La reinfezione da Covid-19 e gli human challenge trials

apr 21, 2021 0 comments


Di Andrea Walton

Il Regno Unito si appresta a diventare protagonista di un esperimento “rivoluzionario” legato al virus SARS-CoV-2. L’Università di Oxford intende studiare il comportamento del sistema immunitario in caso di reinfezione da Covid-19 e per farlo, come ricordato da Forbes, ha arruolato novanta volontari, di età compresa tra i 18 ed i 30, che hanno già contratto la malattia. I novanta verranno esposti al virus, mediante un inalatore ed i ricercatori ne analizzeranno le reazioni immunitarie e soprattutto cercheranno di capire quali, tra queste, sono fondamentali per non ammalarsi una seconda volta.

I partecipanti all’esperimento, che dovranno essere rigorosamente non vaccinati, verranno poi sottoposti ad un periodo di quarantena di ben 17 giorni all’interno dell’ospedale dell’Università di Oxford e qui verranno sottoposti ad una serie di analisi ed esami. La durata dello studio inglese, che verrà diviso in due fasi, sarà di 12 mesi ed includerà un minimo di otto visite di controllo prima che un paziente possa venire dimesso.

Cosa sono gli Human Challenge Studies

L’esperimento non è il primo del suo genere dato che, già a febbraio, il governo inglese aveva dato il via libera ad un’altra sperimentazione, a cui avevano preso parte novanta volontari tra i 18 ed i 30 anni, volta ad approfondire le modalità di infezione e di trasmissione del Covid-19. In questo caso i partecipanti non avevano mai contratto il Covid e la scelta aveva suscitato dubbi di natura etica legati alle possibili conseguenze di un’infezione ed alla mancanza di consapevolezza da parte dei volontari.

Alcuni ricercatori hanno invocato gli Human Challenge Studies (studi di infezione umana controllata) sin dai primi giorni della pandemia. Secondo questi ultimi, infatti, bisognava verificare in maniera piuttosto veloce l’efficacia di un vaccino per il Covid-19 tentando di infettare volontari vaccinati con il virus SARS-CoV-2. Un vasto gruppo di persone, circa 30mila provenienti da 140 paesi diversi, aveva formato un gruppo di pressione chiamato 1DaySooner per provare a sensibilizzare le autorità sanitarie americane in materia e si era reso disponibile per fornire volontari. La mossa si era però scontrata con lo scetticismo di scienziati ed esperti di etica e la discussione era rimasta sul piano teorico.

I sostenitori degli human challenge trial ritengono che siano il modo più veloce e meno costoso per sviluppare nuovi vaccini, testare medicine e studiare la progressione di vecchie e nuove infezioni. La maggior parte ha luogo in nazioni ricche ma gli scienziati sono sempre più interessati a trovare volontari nei luoghi in cui le malattie sono studiate e sono endemiche. La trasparenza e la comunicazione diretta sono, secondo gli esperti di etica, sono i modi più semplici per garantire che gli studi si possano svolgere nel modo migliore. Un’altra questione complessa è la retribuzione dei volontari, che può costituire una forte motivazione per chi prende parte agli studi clinici ma che alcuni scienziati preferiscono chiamare una compensazione per il tempo perso piuttosto che un vero e proprio pagamento.

FONTE E ARTICOLO COMPLETO: https://it.insideover.com/scienza/reinfezione-covid-19-human-challenge-trials.html

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