Di Mattia Giolo
Nell’ultima settimana è arrivata una raffica di dati impressionanti che testimonia ulteriormente,
come se ce ne fosse ancora bisogno, che il sistema Italia non solo è
fallimentare, ma ormai è causa di danni infiniti per la sua stessa
popolazione. In ordine cronologico: il 17 Luglio un rapporto ISTAT
attesta che l’11,1% delle famiglie italiane risulta “relativamente
povero”, ma per renderci meglio conto del fenomeno, diciamo che stiamo
parlando di oltre otto milioni di italiani. Di questi il 5,3% è povero
in termini assoluti.
Il 19 Luglio, l’ufficio studi della Confcommercio, con una nota certifica che l’Italia è il paese in cui la pressione fiscale è la più sentita al mondo (mediamente il 55%), inoltre come per farci rassegnare all’evidenza, afferma che nei prossimi anni comunque questa situazione non è destinata a cambiare. Non pensiamo di essere i primi per poco: quella delle tasse, fosse una gara ciclistica, ci vedrebbe in fuga solitaria. I paesi che rincorrono da lontano, infatti, sono Danimarca (48.6%), Francia (48.2%) e Svezia (48%). Stati in cui notoriamente i servizi offerti ai cittadini non sono come quelli che riceviamo noi, i più munti di sempre.
Notizia proprio di questi ultimissimi giorni è che l’80% dei neo assunti è precario, mentre
solo il restante 20% possiede un contratto a tempo indeterminato.
Niente male, calcolando che viviamo in un paese dove se non hai il posto
garantito anche dopo la morte non ti viene dato un euro in prestito.
Ciliegina sulla torta giunge da Unioncamere, i cui esperti hanno elaborato una relazione secondo cui, negli ultimi 10 anni, gli stipendi sarebbero aumentati ben di 29 euro, cioè nulla, rispetto all’aumento del costo della vita. Se questi sono i successi dello Stato italiano, se queste sono le prospettive per il nostro futuro, non c’è altro da aggiungere, se non che prima porremo fine a questa forma statale esanime e creiamo democraticamente e pacificamente un’alternativa, prima potremo tornare a vivere. Vivere davvero.
Fonte:l'Indipendenza
Il 19 Luglio, l’ufficio studi della Confcommercio, con una nota certifica che l’Italia è il paese in cui la pressione fiscale è la più sentita al mondo (mediamente il 55%), inoltre come per farci rassegnare all’evidenza, afferma che nei prossimi anni comunque questa situazione non è destinata a cambiare. Non pensiamo di essere i primi per poco: quella delle tasse, fosse una gara ciclistica, ci vedrebbe in fuga solitaria. I paesi che rincorrono da lontano, infatti, sono Danimarca (48.6%), Francia (48.2%) e Svezia (48%). Stati in cui notoriamente i servizi offerti ai cittadini non sono come quelli che riceviamo noi, i più munti di sempre.
Ciliegina sulla torta giunge da Unioncamere, i cui esperti hanno elaborato una relazione secondo cui, negli ultimi 10 anni, gli stipendi sarebbero aumentati ben di 29 euro, cioè nulla, rispetto all’aumento del costo della vita. Se questi sono i successi dello Stato italiano, se queste sono le prospettive per il nostro futuro, non c’è altro da aggiungere, se non che prima porremo fine a questa forma statale esanime e creiamo democraticamente e pacificamente un’alternativa, prima potremo tornare a vivere. Vivere davvero.
Fonte:l'Indipendenza
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