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FERRARA, detenuto di origine nigeriana ha aggredito e ferito 5 agenti di polizia penitenziaria

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Di Salvatore Santoru
Nel carcere di Ferrara un detenuto di origine nigeriana ha aggredito ben 5 agenti di polizia penitenziaria. Gli stessi agenti, riporta il Giornale(1), hanno riportato contusioni e ferite.
Secondo quanto sostenuto dal segretario generale aggiunto del sindacato autonomi di polizia penitenziaria 'Sappe'  Giovanni Battista Durante, il detenuto di problemi mentali.
NOTA:

Rebibbia, la detenuta che ha ucciso i figli: “Adesso sono liberi”. Bonafede sospende vertici sezione femminile

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“Adesso i miei figli sono liberi, gli ho dato la libertà”. Ha parlato così al suo avvocato Sebesta, detenuta a Rebibbia per traffico di sostanze stupefacenti, che martedì ha ucciso sua figlia e ferito gravemente l’altro gettandoli dalle scale. La bimba più piccola, Faith nata a Monaco di Baviera il 7 marzo scorso, è morta sul colpo, mentre per il fratellino Divine, nato sempre a Monaco il 2 febbraio del 2017, i medici dell’ospedale Bambino Gesù hanno sperato fino all’ultimo, fino a dover constatare la “morte cerebrale” del piccolo. Intanto, il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede ha sospeso i vertici della sezione femminiledel carcere romano. Il provvedimento riguarda la direttrice, la sua vice e il vicecomandante del reparto di polizia penitenziaria.
Nella serata di mercoledì, i medici hanno ufficializzato ciò che ormai sembrava inevitabile, viste le gravissime condizioni del bambino inizialmente sopravvissuto al trauma: “Morte cerebrale”. Anche per questo, i medici avevano iniziato già nella mattinata a cercare il padre, un uomo di nazionalità nigeriana, per sbloccare la procedura di espianto degli organi. Nel comunicato diffuso in mattinata dal Bambin Gesù si leggeva che “le condizioni del bimbo sono purtroppo gravissime. Le ultime indagini necessarie per la valutazione del quadro clinico hanno confermato la condizione di coma areflessico con elettroencefalogramma isoelettrico. Prosegue supporto rianimatorio avanzato“. Una situazione così grave da apparire ormai irreversibile.

REBIBBIA, il presidente della consulta penitenziaria sulla detenuta che ha scaraventato i figli dalle scale: 'Madri e figli non devono stare nelle carceri'

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Di Salvatore Santoru

Sulla vicenda della detenuta 30enne che ha lanciato i figli(uccidendo il neonato) dalle scale del carcere di Rebibbia è intervenuta anche la consulta penitenziaria.
Più precisamente, riporta Repubblica(1), il presidente della consulta Lillo De Mauro ha sostenuto che le madri e i bambini non devono stare in carcere.

De Lillo ha anche affermato che ciò lo stabilisce la legge 62 del 2011.

NOTA:

(1) https://video.repubblica.it/edizione/roma/detenuta-getta-i-figli-dalle-scale-a-rebibbia-consulta-penitenziaria-madri-e-figli-non-devono-vivere-in-carcere/314602/315231

Grillo: “Le carceri sono progettate per creare dolore, vanno azzerate”

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Beppe Grillo, garante del Movimento 5 Stelle, ha pubblicato un post sul suo blog in cui esprime una valutazione sul sistema carcerario.
“Il sistema punitivo che stiamo adottando è antico come il mondo, ma soprattutto non funziona. Non funziona e mi pare che sia sotto gli occhi di tutti”, scrive il comico genovese.
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L’articolo riporta alcuni dati: “L’ultimo rapporto dell’Associazione Antigone parla chiaro, dalla fine del 2015 ad oggi il numero dei detenuti in Italia è cresciuto davvero tanto, ben 6.098 in più. Il sovraffollamento è pari al 115,2 per cento. Inoltre molte sezioni di molti carceri non vengono utilizzate”.
Ma il vero problema, secondo Grillo, sarebbe un altro: i recidivi.
“Ad oggi sono un numero incredibile. Su circa 58mila detenuti, solo il 37 per cento non avevano mai commesso altri crimini, per il restante 63 per cento le mura dello Stato erano già note, addirittura il 13 per cento di loro (più di 7mila persone) avevano dalle 5 alle 9 precedenti carcerazioni”, spiega.
Secondo Grillo, “rinchiudere una persona per anni dentro una stanza, oltre ad essere una tortura senza senso, non porta a nulla e non capisco quali risultati dovrebbe portare”.
Grillo continua affermando che “le carceri sono una struttura progettata per infliggere legalmente dolore, uno strumento di controllo sociale e un vero e proprio business”.
“Dobbiamo capire che lo stato delle nostre prigioni non solo è il prodotto del crimine, ma dello stato generale della cultura di un paese” e che “dobbiamo tendere a un mondo a carceri zero, o almeno, al minimo possibile”, aggiunge Grillo.
Il garante del M5S è convinto che “la soluzione penale diventa una delle possibilità, non più la sola. La punizione diventa una, ma solo una, tra diverse opzioni. 

Giovane italiano da 4 mesi in carcere in Germania. La madre: “Contro di lui nessuna prova”

Fabio Vettorel
Potrebbe arrivare in giornata la parola fine alla disavventura del 18enne Fabio Vettorel, l’italiano arrestato lo scorso 7 luglio ad Amburgo - durante una manifestazione contro il G20 - insieme all’amica Maria Rocco, rilasciata però il 10 agosto scorso. Il giovane, che si trova recluso nell’istituto minorile di pena di Hanofersand, viene trattenuto nonostante contro di lui non vi sia uno straccio di prova. Lo stesso impianto accusatorio, evidenziano i legali Gabriele Heinecke e Claudia Warnke-Timmermann, si basa su congetture prive di fondamento. Fabio viene accusato di “grave disturbo alla quiete pubblica” e “attacco portato alle forze dell’ordine”, ma gli stessi testimoni oculari si smentiscono l'un l'altro.

Amnesty International chiede la liberazione del ragazzo


A difesa del ragazzo si sono schierati, attraverso una lettera-appello, ben venti europarlamentari. Sono state presentate anche delle interrogazioni al ministro degli Esteri e si è mobilitata persino Amnesty International. E forse proprio a seguito dell’azione di quest’ultima la giudice, Marc Tully, potrebbe oggi optare per una scarcerazione immediata. La mamma, Jamila Baroni, tre mesi fa si è trasferita in Germania per stare accanto al proprio figlio. “Fabio - ha raccontato qualche giorno fa sulle pagine di La Repubblica - è stanco ma contento che ci siano almeno delle udienze”. Contro il giovane italiano non ci sono prove concrete, ma il solo racconto “molto confuso” di cinque poliziotti che, evidentemente in stato di imbarazzo, hanno testimoniato contro di lui.

Quei bambini chiusi in carcere per reati che non hanno mai commesso

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Di Marco Sarti
Dietro le sbarre senza aver commesso alcun reato. Troppo piccoli persino per conoscere il motivo della detenzione. È l’inaccettabile destino dei bambini rinchiusi insieme alle madri nelle carceri italiane. Una realtà incredibile e ancora poco conosciuta. Si spiega anche così il silenzio che, salvo rare eccezioni, ha accompagnato l’ultimo drammatico caso di cronaca. La vicenda di una bimba di tre anni, reclusa nel carcere di Messina insieme alla mamma nigeriana e al fratellino più piccolo, ricoverata d’urgenza dopo aver ingerito del veleno per topi. Storie dimenticate, ma impossibili da ignorare. Come ha denunciato il garante dei detenuti nell’ultima relazione al Parlamento, al 31 gennaio scorso in tutto il Paese si contavano quaranta piccoli detenuti. E con loro trentacinque madri, tredici italiane e ventidue straniere. La metà erano rinchiuse nelle sezioni nido degli istituti di pena, le altre negli istituti a custodia attenuata per madri (ICAM).
Quella dei piccoli reclusi è «una criticità che chiede soluzioni», denuncia il garante. Ma soprattutto è una grande ingiustizia, perché per risolvere la questione basterebbe davvero poco. Pochi giorni fa il deputato di Possibile Andrea Maestri ha presentato una proposta di legge in cui quantifica le risorse necessarie per risolvere la situazione. «Per garantire la tutela dei bambini detenuti - racconta il parlamentare - basterebbero 900mila euro annui. Questi fondi permetterebbero una sistemazione idonea e sicura».
Anzitutto il contesto. Le situazioni in cui si trovano questi bambini, tutti minori di tre anni, sono molto diverse tra loro. Come spiega il garante, alcune sezioni “nido” delle nostre carceri rappresentano una realtà positiva. Non mancano reparti bene attrezzati, accoglienti e sufficientemente collegati con il territorio per evitare l’isolamento dei più piccoli. Purtroppo non è così dappertutto. In Italia «sussistono ancora situazioni del tutto inidonee». Il documento depositato a Montecitorio nei mesi scorsi denuncia ad esempio la situazione della casa circondariale di Avellino. «La cella nido per le madri con i bambini - si legge - è di fatto semplicemente una stanza detentiva a due, nella sezione comune femminile, priva di qualsiasi attrezzatura necessaria per ospitare bambini così piccoli». Il carcere non ha mai attivato una collaborazione con l’asilo del territorio. Mentre le madri non possono accedere alla sala nido dove lavorano diverse puericultrici. E così i bambini devono scontare a tutti gli effetti una pena di cui non hanno alcuna responsabilità. «Di fatto vivono nella sezione detentiva comune, in celle prive delle dotazioni necessarie, in un contesto difficile anche per gli adulti, senza rapporti con le scuole o le organizzazioni locali».

BARCELLONA POZZO DI GOTTO, due detenuti evadono e vengono catturati

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Di Salvatore Santoru

A breve distanza dal caso di Favignana(1) vi è stata una nuova evasione di detenuti.
Questa volta l'evasione è avvenuta nel carcere di Barcellona Pozzo Di Gotto ma a differenza del primo caso, entrambi i due detenuti sono stati scoperti e catturati(2).

NOTA:

(1) https://informazioneconsapevole.blogspot.it/2017/10/tre-evasi-nella-notte-dal-carcere-di.html

(2) http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Evadono-in-due-dal-carcere-di-Barcellona-Pozzo-di-Gotto-catturati-64069c63-5fef-4aba-bd1a-8457efc1ae5b.html

Tre evasi nella notte dal carcere di Favignana



Di Rino Giacalone

In tre la scorsa notte, attorno alle 3, sono fuggiti dal carcere di Favignana. Una struttura nuova, aperta di recente, che ha sostituito sull’isola il vecchio istituto penitenziario. Sono l’ergastolano Adriano Avolese, di Pachino (Siracusa), Giuseppe Scardino e Massimo Mangione, di Vittoria (Ragusa) che dovevano scontare pene detentive rispettivamente sino al 2032 e 2037. Una fuga vecchio stile, sbarre della cella segate, e poi la classica fune realizzata annodando le lenzuola calate dalla parte alta della mura verso l’esterno.  

In foto Adriano Avolese  


La fuga è stata scoperta dagli agenti della polizia penitenziaria solo stamattina durante le normali procedure di controllo. Sull’isola, la più grande delle Egadi, arcipelago di fronte la costa trapanese, è cominciata una serrata caccia ai tre da parte delle forze dell’ordine. Gli attracchi al porto dove arrivano traghetti e aliscafi sono presidiati. Non è da escludere che il piano di fuga fosse stato preparato da tempo e all’esterno possa esserci qualcuno ad attenderli per farli allontanare definitivamente via mare. I tre fuggitivi sono ritenuti soggetti pericolosi. Adriano Avolese, con la complicità del padre e del fratello, uccise la moglie nel novembre del 2002 a Pachino Sebastiano De Rosa. Giuseppe Scardino, arrestato nel novembre 2015 dai poliziotti della Squadra Mobile di Ragusa, è un pluripregiudicato, condannato per rapine a banche, uffici postali e portavalori, contro di lui l’accusa del tentato omicidio di due poliziotti.  

In foto Massimo Mangione  


Massimo Mangione deve scontare una condanna a 25 anni per essere tra gli autori di una sparatoria avvenuta a Vittoria il 15 agosto 2007, quando venne riconosciuto fra la gente da due poliziotti fuori servizio. Durante la sparatoria restò ferita la moglie di un consigliere comunale di Vittoria. A rendere nota la clamorosa evasione è stato il Sappe, il sindacato autonomo Polizia penitenziaria. «Nei primi sei mesi del 2017 si sono verificate, nelle carceri italiane - sottolinea Lillo Navarra segretario nazionale per la Sicilia del Sappe -, 6 evasioni da istituti penitenziari, 17 evasioni da permessi premio e di necessità, 11 da lavoro all’esterno, 11 da semilibertà e 21 mancati rientri di internati. Ma nel frattempo altre ve ne sono state».  


Per il segretario generale del sindacato, Donato Capece, tutte queste evasioni «hanno responsabilità ben precise. Cercate i colletti bianchi - afferma - ora bisogna catturare gli evasi ma il sistema penitenziario, per adulti e minori, non regge e si sta sgretolando ogni giorno di più. La sicurezza interna delle carceri è stata annientata da provvedimenti scellerati come la vigilanza dinamica e il regime aperto (che tengono fuori dalle celle, tutto il giorno, i detenuti a far nulla), dall’aver tolto le sentinelle della Polizia Penitenziaria di sorveglianza dalle mura di cinta delle carceri». Capece è netto nella denuncia: «Il sistema delle carceri non regge più, è farraginoso, e le costanti e continue evasioni ne sono la più evidente dimostrazione». Appena poche settimane addietro un tentativo di evasione fu per fortuna sventato dal carcere di Trapani, quando in tre cercarono di fuggire scavando un buco nel muro della cella. Anche in quella occasione i sindacati di polizia penitenziaria denunciarono carenze nel sistema di vigilanza per mancanza di uomini. 

"STIPENDIO DETENUTI +83% E SUI 1000 EURO AL MESE", la protesta del sindacato di polizia: “Lo Stato non ha soldi per noi ma per quelli…”

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Di Salvatore Santoru
Sta facendo discutere la denuncia che Donato Capece, segretario generale del Sappe(Sindacato autonomo della polizia penitenziaria) ha fatto al "Giorno"(1), come riportato dal giornalista Marco Galvani.
Come riportato da "Blitz Quotidiano"(2), secondo Capece sarebbe aumentato dell'83% lo stipendio dei detenuti, mentre lo Stato non sta facendo nulla per gli agenti della polizia penitenziaria, aventi "il contratto fermo da dieci anni e gli straordinari tagliati, oltre all’obbligo di pagarsi anche il posto letto in caserma".
Sempre stando all'articolo, "lo stipendio dei detenuti arriverebbe alle mille euro al mese, più eventuali tredicesime e quattordicesime". 
“Praticamente un detenuto prende al mese quanto un agente di polizia penitenziaria. Solo che loro hanno vitto e alloggio pagato, gli agenti hanno sulle spalle mutui pesanti. È una vergogna di cui nessuno ha il coraggio di parlare”.
Sempre secondo l'articolo di Blitz, ha cercato di parlarne il consigliere regionale della Lombardia del gruppo Maroni Presidente, Fabio Fanetti, il quale ha denunciato “una situazione assurda” e rimarcando che è “d’accordo che bisogna tutelare i detenuti e favorire il loro recupero sociale anche attraverso il lavoro”.
Per concludere, c'è da dire che bisognerebbe verificare le accuse contenute nella vicenda e e indagare ulteriormente su questi fatti, che se verificati in toto, sarebbero alquanto 'scottanti'.
NOTE:

Innocenti in carcere: negli ultimi 15 anni oltre 23mila

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Di Valter Vecellio

Anas Z., 25 anni, marocchino. Di lui si sa poco altro. Detenuto nel carcere di Villa Fastiggi a Pesaro, si impicca alle sbarre della sua cella. Perché l’ha fatto? Il reato commesso non era grave: resistenza a pubblico ufficiale; e anche la pena: un anno, patteggiato. Ad aprile sarebbe uscito. Ma magari anche prima, se solo la magistratura di sorveglianza avesse celebrato l’udienza per la concessione delle misure alternative.









Il Segretario Generale del Sindacato autonomo della Polizia penitenziaria (SAPPE)Donato Capece, e il segretario provinciale di Pesaro Claudio Tommasino, dicono cheAnas Z. in passato aveva avuto problemi di tossicodipendenza e di natura psichiatrica. Se è così il carcere era il luogo meno adatto dove tenere Anas Z.; che invece continua a essere una sorta di discarica dove ‘depositare’ gli ultimi della terra…
Il carcere in Italia. Eurispes e Unione delle Camere Penali hanno analizzato le sentenze e le scarcerazioni negli ultimi cinquant’anni; ne hanno ricavato un quadro desolante: sarebbero quattro milioni gli italiani dichiarati colpevoliarrestatie successivamente rilasciati dopo tempi più o meno lunghiperché risultati innocenti.
C’è un danno psicologico di ognuno di questi innocenti stritolati dalla Giustizia, e questo è irrisarcibile. Una volta commesso l’‘errore giudiziario’ non c’è rimedio che tenga, lo sa bene chiunque ne sia incappato. Tuttavia, questi errori’ costano caro allo StatoSolo nel 2014 sono state accolte 995 domande di risarcimento per 35,2 milioni di euro, unincremento del 41,3 per cento dei pagamenti rispetto al 2013. Dal 1991 al 2012, lo Stato ha speso 580 milioni di euro per 23.226 cittadini ingiustamente detenuti negli ultimi 15 anni. Se volete sapere qual è la città con un maggior numero di risarcimenti, è Catanzaro: 146 casi; segue a Napoli: 143 casi.
Le procedure aperte presso la Corte europea sono circa diecimilasolo nel 2014 l’Italia è stata condannata a risarcimenti per 30 milioni di euro. Una montagna di ricorsi pendenti: la maggior parte dei casi riguarda ritardi del Governo italiano nell’adeguarsi a norme europee e una spesa per risarcimenti colossale. Sono dati ufficiali, emergono dalla relazione consegnata al Parlamento italiano: «lo stato di esecuzione delle pronunce della Corte europea dei diritti dell’uomo nei confronti dello Stato italiano». Un dato significativo: contro il nostro Stato, sono 10.100 i ricorsi pendenti a Strasburgo.Siamo secondi solo all’Ucraina che, nel 2014, ha raggiunto quota 13.650. Alla Corte europea ci sono più pratiche riguardanti l’Italia che ricorsi sulla violazione dei diritti dell’uomo contro Paesi come la Russia (10 mila) o la Turchia (9.500).
Ricordate gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari? Per legge devono essere aboliti, sostituiti da altre strutture adatte alla cura e alla riabilitazione, essendo i ‘soggetti’ dei malati: capaci di volere, ma non di intendere. Beh, ci sono ancora tanti problemi da risolvere; tanti problemi che si trascinano stancamente, e non se ne vede la soluzione. Così oltre un centinaio di internati negli OPG ha deciso di dichiarare guerra allo Stato. Una guerra sotto forma di ricorsi. Solo dall’OPG di Reggio Emilia in 24 hanno sottoscritto istanze per detenzione illegittima, cioè sequestro di persona. E ancora: 58 ricorsi raccolti nell’OPG di Montelupo Fiorentino; 27 in quello di Barcellona Pozzo di Gotto; in totale (ma mancano Aversa e Napoli), è stata cioè raggiunta quasi la metà del totale degli attuali 226 internati.

FONTE:http://www.lindro.it/innocenti-in-carcere-negli-ultimi-15-anni-oltre-23mila/

Il controverso esperimento psicologico della prigione di Stanford


Di Lucia Imperatore
Nel 1971 lo psicologo Philip Zimbardo ed i suoi colleghi organizzarono un esperimento per studiare l'impatto psicologico differente tra un prigioniero e una guardia carceraria.
La domanda dei ricercatori era: "supponiamo ci siano ragazzi in salute sia mentale che fisica, e togliamo loro i diritti civili portandoli in un ambiente simile a quello di una prigione. La loro bontà e salute mentale trionferà anche in un ambiente simile?".
I partecipanti
I ricercatori allestirono una vera e propria prigione nei sotterranei della facoltà di Psicologia dell'Università di Stanford, e selezionarono 24 studenti per far loro assumere i ruoli di guardia e prigioniero. I partecipanti furono selezionati tra coloro che non avevano precedenti con la giustizia, problemi mentali nè fisici. Ai volontari fu concessa una paga giornaliera di 15$ al giorno per un periodo dai 7 ai 14 giorni.

L'Allestimento

La prigione simulata includeva tre celle di 2 metri per 3. Ciascuna cella ospitava 3 prigionieri e includeva 3 lettini. Altre stanze di fianco alle celle venivano occupate dai 'guardiani': uno spazio davvero minuscolo fu destinato ad ospitare la cella di isolamento, ed un altro piccolo serviva come 'cortile' per l'ora d'aria.
I 24 volontari furono assegnati per sorteggio ai ruoli di guardia o prigioniero: i prigionieri restavano in cella per 24 ore al giorno, i guardiani lavoravano in turni di 8 ore e a gruppi di 3. Telecamere nascoste osservarono lo svolgimento delle giornate 'tipo'.

I Risultati

Nonostante fosse stato programmato per durare 14 giorni, l'esperimento di Stanford fu fermato dopo appena 6 giorni per ciò che accadde: le guardie divennero prepotenti e i prigionieri iniziarono a mostrare segni di estremo stress.
Anche se ai due 'ruoli' fu detto che potevano interagire nei modi che volevano, la relazione tra i gruppi fu degradante ed ostile: le guardie iniziarono ad assumere comportamenti aggressivi e a commettere eccessi sui prigionieri, che d'altro canto divennero sempre più ansiosi e depressi: 5 tra questi mostrarono importanti segni di cedimento emotivo, e chiesero di interrompere l'esperimento.
Gli stessi ricercatori persero il senso della realtà: Zimbardo, che agiva come il guardiano della prigione, sottovalutò il comportamento eccessivo delle guardie sul "prigioniero" Christina Maslach.
"Solo poche persone sono in grado di resistere alle tentazioni fornite dal potere e dal dominio su altri soggetti. Io stesso scoprii di non far parte di questa ristretta schiera," dichiarò poi il ricercatore nel suo libro The Lucifer Effect.

I Risultati

Secondo Zimbardo e i suoi colleghi, l'Esperimento di Stanford dimostrò il ruolo importantissimo che una situazione può esercitare sui comportamenti: poste in posizione di potere, le guardie iniziarono a comportarsi in modo estremamente diverso rispetto a come avrebbero fatto nella vita di tutti i giorni.

Critiche all'esperimento

L'Esperimento di Stanford viene spesso citato come esempio di ricerca non etica: non può essere ripetuto dai ricercatori di oggi perchè non rispetta gli standards del codice etico.
Nonostante questa e molte altre critiche, questo episodio resta piuttosto importante nel quadro della comprensione di come una situazione può influenzare un comportamento umano: gli abusi nella prigione irachena di Abu Ghraib suggeriscono che gli esempi 'reali' di come quegli studi fossero esatti sono davanti ai nostri occhi.

Reati minori Depenalizzati: ecco cosa prevede il decreto recentemente approvato


Di Valeria Bonora
E’ stata approvata la depenalizzazione dei reati minori attraverso il Decreto legislativo di attuazione della Legge delega 67/2014 varato dal Consiglio dei Ministri; cosa comporterà questo? Un aumento dei criminali a piede libero.
Sono in tutto 112 i reati che non faranno più andare in carcere chi li commette:

Abbandono di persone minori o incapaci – art.591 c.p. co.1
- Abusivo esercizio di una professione – art348
- Abuso dei mezzi di correzione o di disciplina – art.571 c.p.
- Abuso d’ufficio – art.323 c.p.
- Accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico – art.615 ter
- Arbitraria invasione e occupazione di aziende agricole o industriali. Sabotaggio – art.508 c.p.
Adulterazione o contraffazione di cose in danno della pubblica salute – art.441 c.p.
- Appropriazione indebita – art.646 c.p.
- Arresto illegale – art.606 c.p.
- Assistenza agli associati (anche mafiosi) – art.418 co.1 c.p.
Attentato a impianti di pubblica utilità – art.420 c.p.
- Attentati alla sicurezza dei trasporti – art.432 c.p.
Atti osceni – art.527 c.p.
- Atti persecutori (stalking) – art.612 bis co.1
Commercio o somministrazione di medicinali guasti – art.443 c.p.
Commercio di sostanze alimentari nocive – art.444 c.p.
- Contraffazione di indicazioni geografiche o denominazioni di origine dei prodotti agroalimentari – art.517 quater
Corruzione di minorenne – art.609 quinquies co.1 c.p.
- Crollo di costruzioni o altri disastri dolosi – art.434 co.1 c.p.
- Corruzione – art-318 c.p.
- Danneggiamento – art.635 c.p.
- Danneggiamento a seguito d’incendio – art.423 c.p.
- Danneggiamento seguito da inondazione,frana valanga – art.427 co.1 c.p.
- Danneggiamento di informazioni e programmi informatici – art.635 bis c.p.
- Danneggiamento di sistemi informatici o telematici – art.635 quater c.p.
- Detenzione di materiale pornografico – art.600 quater c.p.
Deviazione di acque e modifiche dello stato dei luoghi – art.632 c.p.
- Diffamazione – art. 595 c.p.
Divieto di combattimento tra animali – art.544 quinquies
Esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza – artt.392-393 c.p.
- Evasione – art 385 c.p.
- Fabbricazione o detenzione di materie esplodenti – art.435 c.p.
- False informazioni al P.M. – art.371 bis
- Falsità materiale del P.U. – art.477 c.p.
- Favoreggiamento personale – art-378 c.p.
- Favoreggiamento reale art.379 c.p.
- Frode informatica – art.640ter co.1-2 c.p.
- Frode in emigrazione art.645 c.p.co.1
Frode nelle pubbliche forniture – art.356
- Frode processuale – art.374 c.p.
- Frodi contro le industrie nazionali – art.514 c.p.
- Frode nell’esercizio del commercio – art.515 c.p.
Furto – art.624 c.p.
- Gioco d’azzardo – art.718-719 c.p.
Impiego dei minori nell’accattonaggio – art.600 octies c.p.
Incesto – art.564 1 co. C.p.
- Inadempimento di contratti di pubbliche forniture art.355 c.p.
- Indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato – art 316 ter
- Ingiuria – art.594 c.p.
- Ingresso abusivo nel fondo altrui – art.637 c.p.
- Insolvenza fraudolenta – art.641 c.p.
- Interferenze illecite nella vita privata – art. 615 bis
- Interruzione di pubblico servizio – art.331 c.p.
- Intralcio alla giustizia – art.377 c.p.
- Introduzione nello Stato e commercio di prodotti falsi – art.474 c.p.Introduzione o abbandono di animali nel fondo altrui – art.636 c.p.
- Invasione di terreni o edifici – art.633 c.p.
- Istigazione a delinquere – art.414 c.p.
- Istigazione a disobbedire alle leggi – art.415 c.p.
Lesione personale – art.582 c.p.
Lesioni personali colpose art.590 c.p.
Maltrattamento di animali – art.544 ter
- Malversazione a danno dei privati – art.315 c.p.
- Malversazione a danno dello Stato – art.316 bis
- Mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice – art.388 c.p.
- Manovre speculative su merci – art.501 bis c.p.
- Millantato credito – art.346 c.p.
- Minaccia – art. 612 c.p.
- Occultamento di cadavere – art.412 c.p.
- Oltraggio a P.U. – art.341 bis
- Oltraggio a un magistrato in udienza art.343 c.p.
- Omessa denuncia di reato da parte del P.U. – art.361
Omicidio colposo – art.589 c.p. co.1
- Omissione di referto – art.365 c.p.
Omissione di soccorso – art. 593 c.p.
- Patrocinio o consulenza infedele – art.380 c.p.
- Peculato mediante profitto dell’errore altrui – art.316 c.p.
Percosse – art. 581 c.p.
- Possesso e fabbricazione di documenti di identificazione falsi – art.497 bis co.1.
- Procurata evasione – art.386 co.1
- Procurata inosservanza di pena – art.390 c.p.
- Resistenza a P.U. – art. 337 c.p.
- Rialzo e ribasso fraudolento di prezzi sul pubblico mercato o nelle borse di commercio – art.501 c.p.
- Rimozione od omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro – art.437 c.p.
- Rivelazione ed utilizzazione di segreti d’ufficio – art.326 c.p.
- Rivelazione di segreti inerenti ad un procedimento penale – art.379 bis
- Rifiuto di atti d’ufficio.Omissione – art.328 c.p.
- Rissa – art.588 c.p.
- Simulazione di reato – art.367 c.p.
- Sostituzione di persona – art.494 c.p.
- Sottrazione o danneggiamento di cose sottoposte a sequestro – art.334 c.p.
- Sottrazione di persone incapaci – art.574 c.p.
Sottrazione e trattenimento di minori all’estero – art.574 bis
- Stato d’incapacità procurato mediante violenza – art. 613 c.p.
- Traffico d’influenze illecite – art.346 bis
- Truffa – art.640 c.p.
- Turbata libertà degli incanti – art.353
- Turbativa violenta del possesso di cose immobili – art.634 c.p.
- Usurpazione di funzioni pubbliche – art.347
Uccisione di animali – art.544 bis
Uccisione o danneggiamento di animali altrui – art.638 c.p.
- Vendita di sostanze alimentari non genuine come genuine – art.516 c.p.
- Vilipendio delle tombe – art.408
- Vilipendio di cadavere – art.410 co.1
- Violazione, sottrazione e soppressione di corrispondenza – art 616 c.p.
Violazione di domicilio art.614 c.p.
- Violazione di domicilio commessa dal P.U. – art. 615 c.p.
- Violazione di sepolcro – art.407 c.p.
- Violazione di sigilli art.349
- Violazione degli obblighi di assistenza familiare – art.570 c.p.
- Violenza o minaccia a P.U. art.336 c.p.
Violenza privata – art.610 c.p.
- Violenza o minaccia per costringere taluno a commettere un reato – art.611 c.p.
Fa paura tutto questo vero? Soprattutto dopo i recenti fatti di cronaca, uccisioni di minori, torture, violenze domestiche, violenze sulle donne, e tanti altri, forse davvero troppi, reati che non avranno più come deterrente la carcerazione.

I fantastici magistrati del “bel paese”

 Di Domenico Corradini H. Broussard
I nostri magistrati del penale spesso sono fantastici. Spesso hanno le manette facili. Spesso sbattono in carcere per custodire in maniera cautelare persone che potrebbero mandare ai domiciliari. Spesso vedono dovunque un qualche pericolo di fuga e d’inquinamento delle prove e di reiterazione del reato. Eppure le prove non ci sono ancora: come si fa ad inquinare una prova che ancora non c’è? Eppure il reato non è stato ancora accertato: come si fa a reiterare un reato che ancora non è stato accertato?
Il termine è dolce: «custodia». Richiama l’Angelo Custode che secondo i cristiani ciascuno di noi ha. Richiama l’attività del prendersi cura o dell’avere a cuore. Richiama la diligenza con cui ciascuno di noi deve custodire le proprie cose o le altrui che ha ricevuto, che so io, come inquilino mediante un contratto di locazione o come depositario mediante un contratto di deposito. E invece quelle persone sbattute in carcere, in carcere non sono custodite né con diligenza né con perizia. E si sa che nel diritto la negligenza e l’imperizia costituiscono le forme principali della «colpa», lieve o grave o gravissima che sia. E dunque quelle persone sbattute in carcere, in carcere rimangono incustodite, nel senso che di loro non ci si prende cura e nel senso che non li si ha a cuore. Lo stesso vale per gli sbattuti in carcere dopo una sentenza di condanna, giusta o ingiusta che sia, emessa per prove consistenti o per pochi indizi, non importa.
Una «colpa» c’è. Solo che i nostri fantastici magistrati del penale non se ne occupano quasi. Non si occupano quasi delle conseguenze delle misure restrittive che adottano, «beccati questo, Beccaria». E Beccaria si becca la tortura. E Beccaria si becca anche la più tortura delle torture carcerarie, il regime del 41 bis che sospende le normali regole di trattamento previste dall’ordinamento penitenziario e le sospende per incrudelire questo trattamento. Come se il sottoposto al regime del 41 bis non ha «dignità sociale» che la Costituzione riconosce a ogni cittadino senza distinzione. Come se a niente sia valsa la diagnosi compiuta nel lontano 1995 da una delegazione del Comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani e degradanti, che invano chiese delucidazioni al governo d’allora e dovette accontentarsi con sconcerto della dichiarazione rilasciata dalle autorità italiane il 15 luglio 1995 all’Onu, Doc. CCPR/C/SR. 1330, § 21: «Grazie a questa misura speciale un numero crescente di detenuti hanno deciso di collaborare con le autorità giudiziarie fornendo spiegazioni sulle organizzazioni delle quali essi facevano parte».
L’obiettivo era ed è chiaro: non una misura di prevenzione dissuasiva nei confronti di potenziali criminali in potenza affiliabili a cosche e mafie, ma una misura che proprio utilizzando la più tortura delle torture tendeva e tende a coartare la volontà e a estorcere il consenso alla collaborazione e alla delazione.
A quali condizioni di bestialità siano ridotti i sottoposti al 41 bis, lo disse bene il magistrato di sorveglianza di Livorno Aldo Merani nella sua relazione del 5 settembre 1992 redatta dopo una visita al carcere di Pianosa. E disse delle condizioni di bestialità di tutti i detenuti : «Nel corso della permanenza in sezione si è notato l’utilizzazione di metodiche di trattamento nei confronti dei ristretti sicuramente non improntate al rispetto della persona ed ai principi di umanità. In particolare si è riscontrato personalmente: a) i detenuti vengono movimentati all’interno della sezione […] tenuti per le braccia a destra e a sinistra da due agenti e non affiancati e seguiti da tre agenti come previsto dalle circolari inerenti le massime sicurezze; b) nel camminare, i detenuti vengono obbligati a tenere la testa bassa e lo sguardo fisso a terra; c) nel caso che sia in transito un detenuto dall’atrio di accesso [..] un eventuale altro detenuto in rientro o in uscita viene fermato davanti ad una parete, dovendo egli tenere la testa bassa e poggiata contro di essa, con gli occhi a terra; c) al momento in cui i ristretti vengono inviati al cortile di passeggio, aperta la porta che vi dà accesso, devono andare di corsa e senza fermarsi direttamente dallo spazio antistante la loro cella sino ad infilarsi nel corridoio che conduce al cortile: di tale pratica si è chiesto conto ad un sottufficiale che ha risposto, per verità in modo seccato e iattante, che trattasi di scelta dei detenuti: il che francamente appare quanto meno poco credibile. […] Da informazioni assunte [..] si è avuto notizia che due detenuti sono stati recati fuori dalla sezione, l’uno all'interno di una carriola da muratore, certamente non in grado di camminare da solo, l’altro ammanettato e trascinato per le braccia: entrambi venivano portati verso il blocco centrale dove non è dato sapere cosa sia successo poi. Si è avuto notizia dell’uso di manganelli all’interno della sezione, evidentemente non in relazione a situazioni di pericolo reale che altrimenti ne sarebbe seguita adeguata e completa informazione a quest’ufficio dal parte della Direzione: i manganelli sarebbero stati adoperati sia per sollecitare nelle gambe i detenuti o negli spostamenti all’interno della sezione, sia per effettuare veri e propri pestaggi in cella. [..] Altri episodi di iattanza e violenza, psichica più che fisica, nonché una serie di umiliazioni tanto inutili quanto ingiustificate, sono state inflitte a detenuti comuni impegnati nei lavori di ristrutturazione della diramazione. Il quadro si presenta pertanto non solo fosco e preoccupante, ma anche con caratteristiche delittuose».
Parole attuali. Chiedete a Marco Pannella o a Rita Benardini o Marco Perduca o a Valter Vecellio o a Riccardo Arena o a Deborah Cianfanelli, giusto per fare qualche nome, e confermeranno che quelle parole sono attuali.
Merani fu un’eccezione tra i magistrati di sorveglianza. Non si limitava a esercitare la giurisdizione, metteva piede nelle carceri, parlava con i detenuti dei loro problemi, se a un detenuto mancava lo spazzolino da denti si adoperava a procurarglielo: «Credo che […] un magistrato di sorveglianza che non si occupasse, direttamente e senza vincolo di giurisdizionalità, del carcere in qualche misura potrebbe anche finire con lo sparire. Cerco di spiegarmi: […] mi domando qual è la differenza tra il magistrato di sorveglianza e gli altri giudici che si occupano dei diritti. Io credo che la differenza è che, mi si consenta, non è terzo; io questa terzietà nel magistrato di sorveglianza l’ho sempre sentita nel senso della indipendenza delle mie decisioni, della libertà intellettuale, culturale, giuridica, giudiziaria di ciò che facevo ma mi sono sempre seduto al tavolino con davanti un detenuto e ho cercato in qualche modo di trarre direttamente da lui la decisione, quale che essa fosse, se mandarlo in permesso, se mandarlo in affidamento in prova, se mandarlo in semilibertà, se tenerlo ben legato con la palla al piede; quale che fosse la decisione non poteva che scaturire da lui. […] Il magistrato di sorveglianza entra in carcere, sta in carcere, vive la sua professione all’interno del carcere, e dice alla guardia: “c’è il detenuto che afferma che non gli avete dato lo spazzolino, lui non ce l’ha, sul libretto ha trenta lire, gli trovate uno spazzolino?”. E, in un modo o in un altro, la guardia lo spazzolino lo trova. Mi direte che lo spazzolino è una stupidaggine ma in galera sono tutte stupidaggini che in galera diventano grosse cose; ogni passaggio da una condizione deteriore a una condizione migliorativa, per quanto piccola sia, per quanto essa possa entrare nei particolari delle necessità del singolo, è una cosa enorme, perché il detenuto non ha nulla e tutto deve chiedere, deve fare la domandina, deve sollecitare».
I nostri magistrati del penale spesso sono fantastici pure in questo: non mettono piede nelle carceri se non per convalidare arresti o interrogare, e se magistrati di sorveglianza vigilano sull’esecuzione della pena seduti a tavolino nei propri uffici pur quando si tratti del 41 bis. Per loro vale il «ius quia iussum» e non il «ius quia iustum».
E avete mai visto i vertici dell’Anm proporre un qualcosa per la tortura in carcere e per la più tortura delle torture carcerarie, per il 41 bis? I vertici dell’Anm, in nome dell’intera magistratura italiana, entrano a gamba tesa nel dibattito politico e nelle stanze di ministri e presidenti delle Camere solo per difendere i propri privilegi corporativi, per chiedere che l’emendamento Pini sulla responsabilità civile dei magistrati sia fermato e messo nel cestino della carta straccia, e non c’è differenza in questo tra un Rodolfo Sabelli e un Cosimo Maria Ferri e neppure c’è differenza tra il giornalismo che sostiene l’uno e il giornalismo che sostiene l’altro.
Da Gherardo Colombo, «Il perdono responsabile», Ponte alle Grazie, Firenze 2011: «Il carcere, per come è congegnato, confligge con la dignità, con l’appartenenza al genere umano di chi vi è sottoposto, perché esclude dalla comunità e dalle relazioni con gli altri». Figuriamoci se con la dignità della persona non confligge il 41 bis.
Alla Severino questi problemi non interessano. Dopo il «decreto affossa carceri», si è messa l’anima in pace. Quel che ho potuto fare o fatto e di più non potevo fare, ha detto qualche giorno fa in un video diffuso dall’Ansa. Né questi problemi interessano al Napolitano della «prepotenza urgenza»: acqua passata sul greto di uno spot.
Da quando si è insediata al ministero dell’Ingiustizia, la Severino continua a ripetere sull’amnistia una sciocchezza giuridica. Continua a ripetere che l’iniziativa per l’amnistia spetta solo al Parlamento. Ma la conosce la Costituzione, la Severino? Lo sa che sull’amnistia il governo ben potrebbe presentare alle Camere un disegno di legge?
Sia allora il «silenzio» dei detenuti e nostro l’arma non violenta per protestare contro il collasso della giustizia e l’atrocità con cui nelle nostre carceri viene somministrata la pena sotto lo sguardo spesso distratto dei magistrati di sorveglianza.

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