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La competizione globale ai tempi del coronavirus

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INTERVISTA DI OSSERVATORIO GLOBALIZZAZIONE A MARCO GIACONI.

Il coronavirus sta enormemente impattando la globalizzazione così come la conosciamo. Del tema parliamo oggi con il professor Marco Giaconi. Giaconi, pisano classe 1954, è studioso di geopolitica e questioni internazionali, è stato consulente per diverse istituzioni politiche nazionali e ha pubblicato diversi testi su temi che spaziano dalla criminalità organizzata all’organizzazione politica della Cina. Oggi conversiamo con il professor Giaconi delle conseguenze geopolitiche del Covid-19. Buona lettura!.
Professor Giaconi, grazie mille per la sua disponibilità. L’attuale fase ci fa pensare quanto fosse vero l’augurio degli antichi cinesi a considerare una maledizione l’invito a vivere “tempi interessanti”. Siamo in una fase di aperta accelerazione dei processi del mondo globalizzato, forse il coronavirus potrebbe portarli a un punto di rottura. Qual è la sua opinione?
“Che tu possa vivere in tempi interessanti” è una antica e maliziosa maledizione cinese, che implica la complessità (i tempi nuovi e quindi interessanti) e, soprattutto, si riferiva ai tanti periodi di guerra passati dalla Cina, in tempi nemmeno troppo lontani da noi, se ragioniamo con i giusti ritmi geopolitici. Credo che il coronavirus e la sua pandemia stiano portando, tutti noi, comunque verso la crisi del progetto globalizzatore semplice e stupido che si è formalizzato nelle more della crisi finale del sistema sovietico. Perché? In primo luogo, è cresciuta la terziarizzazione, anche delle economie che, per esempio ai tempi dell’epidemia di SARS del 2003, erano infinitamente più chiuse di quanto non lo siano oggi. La Cina ha una economia in cui il terziario è cresciuto del 40% tra le due grandi infezioni, del 2003 e del 2020. Le chiavi per capire quanto accade sono il calo, colossale e ovvio, della domanda cinese, che colpirà duro e a lungo in tutte le economie occidentali. E Pechino lo utilizzerà come arma selettiva, il calo. Le Catene Globali del Valore dirette oggi dalla Cina valgono il 14%, così ci dice l’OSCE, del PIL dell’EU a 28, il 24% del PIL negli USA, il 7% della Corea del Sud e l’8% del Giappone. Stiamo parlando, qui, solo delle Reti GVC dell’elettronica, dei computer e dei sistemi elettrici. E le GVC sono estremamente fragili, come ha dimostrato proprio oggi, per la prima volta, la pandemia di Covir-19. La Cina è responsabile poi, del valore aggiunto dei beni intermedi globali, per il 27% dell’elettronica e del 13% del settore automobilistico. E’ ovvio, poi, che il semplice rimpatrio delle imprese dentro i territori nazionali dei Paesi “finali” del consumo, ora impoveriti, peraltro, o anche “intermedi” delle stesse GVC, è un rimedio impossibile o, spesso, ancor più deleterio del blocco delle intere GVC. Quindi, la globalizzazione vecchio stile, un po’ semplicista, è finita, almeno nei termini in cui l’abbiamo conosciuta fino ad oggi, ma il “neo-nazionalismo” di molti economisti della domenica non sta nemmeno lui molto bene, parafrasando Woody Allen. Certo, è finita l’ideologia, nel senso marxiano del termine, della globalizzazione come la sostanza delle future “magnifiche sorti e progressive”, per dirla con il Leopardi che prende acremente in giro una frase di suo cugino Terenzio Mamiani. Ma, dall’ideologia, non deriva nient’altro che il certificato di morte di un mito liberalizzatore rozzo come non mai, non la sua sostituzione con altri tipi realistici di produzione globale. Certo, è morta la UE, se non si sveglierà rapidamente, ma ci credo poco, dal suo ozio dogmatico da manuale di economia anni ’50, una UE che peraltro non è stata capace di risolvere, in un modo o nell’altro, l’immigrazione africana e asiatica, la crisi economica del 2006-2008, oggi la Pandemia di Covir-19, per non parlare delle questioni balcaniche, della tensione in Crimea e in Georgia prima e poi in Ucraina, del jihad della spada già interno ai maggiori Paesi dell’Unione, della riforma dello statuto della BCE, e di una serie di altre questioni geo-economiche e strategiche che sono in cima (il mio computer, sapiente, come diceva Savinio della sua macchina da scrivere, aveva scritto “in coma”) a tutte le agende di tutti gli Stati che contano. Certo, occorrerà ripensare il Welfare Stateinvece che ritenerlo semplicemente “obsoleto”, come predisse alcuni anni fa proprio Mario Draghi; ma, in ogni caso, la assoluta libertà del movimento globale dei capitali certamente rimarrà, ma rimarrà anche la iperproduzione di contratti derivati, rimarrà inoltre anche l’idea che i vantaggi della liberalizzazione compensano, se non sono addirittura maggiori, i vantaggi paralleli della protezione sociale e a spesa pubblica delle classi subalterne. Insomma, vorrei vedere una trasformazione ideologica e operativa del mondo contemporaneo, ma temo che la durezza, biblica, delle cervici delle élites attuali sarà tale da mantenere le attuali grandi infrastrutture finanziarie, deboli e sempre più costose, del nostro Brave New World. Il futuro? Una de-globalizzazione delle menti di vaste popolazioni e un rallentamento, ma non certo una fine, della globalizzazione. Ci saranno altri “oli lenitivi” che caleranno sulle masse die “cinesini”, come li chiamava Nietzsche in uno dei suoi ultimi appunti. Caso mai, ci sarà una lotta senza limiti per chi la dovrà di nuovo comandare, le masse globali, dopo la fine della pandemia. Ma, in ogni caso, il tutto avverrà con un pacchetto ideologico aggiornato. E, comunque, durerà sempre meno del previsto.
Sulla trama della pandemia si è aggiunto l’ordito di una strisciante ripresa della competizione tra le potenze. Che effetti avrà l’attuale fase di incertezza sulla rivalità tra potenze
Certo, la crisi globale partita dalla diffusione rapidissima del Covid-19 si è subito allargata, e non parlo certo della sola malattia, allo scontro strisciante tra le varie Potenze. La Cina ha, forse, generato la pandemia, con la gestione, certo efficace ma non del tutto, dello scoppio della epidemia di Covid-19 da Wuhan e dallo Hubei. Si è creato, nella crisi economica globale, uno spazio di conquista, da parte delle Potenze attuali, delle aree intermedie, nella tranquilla vacanza, soprattutto, della UE. Pechino, nella crisi pandemica, ha tentato di sedurre le aree marginali, le rimland europee, africane, maghrebine, balcaniche, e oggi soprattutto l’Italia, punto finale di un progetto che la Cina ha messo in Costituzione, la “Nuova Via della Seta”. Fino a qualche anno fa, la primissima visita che facevano i neo-insediati ambasciatori cinesi in Italia era a Venezia, in ricordo del loro antico amico. La crisi economica riguarda, però, tutti i settori economici in contemporanea, il che potrebbe generare effetti anche di tipo “rivoluzionario” tradizionale. La vacanza della rappresentanza genera mostri. Se una cosa non potrà non finire, nelle more della pandemia, è il partito politico “modernissimo” che rappresenta solo il suo leader molto fotogenico e il suo banale e ripetitivo sciame elettorale. D’ora in poi, se i partiti vorranno sopravvivere, dovranno reinsediarsi tra gli interessi stabili e concreti di parti non trascurabili di storici “abbandonati dalla rappresentanza”. Negli Usa già si prevedono 47 milioni di posti di lavoro a rischio. Metà della popolazione mondiale è oggi in isolamento. Anche dal punto di vista strettamente psicologico, quanto sarà possibile mantenere questa situazione? Il Fondo Sovrano Norvegese, la loro solidissima assicurazione sul futuro del Welfare, ha perso già oltre 114 miliardi di Usd. Anche la Germania, che attende come un gatto aspetta il sorcio la crisi dei suoi vicini, ha avuto già oggi una contrazione della sua economia del 15%. Insomma: la Cina sta facendo una operazione di suasion nella Europa del Sud, certa che l’UE si masturberà all’infinito sui suoi manuali economici anni ’50, la Russia ha mandato i suoi tecnici-esperti-intelligence in Italia e altrove, in cerca di dati efficaci sul coronavirus e sulle sue risposte standard; e sfruttando anche il silenzio, da chiusura jeffersoniana, degli Usa, che hanno comunque mandato anche loro notevoli aiuti in Italia, perché vogliono che rompa ancora le palle in area euro, fino allo scoppio di questo brutto brufolo-moneta. La Francia ha già 4000 morti e gli ospedali ormai al collasso, e giorni fa il ministro degli Interni ha detto che, probabilmente, si ricorrerà alla “fine del confinamento dei suoi cittadini”. Su base locale e regionale, ma comunque si intende bene che, grazie alla sua, francesissima, manipolazione dei media, che peraltro lo ha spedito al potere, Macron non vuole cadere nella melma dei Paesi “Latini” UE e quindi vuole fare parte dell’asse, franco-appunto-germanico, che prenderà in mano l’UE, l’obiettivo vero dell’egemonia francese attuale. C’è chi ama i cadaveri. L’Economist, mettendo fine alla canea degli economisti, che sono ormai i veri facitori leopardiani di oroscopi, ha parlato recentemente di una crescita della Cina all’1%, dell’Italia -7%, del Giappone -1,5% la Russia al -2%; e meno male che Mosca non ha aderito al programma saudita di riduzione massiccia dei prezzi del barile, la stessa Arabia Saudita al -5%, il Regno Unito al -5%, ancora, infine con gli Usa al -2,8%. Gli Usa perdono, oggi il banco cinese vince. Vince, infatti, chi produce la narrazione migliore della sua crisi, non il Paese che si arrende alla narrazione che gli cuciono addosso gli altri. Si pensi a quante volte gli Stati Uniti hanno pagato, la sconfitta, non del tutto scontata, in Vietnam. Ma quella era la guerra per l’egemonia globale nel Sud-Est asiatico. Che gli americani hanno perso dal loro fronte interno. Da questo punto di vista, non è detto che la disastrosa comunicazione del nostro Governo, che pure ha fatto cose buone, non sia stata nemmeno del tutto fallimentare. Un Paese che si spende usque ad effusionem sanguinis, per la salute della sua popolazione, con molti errori, ma con un grande cuore, può valere molto nel nuovo Global Order che nascerà dalla fine del Covid-19. Soprattutto quando si scoprirà il bluff franco-tedesco.
Come giudica la scarsa coordinazione la scarsa coordinazione nella reazione della Unione Europea al coronavirus? L’Europa sembra confermarsi, sempre di più, come utopia antipolitica.
            Si ricomincia a parlare di nazionalizzazioni, perfino in Usa, dove l’uso stesso della parola avrebbe fatto correre alle labbra, proprio all’attuale Presidente, il sibilante aggettivo di “comunista”. In Germania, che già è bene abituata a coprire le sue nazionalizzazioni di fatto con i rigiri tra norme dei Länder e quelle dello Stato Federale, e anche tra la loro KfW, l’equivalente della nostra Cassa Depositi e Prestiti, i cui finanziamenti non risultano nei bilanci statali come perdite, si parla di altre e ulteriori nazionalizzazioni, mentre in Francia il ministro dell’Economia Bruno Le Maire, non le esclude, esplicitamente, affatto. Finisce, per mano degli stessi propagandisti di un decennio fa, la storia di quelli che “privatizzare è bello”, soprattutto quando i nuovi privati riempiono di soldi te e il tuo partito, come è accaduto in Italia dopo la sceneggiata, eterodiretta, di “mani pulite”. Ora il clima è oggettivamente diverso, e sono ritornati tutti allievi di Leontiev e di Enrico Mattei. E poi, il capo del KfW, Scholz, ha detto senza infingimenti che “abbiamo la forza finanziaria per trattare questa crisi”, mentre i casi di coronavirus in Germania sono, stranamente, “rari”, e solo, per via della manipolazione statistica, arrivano a 2369, e siamo al giorno 13/3/2020.
Veniamo ora all’Italia. Come giudica della nostra classe dirigente nella gestione politica, economica, e sociale dell’emergenza?
  La gestione politica italiana della crisi pandemica è stata rapsodica e ambigua. Certo, c’è stato l’interesse squisitamente politico, da parte del Governo, di mettere in non buona luce Lombardia e Veneto, oltre che Liguria e Friuli-Venezia Giulia, in quanto colpevoli di sordido leghismo. Ma le regioni del Nord, tutte, hanno avuto una buona immagine di ritorno, e la Lega Nord è più poliarchica di quanto non immaginino i suoi detrattori. Matteo Salvini è ovviamente il leader nazionale, ma è vero anche che i leader locali lo tengono per le palle, come è sempre accaduto in Lega. La forza e il limite della Lega è questo, appunto. Fratelli d’Italia è molto più omogeneo come partito, e questo lo favorisce nell’immagine attuale dell’elettorato. Le proposte della Meloni e la sua vis polemica la mantengono sugli scudi dei mass-media ma con un profilo, corretto, di solidarietà critica con l’attuale Governo. Forza Italia, in mano al suo Ultimo Fattore, per dirla con Gioacchino Belli, sta in silenzio aspettando il MES, il Fondo Salva-Stati, che certamente la Germania ci farà digerire, in un modo o nell’altro. O, magari, anche qualche altro inghippo EU, che però sarà gestito dai silenziosi assensi del duopolio Francia-Germania. Berlino si prenderà, se tutto va bene, il suo amato Nord-Italia, per fare concorrenza alle catene del valore globali, di cui la Germania solo in parte è oggi un elemento dominante, e la Francia si prenderà le PMI promettenti e i settori che più la interessano: l’agroalimentare di qualità, certi settori del turismo, alcuni sistemi locali dell’elettronica. Noi non pensiamo strategicamente, lo sanno benissimo i nostri concorrenti strutturali dentro la UE, e quindi si compreranno, molto probabilmente e per il classico tozzo di pane, le nostre PMI più promettenti. Sul piano della comunicazione, niente è stato peggiore. Un to-and-fro continuo, in cui nessuno sa cosa il nostro Governo potrà fare domani, nessun segnale ai mercati che “lo faremo da soli” il che sarebbe anche possibile, ma una preghiera lagnosa, talvolta insopportabile, ai friends abroad. Una logica da governo turistico, un pochino accattone. Il complesso classico da neorealismo cinematografico, che giustamente il censore di film Andreotti non amava. Poi, mancano nel progetto di Roma gli alleati e i nemici. Vuoi essere un amico di Pechino? Fallo fino in fondo. Vuoi ringraziare, sapendo però cosa vuol dire, l’aiuto americano? Bene, ma sappi che è l’esatto contrario di quello che vogliono i cinesi. Niente geopolitica, niente strategia, solo il dato immediato, come accade agli insetti quando vagano nei campi. Sul sociale, pochi soldi, per paura della solita UE, ma organizzato con il massimo rumore possibile e senza preordinare nulla, come se fossimo in una commedia dell’arte, in cui si decide tutto all’ultimo momento. E, nelle more del coronavirus, si decide unicamente la distribuzione dei poteri in UE e nel resto del mondo. Altro che “Grande Fratello”!
Nelle scorse settimane, il tema della minaccia agli asset strategici del Paese per effetto della crisi economico-finanziaria è tornato preponderante. Ritiene efficace la diga messa in campo dal governo, dal Copasir e Consob? Chi sono i nostri rivali?
Il premier Conte, che due anni fa faceva il Professorino Ignoto all’università di Firenze, non sa ancora cosa sono i Servizi e a cosa servono. Venendo da una cultura da cattolico di sinistra, temo che li veda come li hanno disegnati tutte le storie della “deviazione”, che era, appunto, la vera deviazione delle classi politiche nei rapporti con gli “altri”, non necessariamente i nostri nemici sistemici della guerra fredda, ma comunque gli “altri”. Una infiltrazione pericolosa e stabile in Italia, di alleati fessi, una lunga ignoranza strategica delle nostre classi politiche, una eccessiva sottomissione delle élites militari al mondo parlamentare, spesso con aggiunte accettazioni pericolose dei “nemici”, tutto ha contribuito a un depotenziamento, unico in occidente, dei nostri Servizi. E da qui tante cose: la completa penetrazione delle nostre classi parlamentari, la disattivazione delle nostre reti migliori di contro-spionaggio, vedasi il caso di Stay Behind, di cui il PCI sapeva quasi tutto, sia da fonti sovietiche che da fonti interne, poi la incapacità di aggiornamento sulla guerra economica, sulla intelligence economica, sulle operazioni che non riguardano le posizioni di qualche Divisione, che non fregano, in tempi di satelliti, niente a nessuno. Quindi, depotenziamento assoluto dei Servizi. Che continua con la riforma del 2007. “Tutelare le realtà strategiche e finanziarie del Paese”, ha detto oggi chiaramente il Copasir. Ci sono certo operazioni predatorie, di banche tedesche in Italia, anche nelle piccole reti delle Banche Popolari, alcune operazioni sui grandi aziende, soprattutto metalmeccaniche, c’è una operazione avversa per una ottima rete di supermercati, e, come dicono i marinai, “alla via così”. Chi pecora si fa, il lupo se la mangia.
Ci sono state avvisaglie di guerra economica nel corso della evoluzione della crisi?
Ovvio. Come dicevo supra, operazioni di guerra economica contro operazioni di finanziamento, da enti pubblici e privati, del deficit italiano, in una prima fase, che è già stata in gran parte compiuta, poi azioni specifiche contro certi  nostri “campioni nazionali”, operazioni favorite soprattutto dalla nostra sconsiderata politica libica, e che genererà una cascata di effetti in tutto il Medio Oriente, in particolare per l’ENI e le sue società collegate, poi alcune operazioni contro società interne al gruppo Cassa Depositi e Prestiti, che si presume il Governo potrebbe “liberalizzare” per carenza di liquidi, alcune società private, molto capitalizzate ma del tutto integrate nelle catene del valore tedesco, infine alcune altre società dell’agroalimentare italiano che potrebbero lavorare, via Francia, per il grande mercato europeo. La caccia è aperta. Ma la nostra classe politica non è adatta a usare il fucile.
In conclusione, vorremmo chiederle una sua opinione sugli scenari che l’attuale fase di caos apre per le grandi organizzazioni criminali internazionali, di cui è studioso. Come evolverà l’evoluzione delle grandi reti criminali internazionali, consustanziali alla globalizzazione, di fronte alle dinamiche delle ultime settimane?
Tutti i criminali stanno sfruttando la fase ambigua della risposta, tardive inevitabilmente, degli Stati al coronavirus. Tutti: singoli hackers, falsi test al coronavirus venduti via Rete, consueto caso in questo tipo di truffe di massa, poi la vendita di pseudo-farmaci contro il virus, una grande diffusione di BEC ovvero Business Email Compromise, una nuova serie di attacchi di phishing, ovvero di furto di e-mail, perfino una crescita colossale di azioni di abuso di minori. Nel dark web, certi prodotti illegali divengono oggi più cari, con dei “corona goods” che invece divengono più abbordabili. C’è, e ci sarà ancora di più, una serie di operazioni contro i mercati legali del coronavirus.
 Una sequenza di attacchi, poi, contro gli ospedali, per un attacco operativo e disaggregante, ma anche per la raccolta di dati soggettivi. C’è stato anche un aumento delle vendite di prodotti contraffatti utili al contrasto della pandemia. Fino a oggi, Europol ha posto in atto 121 arresti, raccolto circa 13 milioni di euro di oggetti contraffatti relativi alla pandemia, 4,4 milioni di farmaceutici falsi, con 2500 links internet chiusi, infine ben 37 gruppi criminali smantellati. Ma la grande criminalità aspetta la grande crisi sociale, oltre a quella carceraria, della quale sfrutterà ogni anfratto; e andrà, come in altre fasi di crisi economica, a rastrellare imprese in crisi di liquidità, alcune ottime PMI con determinate caratteristiche, visibili quote di grandi aziende pubbliche e private da usare, soprattutto, come lavanderie.

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