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CASO BABY LOUP, l'ONU condanna la Francia: 'Discrimina le donne musulmane'

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Di Salvatore Santoru

L'ONU ha condannato la Francia per discriminazione nei confronti delle donne musulmane.
Lo riporta un articolo dell’Obs(1), dove viene descritto che la Francia è stata condannata per l'affare Baby-Loup.

Come sostenuto su Konbini News(2), la vicenda si riferisce al licenziamento nel 2008 di Fatima Afif dall'asilo nido.
La donna, riporta un articolo su Marie Claire(3), era stata licenziata in quanto aveva indossato il velo durante il lavoro(3).

NOTE:

(1) https://www.nouvelobs.com/societe/20180824.OBS1279/baby-loup-la-france-condamnee-a-l-onu-pour-discrimination-envers-les-femmes-musulmanes.html

(2) https://news.konbini.com/news/baby-loup-lonu-condamne-la-france-pour-discrimination-envers-les-femmes-musulmanes

(3) https://www.marieclaire.fr/,creche-baby-loup-salariee-licenciee-pourvoir-en-cour-de-cassation-fatima-afif,705414.asp

Danimarca, donna multata per aver indossato il velo islamico che copre il volto: è polemica

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Una donna di 28 anni è la prima ad essere stata multata in Danimarca per aver indossato il 'niqab', il velo islamico che copre il volto, da quando è entrata in vigore la legge che lo vieta in pubblico quattro giorni fa. Lo riporta la Bbc La donna è stata avvicinata in un centro commerciale a Horsholm, 25 chilometri a nord di Copenhagen, da un'altra signora che le ha chiesto di togliersi il velo.
Proteste

Al suo rifiuto le due hanno cominciato a discutere animatamente e qualcuno deve aver chiamato la polizia. Anche gli agenti hanno chiesto alla donna con il velo di toglierselo ma lei ha insistito a volerlo tenere. Alla fine entrambe le donne sono state multate per disturbo della quiete pubblica, in più la signora con il niqab ha dovuto pagare 1.000 corone (circa 134 euro) per aver violato il divieto del velo in pubblico
La misura, nella quale non si nominano esplicitamente 'niqab o burqa' bensì in generale "qualsiasi indumento che nasconda il volto", ha scatenato tre giorni fa diverse proteste a Copenhagen e in altre città della Danimarca e Human Rights Watch l'ha bollata come "discriminatoria". Divieti totale o parziali sono in vigore in Francia, Austria, Bulgaria e in Baviera

La Norvegia ha messo al bando il burqa e il niquab nelle scuole

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Di Salvatore Santoru

Il Parlamento norvegese ha approvato una legge che mette al bando ogni tipo di abbigliamento che copre il volto, tra cui figura il burqa e il niqab.
Come riportato da 'Corriere del Ticino'(1), la misura verrà applicata in tutte le scuole.

Pochi giorni fa anche la Danimarca aveva bandito l'utilizzo in pubblico di burqua e niqab(2).

NOTE:

(1) https://www.cdt.ch/mondo/cronaca/194559/norvegia-mette-al-bando-burqa-e-niqab-nelle-scuole

(2) https://www.informazioneconsapevole.com/2018/06/la-danimarca-vieta-il-velo-islamico-non.html

La Danimarca vieta il velo islamico: non si potrà indossare in pubblico

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Di Salvatore Santoru

La Danimarca ha deciso di vietare il velo islamico.
Più specificatamente, come riporta l'ANSA(1), non si potranno indossare in pubblico gli indumenti che coprono il viso come il niqab ed il burqa

La legge è stata presentata dal governo di centrodestra ed è stata approvata dal parlamento con 75 voti a favore e 30 contrari.

NOTA:

(1) http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2018/05/31/la-danimarca-vieta-il-burqa-in-pubblico_ad53757c-c7ce-4f10-a30c-5caa3b5a9c99.html

L'OREAL, la nuova testimonial per Elvive porterà il velo islamico

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Di Salvatore Santoru

L'Oreal Paris UK ha deciso di promuovere come testimonial, per la prima volta, una donna che indossa il velo islamico(1).
Si tratta della beauty blogger Amena Khan(2), la quale sarà ambasciatrice della multinazionale della cosmetica per la nota 'linea Elvive'(per approfondire, consiglio questo articolo su Blasting News). 




Da qualche tempo a questa parte la moda occidentale ha 'sdognato' e sta rendendo trendy il velo islamico, anche se la stessa Khan, intervistata dalla rivista di moda 'Vogue' sulla sua edizione inglese(3), ha sostenuto che al momento sono ancora pochi i brand che pongono l'attenzione sul tema.

NOTE:

(1)http://it.blastingnews.com/cronaca/2018/01/loreal-la-nuova-testimonial-per-la-linea-elvive-portera-il-velo-islamico-002303681.html

(2)https://www.foxlife.it/2018/01/19/amena-khan-ambasciatrice-velo-islamico/

(3)http://www.vogue.co.uk/article/loreal-paris-elvive-campaign-amena-khan

Iran, la moglie scatta foto senza il velo: sospeso portiere della nazionale

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Di Enrica Iacono
Il calciatore Mohsen Forouzan, portiere della nazionale dell'Iran e del Khouneh-be-Khounehed è stato sospeso per tre mesi da qualsiasi attività sportiva a causa della "depravazione" della moglie.
La donna, Nasin Nahali, è una modella ed è comparsa sul web "senza osservare codici e moralità islamici" perché non indossava il velo che copre la testa delle donne, l'hijab.

La decisione è stata presa dalla commissione morale della Federcalcio iraniana e sta suscitando tantissime reazioni e polemiche. Il comportamento della donna, secondo la commissione, "danneggia l'immagine del calcio e della Federcalcio iraniana".
Il calciatore ha annunciato che farà appello contro la decisione e ha ringraziato tutti coloro che in queste ore gli stanno dimostrando affetto e vicinanza.

Melania e Ivanka Trump senza velo in Arabia Saudita come Michelle Obama e Theresa May

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Niente velo per Melania e Ivanka Trump. La first lady e la first daughter hanno infatti deciso di non adeguarsi alle imposizioni locali sull’abbigliamento femminile durante la visita di Stato del presidente americano in Arabia Saudita. Scendendo dall’Air Force One all’aeroporto internazionale Re Khaled di Riad, il tycoon è stato accolto da Re Salman, che ha stretto la mano alla coppia presidenziale. Melania, con il capo scoperto, indossava un completo nero con ampio pantalone e camicia a maniche lunghe, stretto in vita da un’alta cintura color oro. Nella delegazione anche Ivanka, la figlia del presidente Trump, a sua volta a capo scoperto.
Due giorni fa, nel corso della conferenza stampa di presentazione della visita di Donald Trump a Riad, un giornalista aveva chiesto se il Regno intendesse imporre un certo tipo di abbigliamento a Melania Trump. “Quando qualcuno arriva in visita ufficiale – aveva risposto il ministro degli Esteri saudita Adel al-Jubeir – noi non consegniamo loro una lista degli abbigliamenti ammessi nel Paese, ma li accogliamo come si presentano”.
Sebbene non esista in Arabia Saudita una legge che imponga alle donne straniere di adeguarsi alle rigide regole di abbigliamento locali, la consuetudine di coprirsi il capo viene generalmente rispettata. Non sempre, però, e infatti Melania e Ivanka non sono le uniche ad aver ignorato il protocollo saudita: l’ex first lady Usa Michelle Obama, in vista nel regno saudita insieme al marito nel 2015 per i funerali di re Abdullah, evitò accuratamente di indossare veli sulla testa. Lo stesso, nel medesimo viaggio, fece l’ex segretario di Stato Usa, Condoleezza Rice. E, più recentemente, anche la premier britannica Theresa May si è presentata in Arabia Saudita a capo scoperto.

IL PRESIDENTE DELL'AUSTRIA VAN DER BELLEN: 'TUTTE LE DONNE DOVRANNO METTERSI IL VELO PER CONTRASTARE L'ISLAMOFOBIA', CRITICHE DA PARTE DELLE ATTIVISTE ISLAMICHE FEMMINILI E PRECISAZIONI DELLO STAFF DEL PRESIDENTE: 'ERA PROVOCAZIONE'

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Di Salvatore Santoru

In questi giorni in Austria e nel mondo si sta parlando di una forte dichiarazione che fece a marzo l'attuale presidente austriaco Alexander Van Der Bellen.
Come riportato da un articolo di "Formiche"(1), durante un'incontro con dei ragazzi in una scuola superiore Van Der Bellen disse che "con il dilagare dell’Islamofobia verrà il giorno che saremo costretti a chiedere a tutte le donne di indossare il velo – tutte – per solidarietà con quelle che lo fanno per motivi religiosi”.

Tali dichiarazioni sono state recentemente rese note dai media austriaci e venerdì 28 aprile sul "Die Welt" è apparso un articolo di forte critica verso le dichiarazioni di Van Der Bellen, scritto e firmato da diverse attiviste per i diritti umani e femministe musulmane, che hanno sostenuto che le dichiarazioni di Van Der Bellen appaiono come sessiste e incitano alla violenza verso le donne, tenendo conto che non raramente l'utilizzo del velo è imposto in modo coercitivo(3) alle donne in diversi paesi del mondo islamico.

Sulla vicenda è intervenuto anche lo stesso staff di Van Der Bellen(4), che ha sostenuto che la proposta del presidente era una provocazione e che l'idea di utilizzare il velo in segno di lotta all'islamofobia si rifà a un'episodio storico in Danimarca, dove in tempo di occupazione nazista i cittadini danesi decisero di indossare la Stella di David in solidarietà con gli ebrei.

NOTE:

(1)http://formiche.net/2017/04/29/633968/

(2)https://www.welt.de/vermischtes/article164099226/Herr-Bundespraesident-Sie-verbreiten-Kulturrelativismus-und-puren-Sexismus.html?wtrid=socialmedia.socialflow....socialflow_facebook%22%20%5Ct%20%22_blank

(3)https://informazioneconsapevole.blogspot.it/2017/02/il-significato-originario-delle-donne-e.html

(4)http://letteredavienna.tgcom24.it/2017/04/27/il-velo-dello-scandalo/

GERMANIA, IL PARLAMENTO HA DATO VIA LIBERA A UNA LEGGE CHE VIETA L'UTILIZZO DEL VELO PER I DIPENDENTI PUBBLICI

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Di Salvatore Santoru

La Germania si avvia a dare il primo stop ufficiale ai veli integrali in alcuni ambienti.
Come riportato da "FanPage.it", il Parlamento tedesco ha dato via libera a una nuova legge che impone il divieto a tutti i dipendenti pubblici di indossare qualunque copricapo che possa 'oscurare' il volto.

NOTE E PER APPROFONDIRE:http://www.fanpage.it/la-germania-dice-stop-al-velo-integrale-per-le-dipendenti-pubbliche/

PESARO: IN UN MESE BEN 10 ESPOSTI CONTRO IL VELO DA PARTE DI RAGAZZE E DONNE ISLAMICHE: 'CI COSTRINGONO E CI MALTRATTANO SE NON LO PORTIAMO'

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Di Salvatore Santoru

Una considerevole parte di una certa "sinistra progressista" occidentale(anche in Italia) sostiene che l'utilizzo del velo da parte delle ragazze e donne islamiche sia quasi sempre un simbolo di libertà e diversità culturale e che,sempre che esistano,i casi di coercizione sono quasi inesistenti e chi tende a parlarne troppo sarebbe addirittura "islamofobo" o un sostenitore della "superiorità occidentale".

Eppure, gli ultimi casi di cronaca in Italia ci dicono ben altro e che la coercizione non colpisce propriamente un'insignificante minoranza ma è ben presente, come d'altronde è sicuro che ci sono ragazze e donne islamiche che decidono di utilizzare il velo per libera scelta.

L'ultimo caso,tralasciando quelli di Bologna e Pavia(1),riguarda la denuncia di ben 10 esposti in un mese da parte di ragazze e donne islamiche a Pesaro.

Come riporta il "Resto Del Carlino"(2) si tratta di ragazze e donne che denunciano violenze verbali e sopratutto fisiche,anche accertate da certificati medici,per aver deciso di non voler portare il velo o avere l'intenzione di farlo.

Secondo l'articolo si tratterebbe di una vera e propria 'rivoluzione culturale' e senza dubbio è un passo avanti per l'Islam progressista e l'emancipazione delle ragazze e donne islamiche in Italia, ragazze e donne che oltre alla xenofobia e all'islamofobia devono subire le spesso più pesanti opposizioni da parte dell'islamismo oscurantista, che incredibilmente in Italia e in Occidente trova dalla sua parte(indirettamente ma anche direttamente)proprio una buona parte di "sinistra progressista"(comprese addirittura frange radicali del "femminismo",o presunto tale, pseudoterzomondista).

NOTE:

(1)https://informazioneconsapevole.blogspot.it/2017/04/pavia-ragazzina-islamica-frustata-e.html

(2)http://www.ilrestodelcarlino.it/bologna/cronaca/velo-islamico-1.3017476

PAVIA, RAGAZZINA ISLAMICA FRUSTATA E MINACCIATA PER RIFIUTO DI INDOSSARE VELO: 'TU VUOI DIVENTARE UNA POCO DI BUONO COME LE ITALIANE'

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Di Salvatore Santoru

E' stata tolta ai genitori una ragazzina marocchina di 14 anni di Pavia, ragazzina che veniva maltrattata e picchiata in famiglia in quanto non intendeva portare il velo islamico e voleva vivere come le sue coetanee italiane.
Stando alle cronache, la ragazzina veniva malmenata sopratutto dal padre e dal fratello 35enne, i quali la accusavano di non essere come loro e che era meglio se morisse.
Inoltre, la ragazzina veniva accusata di voler diventare come le sue amiche e una "poco di buono come le ragazze italiane".
La ragazzina era già finita all'ospedale in febbraio per violenze e inoltre la madre incoraggiava le violenze del marito e del figlio verso i comportamenti ritenuti "innoportuni" della figlia, come il non utilizzare il velo e tornare tardi la sera.

PER APPROFONDIRE:

http://www.adnkronos.com/fatti/cronaca/2017/04/05/pavia-frustata-perche-voleva-vestire-all-occidentale-enne-tolta-genitori_nCCLx4dKUEr7VNCGUaU5uO.html

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/pavia-14enne-frustata-segui-lislam-o-muori-tu-italiane-poco-1382882.html

http://www.ilmessaggero.it/primopiano/cronaca/marocchina_frustata_genitori_milano-2362045.html

BOLOGNA,14ENNE RIFIUTA DI INDOSSARE IL VELO ISLAMICO E LA MADRE LE RASA A ZERO I CAPELLI PER PUNIZIONE

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Di Salvatore Santoru

Una ragazzina 14enne originaria del Bangladesh,Fatima,è stata punita dalla madre per non aver voluto indossare il velo islamico a Bologna.
Come riportato dal "Resto Del Carlino"(1), la donna ha deciso di rasare i capelli alla figlia e tale aspetto è stato notato dai compagni di classe e dall'insegnante a cui Fatima ha raccontato la verità.
La ragazzina ha anche sostenuto che prima si metteva sempre il velo islamico per uscire ma appena uscita lo toglieva e che il suo utilizzo gli era imposto dai genitori e non era da lei condiviso.

NOTE:

(1)http://www.ilrestodelcarlino.it/bologna/cronaca/velo-islamico-1.3004123

NO, LA SENTENZA DELLA CORTE DI GIUSTIZIA UE NON E' (SOLO) SUL VELO ISLAMICO, MA SULLA POSSIBILITA' DI VIETARE TUTTI I SIMBOLI RELIGIOSI DURANTE L'ORARIO LAVORATIVO

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Di Salvatore Santoru

Ha fatto discutere e sicuramente farà ancora molto discutere la sentenza della Corte di Giustizia Europea sull'utilizzo del velo islamico in ambito lavorativo(1).
Tale sentenza ha fatto discutere e non sono stati pochi coloro che hanno parlato di islamofobia o attacco all'Islam, ma in realtà la decisione risulta essere più ampia in quanto dà la possibilità di vietare tutti i simboli religiosi.

O meglio, secondo la sentenza della Corte di Giustizia UE ogni datore di lavoro può decidere di far vietare l'utilizzo di ogni simbolo ed esposizione pubblica di simboli religiosi, sia che siano islamici che cristiani o di qualunque altro tipo.
In linea di massima piuttosto che di 'islamofobia' si tratta di 'laicismo'.

SENTENZA CORTE GIUSTIZIA EUROPEA: 'VIETARE IL VELO ISLAMICO AL LAVORO NON E' DISCRIMINATORIO'


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Di Salvatore Santoru

Secondo quanto stabilito dalla Corte di Giustizia Europea i datori di lavoro possono far vietare l'utilizzo del velo islamico durante l'orario di lavoro e in ragione di disposizioni aziendali interne, senza che quest costituisca una discriminazione.
Come riportato dalla "Stampa"(1) la Corte di Giustizia dell'UE si è pronunciata su due casi separati, chiarendo "che a contestare l’abbigliamento delle lavoratrici non possono essere i clienti,e che l’impossibilità a mostrare particolari abiti o indumenti può essere giustificata quando si ha a che fare col pubblico, e dunque con personale esterno".

NOTE:

(1)http://www.lastampa.it/2017/03/14/esteri/vietare-il-velo-al-lavoro-non-discriminatorio-YbBFjzoeA7sq9A3LAH8R3H/pagina.html

TURCHIA, ABOLITO IL DIVIETO DEL VELO PER LE DONNE UFFICIALI

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Di Salvatore Santoru

L'esercito turco ha revocato il divieto di indossare il velo islamico per le donne che sono ufficiali in servizio. 
Come riportato da "Aska News"(1) la decisione ordinata dal Ministero della Difesa ha un enorme valore simbolico e politico, visto il ruolo di 'custode dello Stato laico' che era stato affidato all'esercito Mustafa Kemal Ataturk, il fondatore della Repubblica turca.

NOTE:

(1)http://www.askanews.it/esteri/turchia-esercito-autorizza-il-velo-islamico-per-donne-ufficiali_7111015545.htm

IL SIGNIFICATO ORIGINARIO DEL VELO FEMMINILE E LA SUA STRUMENTALIZZAZIONE DA PARTE DEL FONDAMENTALISMO RELIGIOSO

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Di Salvatore Santoru

Il tema del velo islamico per le donne è uno dei più discussi e controversi nella nostra società contemporanea.
Oggi come oggi l'utilizzo del velo, anche se ufficialmente è considerato simbolo di 'protezione femminile',è spesso e volentieri utilizzato dall'Islam e dall'islamismo più retrogrado come simbolo di sottomissione femminile, non solo ad Allah ma anche e sopratutto all'uomo/padrone.
Tale condizione di "sessismo istituzionalizzato" è ben visibile se si pensa che nelle società islamiche,o meglio islamiste, più retrograde l'uomo possiede una grande quantità di privilegi istituzionalizzati, come ad esempio per l'istituto della poligamia(permessa agli uomini, negata alle donne).
Quindi, oggi come oggi il velo assume spesso un'aspetto di sottomissione psicologica se non di vero e proprio "schiavismo" quando è imposto coercitivamente, anche se non bisogna dimenticare che spesso venga indossato per libera scelta e in piena libertà(specie in Occidente e nei paesi islamici più moderni)dalle stesse donne per identitarismo culturale e sentimento di appartenenza alla propria religione e senza nessuna sottomissione psicologica.
Per quanto riguarda il passato, c'è da dire che comunque l'uso del velo per le donne ha origini antichissime e non sempre ha avuto carattere patriarcale, anzi era diffuso anche e sopratutto il suo utilizzo anche nelle stesse società matriarcali.
C'è da dire che effettivamente il significato originario del velo era quello di 'protezione' e più in generale di valorizzazione e differenziazione dell'identità femminile, nonché del senso di 'mistero' e di 'riservatezza' che archetipicamente la femminilità presenta.
Come già detto, l'utilizzo del velo era una costante in molte società antiche matriarcali e patriarcali e il so utilizzo è attestato presso le più disparate civiltà dell'Asia,dell'Africa o dell'Europa.
C'è anche da dire che l'utilizzo del velo o di altri costumi tradizionali per le donne non è mai stato slegato da analoghi copricapi e costumi tradizionali per gli uomini e ciò proprio per sottolineare la complementarietà e la valorizzazione della differenza dei ruoli femminili e maschili che vi era nelle società antiche,matriarcali e non.
Discorso diverso lo merita l'utilizzo del velo che è stato fatto da parte dell'Islam più retrogrado,così come da altre religioni monoteiste e politeiste.
Difatti, in questi casi il significato e l'utilizzo tradizionale e originario del velo è stato sconvolto e il senso di 'protezione','riservatezza' e in certi casi 'purezza' che aveva è diventato quello di soggezione e legittimazione dell'utilizzo 'possessivo' da parte dell'uomo nei confronti della donna.

IL VELO PER LE DONNE NON E' UN'OBBLIGO DELL'ISLAM, MA DELL'ISLAM E DELL'ISLAMISMO PIU' CONSERVATORI E TRADIZIONALISTI

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Di Salvatore Santoru

Sul velo islamico si fanno tante discussioni tra favorevoli e contrari ma c'è una questione su cui tutti sono d'accordo, ovverosia che la donna islamica sia di per sé o debba essere velata.
In realtà, ciò è una leggenda metropolitana ed è dimostrato dal fatto che negli stessi paesi arabi e islamici vi sono una marea di donne islamiche che non indossano il velo.
Il fatto è che l'obbligo del velo non è prescritto da nessun precetto coranico(1) e che il suo utilizzo e obbligo sono legati all'Islam e all'islamismo politico più "conservatori" e tradizionalisti e difatti negli stessi paesi islamici più moderni non esiste nessun obbligo del velo.
Inoltre, al di là della versione ufficiale che vuole il velo 'simbolo di protezione' delle donne spesso in realtà è stato e viene ancora utilizzato come simbolo di sottomissione delle stesse, donne che si devono coprire in quanto "impure" e soggette alle leggi fatte dai maschi padroni.
Oggi c'è da dire che il velo islamico è sempre più diffuso in Occidente sia per questioni di legittimo identitarismo e differenziazione ma anche per adesione a una versione conservatrice e tradizionalista della religione.
Per chiarire ancora, quando si parla mediaticamente di Islam solitamente ci si riferisce all'Islam e all'islamismo più "conservatori" e "tradizionalisti" mentre si lascia completamente da parte quello progressista e moderno, Islam progressista e moderno che non prevede certamente l'obbligo del velo e tende a condividere le questioni dell'equità di genere e le libertà individuali.
La cosa veramente paradossale è che la sinistra "liberal" cosiddetta "progressista" dominante in Occidente non vede o fa finta di non vedere l'Islam progressista e tende a promuovere l'Islam e l'islamismo meno moderni.

NOTE:

(1)http://www.lastampa.it/2016/11/23/cultura/opinioni/editoriali/per-i-saggi-del-cairo-il-velo-non-islamico-tjBhDmhFDLbOttB5XFGAAM/pagina.html

La critica di alcune giovani musulmane alla tv italiana: 'Ci vogliono solo velate'

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“Ci vogliono solo velate”, le giovani musulmane boicottano la tv italiana
Di Karima Moual
Nella trappola del grande schermo i giovani musulmani non ci vogliono più cadere. E’ una consapevolezza che si è fatta sempre più forte in questi ultimi anni e che con le seconde generazioni sta velocemente passando dalla protesta all’azione. Proprio in questi giorni girano sui social network - con una punta di orgoglio - gli screenshot della messaggistica tra giornalisti di programmi - diventati famosi più per andare giù pesante sulle questioni «islamiche» che per gli ascolti - e il rifiuto, soprattutto da parte delle giovani musulmane, a parteciparvi. Il motivo? Li considerano «teatrini» preparati ad hoc, per mettere in cattiva luce gli immigrati, l’islam e i musulmani. 
Al via dunque il boicottaggio, come a dire: «Non nel mio nome». La frustrazione di questi giovani, musulmani e figli dell’immigrazione, che ancora non si sentono raccontati o rappresentati dal grande schermo italiano, è forte e non più disponibile al compromesso. Sara Ahmad, giovane musulmana, racconta sul suo profilo Facebook, con tanto di prova dello scambio di messaggi: «Ieri sono stata contattata dalla redazione di un noto programma televisivo. Prima di me sono state contattate tante altre ragazze e, fortunatamente, hanno rifiutato tutte la proposta della redazione. Di quale proposta così importante e ben retribuita si tratta? 

«Una donna musulmana deve indossare il burqa (retaggio culturale afghano e non prescrizione islamica) e recitare la parte della musulmana che discute con il preside della scuola frequentata dai figli. Le solite cose insomma, le solite messe in scena per fare polemica, per creare più disinformazione e più astio tra le persone”. 
Fatima El Allali risponde a una discussione sull’ennesimo format che ha mandato in pasto la comunità islamica ai peggiori istinti dell’odio: «Io mi meraviglio di alcuni musulmani che accettano di essere umiliati gratuitamente. Per favore state a casa vostra e non parlate di Islam e di musulmani, lasciate che siano le vostre azioni a parlare di voi». Shereen Mohammed, classe 1993, pubblica la messaggistica tra lei e una redattrice del programma «Quinta colonna», che la invita a partecipare come donna, musulmana e velata per parlare della sua scelta e delle difficoltà. Lei risponde, come se fosse stata in attesa da anni di quell’invito, sfogando tutto il dissenso e la frustrazione provati durante la visione delle puntate di quell’arena: «Purtroppo conosco la vostra trasmissione, credo che come tutte le ragazze che avete invitato questi giorni, rifiuterò anche io. Non sono disposta a farmi trattare da burattino in una trasmissione dove gli ospiti vengono buttati in pasto ai leoni (..) Inoltre non vedo questa necessità di ricorrere a stereotipi. Sì, sono musulmana, porto il velo per scelta, ma sono molto altro».  

E’ infatti quel «molto altro» che manca nella tv italiana e che viene denunciato in discussioni pubbliche come una vera discriminazione. Un’altra ragazza musulmana racconta di essere stata chiamata da un noto programma di La7, che però aveva l’esigenza di avere un’ospite velata. Il fatto che la donna musulmana in questione fosse affermata nel lavoro ma non portasse il velo si è rivelato un problema.  

A Shaimaa Fatihi, che invita i suoi numerosi fun su Fb a boicottare queste trasmissioni, è arrivata tra le altre la risposta di Fouad Roueiha: «È fondamentale non prestarsi a partecipare in qualità di punching ball o belle statuine alle trasmissioni televisive, perché far partecipare dei musulmani o degli “immigrati” (nel caso mio, un siriano) aumenta la credibilità e l’autorevolezza di una trasmissione che si occupi di tematiche connesse, anche se poi l’ospite non viene messo in grado di esprimersi o ha meno spazio della “controparte”. Dobbiamo allora vincere il narcisismo e la voglia di apparire e dire “no” a trasmissioni note per l’atteggiamento scorretto, lasciamo che parlino in maniera autoreferenziale piuttosto che accreditarli. Bisognerebbe lasciare che quella gente sia da sola a parlarsi addosso.». 

Insomma, il nostro grande schermo con i suoi programmi e il suo palinsesto - ancora orfano di un racconto e di uno sguardo approfondito sul pluralismo etnico e religioso, che ha anche la cittadinanza italiana - inizia ad essere analizzato dai più giovani, che ne individuano la dinamica scorretta al punto da proporne il boicottaggio. Sarà dunque il caso di cambiare schema, inventarsi qualcosa di nuovo, o semplicemente, aprirsi a un vero dibattito con i musulmani, non contro di essi. 

TURCHIA, I SEGUACI ISLAMISTI DI ERDOGAN: 'PRESTO IMPORREMO IL VELO ALLE DONNE'



Di Giovanni Masini

Sono giorni amarissimi per la Turchia laica e democratica che eravamo abituati a conoscere.
Nella scia del tentativo - fallito - di golpe di quattro giorni fa, il presidente Recep Tayipp Erdogan ha dato il fuoco alle polveri, avviando un'epurazione di massa dei dissidenti in tutti gli ambiti della macchina statale e della società civile.
Nel mirino sono finiti militari, magistrati, insegnanti e religiosi legati al leader islamico Fetullah Gulen, residente negli Usa, ma c'è da star certi che il Sultano non si farà scappare l'occasione per punire tutte le personalità sgradite che ancora possono rappresentare una qualsiasi forma di dissidenza, ad ogni livello.
E per le vie delle città turche si scatena l'esultanza degli ultras del presidente, gli islamisti conservatori del partito Akp. Ad Istanbul, in quella piazza Taksim che nel 2013 era stata il bastione della resistenza laica e filo-occidentale al processo di islamizzazione forzata del Paese imposto dal presidente, ogni sera i sostenitori di Erdogan si ritrovano per cantare inni patriottici inneggiando al loro capo.
Nel quartiere Besiktas, racconta Marco Ansaldo per Repubblica, uomini barbuti fermano per strada le ragazze vestite all'occidentale promettendo che presto "anche loro saranno costrette a portare il velo".
Quella Turchia che nel 2011 era stata la prima firmataria della Convenzione di Istanbul sulla prevenzione della violenza contro le donne ora rischia di allinearsi, in materia di parità di genere, alla legge islamica. L'ong per la protezione dei diritti delle donne "Mor cati" spiega come "nelle strade, nelle stazioni di polizia, nei tribunali, la prassi è tutt'altro che avanzata". Non sono rari, specie nelle aree più conservatrici del Paese, i casi di stupri non denunciati e addirittura di matrimoni combinati con ragazzine e bambine giovanissime.
Negli ultimi anni l'indirizzo di governo del partito di Erdogan ha esplicitamente promosso una visione tradizionale della donna, relegata in casa, madre e moglie devota, nel solco della tradizione islamica più integralista. Da tempo il governo ha iniziato a smantellare l'impostazione rigidamente laica impressa alla Turchia moderna dal padre della patria Mustafa Kemal Ataturk: è stato liberalizzato l'uso del velo islamico negli uffici pubblici e nelle scuole, scoraggiato il consumo di alcol, posto l'accento sul ruolo pubblico sempre più importante della religione islamica.
Tre anni fa, all'inizio di questo processo traumatico, la stampa di mezzo mondo era stata sconvolta dalla notizia del progetto - poi mai realizzato - di convertire la basilica di Santa Sofia ad Istanbul in una moschea. La basilica, cristiana fino alla caduta di Costantinopoli nelle mani dei maomettani, era stata convertita a tempio islamico nel XV secolo.

Quindi nel 1935, per volere di Ataturk, era stata definitivamente trasformata in un museo. Il simbolo per eccellenza dello Stato laico. Chissà che ora Erdogan non colga l'occasione per rispolverare l'antico sogno nel cassetto. Sarebbe la sanzione ultima del ritorno dell'Impero ottomano.

Egitto:giornalista lancia l'idea di una manifestazione di donne senza il velo islamico

Di Salvatore Santoru
Il giornalista egiziano  Sherif Choubachy ha lanciato un forte dibattito in Egitto dopo che ha parlato dell’idea di una manifestazione di donne senza il velo islamico a piazza Tahrir per sottolineare la libertà di non portarlo senza subire pressioni psicologiche. Per ora è stato annunciato che il raduno si terrà nella prima settimana di maggio ma ci sono già state esortazini di gruppi ed enti islamici contro la manifestazione.
 Choubachy, su Facebook ha fatto anche appello agli uomini a scendere nella piazza del Cairo, per proteggere le donne che manifesteranno.

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