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L’emergenza Coronavirus e il possibile cambio di paradigma

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Di Salvatore Santoru

In questi giorni il mondo sta affrontando l’emergenza legata alla diffusione del Covid-19, dichiarata pandemia globale da parte dell’OMS l’11 marzo del 2020(1). Questa pandemia, che notoriamente sta interessando duramente anche l’Italia, è stata considerata come parte di una vera e propria ‘sfida epocale’. Difatti, come riportano alcuni opinionisti ed analisti, la stessa emergenza legata al Coronavirus potrebbe essere caratterizzata dall’avvicendarsi di importanti cambiamenti strutturali. Tali cambiamenti potrebbero trasformare la società occidentale e mondiale e, inoltre, potrebbero ‘innescare’ la creazione di nuovi paradigmi culturali e sociali, ma anche politici/geopolitici o di altro tipo.
Di seguito proverò ad elencare, in modo comunque ‘incompleto’, un ipotetico e possibile scenario relativo alla crisi dell’attuale processo di globalizzazione. Scenari di altro genere saranno probabilmente affrontati in futuri articoli.

Il ‘neoliberalismo globalista’ e le sue criticità

Negli ultimi anni la società occidentale è stata dominata da un ‘paradigma sistemico’ fondato economicamente sul neoliberismo e, socialmente e culturalmente, sulla promozione strumentale delle istanze di matrice liberal. In tal modo, si può affermare che la ‘Weltanschauung’ dominante è stata incentrata su un ‘neoliberalismo’ basato su una concezione ‘globalista’ della politica e della società.
Tuttavia, al di là delle rosee aspettative dei suoi fautori, tale ‘neoliberalismo globalista’ si è dimostrato ricco di contraddizioni e non scevro da problematiche di varia natura. Infatti, se è certamente vero che l’attuale processo di globalizzazione ha portato diversi benefici bisogna dire che è altrettanto vero che la sua avanzata ha causato la nascita e/o il permanere di nuovi squilibri(2)Oltre a ciò, sia l’adozione di politiche ‘globaliste’ che la promozione di un’economia deregolamenta sono diventati strumenti di consolidamento del potere delle élite e/o delle oligarchie attualmente dominanti.
D’altro canto, c’è anche da dire che l’utilizzo strumentale delle tematiche dei diritti civili è in qualche modo servito per ‘nascondere’ gli attacchi ai diritti sociali che hanno interessato le nazioni occidentali negli ultimi anni e, in tal modo, per impedire l’eventuale unione delle due istanze. Proprio tali attacchi ai diritti sociali sono avvenuti tramite la promozione di ‘privatizzazioni selvagge’ e il graduale smantellamento del welfare e, in seguito, il consolidamento di governi alla mercé dell’alta finanza e della grande industria sovranazionale. In linea di massima, si è creato un sistema incentrato sulla promozione dei privilegi di ristrette élite e basato sugli intrecci tra il grande capitale privato e il mondo della politica sempre più dipendente da esso.
Tali ‘intrecci’ sono serviti per garantire la perpetuazione di un sistema che, in barba agli stessi principi del liberalismo e del liberismo classico, è diventato sempre di più fondato sul dominio ‘semi-oligopolistico’ di grandi gruppi finanziari e industriali internazionali (3). Tale sistema ha presentato delle innumerevoli criticità e sono in molti, da sinistra a destra, a chiederne un cambiamento o un possibile superamento.

Il possibile cambio di paradigma e la ‘globalizzazione regolata’

L’attuale emergenza del Covid-19 ha accelerato la messa in discussione dell’attuale status quo e, d’altronde, sono sempre di più gli appelli ad un possibile cambio di rotta. Un aspetto estremamente fondamentale, da un punto di vista ‘sistemico’, è stato quello relativo alla riscoperta del senso comunitario e ciò si è visto fortemente in Italia e in altre nazioni.
Questa ‘riscoperta comunitaria’ risulta molto interessante e, in fin dei conti, si tratta di un riconoscimento individuale e individualista dell’essere parte di un ‘destino comune’. Quest’approccio di ‘individualismo solidale’ risulta anche alquanto indispensabile nell’eventuale trasformazione dell’attuale società occidentale e mondiale, in quanto potrebbe rimettere al centro un ‘primato dell’etica’ che sembrava smarrito.
C’è anche da dire che tutto ciò potrebbe porre fine al paradigma egemone dell’individualismo ‘egoistico’ attuale, un paradigma nato in contrapposizione ai vecchi e coercitivi ‘paradigmi comunitaristici’ e ‘collettivistici’. Argomentando brevemente su ciò, bisogna dire che tale ‘individualismo egoistico’ ha portato non solo alla legittima messa in discussione di tali paradigmi ma anche alla graduale delegittimazione di qualunque valore o idea non conforme ai diktat del ‘neoliberalismo globalista’.
Tutto questo è stato accompagnato dalla promozione di un sistema apparentemente del tutto ‘libero’ ma incentrato su una feroce ed estrema competizione, sopratutto sociale così come economico/finanziaria. Tale estrema ‘competizione selvaggia’ è stata alla base dell’attuale processo di globalizzazione e la ‘deregolamentazione’ su cui è stata basata è diventata, d’altronde, una sua legitimizzazione.
Come già ricordato, a lungo andare lo stesso attuale processo di globalizzazione ha finito per portare nuovi squilibri di varia natura: economica/ambientale, sociale e così via. Stando a diversi opinionisti, oggi più che mai urge il passaggio ad una globalizzazione maggiormente sostenibile e ‘regolata’. Un processo di globalizzazione che sia basato sulla promozione della libertà e che, allo stesso tempo, rimetta al centro l’etica e un bilanciato mix tra competizione e collaborazione economica e politica.

Note :

ARTICOLO PUBBLICATO ANCHE SU OSSERVATORIO GLOBALIZZAZIONE.

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