La guerra silenziosa di Macron

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Di Lorenzo Vita
Nel nord della Siria, le forze speciali della Francia iniziano ad essere pedine sempre più fondamentali di una scacchiera sempre più complessa. 
L’ex cementificio Lafarge, che ha pagato milioni di dollari ai terroristi dello Stato islamico per continuare a lavorare, è diventata il centro principale delle operazioni delle forze speciali. Operazioni che riguardano la lotta contro l’Isis, ma anche un sostegno alle forze curde, un appoggio agli Stati Uniti e un freno alla Turchia e all’Iran.
In questa posizione strategica, le unità francesi hanno stabilito il loro quartier generale già nel 2015 insieme a britannici e americani. Sono loro, in questa parte di Siria, a guidare i giochi. E le milizie curdo-arabe sono costantemente supportate, se non eterodirette, dai consiglieri militari occidentali.
Il ruolo dei francesi è mutato in questi anni. All’inizio, la loro guerra è stata silenziosa. François Hollande ordinò i raid in Siria e Iraq quasi sottovoce, con una conferenza stampa che non attirò l’attenzione. Era tutto nell’ambito della coalizione internazionale a guida Usa. E i francesi sembravano più parte di un grande ingranaggio che soggetto fondamentale.
Le cose sono cambiate con l’avvento di Emmanuel Macron. E con quello strano rapporto intrecciato dal presidente francese con il suo omologo Donald Trump. I due hanno capito che potevano essere utili per entrambi. Trump vuole spostare il peso militare degli Usa sugli alleati. Macron è in piena fase di ritorno alla grandeur.

Il ruolo delle forze speciali francesi

Come riporta il quotidiano francese Le Monde, Emmanuel Macron sembra convinto, ancor più del suo predecessore Hollande, valore aggiunto delle forze speciali.
Il Comando per le operazioni speciali (Cos) ha 4.300 dipendenti. Di questi, 600 sono già schierati all’estero in due teatri principali, il Sahel e il Medio Oriente. Non esiste un impegno militare francese senza forze speciali. Ma soprattutto, non esiste un’operazione in cui le forze speciali non sono le prime ad arrivare e le ultime ad andare via (se se ne vanno). E del resto, il primo caduto francese in Mali, nel gennaio 2013, è stato un uomo delle forze speciali. Così come il primo caduto in Siria, nel 2017.

I francesi in Siria

In Siria, le due braccia armate della strategia francese sono il Dgse e il Cos. Il DgseDirection générale de la sécurité extérieure, è il servizio d’intelligence all’estero della Francia. Sono loro che lavorano quotidianamente con gli americani e che sono già presenti a Manbij e in altre basi. Una coalizione all’interno della coalizione. Un blocco composto da francesi, statunitensi, inglesi, giordani e sauditi. E che seguono una linea politica del tutto autonoma da quella della coalizione anti-Isis.
La missione principale dei commando è contribuire all’eliminazione dello Stato islamico. Obiettivo che non è stato ancora raggiunto ma che per i francesi è fondamentale visto che sperano di eliminare lì gli jihadisti di casa loro. E così impedire il ritorno dei combattenti stranieri in Francia.
Il loro ruolo è cambiato nel corso degli anni. Ed è anche cambiato il loro modo di agire. In Iraq, dove sono stati avvistati per la prima volta nell’estate del 2014, hanno prima addestrato le forze curde ad Erbil. Poi, da lì, hanno cominciato a essere veri e propri consiglieri militari, indirizzando la guerra dei curdi e penetrando anche nell’esercito iracheno durante la riconquista di Mosul.
Anche in Siria il Cos si è adattato alle esigenze. All’inizio del 2015, quando le forze francesi erano insieme ai curdi dopo l’assedio di Kobane, Hollande fu convinto dall’intelligence e dall’esercito a mantenere i rapporti con i curdi. Anche se i diplomatici, ansiosi di non compromettere le relazioni con la Turchia, erano particolarmente riluttanti. Così i commando francesi hanno preso parte ai combattimenti per prendere Manbij nell’agosto 2016, insieme alle Sdf, e alla presa di Raqqa, tra giugno e ottobre 2017.

La sfida di Macron

Nell’estate 2017, appena eletto, Emmanuel Macron ha commissionato una valutazione strategica sulla Siria. All’Eliseo, si è deciso l’obiettivo: continuare a sostenere le Sdf  dopo la caduta di Raqqa. In questo modo, avrebbero creato una sorta di santuario ribelle sull’Eufrate, per fermare i turchi, ma anche per consolidare la loro posizione in Siria e nel suo futuro.
Ora sono già decine le unità francesi che partecipano alla nuova guerra di Siria voluta dagli Usa. Il loro obiettivo? L’Isis, ma soprattutto fermare i turchi, controllare le milizie sciite e frenare le avanzate dell’esercito siriano. James Mattis ringrazia. E Macron pure. E lo dimostrano anche le sue ultime frasi sulla Siria al Journal du Dimanche riguardo all’attacco contro le basi siriane: “”Se la Francia vuole essere rispettata nella regione, dobbiamo parlare con tutti ma anche essere in grado di agire quando le linee rosse sono attraversate. È un elemento essenziale di credibilità“.

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