Da Infoaut
Avevano lanciato le “tre giornate della Collera” con lo slogan “No alla Formula del Sangue!” e il movimento dei giovani del 14 Febbraio non è stato smentito dai fatti: un primo manifestante, Salah Abbas Habib, è stato ammazzato dalla polizia durante le contestazioni al gran premio allestito dall'emirato del Bahrain. Mentre scriviamo intorno al circuito di Sakhir si sta alzando un denso fumo nero provocato dalle numerose barricate composte per lo più da pneumatici incendiati che i manifestanti hanno costruito nelle strade principali che portano al grande show dei motori. Nonostante l'incredibile dispiegamento di polizia, cortei e sit-in non cessano di attraversare le strade e le piazze di città e paesi dell'isola governata dalla monarchia assoluta di Re Hamad bin Isa al-Khalifa che ha ordinato di non restituire la salma di Salah alla famiglia per evitare che il corteo funebre venga raccontato dalla stampa internazionale presente (e controllata passo passo dalla polizia politica) a Manama. Ieri pomeriggio scontri violentissimi si sono ripetuti nella capitale dove un corteo di più di 100.000 manifestanti ha tentato di raggiungere la Rotonda della Perla, una grande piazza che lo scorso anno era stata occupata dal movimento bahrainita, che su esempio della Casbah di Tunisi o di piazza Tahrir del Cairo, era stata trasformata in una partecipatissima accampata di lotta per rivendicare “riforme e libertà!”. Iniziativa stroncata dagli eserciti degli emirati che avevano raggiunto l'isola per dare man forte alla spietata polizia, anche
mercenaria,
del Bahrain. Per questa ragione la Rotonda della Perla ha un forte
valore simbolico, e nonostante la distruzione della statua della perla
che si alzava nella grande piazza da parte della monarchia, ancora oggi è
quella la zona ambita dal movimento. E così sfidando lacrimogeni,
arresti, cariche e proiettili la prima fila del corteo ha tentato per
tutto il pomeriggio di far arrivare la protesta nel centro della città,
difendendo i manifestanti dalla polizia con lanci di pietre, molotov e
barricate. Ci sono stati più di 100 arresti che si sommano alla
detenzione di centinaia di altri manifestanti imprigionati solo per aver
manifestato il proprio dissenso al Gran Premio della Formula 1 su cui
l'emirato avrebbe voluto ricostruirsi l'immagine di paese pacificato e
tranquillo. E' finita in carcere così anche Zaynab Alkhawaja conosciuta
su twitter come Angryarabiya, attivista instancabile per i diritti umani
che il 21 aprile ha promosso un sit-in nel centro della strada che
porta al circuito della Formula 1.
Intanto gli arresti, gli scioperi della fame, gli scontri e il manifestante ucciso non scompongono le autorità del Bahrain e neanche l'organizzazione del campionato, come dire lo “show must go on” , al punto che l'ex-ferrarista e presidente della Federazione Automobilistica Internazionale, Jean Told ha dichiarato che “al massimo il 10 per cento delle persone sarebbero contrarie. Dovremmo penalizzare l'80-90
per
cento della popolazione? La mia risposta è no, la mia risposta è che
c'è un'ampia maggioranza a favore” del campionato. Ma la realtà è
un'altra e questa volta l'intelligence del Bahrain sta faticando per non
farla apparire agli occhi dell'opinione pubblica internazionale anche
grazie alle iniziative di Anonymous
che non si sono fatte attendere defacciando i siti della Formula 1, del
Ministero degli Interni e della Polizia che oggi è riorganizzata dal
signor John Yates, sbirro di Scotland Yard travolto da recenti scandali e
oggi a servizio della repressione a Manama.
Il fumo dei pneumatici e delle barricate intorno alla pista di Sakhir continua a salire e ormai sembra davvero essere riuscito a manifestare la vergogna di un Gran Premio che proprio non si doveva fare perché in Bahrain da più di un anno in Pole Position c'è solo la dignità e il coraggio della piazza.
Per saperne di più : Dossier: Un anno di lotte in Bahrain
Avevano lanciato le “tre giornate della Collera” con lo slogan “No alla Formula del Sangue!” e il movimento dei giovani del 14 Febbraio non è stato smentito dai fatti: un primo manifestante, Salah Abbas Habib, è stato ammazzato dalla polizia durante le contestazioni al gran premio allestito dall'emirato del Bahrain. Mentre scriviamo intorno al circuito di Sakhir si sta alzando un denso fumo nero provocato dalle numerose barricate composte per lo più da pneumatici incendiati che i manifestanti hanno costruito nelle strade principali che portano al grande show dei motori. Nonostante l'incredibile dispiegamento di polizia, cortei e sit-in non cessano di attraversare le strade e le piazze di città e paesi dell'isola governata dalla monarchia assoluta di Re Hamad bin Isa al-Khalifa che ha ordinato di non restituire la salma di Salah alla famiglia per evitare che il corteo funebre venga raccontato dalla stampa internazionale presente (e controllata passo passo dalla polizia politica) a Manama. Ieri pomeriggio scontri violentissimi si sono ripetuti nella capitale dove un corteo di più di 100.000 manifestanti ha tentato di raggiungere la Rotonda della Perla, una grande piazza che lo scorso anno era stata occupata dal movimento bahrainita, che su esempio della Casbah di Tunisi o di piazza Tahrir del Cairo, era stata trasformata in una partecipatissima accampata di lotta per rivendicare “riforme e libertà!”. Iniziativa stroncata dagli eserciti degli emirati che avevano raggiunto l'isola per dare man forte alla spietata polizia, anche
Intanto gli arresti, gli scioperi della fame, gli scontri e il manifestante ucciso non scompongono le autorità del Bahrain e neanche l'organizzazione del campionato, come dire lo “show must go on” , al punto che l'ex-ferrarista e presidente della Federazione Automobilistica Internazionale, Jean Told ha dichiarato che “al massimo il 10 per cento delle persone sarebbero contrarie. Dovremmo penalizzare l'80-90
Il fumo dei pneumatici e delle barricate intorno alla pista di Sakhir continua a salire e ormai sembra davvero essere riuscito a manifestare la vergogna di un Gran Premio che proprio non si doveva fare perché in Bahrain da più di un anno in Pole Position c'è solo la dignità e il coraggio della piazza.
Per saperne di più : Dossier: Un anno di lotte in Bahrain
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