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La grande contraddizione: Obama bombarda i gruppi estremisti finanziati dai suoi alleati sauditi

“Imbarazzante”: è la parola utilizzata da Alex Kane , editorialista di AlterNet e vicecapo redattore di Mondoweiss . Kane si riferisce...


“Imbarazzante”: è la parola utilizzata da Alex Kane, editorialista di AlterNet e vicecapo redattore di Mondoweiss. Kane si riferisce, appunto nel suo editoriale comparso su AlterNet, al fatto che gli Stati Uniti stanno bombardando quello stesso Stato Islamico finanziato da Arabia Saudita, Qatar e Kuwait, alleati degli stessi americani.Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha autorizzato l’esercito a bombardare lo Stato Islamico dell’Iraq e della Siria (Isis) dove gli islamisti radicali controllano una vasta area. Ma Obama, spiega Kane, non ha menzionato nei suoi discorsi il fatto che i cittadini delle nazioni alleate degli Usa, soprattutto quelle intorno al Golfo Persico, hanno alimentato e sostenuto la nascita dell’Isis. E questo Kane lo definisce “molto imbarazzante. “Gli alleati più stretti degli americani, come Kuwait, Arabia Saudita, Turchia e Giordania, hanno avuto un grosso ruolo nel finanziamento delle attività dell’Isis – dice Kane – che ha proclamato un califfato islamico ai confini tra Iraq e Siria e che uccide chi viene individuato come nemico dell’Islam.



 La Turchia in particolare ha fornito all’Isis un facile viatico per la Siria attraverso il confine. L’Isis fa transitare armi e soldati dalla Turchia alla Siria per alimentare la guerra civile in corso”. Insomma, un ruolo ambiguo nella cosiddetta “guerra al terrorismo”, perché fa comodo per mantenere equilibri e per evitare che magari i gruppi radicali attacchino gli stessi Stati del Golfo (come ha scritto Patrick Cockburn sulla London Review of Books).
Non si dimentichi che 15 di coloro che erano sugli aerei che si sono scagliati contro le Torri Gemelle l’11 settembre 2001 erano dell’Arabia Saudita e la Commissione poi istituita ha affermato che la stessa Arabia Saudita era la principale fonte di finanziamento per Al Qaeda. “Oggi, oltre dieci anni dopo, la situazione non è molto cambiata – dice Kane – Una buona porzione del denaro dell’Isis viene da finanziatori privati degli Stati del Golfo Persico e il Dipartimento del tesoro americano, secondo quanto riportato dall’Associated Press, ritiene che il denaro venga raccolto anche in Kuwait e in Qatar”.
Un rapporto del 2013 della Brookings Institution, della giornalista Elizabeth Dickinson, ha attestato come centinaia di milioni di dollari siano arrivati dal Kuwait a gruppi radicali in Siria; il denaro sarebbe anche transitato attraverso nazioni alleate degli Usa, come Giordania, Turchia e Libano.



“Il governo del Kuwait non incoraggia attivamente il finanziamento dell’Isis o di gruppi simili – spiega Kane – e il rapporto spiega come abbia adottato qualche misura per ostacolare il transito del denaro. Purtroppo però ci sono solo deboli segnali che indichino l’efficacia di tali misure”. La Dickinson riporta poi le affermazioni di Saleh Ashour, membro del parlamento kuwaitiano, secondo cui “il governo kuwaitiano non può fermarle [le donazioni]...abbiamo un governo debole”.
Nel giugno scorso, poi, Steve Clemons dell’Atlantic ha riportato come un ufficiale del Qatar gli avesse detto che “l’Isis è stato un progetto saudita”, con un principe che lo avrebbe supportato per rovesciare governanti che non gli piacevano. “Come quegli elementi dei mujahideen che hanno beneficiato dei finanziamenti e del supporto militare durante la Guerra russa in Afghanistan e che poi si sono rivolti contro l’Occidente sotto forma di Al Qaeda – afferma Clemons – così l’Isis, dopo avere ottenuto il sostegno dei sauditi, ora potrebbe rappresentare una minaccia per il loro territorio”.

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