Italia come Stato sovrano e affidare i nostri destini a oscuri burocrati persino esentati dalle leggi civili e penali.
Roba da monarchie assolute. Solo che siamo nel ventunesimo secolo, dove ogni politicante si sente in diritto di straparlare di democrazia, cancellandola parimenti dalla vita dei cittadini, sempre per il loro bene. Perché è questo il segreto: asserire che tutto si fa per il bene dei cittadini… per il nostro bene, mentre invece è solo il loro.

E poi ci parlano di Nobel per la pace e per i diritti umani all’Europa dei banchieri. Oltre l’ipocrisia aggiungiamo pure il senso di ridicolo.

Fonte:http://www.iljester.it/gli-scandali-di-corruzione-politica-come-armi-di-distrazione-di-massa.html

Ladri di democrazia


Di Carlo Cornaglia
Monti esordì con una gran bugia:
“Non è il governo dei poteri forti!”
Anche se  Giorgio fu a farlo messia
nonché l’Europa a dargli i suoi supporti.

Per non citar le banche e i finanzieri
che, del rogo infernal primo motivo,
hanno visto arruolare fra i pompieri
chi fu nell’innescarlo molto attivo.

Han spento il fuoco grazie ai poveretti,
lavorator, precari, pensionati,
ma dei ricchi coi capital protetti
i tecnici si son dimenticati.

Così come di preti e casta infame
che han salvato i vantaggi ed i dané
senza soffrir del minimo gravame.
Mentre il Pd, il partito che non c’è,

non ha fatto mancare il suo sostegno
al governo che ha fatto del welfare
e dei diritti uno sterminio indegno,
salvando corruzione e malaffar.

Ciononostante il prode bocconiano
ha lamentato di subir dei torti
esclamando da tecno-sacrestano:
“Ci hanno lasciato, ahimè i poteri forti!”

Anche se Confindustria, Ue, finanza,
Caltagiron Casini, Madre Chiesa,
banche, giornali d’ogni militanza
nonché mezzo Pd han la pretesa

di un Monti bis che porti a salvamento
un povero paese disgraziato
che rischia di tornare in un momento
nell’inferno dal quale fu salvato.

Se chiedi a Monti lui risponde pronto:
“Il mio impegno finisce a primavera
visto che dopo le elezioni smonto…”,
aggiungendo in ipocrita maniera:

“La fatica da far sarà ancor molta
e l’Europa mi sembra preoccupata
che dai politici venga stravolta
delle riforme la mia lenzuolata.

Ma una volta finito il mio lavoro
difenderò le azion del mio governo…!”
Pur per Napolitan Monti è un tesoro
e sta brigando perché resti eterno.

Di Giorgio le istruzion lascian di stucco:
“Nel cambiare la legge elettorale
deve essere studiato qualche trucco
che ci conduca a un equilibrio tale

che possa governar soltanto Monti!”
Già tutto quanto ci han portato via
ed all’ultimo furto siamo pronti:
farci scippare la democrazia.

Fonte:http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/16/ladri-di-democrazia/353982/

Il “maltrattamento” della libertà individuale e della democrazia

Secondo Habermas non si può parlare più di democrazia ma si deve parlare di post-democrazia.
Habermas per post-democrazia intende una situazione in cui gli stati e la politica di tali stati hanno perso il loro ruolo guida per cederlo a lobby finanziarie, alle multinazionali, ai mercati, alle banche e a tanto altro.
Sempre secondo lui la conciliazione tra democrazia e capitalismo è sempre più difficile perchè delle elite economiche “la stanno facendo da padrone” massacrando le fasce più deboli delle popolazioni.
Il sociologo tedesco sostiene anche che i politici pensano solo a farsi rieleggere ed ottenere consensi
trascurando i cittadini e la vita reale ma soprattutto sono complici dei “poteri forti” su citati.
Inoltre egli dice anche che il potere è in mano ad organismi che sembrano “astratti” ed “inesistenti” e i quali sono lontanissimi da noi cittadini “reali”.
Le contestazioni dei no global nei primi anni dopo il 2000 denunciavano lo strapotere delle multinazionali, le manifestazioni del 2011 degli Indignados e di OccupyWallStreet denunciavano lo strapotere di finanza, mercati e banche: ovunque nel pianeta ci si sta rendendo conto che una maggioranza di cittadini “enorme” è succube di elite che governano il pianeta.
Non solo lo stato sociale “perde sempre più colpi”, il nostro vivere quotidiano è continuamente ridotto sempre più allo stato di miseria e privazione.
Habermas ritiene che stiamo assistendo ad uno “smantellamento” della democrazia, dove il cittadino cede sempre più libertà individuale ricevendo meno servizi, sicurezza, privilegi e quant’altro.
I cittadini sono ridotti solo allo stato di spettatori impotenti e soprattutto manipolati dai media:
è in atto un sempre maggiore “maltrattamento” della libertà individuale e della democrazia.

Gli italiani del Gruppo Bildeberg

Di Stefano Porcari
L'elenco degli italiani che hanno partecipato almeno una volta alle attività del gruppo Bildeberg, uno dei club esclusivi dei poteri forti. Sono 43 personalità dell’economia, della finanza, dell’università, del giornalismo. In stragrande maggioranza “tecnici”. Rarissimi i politici. Sarà un caso?

Qui di seguito il nome e il cognome dei soci e la carica che ricoprivano al momento della partecipazione alla lobby. Il quadro storico e politico è quello - emblematico - a cavallo tra 1991 e 1992. Fate i vostri raffronti. Buon lavoro

AGNELLI GIOVANNI, Presidente Gruppo Fiat (deceduto)
AGNELLI UMBERTO, Presidente Gruppo Fiat(deceduto)
AMBROSETTI ALFREDO, Presidente Gruppo Ambrosetti (organizzatore del meeting annuale a Cernobbio)
BERNABE' FRANCO, Ufficio italiano per la Ricostruzione nei Balcani, oggi presidente Telecom
BONINO EMMA, Membro della Commissione Europea, (oggi vicepresidente del Senato)
CANTONI GIAMPIERO, Presidente BNL (passato ad altro incarico)
CARACCIOLO LUCIO, Direttore Limes
CAVALCHINI LUIGI, Unione Europea
CERETELLLI ADRIANA, Giornalista Sole 24 Ore, Bruxelles
CIPOLLETTA INNOCENZO, Direttore Generale Confindustria (passato ad altro incarico)
CITTADINI CESI GIANCARLO, Diplomatico USA
DE BENEDETTI RODOLFO, CIR
DE BORTOLI FERRUCCIO, RCS libri (oggi direttore Corriere della Sera)
DE MICHELIS GIANNI, Ministro degli Affari Esteri (declinato)
DRAGHI MARIO, Direttore Min. Tesoro (oggi governatore della Bce)
FRESCO PAOLO, Presidente Gruppo FIAT (declinato)
GALATERI GABRIELE, Mediobanca
GIAVAZZI FRANCESCO, Docente Economia Bocconi
LA MALFA GIORGIO, Segretario nazionale PRI (declinato)
MARTELLI CLAUDIO, Deputato -- Ministero Grazia e Giustizia (declinato)
MASERA RAINER, Direttore generale IMI (passato a nuovo incarico)
MERLINI CESARE, Vicepresidente Council for the United States and Italy (oggi Iai)
MONTI MARIO, Commissione Europea, (oggi Presidente del Consiglio)
PADOA SCHIOPPA TOMMASO, BCE Banca Centrale Europea (deceduto)
PASSERA CORRADO, Banca Intesa (oggi Ministro)
PRODI ROMANO, Presidente UE (declinato)
PROFUMO ALESSANDRO, Credito Italiano (estromesso da Unicredit)
RIOTTA GIANNI, Editorialista La Stampa
ROGNONI VIRGINIO, Ministero della Difesa (declinato)
ROMANO SERGIO, Editorialista La Stampa   (oggi al Corriere della Sera)
ROSSELLA CARLO, Editorialista La Stampa      (oggi nel network berlusconiano)
RUGGIERO RENATO, Vicepresidente Schroder Salomon Smith Barney (declinato)
SCARONI PAOLO, ENEL Spa
SILVESTRI STEFANO, Istituto Affari Internazionali
SINISCALCO DOMENICO, Direttore Generale Ministero Economia
SPINELLI BARBARA, Corrispondente da Parigi -- La Stampa (oggi a La Repubblica)
STILLE UGO, Corriere della Sera (deceduto)
TREMONTI GIULIO, Ministro dell'Economia
TRONCHETTI PROVERA MARCO, Pirelli Spa
VELTRONI VALTER, Editore L'Unità (dirigente del Pd)
VISCO IGNAZIO, Banca d'Italia
VITTORINO ANTONIO, Commissione Giustizia UE
ZANNONI PAOLO, Manager gruppo FIAT
Fonti
http://ilcorsivoquotidiano.net/2011/06/13/bildeberg/

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