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Carola Rackete, i legali chiederanno i risarcimenti per gli insulti online


Di Salvatore Santoru

La capitana della Sea WatchCarola Rackete è stata molto criticata da alcuni utenti del web e, in diversi casi, è stata insultata anche in modo sessista. Recentemente, la sua legale Kathy La Torre ha creato una campagna mediatica contro l'hate speech insieme alla filosofa dell'associazione Tlon Maura Gancitano.
Tale campagna, denominata #OdiareTiCosta, si basa sulla richiesta di risarcimenti nei confronti degli haters e ciò al fine di tutelare le vittime del linguaggio dell'odio.

Sul concertone del Primo Maggio e sulle accuse di "maschilismo"

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Di Salvatore Santoru

Ha fatto e sta facendo discutere la relativa poca presenza di donne sul palco del concerto del Primo Maggio 2019. 
Su tale polemica ha detto la sua anche la conduttrice del programma Ambra Angiolini, la quale ha criticato le accuse di "maschilismo" sostenendo che per il concertone non si fanno di certo 'selezioni maschili e femminili' e affermando che tali polemiche sarebbero assai inutili.

Indubbiamente le affermazioni della Ambrosini sono interessanti e per certi aspetti anche condivisibili. Difatti, pare essere ormai una "legge non scritta" l'accusa di "maschilismo" a qualunque evento e/o situazione più o meno 'mainstream' dove vi sia poca o nulla presenza femminile e, di conseguenza, la richiesta di 'quote rosa' per "riequilibrare" la "disparità".

Su ciò, c'è da dire che tali polemiche rischiano di fungere da 'armi di distrazione di massa' e sviare dalla lotta alle stesse discriminazioni sessiste e al maschilismo e d'altro canto occorre ricordare che in caso contrario vi sarebbe stata comunque ben poca polemica.

Il fatto è che bisogna chiaramente lavorare sulla decostruzione dei pregiudizi sessisti e maschilisti ancora presenti nella società e, al contempo, incoraggiare comunque sempre il merito al di là del fatto che un'individuo sia maschio o femmina e ciò vale in qualunque campo.

Unico uomo fra 40 donne al lavoro, la denuncia al sindacato: 'Mi vengono assegnati carichi di lavoro eccessivi che mi dicono di fare solo perché maschio, mi sento discriminato'


Di Salvatore Santoru

Recentemente un lavoratore di un'azienda di trasporti della provincia di Treviso si è rivolto alla Cgil per denunciare una situazione di sospetta discriminazione di genere. Più specificatamente, riporta Sky Tg24(1), il lavoratore è l'unico uomo su un organico di 40 donne e ha sostenuto di essere da tempo sottoposto a pratiche discriminatorie da parte della direzione, guidata da una sua collega.

Andando maggiormente nei particolari, la questione è stata resa nota dalla segretaria della Filt Cgil di Treviso Samantha Gallo durante un discorso tenuto presso il congresso elettivo della stessa organizzazione sindacale. A margine dell'incontro, l'uomo ha spiegato che li vengono spesso assegnati i turni notturni e i carichi di lavoro eccessivi e ciò viene giustificato con il fatto che lo stesso lavoratore è maschio e gli sforzi fisici toccherebbero a lui.

NOTA:

(1) https://tg24.sky.it/venezia/2018/10/19/solo-fra-40-donne-sono-discriminato.html

APPLE, l'accusa di sessismo: 'Progetta Iphone di dimensioni troppo grandi per le mani delle donne'

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Di Salvatore Santoru

Durante il Keynote 2018 Apple ha presentato i nuovi iPhone. Si tratta dei modelli XS, XR e XS Max, i quali vanno rispettivamente da 5.8, 6.1 e 6.5 pollici. Pochi giorni dopo tale presentazione, come riporta DrCommodore(1), vi sono state le prime critiche al design e anche un'accusa di sessismo.

Più precisamente, secondo alcune attiviste i nuovi Iphone avrebbero dimensioni troppo grandi per le mani delle donne, le quali sono più piccole di quelle degli uomini. Una delle portavoci del gruppo, Caroline Criado Perez, ha sostenuto che le donne comprano di più Iphone ed è un grave problema pagare per avere un prodotto che non sarebbe progettato in base al corpo e alla salute delle mani delle donne.

NOTA:

(1) https://www.drcommodore.it/2018/09/17/apple-accusata-di-sessismo-iphone-troppo-grandi/

SVEZIA, IL CASO: vietare ingresso festival a migranti è razzismo, vietarlo a tutti gli uomini 'è progressismo'

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Di Salvatore Santoru

Recentemente in Svezia si è svolto il primo festival vietato agli uomini cisgender(ovvero sia individui che sono nati e si sentono maschi, a prescindere dall'orientamento), il 'Statement'(1).
Tale festival è nato a seguito delle ondate di molestie e abusi che hanno riguardato diversi festival musicali.
C'è da dire che l'idea di vietare l'ingresso agli uomini ai festival è più che legittima(ognuno può decidere chi fare entrare o meno) ma certamente è controverso decidere ciò in base alla paura e alla generalizzazione(demonizzazione?) nei confronti di un'intera categoria di persone.

Il fatto è che gli uomini che si macchiano di queste gravi azioni sono una minoranza in Svezia e ,d'altronde, nel caso si fosse vietato l'ingresso a tutti i migranti(magari mediorientali e di origine africana) per via di abusi commessi da una minoranza di essi tutti i media avrebbero parlato di discriminazione razzista.

Tra l'altro, c'è da segnalare che i principali accusati delle stesse molestie e/o abusi sono immigrati extracomunitari e ciò potrebbe far pensare a una  sorta di 'doppio standard'(magari ideologico).
Difatti, se è sbagliato diffondere paura verso l'intera categoria dei migranti non si capisce perché dovrebbe essere considerato legittimo farlo verso un'intera categoria di individui appartenenti ad un altro genere, o no ?

NOTE:

(1) https://www.informazioneconsapevole.com

(2) https://it.blastingnews.com

RIOT GAMES: panel vietato agli uomini, dipendente della società risponde alle critiche: 'Il sessismo contro gli uomini non esiste perché sono privilegiati in ogni modo'

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Di Salvatore Santoru

Al PAX West la società statunitense di videogiochi 'Riot Games'(1) ha tenuto un panel dedicato a diverse tematiche.
Come riporta 'Dr Commodore'(2), tale panel ha causato delle polemiche.

Più specificatamente, la società è stata accusata di sessismo in quanto l'evento era vietato agli uomini e riservato alle donne e alle persone di genere non binario.
In seguito alle proteste, un dipendente della Riot Games ha risposto su Twitter che “il sessismo contro gli uomini” non ha senso come concetto perché gli uomini sono privilegiati in ogni modo”.
NOTE:

(1) https://it.wikipedia.org/wiki/Riot_Games

(2) https://www.drcommodore.it/2018/09/02/riot-games-accusata-di-sessismo-nei-confronti-degli-uomini/

MONDIALI, LA FIFA: 'Basta mostrare donne avvenenti in tv, può aumentare il sessismo'

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Di Salvatore Santoru

Nei prossimi Mondiali ci saranno meno riprese di ragazze e/o donne avennenti.
La decisione è stata presa dalla FIFA, secondo cui tali riprese delle emittenti televisive potrebbero far aumentare il sessismo(1).

Stando alla federazione calcistica, durante il Mondiale di Russia i casi di sessismo sono stati più frequenti di quelli razzisti.

NOTA:

(1) https://tg24.sky.it/mondo/2018/07/12/mondiali-fifa-stop-riprese-donne-sessismo.html

Oltre ai femminicidi dilagano 'i maschicidi': uomini vittime quanto le donne, ma (quasi) nessuno ne parla

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Di Barbara Benedettelli

Centoventi donne. Centoventi uomini. Sono le vittime di omicidi in famiglia, in coppia, tra amici, vicini di casa, colleghi di lavoro. Tante, troppe. Donne e uomini italiani uccisi in egual misura. All'interno delle Relazioni interpersonali significative (Ris), dove dovrebbero esserci amore, affetto, protezione e solidarietà, si muore di morte violenta più che in ambito criminale.

Secondo gli ultimi dati del Viminale nell'Italia del 2017 sono state uccise volontariamente 355 persone: di queste, ben 236 nelle Ris. Le donne sono 120, gli uomini 116 più 4 ammazzati all'estero dalle loro partner che non avevano accettato la fine della relazione, o per soldi.
Sono i drammatici dati che emergono dall'indagine «Violenza domestica e di prossimità: i numeri oltre il genere nel 2017», realizzata attraverso la ricerca dei fatti sulle testate web locali e nazionali. In occasione della stesura del pamphlet Il maschicidio silenzioso (Collana Fuori dal Coro, Il Giornale), e di 50 Sfumature di violenza (Cairo), mi sono posta semplici domande: perché, nonostante tutto quello che si fa per contrastare la violenza di genere, le donne muoiono in media nello stesso numero? Perché se alla base del fenomeno c'è una relazione, lo si guarda da un solo lato e con uno schema fisso e semplicistico che non tiene conto della complessità e della natura di ciò che si osserva? È nata così l'indagine di cui pubblichiamo parte dello sconcertante risultato. La raccolta dei dati, poi divisi con criteri in grado di dare a ogni omicidio la corretta collocazione, si è avvalsa dello stesso gioco di prestigio che i teorici del femminicidio fanno nel rilevare le vittime femminili: non tener conto del fondamentale rapporto vittima/carnefice e del movente, fondamentali, invece, per determinare le cause e intraprendere le giuste azioni preventive. E se facciamo lo stesso esercizio mistificatorio e la stessa deviazione culturale, potremmo dire che nel 2017 escludendo i delitti in ambito criminale - i «maschicidi» sono stati più dei «femminicidi»: 133 contro 128. Dati che emergono dai fatti e i fatti, per dirla con Hannah Arendt, sono ostinati. Ma si possono davvero chiamare così?
Il numero emerge dalla somma tra gli omicidi avvenuti nelle Ris e quelli il cui autore è uno sconosciuto che ha ucciso persone innocenti: è la stessa somma fatta da chi sostiene a spada tratta il femminicidio, e che, per esempio, conta anche le donne massacrate in casa o in strada da chi voleva rapinarle. Ma non sono state uccise in quanto donne, semmai in quanto vulnerabili. In questo ambito muoiono soprattutto anziani e ragazzi, e in particolare sono i maschi a essere uccisi in modo sproporzionato: 17, contro 8 donne, nel 2017. Sproporzione che rimane anche negli omicidi di prossimità, quelli tra vicini di casa, conoscenti, amici, colleghi: le vittime maschili qui sono 39, 14 quelle femminili. La parità si raggiunge dove c'è un legame di sangue: 40 e 40. Però solo l'ingiusta morte delle donne suscita scandalo, orrore, impegno civile e politico. Per gli uomini assassinati all'interno delle stesse relazioni e per gli stessi motivi, niente pietas né phatos, niente liste tragiche con nomi e cognomi. Li abbiamo contati noi, per farli contare. Lo chiede la Convenzione di Istanbul, che riconosce anche le vittime maschili.

INGHILTERRA, RAGAZZINA ISLAMICA MINACCIATA DI MORTE DA ISLAMISTI PER AVER BALLATO E FATTO UN TWERKING IN STRADA CON L'HJAB


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Di Salvatore Santoru

Sta facendo discutere in Gran Bretagna e negli USA un video di una ragazza 17enne islamica che ha deciso di ballare in strada e 'twerkare'.
Il ballo e il twerking della ragazzina di origine pakistana ha causato forti critiche e c'è chi l'ha minacciata di morte e chi ha sostenuto che ha tradito l'Islam accusando la ragazzina di essere "una poco di buono" e i più 'moderati' hanno sostenuto che il comportamento della ragazzina è stato dovuto a dei disagi esistenziali e/o psicologici.

Indubbiamente, c'è da dire che tali reazioni sono duramente da condannare e semmai sarebbero state consigliate delle critiche costruttive e non insultati al comportamento della ragazza da parte di chi era d'accordo per vari motivi.

Stupisce o meglio 'non stupisce' il silenzio della sinistra liberal e di quel cosiddetto "femminismo" dominante di impronta "terzomondista" e "mondialista" che sostiene che l'Occidente è sempre sessista e nega o minimizza l'esistenza del sessismo islamista.

NOTE:

(1)http://metro.co.uk/2017/03/08/muslim-teenager-received-death-threats-after-twerking-in-street-wearing-hijab-6495636/

SESSISMO ONLINE: IN UN GRUPPO SEGRETO DI FACEBOOK SI ESALTAVA LA VIOLENZA DI GENERE(QUESTA VOLTA CONTRO GLI UOMINI),LE SOMIGLIANZE CON QUEI GRUPPI IN CUI SI INSULTAVANO LE DONNE



Di Salvatore Santoru


Sta facendo discutere la notizia che in un gruppo femminile segreto di Facebook australiano,"Bad Girl Advice", venivano esaltate e giustificate in alcune discussioni(in seguito cancellate dagli admin che a quanto risulta non c'entravano nulla con questi commenti) alcuni presunti episodi di  violenza di genere che sarebbero stati commessi da alcune aderenti del gruppo nei confronti dei loro fidanzati o ex.
Tale fenomeno risulta in qualche modo simile a quello che ha riguardato alcuni gruppi segreti maschili di cui si è parlato nei media recentemente(1) e c'è da segnalare che in entrambi i casi si tratta di discussioni che risultano o in seguito cancellate e che comunque rivelano un certo sessismo ancora alquanto diffuso e in questo caso al di là del genere di appartenenza.
Le pochissime notizie riguardanti il caso di "Bad Girl Advice" derivano da "EliteDaily"(2),dal "Daily Mail"(3) e in Italia il blogger Fabrizio Leone(4).
Bisognerebbe dire che ogni tipo di violenza e odio sessista, al di là del genere di chi ne è protagonista, dovrebbe essere seriamente condannato in quanto la violenza sessista e di genere è il problema, al di là del genere o dell'orientamento di chi la commette o di chi la subisce.


NOTE:

(1)http://www.lastampa.it/2017/01/17/tecnologia/idee/facebook-e-quelle-donne-violentate-con-le-parole-VKOqpot2VJ1AdRtLJaIakO/pagina.html

(2)http://elitedaily.com/news/fb-thread-women-brag-assaulting-boyfriends/1778618/

(3)http://www.dailymail.co.uk/news/article-4187912/Secret-Facebook-Bad-Girls-Advice-brags-domestic-violence.html

(4)http://www.pallequadre.com/2017/02/gruppo-segreto-femminile-violenza-sugli-uomini.html

YAHOO!, NUOVA BUFERA: 'DIRIGENTI MASCHI DISCRIMINATI E CACCIATI'



Non c’è pace per Yahoo: dopo le accuse di avere spiato sistematicamente le mail dei suoi iscritti , l’attacco hacker che avrebbe violato circa 500 milioni di suoi account e alle prese con una crisi economica che pare irreversibile , l’azienda che è stata fra i pionieri di Internet è ora accusata anche di discriminazione. 

Scott Ard, ex dirigente dell’ex colosso di Sunnyvale, ha presentato una causa in California accusando la top manager Marissa Mayer, una delle donne più potenti della Silicon Valley, arrivata a Yahoo col compito (evidentemente fallito) di rilanciarne le sorti, di aver adottato un sistema di valutazione dei dipendenti pensato per mettere in difficoltà i maschi. Favorendone il licenziamento. 

Quella di Ard, arrivato in Yahoo nel 2011, è la seconda causa in pochi mesi fatta all’azienda per il medesimo motivo: l’ex dirigente ha raccontato di avere sempre ricevuto valutazioni positive dai superiori, appunto sino all’introduzione del Qpr (Quarterly performance review), voluto fortemente dalla Mayer, i cui risultati sarebbero però «facilmente manipolabili». Non è finita: secondo Ard, dal 2012 in avanti più di 50 uomini sarebbero stati “allontanati” da Yahoo, molti dei quali dopo aver avuto basse valutazioni al Qpr. 

Nella causa, inoltre, viene tirata in ballo anche un’altra dirigente di Yahoo, Kathy Savitt, che avrebbe «assunto e promosso le donne solo perché donne»: secondo Ard, 14 su 16 dirigenti editoriali di Yahoo sono di genere femminile. 

Gli attacchi di Colonia sono stati un'atto di razzismo,sessismo e misognia

Colonia,  caccia all'immigrato: 1 feriti. Per Capodanno indagati 19 stranieri


Di Salvatore Santoru

Secondo quanto appurato recentemente dai media, gli aggressori di Colonia hanno diffuso alcuni messaggi nel web in cui si affermava di effettuare il "Taharrush gamea" in tutta Europa accompagnato da frasi come "Molesta e aggredisci la donna bianca, usala come vuoi".

Da questo fatto si può desumere chiaramente la natura misogina e razzista dei fatti di Colonia e degli altri episodi sessisti che hanno interessato diverse città europee durante la notte di Capodanno.

L'obiettivo da colpire erano chiaramente le donne bianche, considerate da punire in quanto donne, bianche ed europee e viste come nemico di genere ed etnico/culturale da parte delle gang di miliziani razzisti e sessisti che hanno compiuto i fatti.

I fatti di Colonia e delle altre città europee coinvolte sono stati un grave atto di sessismo e razzismo da non sottovalutare, e se in questo caso si è trattato di razzismo antibianco e antieuropeo non bisogna negarne l'origine discriminatoria.

Difatti, c'è da dire che purtroppo secondo un'interpretazione fatta dall'ideologia del cosiddetto "antirazzismo"(o forse sedicente tale) molto diffusa negli USA e ultimamente presso le élite culturali europee autodichiaretisi "progressiste" e terzomondiste, non si può parlare di razzismo se le vittime sono europee o bianche per questioni culturali e storiche, mentre nella realtà una reale lotta contro il razzismo dovrebbe riguardare la difesa di qualunque individuo o gruppo discriminato, a prescindere dalla sua origine etnica e/o culturale/religiosa.

Il fatto è che il radicalismo terzomondista,antioccidentale e antieuropeo che tanto va di moda presso le classi dirigenti europee di "sinistra" insieme alla xenofobia e all'islamofobia di quelle di "destra"(praticamente l'altra faccia della medaglia), con il suo negazionismo che a volte pare rasentare il "giustificazionismo" per questi casi, sta distruggendo la lotta contro ogni forma di razzismo e discriminazione dando man forte (indirettamente o forse anche direttamente) all'islamismo radicale e ad altre forme di estremismo antioccidentali e antieuropee, che della propaganda di tale ideologia si nutrono insieme alla speculare propaganda xenofoba/islamofoba.

Bisognerebbe essere chiari nel denunciare ogni forma di razzismo(compreso quello contro i bianchi) andando oltre la propaganda del sempre più sedicente "antirazzismo", che sempre meno di rado sembra tollerare se non propriamente difendere e sdoganare il razzismo se visto come "positivo" per la propria causa, e preparare la strada per una società migliore e libera, dove ogni tipo di discriminazione etnica/culturale e religiosa sia condannata, e il razzismo vecchio e nuovo diventi un brutto ricordo storico.

Superare maschilismo e femminismo attuale per una società basata sul rispetto e l'equità di genere




Di Salvatore Santoru

La questione dell'equità di genere è, almeno all'interno delle società occidentali, all'ordine del giorno anche se ancora rimangono diversi problemi da superare.
L'ideologia patriarcale/maschilista che per secoli ha dominato all'interno dell'Occidente e nel mondo è in crisi così come il modello di dominazione da esso propagandato, che in linea generale è un modello sessista e basato sul concetto di supremazia del genere maschile sul femminile.
Sopratutto in Occidente tale ideologia si è ridimensionata grazie alle battaglie del movimento femminista, movimento che oggi rispetto al passato è fortemente in crisi.
Difatti, da giusta e auspicabile rivendicazione di parità e rispetto tra i generi, purtroppo sembra che oggi una buona parte delle rivendicazioni e del pensiero femminista si è trasformata in una visione del mondo ideologica, ricca di conflitti al suo interno.
Per capirci, pare che ogni gruppo che si considera tale voglia avere la supremazia sugli altri considerati tali o si consideri l'unico rappresentante di esso.
Tra i tanti conflitti, vale la pena segnalare quello relativo alla questione dell'islamismo, dove da una parte le femministe classiche(1 e 2 ondata)considerano negativamente il burqua e spesso vedono quelle radicali come alleate del maschilismo islamista e terzomondista, mentre altre (solitamente della 3 ondata) difendono il velo e spesso attaccano i costumi occidentali accusando le prime di essere diventate uno strumento dell'Occidente(o del maschilismo occidentale) e dell'imperialismo bianco e borghese, più diverse sfumature in mezzo.

Il punto è che forse bisognerebbe impostare la questione in maniera diversa, partendo dal fatto che è necessario raggiungere l'equità e il rispetto di genere, ovvero la constatazione che ogni individuo meriti rispetto a prescindere dal proprio genere e che ogni tipo di discriminazione sessista venga superata.

In tal senso, sarebbe utile contrastare culturalmente e superare le credenze sessiste diffuse, sia quelle ancora presenti nella società occidentale che quelle presenti in diverse aree del Terzo Mondo, dove (a partire dal mondo arabo/islamico, ma non solo) c'è il bisogno di fare ancora un lungo lavoro al riguardo.

Superando le credenze di stampo maschiliste e sessiste e di seguito anche l'ideologia femminista per com'è ora, si potrebbe finalmente creare una società realmente basata sulla libertà e sul rispetto di genere, e prima ancora tra individui.




FOTO:(1)https://newearthcentral.com,(2)http://thespiritscience.net

Commenti sul look e insulti sessisti, storia del maschilismo nella politica italiana



Di Lidia Baratta

Il didietro del ministro Maria Elena Boschi sotto il tailleur blu elettrico. I tacchi a spillo di Daniela Santanchè. I capelli corti di Mara Carfagna. L’ossessione per il look delle donne in politica, i commenti sulle acconciature e le forme, e gli insulti sessisti contro deputate e senatrici non sono nati oggi. Il giornalista Filippo Maria Battaglia li ha raccolti tutti in un saggio, Stai zitta e va’ in cucina – breve storia del maschilismo in politica da Togliatti a Grillo(Bollati Boringhieri).





Dalla prima alla seconda repubblica fino alla recente espulsione dei senatori verdinianiD’Anna e Barani per aver mimato del sesso orale all’indirizzo di una collega, poco o nulla sembra essere cambiato. “Vacca”“sciampista”“gallina”, “puttane”, “esaltate” sono commenti trasversali nel tempo e tra i banchi del Parlamento. Al giudizio maschilista non si è sottratto nessun giornale e nessun politico, dal Partito comunista ai grillini. Con un’unica eccezione: l’austero governo dei tecnici guidato da Mario Monti. Rimasto però nella memoria per le lacrime della ministra Elsa Fornero.
Nella raccolta di citazioni e ritagli di giornale di Stai zitta e va’ in cucina ce n’è di tutti i colori. Da quando nei racconti satirici pubblicati durante la campagna elettorale per la Costituente del 1946 alla domanda «che colore politico preferisci?» le candidate erano pronte a rispondere «uno che doni al biondo». Con il solito classico «interesse per le più carine», sulle quali, come raccontava la comunista Teresa Mattei (prima donna madre in Parlamento), era «tutto un chiedere con chi erano state a letto per essersi potute guadagnare quel posto».
“Vacca”, “sciampista”, “gallina”, “puttane”, “esaltate” sono commenti trasversali nel tempo e tra i banchi del Parlamento. Al giudizio maschilista non si è sottratto nessun giornale e nessun politico, dal Partito comunista ai grillini


Vestiti e acconciature delle elette, racconta Filippo Maria Battaglia, catalizzano sin da subito l’attenzione, non solo tra i colleghi. Nei mesi caldi della prima estate repubblicana, quotidiani e settimanali si soffermano con precisione quasi maniacale sulle «complicate pettinature», i«tailleur di shantung beige», i «capelli fluenti e sciolti sulle spalle». E non si tratta solo di un’ossessione legata alla novità del sesso femminile in Parlamento. Il vizietto continua nei decenni, fino al “caso” del vestito blu elettrico indossato da Maria Elena Boschi durante il suo giuramento al Quirinale. Gli scatti che fotografano la neoministra mentre si china per firmare l’atto di nomina finiscono sulle prime pagine dei giornali e producono commenti in punta di penna sulla forma fisica della neoministra, prima di essere usati in un fotomontaggio che la ritrae in perizoma.
Dalla bellezza all’ossessione per la bruttezza, la comunista Teresa Noce già negli anni Quaranta era stata ribattezzata «miss racchia». Era il 1947 quando un collega le si avvicinò dicendole «Teré, tu sei bella come un fiore». «Come un fiore di Rafflesia», spiegando che la“Rafflesia di Sumatra” è un fiore che pesa sette chili e puzza di carne putrefatta. Il principale bersaglio della seconda repubblica è invece Rosy Bindi. Di lei l’allora governatore del Lazio Francesco Storace disse: «Non è neppure una donna». Poi toccò a Beppe Grillo: «Problemi di convivenza con il vero amore non ne ha mai avuti». E Silvio Berlusconi in diretta televisiva chiuse il cerchio: «È sempre più bella che intelligente».

FONTE:http://www.linkiesta.it/it/article/2015/10/09/commenti-sul-look-e-insulti-sessisti-storia-del-maschilismo-in-politic/27706/

Libano:islamista radicale denigra una giornalista con insulti sessisti e misogini




Di Salvatore Santoru

Durante una trasmissione televisiva andata in onda sul canale libanese "Al-Jadeed", la presentatrice Rima Karaki è stata insultata dall'islamista Hani al-Siba’i durante l'intervista.

Le parole di Seba'i, che vive a Londra con lo status di "rifugiato politico" dopo che è stato allontanato dall'Egitto a causa della sua attività politica islamista, rivolte alla Karaki sono state testualmente queste "Stai zitta, donna".

Per tutta risposta, la giornalista ha tagliato il collegamento da Londra, affermando che "se non c'è rispetto reciproco la conversazione è finita".

Il video di ciò è diventato subito virale, e la notizia è stata ripresa da alcuni media internazionali, tra cui in Italia per ora solo "Leggo" e "il Giornale".

Di seguito il video:

LO SCANDALO DEL GRAN PREMIO DI FORMULA UNO

DI VIDYADHAR DATE
Countercurrents.org

Non ci sono marciapiedi per i pedoni nella maggior parte dell’India e le strade sono piene di buche anche a Mumbai, la capitale finanziarie. Ma l’élite indiana si sta congratulando per aver creato un tracciato sofisticato per un Gran Premio di Formula 1 a Noida vicino a Delhi.
Le strade sono così a pezzi nella zona di Mumbai che una donna è stata uccisa la scorsa settimana dopo che è caduta in una buca nei pressi di Badlapur. E la polizia ha incriminato il figlio della sua morte per negligenza. Solo il furore della gente ha convinto le autorità a ritirare la denuncia contro il figlio e avviare un’indagine contro i funzionari che hanno avviato la causa contro di lui.

Coloro che gestiscono lo sport in India stanno negando le più elementari strutture alle masse proprio quando sono immersi fino al collo nella corruzione e nell’incompetenza. Invece di fare ammenda, si sono coalizzati per la corsa di Formula 1, una forma di intrattenimento associata con lo sciovinismo maschile, il fascismo e le bustarelle.
I dirigenti sportivi indiani sono stati sputtanati dall’evidente corruzione dei Giochi del Commonwealth, dalla sconfitta vergognosa sofferta dalla squadra di prova di cricket in Inghilterra e dallo scandalo del doping di atleti importanti.
L’élite indiana ha risibilmente cercato di utilizzare la vittoria nella Coppa del Mondo di cricket per potersene vantare. È una cosa ridicola, perché solo una manciata di nazioni giocano a cricket. Ma anche quel piccolo asso nella manica è svanito dopo la visita in Inghilterra.
E l’India non è riuscita neppure a qualificarsi per la Coppa del Mondo di calcio, il gioco più importante e popolare. Ma ha abbastanza risorse per prodigarsi nella stravagante e ambientalmente distruttiva impresa del Gran Premio. La Formula 1 non può essere neppure chiamato uno sport, come ha già evidenziato M. S. Gill, ex ministro dello Sport ed ex commissionario in capo per le elezioni. La corsa di Formula 1 è piena di scandali.
Molti politici considerano la Formula 1 un evento mondano che potrebbe sancire l’arrivo dell’India tra le nazioni moderne dell’arena internazionale. E per questo vari ministri di diversi stati in momenti diversi, come Sushilkumar Shinde nel Maharashtra, Chandrababu Naidu nell’Andhra Pradesh e Bhupinder Singh Hooda nell’Haryana si sono mossi per fare la corte ai boss della Formula 1. Persino il governo del CPM nel Bengala Occidentale ha manifestato il proprio interesse per il progetto nel 2001 e ha per questo istituito un consiglio di sport motoristici, attribuendogli 850 acri di terra.
Ed è un’idea crudele il fatto che il tracciato di Noida è stato intitolato Buddh International da Gautam Buddha, la cui antica filosofia è la negazione assoluta della sfacciata cultura consumista basata sull’avidità e la velocità che la Formula 1 rappresenta.
Un altro aspetto ironico viene dal progetto avviato da Suresh Kalmadi, l’ex ministro dello Sport caduto in disgrazia e presidente dell’Associazione Olimpica Indiana, e dalla corruzione che lo ha visto protagonista dei Giochi del Commonwealth. Nel 2007 annunciò improvvisamente la decisione dell’Associazione di favorire l’ambizione dell’élite indiana per ospitare il Gran Premio di Formula 1.
L’annuncio prese alla sprovvista anche l’industria delle corse e Vicki Chandhok, il direttore del settore sportivo motoristico in India, si chiese da dove sarebbero usciti i fondi smisurati che erano necessari.
Kalmadi promise di strappare il sostegno dai governi centrali e degli stati per costruire il circuito e i membri della sua famiglia avevano contatti con la compagnia commerciale che entrò nell’accordo per il tracciato.
Le corse della Formula 1 sono state al centro di numerosi scandali e hanno un carattere altamente anti-democratico. Il suo management ha connessioni col fascismo. Bernie Ecclestone, il capo ottantunenne della Formula 1, ha detto apertamente nel 2009 che preferiva i regimi totalitari alle democrazie e aveva elogiato Adolf Hitler, il dittatore tedesco, per la sua abilità nel fare le cose.
In un’intervista col Times si disse a favore di un governo basato sulla tirannia. È noto anche per le sue affermazioni contro gli ebrei e le donne. La villa di Kensington Palace Gardens, in cui risiede Lakshmi Mittal, è stata acquistata dal magnate dell’acciaio proprio da Ecclestone. Questo è il mondo fisico e mentale in cui vivono queste persone.
La donazione di Ecclestone al partito Laburista in Inghilterra ha portato alla controversa decisione del governo di togliere il divieto di sponsorizzare le aziende che lavorano il tabacco che durava dal 1997. Dopo di che l’Unione Europea ha deciso di vietare la sponsorizzazione del tabacco nelle corse motoristiche. Ma la Ferrari, il principale attore della Formula 1, ha concluso un accordo gigantesco con la Philip Morris, la produttrice delle sigarette Marlboro, fino al 2015.
Ciò ha provocato forti proteste dell’industria della salute. John Britton, uno dei più eminenti specialisti, ha sollecitato un’indagine del governo britannico e ha chiesto alla BBC di considerare se sia appropriato mandare in onda la Formula 1 quando le vetture della Ferrari portano un codice a barre che ricorda ai telespettatori le sigarette della Marlboro.
Con la legislazione approvata nel 2002 da Londra e Bruxelles, le compagnie del tabacco commettono un reato sponsorizzando un evento sportivo.
È strano che Sachin Tendulkar, l’asso del cricket, si sia unito nel promuovere il progetto dispendiosissimo per le corse, che sta diventando sempre più anacronistico nel contesto di un aumento dei prezzi dei carburanti, dell’inquinamento e del riscaldamento globale. È stato coinvolto in una controversia dopo l’importazione della sua Ferrari, su cui il governo ha rinunciato a riscuotere i dazi dopo forti insistenze da parte sua recentemente ha venduto l’auto sportiva a un uomo d’affari di Gujarat, e la cosa sembra un po’ strana dato che si credeva fosse un regalo di Schumacher, l’ex campione di Formula 1, nel 2002. Tendulkar sta ora collaborando con Sheikh al Makhtoum di Dubai e con Anjana Reddy che vive negli USA per organizzare un campionato indiano di corse.
La Formula 1 è un contesto tremendamente corrotto, avido e davvero sinistro, ha scritto Katherine Butler, un’esperta giornalista, sull’Independent (14 giugno 2011) dopo aver visto un film sulla figura leggendaria di Ayrton Senna, che morì in un incidente durante un Gran Premio nel 1994. per caso il film è diretto da Asif Kapadia, un britannico di origine indiane, e la sceneggiatura è di Manish Pandey, un indiano non residente con una formazione da chirurgo.
Le corse delle auto sono stati elefanti bianchi in molti paesi, analoghe alle esperienze avute con gli enormi stadi costruiti per le Olimpiadi o altri grandi eventi che poi rimangono inutilizzati dopo aver risucchiato un’immensità di fondi pubblici. I circuiti della Formula 1 sono tremendamente cari e necessitano di un’enorme logistica, come speciali strutture agli aeroporti per il trasporto delle vetture per la corsa. Sepang in Malesia ha un parcheggio per 13.000 auto. Riservare uno spazio così enorme per le auto è completamente ingiustificato in un ambiente dove gli spazi pubblici si stanno rapidamente restringendo nelle zone urbane indiane. Anche a Austin in Texas ci sono forti critiche per i soldi che vengono spesi nella costruzione del circuito quando non ci sono abbastanza soldi per finanziare le scuole. Per di più, è stato proposto di organizzare le corse nelle strade del New Jersey.
I boss della Formula 1 sono stati oggetto di critiche anche per aver mostrato insensibilità verso le violazioni dei diritti umani praticate dalla classe al governo in Bahrein dopo le recente proteste a favore della democrazia.
Malgrado le forti rivolte nel paese, gli organizzatori hanno voluto proseguire con le corse in Bahrein. E solo grazie alla pressione dell’opinione pubblica sono stati costretti a posticipare la competizione all’anno successivo. Anche i medici e le infermiere che hanno assistito i feriti nelle manifestazioni sono stati arrestati. Circa trenta persone sono state uccise.
Le autorità indiane non sembrano meno ciniche. E se il tracciato di Delhi non è abbastanza, anche Maharashtra ne vuole uno per sé. La Maharashtra State Road Development Corporation (MSRDC) sta cercando un lotto dai 400 ai 500 acri nei pressi di Mumbai, e la cosa sembra davvero disturbante considerando che la metropoli manca di spazio per le necessità di base. Ma l’attività della MSRDC è quella di promuovere i circuiti automobilistici per la mostra del capitale internazionale e delle ultime vetture superveloci?
Vijay Mallya, l’edonista assoluto, “il re del divertimento”, barone dei liquori e sostenitore delle corse delle auto, qualche tempo fa cha richiesto che Rajpath , un luogo fondamentale di Nuova Delhi, venga usato per le corse delle auto. Questa sarebbe l’invasione definitiva e il dominio delle strade da parte della lobby automobilistica, dato che oramai non è rimasto più spazio per i pedoni. Non c’è da sorprendersi che l’India abbia il numero maggiori di morti per gli incidenti stradali nel mondo e che la gran parte delle vittime siano pedoni. Costruire tracciati per corse superveloci è davvero strano in un paese dove le strade per il trasporto quotidiano sono piene di buche e ogni giorno vanno sulle prime pagine dei giornali.
Il circuito di Formula 1 a Shanghai è assolutamente sottoutilizzato e la persona che promosse il progetto in Cina è stato incarcerato nel 2008 per essersi impossessato di fondi pubblici.
La risposta per le corse di Formula 1 è stata tiepida persino in Corea del Sud, che comunque è una grande costruttrice di vetture. I prezzi dei biglietti sono stati ridotti per attrarre le persone.
La sede di Noida, progettata dall’architetto specialista Hermann Tilke, avrà una capienza di 150.000 spettatori. Tutta la faccenda sembra crudelmente farsesca, dato che l’interesse per le corse delle auto in India è riservato a poche tasche. Il progetto ha ricevuto la forte resistenza dei residenti che hanno visto la propria vita rovinata. I bambini ora devono arrancare per chilometri per raggiungere la scuola o devono fare un lungo viaggio in bus. La persone che abitano nella zona non hanno forniture regolari di elettricità o di acqua. Il circuito per le corse e una “cittadella sportiva” che sorgerà in una zona di 2500 con un campo da golf altri da tennis si prenderanno tutte le risorse. I biglietti minimi a 2500 rupie vanno ben oltre le possibilità di un indiano comune, ma secondo gli organizzatori i prezzi sono modesti.
Il circuito di Formula 1 in India ha portato a un rapido peggioramento della vita e della socialità dei residenti, così era intitolato un recente articolo del Guardian (14 agosto 2011). Alcuni agricoltori erano diventati ricchi per la vendita delle proprie terre e si erano comprati auto veloci, ma ora, senza il terreno, non sanno come riuscire a tirare avanti e presto saranno senza mezzi per vivere.
Le corse di Formula 1 non sono mai a corto di scandali. Tempo fa, al pilota di una Renault fu chiesto di fare un incidente con la propria auto nel Gran Premio di Singapore per avvantaggiare il suo compagno di scuderia. La squadra della Renault fu poi sospesa per due anni. Non è più uno sport. Il veleno si è oramai diffuso in ogni anfratto. La Formula 1 è una perdita di soldi, è rumorosa, noiosa, volgare e sciocca, come ha scritto Mary Ann Sieghart sul Sunday Times (21 marzo 2008).
Le corse motoristiche sono state uno dei motori principali dello sviluppo del capitalismo del mondo occidentale negli ultimi decenni e la velocità è cruciale in una società competitiva. E quale modo migliore per dimostrare e asserire la forza e la presunta superiorità del capitalismo se non con queste corse che hanno un grosso impatto televisivo in tutto il mondo. È triste dire che le corse sono uno degli eventi più popolari in televisione e l’attenzione richiesta la rende cruciale per la promozione del consumismo, della pubblicità e del capitalismo. Paul Sweezy ha affrontato la politica economica dell’auto in un saggio interessante su Monthly Review dell’aprile del 1973.
Paul Virilio, filosofo francese e autore del libro “Velocità e politica”, dice che quanto più la velocità aumenta, tanto più diminuisce la libertà. Ciò che guida la nostra società tecnocratica è il militarismo e la velocità. Il cosiddetto progresso è terrificante.
Ha coniato la parola “dromocrazia” basandosi sulla parola greca “dromos”, che significa corsa. Afferma che la Dromocrazia è il potere di governare con la velocità. Quindi la velocità è uno degli strumenti con cui li ricco soggioga e domina il povero. Il ricco e il potente si crea un’aura per la propria superiorità tecnologica, il proprio dominio.
Le corse delle auto sono sempre più associate con l’avidità, la globalizzazione e il fascismo, e sono gestite da persone prive di scrupoli. È un gioco dove si possono fare molti soldi senza venga posta la minima domanda, ha commentato il Guardian (12 marzo 2009).
È proprio per questa ricerca di nuovi mercati per le corse delle auto, così come di mercati di consumatori e di telespettatori inebetiti, che le corse automobilistiche vengono così cinicamente promosse in vari paesi dove c’è scarso interesse per questa competizione. Questo è li motivo per cui la Grecia, che sta affondando in una crisi economica, ha acconsentito di portare la Formula 1 nella nazione, ovviamente dopo la pressioni della lobby automobilistica.
Le corse delle auto sono inoltre segnate dallo sciovinismo maschile e hanno cercato di scoraggiare le donne pilota. “Una donna con le tette grosse non potrebbe stare comoda in una vettura per le corse, ve lo immaginate un meccanismo che la toglie dall’abitacolo?”, ha detto il pilota Jenson Button.
Il mondo sessista e sciovinista della Formula 1 è stato descritto dettagliatamente da Beverley Turner, un ex presentatrice televisiva delle corse di auto, nel suo libro “Pits – the real world of Formula One”. Lei cita David Coulthard, un ex campione di Formula 1, che ritiene che la donna non ha l’attitudine necessaria per diventare pilota. Era colui che guidò a velocità folle sul viadotto Bandra a Mumbai nel 2009, all’inaugurazione della seconda fase del ponte. Non rispettò l’accordo per la velocità da tenere, ma poi non si scusò con nessuno.
La polizia di Mumbai, presente in forze alla cerimonia, non si è mossa quando ha guidato la sua Red Bull a 260 km orari, facendosi beffe del limite di 50. L’evento è stato utilizzato dalla lobby delle corse per la promozione della cultura della Formula 1 in India. Non c’è da sorprendersi, dato che è la cultura desiderata dal neoliberismo.

Fonte: The Scandal Of Formula 1 Motor Racing
30.10.2011
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SUPERVICE

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