Intervista a Urano: il nuovo singolo, le influenze artistiche e lo stato attuale della scena rap

ago 27, 2020 0 comments

Intervista di Salvatore Santoru a Urano

Recentemente hai pubblicato un nuovo singolo, intitolato “Fratelli D’Italia”. Il brano ha una forte carica di critica sociale e, d’altronde, esprime duramente la rabbia e la delusione che molti cittadini (giovani e non) provano nei confronti dell’attuale situazione politica ed economica che sta interessando l’Italia.
A tuo parere la situazione da te descritta può avere margini di miglioramento o, al contrario, reputi non esserci speranza per l’avvenire della stessa Italia?

Penso e spero che la situazione possa cambiare.
La storia ha insegnato che ad una Guerra, ad una crisi o ad una rivoluzione segue un momento di crescita e prosperità e voglio quindi credere che esistano margini di miglioramento. Bisogna essere forti e credere in quello che si vuole portare in alto perchè possa prendere forma, tutti e non pochi.

Il singolo è stato prodotto dalla ‘Cosmophonix Production’, una casa di produzione artistica particolarmente creativa e innovativa. Come reputi lavorare con loro e, inoltre, quali progetti hai per il futuro?

Con i miei produttori di Cosmophonix mi trovo benissimo. Dico “miei” perchè sono felice di poter lavorare con chi vive insieme a me nella mia testa. Loro sono in grado di entrarci e tramutare i miei pensieri in produzioni da brividi. C’è una grande intesa e non vedo l’ora di poter dimostrare quanto valiamo.
Siamo una piccola famiglia con delle grandi ambizioni.

“Fratelli d’Italia” è caratterizzata da una base ‘oscura’ che richiama sonorità hip hop contemporanee e trap e, al contempo, da un cantato che richiama il rap più old school e l’hardcore hip hop. Quali sono le tue influenze musicali più significative?

Parto dicendo che non ho mai pensato di fare una canzone rap.
Sono da sempre molto legato al pianoforte e mosso da un’anima cantautorale.
Quando ero piccolo i miei genitori mi facevano ascoltare Vasco, De Gregori, Battisti, Ramazzotti e tanti altri che mi sono rimasti addosso.
Sicuramente per quanto riguarda la scena rap le influenze non sono mancate, parlo di Fabri Fibra, Club Dogo, Emis Killa, Gemitaiz, Madman e sono solo alcuni dei nomi con i quali sono cresciuto.
Penso che “Fratelli d’Italia” non potesse che uscire in questo modo, nel genere a cui più si adatta, il Rap.

Come valuti l’attuale stato della musica rap e della scena hip hop nazionale? Inoltre, reputi possa esserci spazio anche nel mainstream per un rap maggiormente ‘conscious’, portato avanti oggi da musicisti come Anastasio, o ritieni in qualche modo ciò una sorta di ‘impresa titanica’?

Io penso che sia sicuramente cambiato qualcosa.
È cambiato il modo di fare questo genere. Ora tutti pensano di spaccare parlando unicamente di droga, armi e sesso, sembra più una sfida a chi ce l’ha più lungo.
Apprezzo molti emergenti che invece hanno talento e contenuti, che nel rap penso siano fondamentali.
Per quanto riguarda le potenzialità di un rap maggiormente “conscious” penso che il suo spazio nel mainstream se lo possa conquistare.
Anastasio è un esempio del fatto che se parli di cose che rompono i pensieri, entri nella testa della gente.


Sempre a proposito di rap e hip hop, come reputi il dominio del ‘disimpegno’ sociale e politico a livello contenutistico, sia a livello italiano che internazionale? Oltre a ciò, come consideri l’egemonia dell’immaginario ‘gangsta’ e di certo trap nell’ambito dell’attuale scena hip hop mondiale?

Penso che questo disimpegno sociale da parte dell’attuale scena rap, che mi sento di poter definire “nichilista”, sia in continuo aumento.
Ho sempre visto il rap come la voce di chi aveva qualcosa da dire, anche solo per protestare contro quel momento della propria vita.
Qualcosa è andato storto.
Penso che l’atteggiamento “Gangsta” di alcuni artisti della scena rap/trap (soprattutto emergenti) sminuisca le radici e l’origine dell’HipHop come denuncia sociale di una condizione precaria nella quale le persone del ghetto si ritrovavano a vivere. L’intenzione iniziale di queste persone non era quello di sbandierare una finta condizione a differenza di molti artisti attuali.

Quali sono le tue influenze artistiche, esistenziali o anche culturali a livello di songwriting?

Come ho detto in precedenza, sento di avere una forte anima cantautorale, mi piace raccontare le cose, le esperienze e le emozioni legate ad esse.
Io sono un grande estimatore dei testi di Vasco Rossi. Ho i brividi solo a leggerli.
Mi lascio trasportare tanto da un brano se mi piace e cerco di vivere ciò che sto scrivendo.

Com’è hai vissuto il periodo legato al lockdown durante la prima fase dell’emergenza legata al Coronavirus?

Il periodo del lockdown è stato un momento di grande crisi come per tutti, vissuto un po’ con la paura, un po’ con la rassegnazione di non poter fare niente.
Io ho sfruttato quei giorni per concludere dei pezzi e scriverne di nuovi.
Mi sono focalizzato tanto sulla scrittura, ho scritto veramente tanto e di questo sono felice. E’ stato ed è tuttora un momento di difficoltà per tanti.

Quanto ritieni importante la musica a livello esistenziale e, al contempo, quanto reputi possa essere anche un decisivo strumento di espressione al servizio di un cambiamento e/o miglioramento sociale/politico e così via?

La musica è fondamentale a livello esistenziale: è un’amica che è in grado di sbatterti la verità in faccia, ti sa proteggere, ti ascolta e ti risponde. È la miglior compagna che si possa immaginare ed è una droga da cui non è nocivo essere dipendenti.
Penso che essa abbia un grande potenziale in vista di miglioramenti sociali e politici. La musica è l’espressione della gente comune, che esprime la sua idea sotto forma di arte. Se il testo di una canzone si trova in linea con il pensiero comune è in grado di dare forza e speranza. La musica è l’arte che non ti abbandona mai.

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