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L’ombra di Francia (e Australia) sul laboratorio di Wuhan: le rivelazioni che imbarazzano Parigi

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Di Gianluigi Paragone

Non c’è soltanto la Cina a tremare per le indagini ancora in corso sull’origine del famigerato Covid-19, il patogeno che ha messo in ginocchio il mondo intero e che continua a far paura alle famiglie che pure tentano faticosamente di tornare alla loro solita vita, o comunque qualcosa di molto simile. Perché l’ossessiva ricerca di prove, soprattutto da parte degli Stati Uniti, per dimostrare come il coronavirus sia stato creato artificialmente in laboratorio, rischia di inchiodare anche altri Paesi alle proprie responsabilità, trascinandoli in un vortice di accuse dalle conseguenze ancora imprevedibili.

L'ombra della Francia sul laboratorio di Wuhan: le rivelazioni che imbarazzano Parigi

In uno scenario che spaventa e che ha sta facendo parlare di guerra biologica e bio-terrorismo, ci sono infatti due Paesi dalla coscienza non pulitissima: l’Australia e, soprattutto, la Francia. Il progetto per la costruzione del laboratorio di livello P4 a Wuhan, come emerso in questi giorni, è infatti comune ai tre Stati. La struttura è nata forte del gemellaggio con l’Istituto Pasteur e il laboratorio P4 di Lione anche se il governo transalpino, quando i primi dettagli della collaborazione hanno fatto capolino, si è affrettato a rimarcare i rapporti burrascosi con Pechino. Versione però successivamente smontata dalla stessa stampa francese, che ha evidenziato come piuttosto la stretta collaborazione sia andata avanti almeno fino al 2019.
Scontato che alla base ci sia stata, per tutto quel lungo lasso temporale, la supervisione dei governi e dei servizi segreti francesi e cinesi. Il 24 gennaio 2019 si era svolta una delle ultime visite ufficiali in pompa magna da parte di autorità provenienti da Parigi alla struttura di Wuhan, con la presenza del direttore del Laboratorio Batteriologico di Lille René Courcol in terra d’Oriente. Dai comunicati ufficiali, in quell’occasione pare si fosse discusso anche delle forniture di tute protettive, prodotte in Francia, ai dipendenti. La Cina, in questo, è stata furba: in tanti passaggi, in tanti documenti si evidenzia la presenza degli amici parigini, come a voler mettere le mani avanti. Della serie: “dovesse succedere qualcosa, sappiate che non siamo noi gli unici responsabili”. Una furbizia che torna oggi particolarmente utile per scaricare almeno un po’ di colpa anche su altri Paesi.
L’Australia, in tutto questo, ha a sua volta condiviso strutture, risorse e informazioni con la Cina e i suoi scienziati. Shi Zhengli, medico cinese tra gli autori della sperimentazione sui pipistrelli all’interno della struttura di Wuhan, aveva svolto ad esempio pratica per mesi nell’Australian animal health laboratory nello stato di Victoria. E i rapporti stretti tra i due Paesi, che si scambiavano anche dati su diverse ricerche, sono stati sottolineati in questi giorni dalla stampa di Melbourne. Con un risultato finale piuttosto bizzarro: la Cina è al centro del palcoscenico, i riflettori puntati contro, accusata di aver mentito al mondo sull’origine e la diffusione del Covid-19. Poco distanti, però, Australia e Francia osservano con notevole imbarazzo, sapendo di aver almeno in piccola parte contribuito alla stesura del copione.

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