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Caso Bibbiano anche a Verona: "Usavano lo stesso metodo"


Di Costanza Tosi

Non solo Bibbiano. Bambini portati via dalle proprie famiglie con pretesti infondati, strappati dalle braccia delle proprie madri tra i pianti e le urla dei piccoli o ancora prelevati dai carabinieri in divisa mentre si trovano a scuola, sotto la vista dei propri compagni.

Nei casi denunciati, dalla Procura di Reggio Emilia, nella recente inchiesta che ha scandagliato il losco sistema di affidi illecito e che prende il nome di “Angeli e Demoni”, questi fatti sono quasi una costante che descrive il modus operandi dei servizi sociali. Atteggiamenti sistematici che adesso, dopo che Bibbiano ha fatto accendere i riflettori sugli affidi dei minori, sembrano tornare familiari a molti tra coloro che se ne sono occupati, in tantissime città d’Italia.
Nell’occhio del mirino ci sono spesso famiglie con problemi economici, situazioni familiari al limite, le cui debolezze finiscono per essere sfruttate come pretesto per definire i genitori incapaci di gestire i propri figli. Tanto che, denunciare le proprie difficoltà, introppe occasioni ha fatto tramutare una richiesta di aiuto in una condanna dalla quale non si riesce a fuggire. A Bibbiano come a Verona. A raccontarlo, in un’intervista a La Verità è un’operatrice di Verona. “C’ è un target particolare - spiega - famiglie particolarmente disagiate, generalmente non radicate nel territorio, che hanno delle difficoltà dal punto di vista sociale, economico e culturale”. Non hanno il modo di difendersi, queste persone, e così rimangono progioniere nel labirinto delle ingiustizie. “Non sono in grado di difendere la propria condizione, a volte costrette a rinunciare agli avvocati perché costano troppo” racconta ancora la fonte, che poi scende nei dettagli: “generalmente è la madre la parte debole. Di solito viene in qualche modo giudicata dai servizi sociali. Faccio l' esempio di una situazione che abbiamo seguito. Abbiamo avuto una signora che era stata picchiata dal marito, il quale è finito poi in carcere. I servizi sociali hanno considerato la madre poco adeguata perché, secondo loro, aveva un rapporto simbiotico con la bambina di 8 anni. Secondo i servizi, se una madre si fa picchiare non è adeguata a crescere una figlia. Di fronte a vicende come queste mi chiedo da che parte stia il servizio sociale”. Una disattenzione inaccettabile, forse una superficialità che rischia di far male come una spada che ha il potere di trafiggere il cuore di intere famiglie. “Diciamo che c' è una attenzione scadente riguardo alle situazioni di difficoltà delle madri. E poi il bambino non viene messo al centro. Ci sono sempre delle soluzioni che tendono a mettere a lato il bambino, non c' è attenzione per le loro relazioni e la loro sofferenza”, spiega l’operatrice. Eppure la tutela del minore dovrebbe essere sempre al primo posto, in questo, come in tanti altri settori. Ma, troppo spesso non è così. “La sensazione è che ci sia scarsa sensibilità nei confronti delle condizioni famigliari disagiate, mettiamola così. Nel senso che è come se venissero giudicate la mancanza di lavoro, la casa inadeguata... Come se fossero un motivo sufficiente per portare via i bambini. Viene fatta una valutazione su dei criteri che non sono criteri educativi o relazionali”.
Nelle tante storie che, noi de IlGiornaleit, abbiamo raccontato negli ultimi mesi, uno dei tanti punti interrogativi comuni a tutte le esperienze denunciate dai genitori è stato: perchè l’allontanamento e non un supporto per aiutare queste persone? C’erano forse interessi economici? Ancora una volta pare proprio che sia così. La professionista che racconta la propria esperienza spiega che “da un punto di vista economico si tende a optare per una soluzione costosissima come quella della comunità a fronte di situazioni dove potrebbe essere molto più semplice mandare un consulente alla famiglia, un educatore”.
Sembra di assistere ad un film già visto. E ad aggiungere sospetti sulla mala gestione degli affidi da parte dei servizi sociali anche a Verona, qualche settimana fa era stata ancora un’altra testimone. L’ ex dirigente dell' Usl Scaligera, ora in pensione, ha lavorato per 25 anni nei servizi a Verona, assistendo in prima persona a “dieci casi di allontanamento dei bambini dai propri genitori privi di motivazioni corrette”.
Una storia che si ripete. “Bambini prelevati a scuola, senza informare i genitori” e operatori che consentono che i piccoli vengano mandati, guardacaso, “sempre nelle stesse strutture”.Una denuncia che non è passata inosservata alle autorità veronesi, che dopo essere venute a conoscenza del caso, hanno fatto partire le indagini. Sul tema degli affidi familiari “c' è l' inchiesta della Procura (pur senza indagati e senza ipotesi di reato) e c' è quella, interna, da parte dell' Usl. E c' è anche una presa di posizione ufficiale dell' assessore regionale ai Servizi sociali, Manuela Lanzarin”. Riporta il Corriere del Veneto.
Consegnato il “mandato alla Direzione regionale dei servizi sociali di verificare la situazione degli affidi nel proprio territorio”, mentre “l' Usl Scaligera è incaricata di approfondire e controllare eventuali situazioni controverse”. Ha spiegato l’assessore, che dichiara di aver “inviato le segnalazioni relative alla Procura della Repubblica”. Se c’è una cosa che però la Lazarin non ha gradito è l’anonimato: “È contrario alla deontologia professionale che una ex dirigente muova delle accuse così gravi restando nell' anonimato. Avrebbe dovuto denunciare i propri sospetti durante il suo incarico. Non posso accettare che venga gettato fango, in modo gratuito, su come vengono gestiti gli affidi in Veneto”.
Forse sì, era necessario denunciare prima, e magari sarebbe servito ad evitare moltissimi casi amari. Ad ogni modo il coraggio di denunciare non spesso riesce a scavalcare la paura delle ritorsioni e, in ogni caso, “meglio tardi che mai”. Adesso, finalmente, si cercherà di portare a galla le magagne da troppo tempo nascoste sul fondo di un sistema che esige la massima trasparenza. Anche il Pd, ore, chiede chiarimenti alla regione e lo fa tramite la consigliera Anna Maria Bigon. Ma, ahimè, lo stile dei dem sembra essere lo stesso utilizzato a Bibbiano. “Il sistema veneto dei servizi sociali”, ha detto la Bigon, “ha formato, negli anni, una fondamentale e positiva rete di famiglie affidatarie. Queste ombre rischiano di minare la credibilità di quanti si prodigano per trovare una soluzione a carenze educative e a difficoltà familiari che possono compromettere il futuro di tanti bambini”. Insomma, così detto, sembra che non ci siano neanche i presupposti per indagare. É pur vero che non bisogna fare di tutta l’erba un fascio, ma i fatti di Bibbiano dovrebbero suggerire che elogiare prima di sapere fino in fondo come stanno le cose, non sempre porta a grandi risultati.

Adrian di Adriano Celentano: Teocoli e la Hunziker abbandonano lo show

Di Roberta Damiata
Oggi durante le prove Celentano e la moglie manager Claudia Mori hanno lasciato teatro Camploy di Verona per tornare a Milano senza dare alcuna spiegazione.
A rivelarlo è TVBlog che racconta come durante le prove sia successo qualcosa che potrebbe mettere a rischio la messa in onda dello show Adrian previsto per luned' 21 su Canale 5 che precede il cartone animato.
Nessuno sa realmente cosa sia accaduto, ma di sicuro i vertici di Mediaset presenti in forze a Verona, non sono molto tranquilli. Lo spettacolo costato 28 milioni di euro, avrebbe dovuto vedere la presenza Michelle Hunziker, Teo Teocoli, Ambra, Nino Frassica e Lillo e Greg, ma Teo Teocoli e Michelle Hunziker sono ripartiti per Milano lasciando le prove e abbandonando di fatto lo show.
La notizia viene poi smentita questa volta a farlo è TVZoom che parla di un falso allarme: “Celentano sta facendo regolarmente le prove per lunedì, Insieme a Frassica e Ambra Angiolini. - viene scritto - Confermate invece le voci del forfait di Teo Teocoli e Michelle Hunziker che non avevano ancora firmato il contratto. Teocoli aveva annunciato già due giorni fa di non voler far parte dello show, mentre la Hunziker, ha rifiutato dopo essere venuta a conoscenza delle idee di Celentano”.
Insomma, ancor prima che inizi, Adrian sembra un evento che farà molto chiacchierare. Nelle nove puntate che sono previste, potrebbe succedere qualsiasi cosa visto che nel contratto, Celentano ha anche la clausola che gli permetterebbe di non andare in onda in caso decidesse di farlo.
Questa potrebbe essere anche una trovata pubblicitaria, o una provocazione del “molleggiato” che in ogni caso il 25 novembre farà uscire un doppio album che ha lo stesso nome della serie, e che ne conterrà tutte le musiche curate da Nicola Piovani.

Verona, polemiche per il concerto della destra radicale in memoria di Jan Palach


Di Salvatore Santoru

Sta facendo discutere il concerto organizzato dalla destra radicale in onore di Jan Palach, il patriota cecoslovacco che si uccise per protesta contro l'invasione sovietica nel 1969.
Tale concerto, riporta il Fatto Quotidiano, ha ricevuto il patrocinio della Provincia e del Comune di Verona ed è organizzato dall'associazione 'Nomos-Terra e Identità'.

Stando sempre a quanto scritto nell'articolo del Fatto, l'associazione è presieduta dall'ex candidato di Forza Nuova Michele Marai e il concerto prevede la partecipazione di alcuni artisti legati al mondo del neofascismo.
Più specificatamente, tra i gruppi che suoneranno ci sarà la storica band folk-rock dell'area 'La Compagnia Dell'Anello' e le band 'rock nazionaliste' Hobbit e Topi Neri nonché il cantautore Gabriele Marconi.

Il concerto era previsto per sabato 19 gennaio 2019 nel teatro Stimate ma, a seguito delle polemiche e delle proteste, è stato sposato al Movieland. Come riporta Verona Network, nelle ultime ore anche il parco divertimenti ha deciso di cancellare l'evento.

Bisogna segnalare che le polemiche hanno raggiunto anche la Repubblica Ceca e, riporta il Corriere, vi è stata una petizione contro il 'concerto nazi-rock' firmata da alcuni senatori. Pochi giorni fa, riporta il Giornale, l'associazione antifascista 'Assemblea 17 Dicembre' aveva criticato il patrocinio dato della Provincia al concerto dei gruppi 'nazi-rock', definizione respinta dal cantante della Compagnia Dell'Anello Marco Bortoluzzi.

Verona, il Comune approva mozione contro aborto. La capogruppo Pd vota sì

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Il consiglio comunale di Verona ha approvato una mozione contro l’aborto nella notte tra il 4 e il 5 ottobre con 21 voti a favore e 6 contrari. Tra i sì anche quello della capogruppo del Pd, che ha firmato la mozione della Lega sottoscritta dal sindaco Federico Sboarina. Nella mozione sono previsti anche finanziamenti ad associazioni pro-vita e l’appoggio al progetto regionale “Culla segreta”. 
Proprio a Verona, dove il ministro della Famiglia Lorenzo Fontana è stato vicesindaco, si discute da mesi del diritto all’aborto. Presente alla seduta il movimento femminista “Non una di meno”, vestite come ancelle della serie televisiva Handmaid’s Tale, che si sono allontanate dall’aula dopo l’approvazione: “Facciamo presente – afferma una nota del movimento – che la capogruppo del Pd Carla Padovani ha votato a favore della mozione”.
Un voto che porta la città di Verona indietro di anni nel campo dei diritti delle donne e a destare polemiche e malumori è il voto a favore di Carla Padovani, una donna e del Pd che vota per una mozione che lede i diritti delle donne. Fiitta Pini, onorevole dem veronese, ha commentato: “Non credo che sia una persona che possa stare nel Pd. Per quanto possiamo essere plurali, esistono dei limiti che qualificano anche lo stare in una comunità e credo che lei li abbia allegramente superati”.

Caporalato a Verona: 6 arresti, anche un medico legale. L’indagine dopo l’incidente stradale in cui morì un lavoratore

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Un incidente che coinvolse un mini-van sull’A13: vittima un lavoratore marocchino, altri 11 rimasero feriti. Mentre in provincia di Foggia si indaga sui 16 braccianti morti negli ultimi giorni sulle strade in due analoghi scontri tra furgoni e tir, proprio dagli accertamenti di quell’episodio del novembre 2017 è nata l’inchiesta contro il caporalato che in provincia di Verona ha portato la Guardia di Finanza a eseguire sei arresti, tra cui quello di un medico legale, il 78enne Alfio Lanzafame. Al centro delle indagini c’è una cooperativa di Soave, il cui responsabile era finito già in carcere nel marzo 2018. Ai domiciliari anche due funzionari dell’Inps e un finanziere.
Tutto è partito proprio da quell’incidente nel Ferrarese che ha coinvolto il mini-van di proprietà della coop. A bordo c’erano 12 lavoratori, tutti impiegati in cooperative della zona. La circostanza ha fatto sorgere il sospetto che si potesse trattare di una forma di sfruttamento. E tante sono le analogie con gli ultimi fatti di Foggia: quattro braccianti morti e altrettanti feriti in un incidente stradale sabato scorso, altre 12 vittime di uno scontro dalla dinamica praticamente identica appena due giorni dopo, lunedì 6 agosto. Anche loro stipati in furgoni dopo una giornata passata al lavoro nei campi: sono in corso le indagini, per capire se dietro a queste morti ci sia il caporalato e i metodi di trasporto dei lavoratori. Intanto mercoledì centinaia di braccianti hanno scioperato e organizzato una marcia di protesta.

A Verona, le verifiche effettuate dai finanzieri della compagnia di Soave hanno fatto emergere un sistema di sfruttamento dei lavoratori, prevalentemente di origine africana, quasi tutti privi di documenti d’identità o permesso di soggiorno, ma anche italianiassunti in nero. Chi indaga ha scoperto che per far apparire regolari i lavoratori impiegati, il caporale e i suoi complici riuscivano a far dichiarare abili al faticoso tipo di lavoro richiesto persone che non si erano mai presentate alle visite mediche e che erano irregolari in Italia. Da qui è emersa la permanente connivenza di un medico specializzato in medicina del lavoro che rilasciava i certificati di idoneità anche a soggetti privi dei requisiti sanitari necessari o, addirittura, privi di validi documenti d’identità.
Nel registro degli indagati ci sono cinque persone, ritenute responsabili a vario titolo dei reati di corruzione per l’esercizio della funzione, falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici, truffa aggravata ai danni dello Stato. E’ già stato rinviato a giudizio il caporale, un cittadino di origine marocchina, a capo della coop al centro delle indagini. Le forme di sfruttamento di cui è accusato erano già state accertate la primavera scorsa, facendo nascere i sospetti sul medico 78enne arrestato oggi: a marzo 2018 era stato quindi arrestato il marocchino, atteso ora dal processo. Deve rispondere di favoreggiamento all’intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. I finti certificati sanitari, prodotti anche per attività rischiose, come quelle negli allevamenti colpiti da aviaria, sarebbero stati garantiti al costo di 50 euro ciascuno.

VERONA: QUASI 10MILA AGRICOLTORI ALLA MANIFESTAZIONE DELLA COLDIRETTI CONTRO L'EMBARGO RUSSO

Coldiretti

Di Salvatore Santoru

Quasi diecimila gli agricoltori e allevatori hanno manifestato in piazza a Verona con i trattori contro l'embargo russo.
Embargo russo, che secondo la Coldiretti "ha azzerato completamente le esportazioni dei prodotti agroalimentari piu' rappresentativi del Made in Italy scatenando una guerra commerciale che ha provocato pesantissimi danni all'economia e la perdita di posti di lavoro"

PER APPROFONDIRE:http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Coldiretti-agricoltori-in-piazza-contro-embargo-russo-danni-per-600-milioni-in-due-anni-eaadd91c-9cdd-41e8-b78c-4b5ddd29f90a.html

FOTO:http://www.venetoeconomia.it

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